Per un patrimonio europeo vivo, oggetto di dibattito e come responsabilità condivisa

Testo pubblicato nel volume II delledizione speciale di Cartaditalia dedicata al 2018, Anno europeo del Patrimonio Culturale con l’autorizzazione dell’editore.

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale – la cosiddetta Convenzione di Faro – è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 13 ottobre 2005 ed è entrata in vigore il primo giugno 2011. È stata ratificata da diciassette Stati membri e firmata da altri sei.

Il Piano d’Azione Faro è stato predisposto dal Consiglio d’Europa come meccanismo di monitoraggio della Convenzione quadro e mira a far comprendere la ricchezza e la novità dei suoi principi, a proporre percorsi di interpretazione adeguati alle attuali  sfide sociali, a introdurre punti di riferimento comuni e a creare meccanismi e strumenti che incoraggino le iniziative ispirate ai principi di Faro. Privilegia un approccio di tipo “ricerca azione” che punta a integrare i vari soggetti coinvolti e ad appoggiarsi sui risultati delle loro speci che esperienze. In questo contesto, la Rete della Convenzione di Faro riunisce su scala paneuropea esponenti della società civile, della pubblica amministrazione o rappresentanti eletti che, sotto l’egida del Consiglio d’Europa, si scambiano informazioni sulla fruizione del patrimonio culturale come fonte e risorsa delle azioni innovative che ciascuno di essi intraprendea livello locale in risposta alle molteplici crisi che ben conosciamo: crisi della rappresentanza politica, crisi del modello economico e crisi  della coesione sociale di fronte alle migrazioni. La Convenzione di Faro è il loro quadro di riferimento comune.

La rete è attualmente composta da una ventina di persone identicate dal Consiglio d’Europa come “mediatori” e “facilitatori” per la loro capacità di far cooperare localmente una serie di soggetti attorno a processi patrimoniali inclusivi e rispettosi della dignità di ciascuno. Come e perché una convenzione europea che non apporta “né gloria, né potere, né denaro” ha maggiore importanza a livello locale che a livello nazionale o europeo?

Se il patrimonio è il campo di sperimentazione comune di tali mediatori e facilitatori, è soprattutto perché lo interpretano in maniera diferente da come siamo comunemente indotti a percepirlo.

Il patrimonio è in primo luogo concepito come “argomento di dibattito” e non come un oggetto di consenso scolpito per sempre nel marmo. Per riprendere le parole di Gabi Dolf, conservatrice a Berlino, il patrimonio culturale possiede un “valore conflittuale” o Streitwert, un valore che richiama e crea il dibattito.

L’impiego del patrimonio può diventare oggetto di dibattito nel caso di una sopravvalutazione turistica o nel caso, ad esempio, di un riconoscimento o di un’interpretazione di un patrimonio legato a un regime totalitario. Il dibattito può nascere dal carattere “scomodo” di un determinato patrimonio – pensiamo agli edifici fascisti di Forlì, ex “città del Duce” e “medaglia d’argentodella Resistenza” – o dalla sua apparente “banalità”, come quella di certe fabbriche o condomini popolari di Marsiglia.

Il dibattito può anche scaturire da un patrimonio “classificato” la cui interpretazione dominante impedisce di prendere in considerazione e tramandare interpretazioni alternative. L’importanza passata e attuale dei Rom nella storia del villaggio rumeno di Viscri è mascherata, ad esempio, dal patrimonio d’epoca sassone. L’Arsenale viene soprattutto visto in relazione al suo ruolo ai tempi della Serenissima (ed è piuttosto dificile immaginare un futuro che ridimensioni il peso di questa visione), mentre vengono passati sotto silenzio o trascurati l’Arsenale industriale e l’Arsenale contemporaneo, che hanno tuttavia lasciato forti tracce nella vita della città e nell’architettura.

