L’Arsenale di Venezia e il ferro forgiato

Nell’Arsenale di Venezia esistono tre grandi Tese (capannoni) che nell’800 erano utilizzate per per la lavorazione del ferro per le costruzioni navali. In una di queste tese ci sono le forge originali che sono state volutamente distrutte in anni recenti per motivi tutti da chiarire. Ora una delle più grandi e attive comunità patrimoniali veneziane, il Forum Futuro Arsenale, ha elaborato un progetto di recupero funzionale delle forge in modo da farne un centro di metallurgia storica in grado operare nei campi del restauro, della produzione, della formazione e delle produzioni artistiche.

Il 26 aprile 2015 abbiamo approfittato di due giorni di apertura straordinaria delle tese per intervistare Alessandro Ervas, uno dei più noti e attenti fabbri veneziani. Nel video Alessandro ci illustra il motivi che stanno alla base del progetto e il significato di questo luogo unico al mondo.

Su progetto di recupero delle forge e dell’intero Arsenale si veda qui:

 

 

Tarvisium Gioiosa

A Treviso ha iniziato ad operare una associazione, Tarvisium Gioiosa, che si propone di documentare e recuperane la bellezza nascosta sui muri della città, l’urbis picta, la città dipinta.

treviso 1

Strana cosa questa invisibilità. Affreschi e decorazioni murali sono presenti da sempre e sono sotto gli occhi di tutti, anche speso molto deteriorati e in stato di abbandono. Ma tra il vedere e il guardare c’è differenza. Vedere è un atto meccanico dovuto al fatto di avere gli occhi aperti. Guardare è un atto intenzionale, che esprime interesse, motivazione, cultura. Per guardare bisogna essere “svegli”.

In questa breve intervista Nicoletta Biondo e Giampiero Presazzi, ci danno l’idea concreta delle motivazioni di Tarvisium Gioiosa e ci fanno guardare con altri occhi i muri della loro bellissima città.

Negli anni sessanta, l’epoca del boom edilizio, nessuno guardava perché si trattava di costruire e basta e gli edifici storici venivano percepiti come un ostacolo al progresso e al nuovo benessere. Questo modello culturale è ancora presente e forte, ma oggi è nata e si sta diffondano una sensibilità nuova, che valorizza la storia dei luoghi e la volontà dei cittadini di prendersene cura.

Questo sta avvenendo con modalità diverse a seconda si contesti locali. Nella presentazione delle attività di Tarvisium Gioiosa ho visto un evidente entusiasmo da parte dei dei cittadini, degli artisti e restauratori e dell’assessore alla cultura. Non è così a Venezia, dove spesso la volontà di “prendersi cura” e di partecipazione della cittadinanza si scontra con la consolidata abitudine delle istituzioni di prendere le decisioni rilevanti nelle segrete stanze, con rarissime eccezioni.

Carta di Venezia

Domenica prossima 22 marzo 2015 si apre la raccolta delle firme di istituzioni, associazioni e singoli cittadini per favorire la diffusione e l’applicazione delle Carta di Venezia, promossa dal Consiglio d’Europa La Carta è promossa dalla comunità veneziana come insieme di linee guida operative che riconosce la validità e la forza innovativa dei principi espressi dalla Convenzione di Faro e considera il patrimonio culturale, materiale e immateriale, una risorsa utile alla società e alle generazioni future che va oltre il mero fine delle azioni di conservazione, promozione e valorizzazione.

