Faro Cratere

Logo FaroCratere 1Strategie di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale per la ricostruzione delle comunità danneggiate dal sisma nell’Italia centrale.

Faro Cratere è un’ipotesi di lavoro sull’implementazione della Convenzione di Faro nelle zone terremotate del centro Italia, in Marche Umbria e Lazio. Nasce come sezione territoriale dell’associazione Faro Venezia, a partire dal lavoro del suo socio fondatore Francesco Calzolaio, originario del maceratese, che ne è il coordinatore. Si sviluppa grazie al lavoro locale di due giovani universitarie, la laureanda Giulia Piccioni (Umbria) e la dottoranda Rachele Marconi (Marche), ed è aperto al contributo di cittadini, associazioni e istituzioni locali; sotto l’egida del Consiglio d’Europa ufficio di Venezia, che seguirà con interesse ed attenzione gli sviluppi dell’iniziativa.

IMMAGINE SISMA

Faro Cratere, tra l’altro, promuove delle passeggiate patrimoniali nei paesi colpiti dal sisma, con il duplice obiettivo di informare e sensibilizzare istituzioni e cittadinanza sugli sviluppi della Convenzione a livello italiano ed europeo e dare impulso a nuovi percorsi di gestione partecipata del patrimonio culturale materiale e immateriale.

La convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale attribuisce una responsabilità collettiva a cittadini ed istituzioni nella salvaguardia e gestione del patrimonio culturale. La convenzione indica due strumenti operativi principali: le passeggiate e le comunità patrimoniali. Mentre le prime hanno avuto anni di sperimentazioni in Italia ed in Europa, le seconde sono ancora tutte da scoprire.
Le passeggiate in corso di preparazione sono organizzate dalle associazioni Faro Cratere e Venti di Cultura, in collaborazione con l’Ufficio in Italia del Consiglio di Europa; saranno aperte al pubblico di cittadini previa iscrizione, data e termini d’iscrizione saranno comunicati al più presto.

foto 1 fontecchio

Le passeggiate patrimoniali saranno un itinerario attraverso alcuni borghi del cratere con testimoni della trasmissione e della valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e soprattutto immateriale. Passeggiate che serviranno a mostrare una delle tante applicazioni pratiche della Convenzione, nel momento in cui si sta formando una rete di comunità patrimoniali che cercano di contrastare l’effetto distruttivo del terremoto, non solo sui luighi ma anche sulle comunità che li animavano.
La Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale attribuisce una responsabilità collettiva a cittadini ed istituzioni nella salvaguardia e gestione del patrimonio culturale immateriale. Cittadini, associazioni e imprese sono considerati una risorsa per la valorizzazione del patrimonio in cui si identificano, sotto l’egida delle amministrazioni pubbliche che ne hanno la responsabilità istituzionale. Manufatti storici ed il loro valore d’uso sono indistricabili, vanno compresi e raccontati attraverso l’esperienza dei testimoni, eredi di tradizioni, mestieri, tecniche che danno senso a quei luoghi.

foto 2 fontecchio

In questo senso la passeggiata patrimoniale in alcuni comuni del cratere consiste in una sequenza di testimonianze degli attori di questa interpretazione, capaci di tenere assieme passione e cultura, arte e mercato, produzione e turismo, innovazione e tradizione. Una selezione purtroppo molto stringata dei tanti protagonisti che affrontano temi differenti.
Le aree colpite dal sisma giocano il loro futuro nella capacità di valorizzare il proprio patrimonio culturale, che molti già sperimentano, ancora in forma isolata e pionieristica. La passeggiata patrimoniale è anche un primo passo verso la costituzione di una comunità patrimoniale tra gli attori che vorranno parteciparvi, nello spirito della coesione competitiva e creativa che ha reso quei territori una rete di comunità, e che ne costituisce il genius loci.