A Pilsen, Capitale europea della cultura nel 2015 promossa dalla Repubblica Ceca come “piccolo paradiso”, il processo patrimoniale denominato “Città nascosta” ed elaborato con il concorso degli abitanti ha fatto emergere in realtà la storia tumultuosa della cittadina negli anni della Seconda guerra mondiale e del periodo comunista. La questione del pluralismo delle “narrazioni” è uno dei tre assi di lavoro del Piano d’azione Faro. Lo sviluppo della conoscenza del patrimonio culturale facilita la coesistenza pacifica promuovendo la fiducia e la comprensione reciproca. La Convenzione di Faro invita gli Stati membri a “rispettare la diversità delle interpretazioni” e a stabilire dei “processi di conciliazione” per gestire equamente le situazioni in cui comunità diverse attribuiscono valori contraddittori allo stesso patrimonio culturale (articolo 7).

In secondo luogo il patrimonio è concepito come “vivo”: non è un “monumento” o un “oggetto” immutabile da salvaguardare per l’eternità in un museo o come sito. Il patrimonio culturale comprende “tutti gli aspetti dell’ambiente risultanti dall’interazione nel tempo tra le persone e i luoghi” (articolo 2 della Convenzione d i Faro). È a un tempo fonte e risorsa per l’educazione, per la creazione artistica, per lo sviluppo sostenibile
e per molte altre sfide enunciate nel capitolo 3 della Convenzione di Faro.

L’impiego del patrimonio nei processi patrimoniali come “bene comune visuto” è la seconda priorità del Piano d’azione Faro. La Convenzione sottolinea il valore e il potenziale del patrimonio culturale come “risorsa sia per lo sviluppo sostenibile sia per la qualità della vita in una società in costante evoluzione”.

Infine, il patrimonio è una “responsabilità condivisa”. Una responsabilità non è centralizzata, né privatizzata, ma consegue da un lavoro di cooperazione, “nel contesto dell’azione pubblica”, tra tutti coloro che gli attribuiscono un valore. Ciascuno ha la responsabilità di rispettare sia il patrimonio culturale degli altri sia il proprio. La Convenzione impegna gli Stati membri a sviluppare il contesto giuridico, finanziario e professionale che permetta l’azione congiunta di autorità pubbliche, esperti, proprietari, investitori, imprese, organizzazioni non governative e società civile (articolo 11).

Per i membri della Rete Faro ciò si traduce concretamente nell’afidamento di ruoli di responsabilità in ambito civile a organismi che coinvolgono tutte le parti in causa (utenti, investitori, dipendenti, fornitori etc.) e in ambito pubblico a “uffici di progetto” trasversali ai vari enti; ciò consente di prendere le distanze sia dall’approccio tradizionale del settore privato – troppo settoriale – sia dalla compartimentazione tipica della burocrazia.

La promozione della cooperazione – la terza priorità del Piano d’azione Faro – riguarda la capacità dei processi patrimoniali di mettere in questione e rifondare le modalità di collaborazione tra rappresentanti eletti, istituzioni pubbliche, società civile e cittadini.

Questa concezione del patrimonio come “bene comune visuto”, “oggetto di dibattito” e come “responsabilità condivisa” è resa possibile dal riconoscimento di un “diritto al patrimonio culturale”. Un diritto garantito a tutti, individui e collettività, di beneficiare del patrimonio culturale e di contribuire al suo arricchimento. I cittadini vengono considerati come “aventi diritto” e non più come semplici benficiari, utenti o consumatori.

Il riconoscimento del “diritto al patrimonio” costituisce, paradossalmente, un freno per gli Stati che temono con la propria ratifica di favorire il “comunitarismo” o di dover sostenere nuove spese per tutelare un patrimonio via via sempre più esteso.

L’iscrizione di tale diritto in una prospettiva europea e il rimando alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo crea comunque una cornice di riferimento e gli dà una connotazione precisa.

Come ogni diritto umano, anche quello al patrimonio è universale, indissolubile, interdipendente e intimamente legato a tutti gli altri. Non è quindi possibile favorire questo diritto culturale a scapito di quelli già vigenti.

La valorizzazione del patrimonio culturale non può, ad esempio, andare a detrimento del diritto a un’equa remunerazione e alla protezione sociale o a quello alla privacy, particolarmente difficile da tutelare nell’era di internet. Il diritto al patrimonio deve al contrario contribuire a raforzare gli altri come, ad esempio, il diritto alle ferie pagate  che in ambito europeo incoraggia il turismo sociale.