invito Carta di Venezia Testo completo della carta di Venezia

Programma dell’incontro

Che cos’è una Passeggiata Patrimoniale

Uno scambio di mail che chiarisce la specificità delle passeggiate, in riferimento alla passeggiata “Artigiani” del 24 gennaio a Venezia  altre informazioni qui Di Marta Tasso – 31 gennaio 2015 Buongiorno a tutti amici e frequentatori di questo gruppo. Dopo un po’ di esitazione avrei piacere di condividere con voi alcune considerazioni, non alte disquisizioni accademiche in questo caso bensì uno stream of consciousness sincero. Sono Marta, una quasi-donna che si sta avventurando in un mondo adulto che richiede di essere osservato con occhi critici e curiosi. Ho partecipato alle iniziative dello scorso weekend “Followgondola.eu” sia per dovere che per interesse e…… che dire? Sabato abbiamo passeggiato e conosciuto luoghi di Venezia stupendi come la Fonderia Valese e le botteghe di forcolai e di artigianato artistico. Lunedì uno dei relatori al seminario all’incubatore ex-herion alla Giudecca durante una chiacchiera mi ha chiesto “ma secondo lei è possibile individuare una metodologia per le passeggiate patrimoniali?” Si? Sicuramente si possono individuare e fissare degli obiettivi a cui bisogna tendere e fornire delle indicazioni di massima ma chissà quanto sia opportuno “impacchettare” tali promenade? Riguardo la passeggiata patrimoniale di sabato aleggiava la perplessità di un filo conduttore poco marcato, tuttavia –per quanto mi riguarda – a conclusione della mattinata ho tirato le fila, sbrogliato le matasse di pensieri e le perplessità raccolti qua e là. Tale processo lo ritengo particolarmente gratificante e profondo, un’elaborazione personale sicuramente più fruttuosa che ricevere delle informazioni molto strutturate. La Convenzione di Faro, strumento “democratico” che vuole lasciare spazio all’iniziativa personale e valorizzare le diverse interpretazioni della storia, potrebbe quindi includere anche una condivisione emotiva della storia? Quale risulta essere il metodo migliore per stimolare una presa di coscienza della società? Parlare e confrontarsi riguardo condizioni e prospettive di chi abita, vive e lavora in un territorio favorisce scambi fruttuosi di idee e ragionamenti, se poi ci si aggiunge anche l’empatia.. percepire l’emozione con cui Pietro Russo racconta la genesi della sua opera “vaso che si vede ma non c’è” mi ha permesso di cogliere quanta tenacia sia necessaria per sviluppare dei progetti culturali validi. Ascoltare ed essere toccata dalle problematiche che affliggono la serigrafia artistica Fallani e dallo sfogo sincero (avvenuto lunedì alla Giudecca) di Saverio Pastor mi ha riportata ad un piano reale ed oggettivo su cui innestare un lavoro di valorizzazione autentica. Pietro Forcolaio Matto è un ragazzo attaccato ai suoi valori ed ai riti che scandiscono la sua vita ed è come se mi avesse sussurrato all’orecchio “non alienarti mai e non venderti nemmeno per tutto l’oro del mondo!” Interessante ed istruttivo è stato vedere le tecniche tradizionali con cui lavora la Fonderia Valese, io con voi sarò sincera: ciò che in particolare ha catalizzato la mia attenzione è stata l’espressione del volto del signore che era lì ad aiutare nelle operazioni di fusione. Ci guardava, serio, con la mano sul fianco, il sabato la Fonderia è chiusa, il forno spento e non si lavora. Qual è la sottile linea rossa che separa il folklore dal folklorismo? Valese - Semenzato   Di Adriano De Vita – 31 gennaio 2015 Cara Marta, Bella lettera (perché è una vera lettera, non un “post”)! Anche a noi di Faro Venezia spesso chiedono di stabilire “regole” per fare queste passeggiate ed è sempre una bella fatica spiegare che si tratta di un formato aperto e flessibile che può e deve essere interpretato da chi le progetta. In buona sostanza quello che distingue dalle più abituali visite guidate sono due cose: la prima è che sono imperniate sull’incontro con testimoni e non esiste quindi una “guida”. Senza guida ci sentiamo tutti persi vero? E’ a questo che servono la guide, a non farci perdere. Questi testimoni dicono quello che vogliono, non c’è alcuna preparazione o accordo preliminare con loro. E dicono cose diverse se li incontriamo più volte. In questa situazione aperta agli imprevisti succedo varie cose. Una è che entra in crisi una forma di apprendimento che tutti abbiamo interiorizzato nel corso della nostra vita scolastica. E’ un modello gerarchico: c’è una persona che sa le cose e altre persone che non le sanno. La prima cerca di “trasmettere” agli altri quello che sa. E’ una pedagogia antica, risale alle lettere di Paolo di Tarso che parlava di vasi pieni (i maestri) e vasi vuoti (gli allievi). Ha avuto effetti nefasti per secoli perché tende produrre una abitudine passiva negli allievi che si abituano ad accettare quello che passa il convento senza discutere, senza ragionare, e soprattutto senza prendesi alcuna responsabilità rispetto a quello che pensano. Infatti non sviluppano pensieri propri, ma contengono pensieri