Nei territori terremotati infatti è in crisi il senso d’identità stesso delle comunità delocalizzate. La ricostruzione com’era e dov’era impiegherà anni e, per evitare il rischio di realizzare gusci vuoti, occorre contemporaneamente avviare azioni che consentano alla comunità di preservarsi viva e tramandarsi, attraverso processi partecipati in applicazione della Convenzione di Faro. Nel caso delle comunità di cittadini delocalizzati dai propri patrimoni culturali a causa del terremoto, la Convenzione di Faro è uno strumento capace di saldare la distanza innaturale tra cittadini ed il loro patrimonio materiale ed immateriale, valorizzandolo per se stessi e per le generazioni future.

immagine fontecchio

Nel cratere bisogna in fretta sperimentare e mettere in pratica azioni specifiche, in attuazione della Convenzione, ed in collaborazione con il Consiglio D’Europa, che in particola modo consistano in:

  • Interviste a tappeto con gli anziani per registrare la narrazione del loro patrimonio culturale materiale ed immateriale;
  • Passeggiate Patrimoniali tematiche tra le rovine per i sopravvissuti (e non per i visitatori), al fine di comunicare il valore del patrimonio tra le generazioni;
  • Comunità Patrimoniali sui luoghi ed edifici che la comunità degli abitanti considerano più rappresentativi del loro patrimonio culturale, al fine di evidenziare strategie di salvaguardia e valorizzazione condivise;
  • realizzazione di un archivio digitale e materiale della storia privata e collettiva dei cittadini;
  • realizzazione di una “casa della memoria” come luogo fisico per raccogliere l’archivio, la cui costituzione segue le comunità nei luoghi temporanei e poi nei luoghi ricostruiti

English summary

Faro Convention and cataclysms. Note about the Earthquake in Center Italy and the possible role of the Faro Convention on the reconstruction of the local communities, presented to the European conference of Faro of stakeholders in Strasbourg 10 november 2016.

The terrible destruction of hundred of historical villages in the center of Italy is a deadly attach:

  • to a physical patrimony, unique heritage of the roman, medieval and renaissance
    civilizations,
  • to the sense of identity for the local communities, that are now deported in safe localities,
  • and to the European Spirit, being San Benedetto di Norcia the protector saint of the European Community itself.

The re-building of the physical patrimony is only a matter of time, having the italian Prime Minister affirmed that the money and the technologies are already in place.
But the value of the heritage for that society is really now in danger, because of the long lasting building works. The Faro Convention could play a crucial role in reducing the damage.

Actually the local communities are mostly deported, and recuperating the human dignity of a normal life, in a new sane but distant environment. But they risk to loose the value of the heritage and the sense of identity with their territories. They are dramatically weakened by the separation, both physical and temporal, with their heritage. They are complaining of having lost the houses but also the individual memories, the first will be rebuilt in a distant future, the second are only alive in their minds, but will not last endlessly.

We might foster experimental applications of the Faro Convention on the local community, enhancing the individual and collective memory of the immaterial and material heritage. I think the CoE might experiment a further application of Faro with this communities, reaching them in the new locations, and giving them tools to register and respect their sense of identity with their material and immaterial heritage.

I propose a tentative list of actions:

  • • interviews with the elderly to register their narrative on material/immaterial heritage;
  • • thematic heritage walks through the ruins, mostly for the survivors, in order to
    communicate and enhance the value of the heritage, the thematic might be art and crafts, religious symbols, local traditions, eccetera;
  • • forming heritages communities, around and about places and buildings that the
    inhabitants, from far, feel more rappresentative of their heritage;
  • • building a digital and material archive of the private and collective history of the citizens;
  • • building of a “cxasa della memoria” as physical place to collect the archive, immediately in the deported resort, and later in the rebuilt original village.
    This has not at first interfere with the process of rehabilitation, to avoid any political conflict. As known the financial and political means to realize such a project are possible to be found, if we might together enhance the necessity of it.

Francesco Calzolaio, Venezia/Macerata 6 novembre 2016.
Presidente Venti di Cultura e socio fondatore di Faro Venezia.

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