La Convenzione sottolinea che l’esercizio del diritto al patrimonio culturale può essere subordinato soltanto alle restrizioni indispensabili in una società democratica “per tutelare l’interesse pubblico, i diritti e le libertà altrui”. Ciò rafforza e legittima sia la responsabilità politica – garante di tutti i diritti – sia quella delle comunità patrimoniali che possono coadiuvare l’azione pubblica.

In vari “processi Faro” tale quadro viene adottato formalmente dai rappresentanti eletti in ambito locale e dalla società civile grazie a un’adesione simbolica ai principi della convenzione: firma del sindaco, voto del consiglio comunale, inserimento nello statuto. Il Piano d’azione Faro ha permesso di sperimentare nuove forme di cooperazione in città – quali Venezia o Marsiglia – in è particolarmente elevata la diffidenza dei cittadini nei confronti di chi è incaricato di rappresentarli.

L’iscrizione del patrimonio culturale in una prospettiva europea mira a favorire lo sviluppo di una società “pacifica e stabile, fondata sul rispetto dei diritti dell’uomo, la democrazia e lo Stato di diritto”; “gli ideali, i principi e i valori, derivati dall’esperienza ottenuta grazie al progresso e nei conflitti passati”, costituiscono un patrimonio comune che tutti le parti firmatarie si impegnano a rispettare (Articolo 3).

Le cooperazioni consentite dalla Convenzione quadro associano di fatto soggetti privati legati al settore del turismo sociale, movimenti che lottano per la salvaguardia dei beni comuni, associazioni di diffesa dell’habitat e attori pubblici impegnati localmente in azioni conformi ai principi europei o ad approcci di sviluppo sostenibile. Vari membri della Rete Faro mettevano già in pratica i principi di Faro prima ancora di conoscerli. Il Piano d’azione Faro rafforza le loro iniziative inserendole in un quadro di riferimento europeo di cooperazione tra pubblico e privato, che permette loro di acquisire una maggiore rilevanza politica (visione europea) e una maggiore dimensione collettiva (volontà di cooperazione).

L’amministrazione di Marsiglia, l’università e il Consiglio d’Europa hanno, ad esempio, sperimentato un progetto europeo di patrimonio integrato. Un posto di “conservatore del patrimonio” è stato messo a disposizione dalla città per rendere operativo un “servizio pubblico patrimoniale” a bene cio degli abitanti. Con il sostegno di questa figura e l’appoggio di soggetti esterni (artisti, architetti, docenti universitari, scrittori etc.), le associazioni, i privati cittadini e le imprese – riuniti in comunità patrimoniali – hanno svolto per una quindicina d’anni un importante lavoro di selezione, identicazione, interpretazione e presentazione del patrimonio culturale esistente. Questo lavoro “sotterraneo” ha portato a pubblicazioni, classificazioni, creazioni artistiche e nuovi impieghi del patrimonio “nel quadro dell’azione pubblica”.

Tale processo ha permesso, all’interno di quartieri percepiti come “svantaggiati”, la moltiplicazione di iniziative “Faro” in ambito turistico, sociale, culturale, urbano e artistico. Il Consiglio d’Europa ha ricavato da questa esperienza i primi “criteri di Faro” e i primi esempi di “buone pratiche”, che alimentano ancora oggi il Piano d’azione e vengono ripresi dagli altri membri della rete, come nel caso delle “passeggiatepatrimoniali” organizzate a Venezia a partire dal 2008.

Un esempio più recente del lavoro svolto da vari membri della Rete Faro è il lancio della piattaforma web di viaggio Les oiseaux de passage che da settembre 2018 consentirà di accedere a offerte di ospitalità e condivisione interculturale rispettose dei diritti umani. L’esperimento riunisce soggetti provenienti dai sindacati, dal mondo dell’istruzione popolare, dal turismo sociale, dall’open source, dalla cultura, dall’artigianato e dalle cooperative. La Convenzione di Faro viene coniugata con i principi cooperativi – un altro patrimonio europeo – per sperimentare una piattaforma web collaborativa incentrata sugli scambi “d’umano a umano“.