altrui, come corpi estranei. Nulla di strano che poi non riescano a collegare le cose imparate in questo modo con la vita reale. Nonostante quasi un secolo di innovazioni pedagogiche – e non di poco conto – si parla sempre abitualmente di “erogare” formazione. Come se gli insegnanti fossero pompe di benzina e gli allievi serbatoi da riempire. Molte Madrase (http://it.wikipedia.org/wiki/Madrasa) funzionano tuttora così e sappiamo che tipo di persone producono. Quello che risulta sempre spiazzante in una passeggiata è che questo modello non esiste e gli accompagnatori si trovano fronteggiare insistenti richieste di spiegazioni. Queste infatti ripristinano una situazione più familiare e riportano tutti nella confort zone emotiva che hanno provvisoriamente abbandonato. Ma… Ma se se riusciamo a sostare nell’incertezza si crea una situazione di apertura e di ascolto. Apertura a cosa? Al mondo, alla capacità di fare esperienza. E di ascolto “interno”: perché la situazione stimola emozioni e pensieri che sembrano svilupparsi per conto proprio, agganciandosi alle nostre predenti esperienze e superandole. In sostanza si crea la possibilità di apprendere senza che ci sia nessuno che insegni. Praticamente tutta l’arte contemporanea crea situazioni di questo tipo ed è per questo che molti la rifiutano ed ecco anche che cosa c’entrava la bottega di Pietro Russo, che è un artista. La seconda cosa che contraddistingue le passeggiate ha sempre a che fare con i testimoni, ma da un altro punto di vista. Si innescano in modo automatico e spesso inconsapevole, processi di identificazione (reciproca). Qui non c’entra molto quello che i testimoni dicono, ma quello che sono., il tipo di persona che abbiamo davanti, la vita che fa e il suo atteggiamento verso il mondo. Spesso si tratta di persone che fanno una vita molto diversa dalla nostra e di nuovo si crea una situazione di apertura e sorpresa. Anche io sono rimasto colpito dal collaboratore di Semenzato, dalla sua aria enigmatica innanzitutto. Per chi non c’era allego una foto dove questo si coglie bene. Sarebbe un ottimo psicoanalista, pensavo. E poi, con atteggiamento vagamente paranoide, : vuoi vedere che pensa: “questi non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro”? Ma anche con un preciso senso di ammirazione per il suo modo di muoversi. Questo si vede benissimo nel breve video che ho girato al volo, sempre per chi non c’era: https://vimeo.com/117947961  . Io mi occupo di formazione professionale e nel gergo degli addetti ai lavoro questa si chiama competenza esperta. Nella lingua di tutti giorni in vece è il saper fare una cosa ad occhi chiusi. Stiamo parlando di eleganza. E’ un sapere “fisico” che non richiede alcun tipo di studio, ma è difficile da raggiungere e più sofisticato di quello che sembra se lo guardiano attraverso le lenti colorate della nostra educazione idealistica che privilegia la teoria sulla pratica (si studia storia ma non si fa storia, si studia filosofia, ma non si fa filosofia, si studia letteratura, ma non si scrive nulla…). Il patrimonio intangibile è questo. Quando un regolamento comunale, come quello attivo a Venezia, protegge i muri delle botteghe, ma ignora questa competenza esperta prende fischi per fiaschi e si rivela del tutto inefficace. L’ultima vittima di questa cecità è stata la magnifica bottega dei fratelli Comelato a Santa Fosca, nella quale volevo portarvi ma che purtroppo ha chiuso da poco per sfratto: https://vimeo.com/22334419 Una bella sfida per i giuristi: che ne dite di formulare un concetto di qualità artigiana che sia abbastanza operativo (cioè anche non formalmente perfetto) da poter essere utilizzato in un regolamento comunale? Non mi dilungo oltre, anche se lo farei con piacere. Solo tre note: le passeggiate a volte vengono intese come strumenti di marketing istituzionale, possono servire insomma per fare bella figura. A volte ci siamo trovati intrappolati in situazioni di questo genere. Non succederà più. Anche noi impariamo dall’esperienza. Le passeggiate non si prestano come attività commerciali. Non è un rifiuto ideologico, solo una considerazione pratica. Funzionano meglio con pochi partecipanti e con tempi rilassati (non sono corse campestri). Generalmente si entra in luoghi di solito chiusi al pubblico e questo si può fare solo raramente per non essere molesti. Inoltre se ci guadagnano gli organizzatori allora dovrebbero guadagnarci anche i testimoni rendendo il tutto molto costoso e quindi molto elitario. Come situazione di apprendimento funzionano al massimo grado con gli organizzatori. Scegliere un tema significativo, progettare un percorso, trovare i testimoni “attivano” entusiasmo e competenze complesse. Gli studenti (o i cittadini) non dovrebbero esser portati a fare una passeggiata, dovrebbero esserne gli ideatori e organizzatori. Quando abbiamo potuto fare così i risultati in termini di consapevolezza civica e sviluppo di abilità complesse sono stati sorprendenti. Sono un ambiente di formazione della cittadinanza attiva.

Reti locali di supporto per l’artigianato storico e artistico: una proposta

Regione del Veneto e Università Ca’ Foscari Venezia hanno realizzato, con risorse comunitarie del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e del Fondo Sociale Europea, due progetti: AdriaMuse, per la valorizzazione della cultura immateriale dei saperi e dei mestieri legati alla navigazione fluviale e lagunare, che si è concretizzata nel sito web www.followgondola.eu; Il 26 gennaio 2015 si è tenuto un workshop nel quale si sono confrontati i dirigenti regionali degli assessorati Cultura, Formazione e lavoro, docenti e ricercatori universitari di diverse discipline e rappresentati delle associazioni e degli artigiani.

Faro venezia ha conto l’occasione per invitare tutti i presenti a fare ogni sforzo possible per passare dalla fase della informazione-sensibilizzazione sul tema del valore delle produzioni che si basano sul valore estetico e/o sull’heritage a quella delle azioni concrete di stimolo e sostegno. A Venezia, come in altre città storiche, questo tipo di attività sta scomparendo molto velocemente e non è affatto semplice invertire questa tendenza. Questa è una sintesi della nostra proposta:

Terza passeggiata all’Arsenale

Il Video realizzato nel corso della terza passeggiata.

Programma:

Lunedì 27 ottobre 2014, dalle ore 14:00 alle 18:30, si svolgerà la terza passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia.

terza passeggiata Arsenale venezia

La partenza è prevista da campo di San Pietro in Castello, dove sarà possibile ascoltare una testimonianza sulla vita degli arsenalotti, e in seguito accedere all’Arsenale attraverso il nuovo ponte che conduce al giardino delle Vergini, che ospita le mostre della Biennale di Venezia. Si proseguirà con la visita alle Gaggiandre ed alla vicina gru idraulica Armstrong Mitchell & Co, dove rappresentanti di The Venice in Peril Found e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, illustreranno il processo di recupero della gru. Quindi si procederà con la visita alla mostra sulla storia della Biennale presso il padiglione delle Artiglierie.

L’itinerario proseguirà nell’area della Marina Militare all’interno del padiglione del Ferro, dove sarà possibile ascoltare una testimonianza sulle attività artigianali un tempo insediate, per poi incontrare il Forum Futuro Arsenale, un’estesa comunità patrimoniale veneziana che riunisce circa 40 associazioni cittadine, impegnata a contribuire all’apertura dell’Arsenale alla città. Infine la visita si concluderà presso il padiglione delle Navi, con un confronto aperto tra partecipanti e tecnici del Comune di Venezia sul processo di recupero del compendio dell’Arsenale.

ATTENZIONE: alla passeggiata possono partecipare al massimo 40 persone. Chi è interessato può iscriversi a partire da venerdì 17 ottobre, dalle 10:00, attraverso la pagina web dedicata all’iniziativa, dove è inoltre possibile prendere visione del programma dettagliato della passeggiata.

Programma di dettaglio

Ritrovo in San Pietro di Castello al Padiglione delle Navi del Museo Navale, in occasione del nono anniversario della firma della Convenzione di Faro.