Prosper Wanner, juillet 2017

CONVEGNO: L’ALTRO USO. USI CIVICI E PATRIMONIO PUBBLICO

Per la prima volta due delle principali Comunità Patrimoniali veneziane organizzano un dibattito/confronto pubblico diretto ad attivare (se possibile, ancora di più) la cittadinanza resistente. Si rafforza così una rete civica tra associazioni che finora hanno operato in modo molto ‘individualista’. La novità non da poco consiste nel fatto che questa volta si affrontano i temi di fondo e non le urgenze operative.

Un punto di debolezza di queste strutture civiche e sempre stata la scarsa capacità di elaborare idee innovative di ampia portata che possano influenzare le scelte politiche a livello nazionale. Alcuni concetti essenziali restano infatti confusi e mal definiti. Ad esempio che cosa si intende esattamente per ‘bene comune’? Se mettiamo assieme dieci persone ci saranno dieci definizioni diverse. Per non parlare di ‘patrimonio intangibile’ o ‘utilità generale o ‘valutazione di impatto’.

Insomma le Comunità Patrimoniali veneziane stanno diventando adulte e consapevoli.
Stanno cercando di fare rete sul serio e di assumere un esplicito ruolo politico – proprio in quanto comunità patrimoniali – cioè in forme specifiche e slegate dai partiti e dalle liste civiche.

IMMAGINE FLYER

L’Associazione Poveglia per Tutti e Teatro Anatomico-La Vida vi invitano al convegno: “L’ALTRO USO. USI CIVICI E PATRIMONIO PUBBLICO. DALLA VENDITA ALLA GESTIONE COLLETTIVA COMUNITARIA

Programma, dettagli e iscrizioni qui

Concept

l’associazione Poveglia per Tutti ha recentemente vinto un’importante battaglia: il Tar del Veneto ha ha confermato ciò che in cuor nostro sapevamo e cioè che quel misero diniego dell’Agenzia del Demanio alla nostra richiesta di concessione dell’isola rappresentò “un eccesso di potere” immotivato e arbitrario (puoi leggere la sentenza qui e qui il nostro comunicato). Il Tar costringe moralmente (e di fatto) l’Agenzia a tornare ad un tavolo negoziale, a dare delle risposte serie alla comunità.
E’ chiaro che la vicenda di Poveglia e l’atteggiamento tenuto dall’Agenzia –non dare ascolto ai cittadini, circondare l’isola con un “invisibile filo spinato” con l’Ordinanza che vieta oggi finanche l’accosto all’isola e l’intenzione di inserire Poveglia nel bando dei “fari” che in questi anni ha assegnato 22 strutture su 24 a un destino ricettivo-turistico- ha molto in comune con altre vicende in cui le istituzioni sottraggono beni pubblici alla libera fruizione e alla proprietà collettiva per la loro privatizzazione.
E’ per questo che abbiamo voluto organizzare un momento di riflessione e di analisi assieme ad altre organizzazioni di cittadini che in Italia si siano attivati per impedire le svendite e per gestire beni pubblici abbandonati e assieme a studiosi ed esperti della materia. Un momento che si propone di analizzare il piano giuridico per produrre delle trasformazioni istituzionali profonde rifacendosi a una legalità più alta, quella degli articoli costituzionali, e un momento di confronto esperienziale e di sintesi delle pratiche e delle soluzioni messe in campo dalle diverse realtà con l’intento di dar inizio a un lavoro in rete.

Tre gruppi di lavoro tematici al mattino

Sabato 14 aprile a Palazzo Badoer, San Polo 2468, Venezia
mappa
Ore 10 Le realtà fanno rete – con ospiti da Napoli, Firenze, Roma e Reggio Emilia ci confronteremo attorno a tre tavoli di lavoro a cui ti chiediamo di iscriverti cliccando sui link:

Vendita del patrimonio pubblico e trasformazione delle città
Coordina:  Ilaria Boniburini (Eddyburg)
Iscriviti qui
E’ il tavolo in cui affrontare la questione della vendita del patrimonio pubblico, del piano delle alienazioni e delle conseguenze sulla trasformazione delle città: quali strumenti per invertire la tendenza?

Strumenti giuridici e trasformazioni istituzionali necessarie
Coordina: Giuseppe Micciarelli (giurista)
Iscriviti qui
E’ il tavolo in cui aggredire il rapporto con le istituzioni e confrontarsi sui possibili strumenti (usi civici, regolamenti, concessioni ecc.) per il riconoscimento della gestione di spazi pubblici da parte delle comunità di cittadini.

Autogoverno, gestione della partecipazione e sostenibilità economica
Coordina: Poveglia per tutti
Iscriviti qui
Qui si vogliono elaborare alcune linee guida per dotarsi di modelli interni di gestione delle decisioni che potenzino l’attivismo e la partecipazione mantenendo la solidità dei percorsi e delle esperienze maturate. E si vogliono affrontare il tema del lavoro e della sostenibilità economica di queste realtà in divenire ponendosi al di fuori dalle logiche del profitto e del rapporto di subordinazione tra soggetti.

(https://www.eventbrite.it/e/biglietti-tav-3-autogoverno-gestione-della-partecipazione-e-sostenibilita-economica-44257607696)

Saranno con noi ai tavoli: ex-asilo Filangieri (NA)Mondeggi fattoria senza padroni (FI)Casa Bettola (RE)Decide Roma, e altri (in via di definizione)

Nel pomeriggio

Ore 14:30 Suggestioni e integrazioni con:
Tomaso Montanari (storico dell’arte) “Privatizzazioni del patrimonio, implicazioni politiche e conseguenze culturali”
Giovanni Semi (sociologo) “Produrre le città, gli interessi in gioco”
Marco Bersani (Attac) “Debito, causa o trappola?”
Maria Rosa Vittadini (urbanista) “Spazi di rigenerazione”
Ugo Mattei (giurista) “Tra azione, denuncia e autogestione”
Guido Cavalca (sociologo) “La sostenibilità autogestionaria, la fabbrica recuperata”

Ti invitiamo a partecipare e a dare il tuo contributo di idee.
E dopo? Dopo vi aspettiamo al MA Festival da Argo16! Molti artisti hanno risposto al nostro appello per una serata di arte e convivialità per i beni collettivi e per festeggiare la vittoria al Tar, venite ad ascoltarli! Sarà con noi anche il mitico Herman Medrano!
http://www.povegliapertutti.org/wp/ma-festival-2018/

E non finisce qui: ci ritroviamo DOMENICA 15 APRILE per una passeggiata consapevole (ore 10:30 in via Garibaldi), un pranzo condiviso e un tavolo di confronto sulla turistificazione: https://www.facebook.com/events/1843814962587407/?ti=as

Bibliografia online sulla Convenzione di Faro

Vedi/scarica la bibliografia in PDF.
A cura di Lauso Zagato.
Si tratta di un insieme di testi che forniscono un’idea complessiva della Convenzione di Faro, dalla sua storia alle discussioni che si sono articolate sulle questioni più rilevanti che solleva. Per chi si avvicina a qeste temtiche per la prima volta sarà di grande aiuto.
Vi si trovano anche alcuni approfondimenti sui problemi più dibattuti. E’ stata redatta in occasione del convegno: “La Convenzione di Faro e le Comunità Patrimoniali” – Venezia, 9 aprile 2018.

Festa di Faro

Scarica la locandina in PDF

intestazione locandina completa

In occasione del convegno sulla Convenzione di Faro e comunità patrimoniali che si terrà il 9 aprile a Ca’ Foscari e della Passeggiata Patrimoniale che si terrà l’8 aprile a Murano, l’Associazione Faro Venezia invita cittadini, associazioni, istituzioni alla prima “Festa Faro”. Una serata insieme per condividere Creatività e Saperi che sono parte del Patrimonio Culturale di Venezia.