14.00: ritrovo: Campo di san Pietro in Castello

14.15: luogo: chiostro della chiesa di san Pietro in Castello, tema: attività artigiane, testimoni: Lia Quintavalle, moglie e figlia di arsenalotti, e Roberto de Pellegrini, cantiere in San Pietro;

15.00: luogo: giardino delle Vergini, tema: l’Arsenale e la città, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimone: Marina Dragotto, responsabile dell’Uffico Arsenale del Comune di Venezia;

15.30: luogo: gru Armstrong, tema: recupero dei manufatti, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimoni: Lady Frances Clarke, Venice in Peril, e Claudio Menichelli, curatore del restauro;

16.00: luogo: Artiglierie, tema: la Biennale di Venezia all’Arsenale, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimone: Andrea Del Mercato, direttore della Biennale di Venezia;

16.30: luogo: padiglione del Ferro, tema: attività artigiane, istituzione ospite: Marina Militare e Comune di Venezia; testimone: Renzo Inio, antico corder;

16.45: tema: una comunità patrimoniale per l’Arsenale, istituzione ospite: Marina Militare e Comune di Venezia; testimoni: Barbara Pastor e Roberto Falcone, portavoce del Forum per l’Arsenale Futuro;

17.15: luogo: padiglione delle navi, tema: museo navale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela; testimoni: Fabrizio D’Oria, dirigente Vela e Cap. di Vascello Marco Sansoni, Pres. Museo Navale;

17.45: luogo: Museo Navale, tema: discussione finale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela.
Lunedì 27 ottobre 2014, dalle ore 14:00 alle 18:30, si svolgerà la terza passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia.

17.45: luogo: Museo Navale, tema: discussione finale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela.

Pecepire l’Arsenale

Video-testimonianze raccolte in Arsenale in occasione della festa/apertura del 25-26-27 aprile 2014

Questo video realizza una sorta di Focus Group informale, cioè una raccolta sensazioni e pensieri, più spontanei che ragionati, finalizzati ad esplorare un tema o problema. Ne risulta una immagine collettiva “sottopelle” delle percezioni dei veneziani sull’arsenale. Di questa immagine è necessario partire quando ci si pone il problema di fare scelte di governo sul futuro di questa parte della città se si vuole che queste scelte siano saldamente agganciate al sentire della popolazione. Non farlo significa cadere nella deriva tecnocratica che consiste nell’affidare un problema ad un gruppo di specialisti che tendono inevitabilmente ad espropriare la popolazione del diritto di parola e di scelta.

Ma l’ascolto di una testimonianza non è mai una cosa semplice perché ogni cosa detta viene capita ed elaborata in modo diverso da chi la ascolta. Inoltre l’esperienza che le persone intervistata esprimono è – in quanto esperienza – non discutibile: un buon ascolto deve sempre essere non-giudicante. Il suo scopo è la comprensione di quello che i testimoni tentano di esprimere, non di stabilire se hanno regione o torto e meno che mai se siamo in accordo o disaccordo con loro. Il buon ascolto richiede rispetto incondizionato e questa una cosa difficile da praticare.

Le interviste si basano su due domande uguali per tutti: “C’è un ricordo che ti lega all’Arsenale?” e “Come vorresti che diventasse l’Arsenale?”.

Dalla prima domanda ricaviamo sostanzialmente ricordi d’infanzia per le persone più anziane o vaghe impressioni del periodo in cui un battello del trasporto pubblico lo attraversava senza fermarsi. Le immagini più frequenti sono quelle di un luogo chiuso e proibito circondato da alte e incomprensibili mura, un luogo magico visto con occhi di bambino e un luogo proibito visto da un adulto. La lunga chiusura del luogo ai cittadini ne ha provocato la scomparsa dalla mappe psichiche sulle quali si fonda il senso di appartenenza ad una città. Un luogo che ci è familiare quando possiamo percorrerlo anche ad occhi chiusi, ma oggi i veneziani stessi dentro l’Arsenale perdono l’orientamento, non sanno dare un nome ai luoghi e non trovano l’uscita. Quando avviene questo il processo di espropriazione si è compiuto.

Come vorresti l’Arsenale?

Come logica conseguenza della chiusura di un luogo pieno di fascino la quasi totalità delle testimonianze insiste sulla sua apertura alla cittadinanza. Nessuno intuisce il rischio che una apertura incondizionata possa semplicemente portare all’invasione del turismo di massa, ma le risposte seguenti chiariscono bene che questa non è una disattenzione, ma semplicemente una cosa “impensabile” perché l’apertura deve servire di “farlo rivivere” con attività che “ne ne riproducano la tradizione” ovviamente in chiave moderna.

Su che cosa fare dentro l’Arsenale, una volta aperto, le idee si possono raggruppare su pchi temi, declinati in modo simile da tutti:

Spazio per giovani.

Uno spazio che attiri i giovani e dia spazio alle loro idee, capacità e creatività, li faccia vivere bene. Le proposte comprendono, spazi e attività per bambini, luoghi per artisti a basso costo, laboratori artigiani di ogni genere, attività sportive di ogni genere ma specialmente legate al mare: nuoto, voga e vela). Parco pubblico con aree verdi. Attività educative. Il grandissimo successo del laboratorio di ceramica dei Bochaleri (si veda la parte centrale del filmato) attivato negli stessi giorni nei quali sono state realizzate le interviste non fa che rafforzare l’idea che siamo difronte ad un grande bisogno, molto sentito da tutti, al quale la città oggi non sa dare una risposta adeguata. Per chi non vuole rassegnarsi al progressivo invecchiamento dei residenti e alla fuga delle giovani famiglie questo è un obiettivo primario.

Cultura e centro civico.

Un secondo blocco di risposte si concentra sulle attività culturali: musica, arti di ogni genere, convegni, manifestazioni. Queste attività a Venezia non mancano affatto e inoltre l’Arsenale è già sede delle Biennale e del Museo Navale che è recentemente passato sotto la direzione dei Musei Civici. Forse queste richieste si possono interpretare nel senso di produzioni culturali più vicine alla popolazione; che funzionino come polo di attrazione e animazione per i veneziani. Le grandi istituzioni culturali spesso sono sentite come lontane e orientate al mondo intero. La natura concentrata del luogo poi suggerisce l’idea del campus o del distretto della cultura che favorisca gli incontri, le frequentazioni la fertilizzazione reciproca tra gli artisti e tra loro e la cittadinanza in modo da favorire la produzione artistica e non solo la semplice fruizione. Inoltre manca un vero centro civico cittadino e le numerosissime associazioni attive in città spesso non hanno una sede adeguata. Il grande successo dello spazio nella ex libreria Mondadori a San Marco, ora scomparso, testimonia ampiamente la presenza di questo bisogno.

Infine il lavoro.

Chi ne parla suggerisce attività artigianali di vario tipo, ma soprattutto legate all’heritage, agli antichi mestieri, alle professioni legate alla nautica e al mare, ma anche attività di ricerca e sviluppo tecnologico. Se l’esigenza di base è quella della ri-appropriazione dell’Arsenale da parte della città il lavoro dovrebbe essere al primo posto perché il complesso è sempre stato essenzialmente un luogo di lavoro e per questo era al centro anche della via sociale del quartiere. Invece questo tema è meno citato rispetto ai primi due. Come mai? Potrebbe essere che a Venezia il lavoro è legato ormai da tempo al turismo e che non lavora in questo settore lo fa nella sanità, nel pubblico impiego, nella scuola, nelle professioni di servizio. Vuol dire che attività imprenditoriali non turistiche, stat-up di giovani, professioni legate alla tecnologie sono ormai considerate così “lontane” dall’ambiante veneziano da essere divenute impensabili?

Non deve sorprendere infine che i desideri espressi siano piuttosto generici: i problemi da affrontare anche solo per cominciare a concretizzarli sono molto complessi. Non sembra esistere una vera consapevolezza del fatto che il futuro dell’arsenale è legato alle scelte politiche di fondo di chi governa la città. Gli unici due intervistati che si sono spinti più avanti si questa strada sono infatti persone che “pensano” l’Arsenale da diverso tempo: la proposta della Fondazione in Partecipazione come strumento di governance condivisa (Pizzo) e l’Arsenale come centro della città metropolitana (Wanner). Sviluppare frequenti occasioni di dialogo e confronto con la cittadinanza sui modi di attuazione delle idee espresse è un lavoro faticoso, ma anche l’unico modo per favorire in formarsi di una progettualità cittadina realmente sentita, diffusa e condivisa.

Adriano De Vita