Per partecipare chiediamo, gentilmente, di prenotare inviando un’email all’organizzatrice: Patrizia Vachino, mozuela18@gmail.com

Programma

Città d’Acqua
canti tradizionali, parole dette della Venezia Lagunare,
di e con Sandra Mangini

L’Acqua conserva memoria di ciò che le accade.
Se Venezia è ancora lì, un prodigio vivente davanti agli occhi meravigliati del mondo, è grazie al rapporto che i suoi abitanti hanno saputo costruire nel tempo con l’Acqua.
L’esistenza stessa della Laguna, frutto di questo rapporto delicato e attento, talvolta spietato ma nello stesso tempo generoso e vitale, testimonia l’intelligenza, l’abilità, la capacità delle persone di misurarsi con l’ambiente in cui vivono, nell’interesse reciproco – della Città e dell’Acqua, come in un binomio inscindibile – vincolati da un patto paritario e leale. Un rapporto in continua definizione, fluido, come la laguna stessa: né mare, né fiume, terra e acqua nello stesso tempo, regno naturale particolarissimo. E, ancora una volta, regno di una comunità umana sapiente, forte e amante della vita. Questo racconto è tratto dalle parole di Olimpia e Alba Turchetto e dell’amica Elda, raccolte da Cristina Bettin per la ricerca “Venezia, la memoria dell’Acqua” a cura della Società di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino di Venezia.

I balli di Gaetano Grossatesta

Ensemble della Scuola di Musica Antica di Venezia
Elena Ajani, Ilaria Sainato, danza
Serena Mancuso, violoncello barocco, Marco Rosa Salva, flauti dolci

La Biblioteca del Museo Correr di Venezia conserva un prezioso piccolo manoscritto contenente la partitura coreografica dei Balletti in occasione delle felicissime nozze di S. E. Loredana Duodo con S. E. Antonio Grimani, avvenute a Venezia nel 1726. È una importantissima, perché quasi unica, testimonianza delle danze in uso a Venezia nella prima metà del Settecento. Gaetano Grossatesta nacque a Modena attorno al 1700, fu ballerino, coreografo ed impresario nei più importanti teatri italiani dell’epoca. A Venezia, dal 1720, fu inventore e direttore dei balli nel teatro Grimani di San Samuele.

El ziogo de le perle de vero
Le Storie de Teresa
Valentina Confuorto, autrice e musicista
Lucia Santini ,attrice

Teresa è una muranese dal temperamento umorale, un’artigiana del vetro appassionata di storie di donne. Non si farà pregare per raccontare di Ermonia Vivarini, creatrice di immaginifiche navi di vetro soffiato, o di Marietta Barovier, geniale inventrice della perla”rosetta”

Scarica la locandina in PDF

Convegno: Convenzione di Faro e comunità patrimoniali

La comunità patrimoniali stanno velocemente aumentando di numero in tutta Europa. A Venezia stanno anche sviluppando una consapevolezza sempre maggiore del ruolo propriamente politico che svolgono come strutture di cittdinanza attiva.

Scarica la locandina in PDF

PRIMA PAGINA

PROGRAMMA

Scarica la locandina in PDF

Faro Cratere

Logo FaroCratere 1Strategie di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale per la ricostruzione delle comunità danneggiate dal sisma nell’Italia centrale.

Faro Cratere è un’ipotesi di lavoro sull’implementazione della Convenzione di Faro nelle zone terremotate del centro Italia, in Marche Umbria e Lazio. Nasce come sezione territoriale dell’associazione Faro Venezia, a partire dal lavoro del suo socio fondatore Francesco Calzolaio, originario del maceratese, che ne è il coordinatore. Si sviluppa grazie al lavoro locale di due giovani universitarie, la laureanda Giulia Piccioni (Umbria) e la dottoranda Rachele Marconi (Marche), ed è aperto al contributo di cittadini, associazioni e istituzioni locali; sotto l’egida del Consiglio d’Europa ufficio di Venezia, che seguirà con interesse ed attenzione gli sviluppi dell’iniziativa.

IMMAGINE SISMA

Faro Cratere, tra l’altro, promuove delle passeggiate patrimoniali nei paesi colpiti dal sisma, con il duplice obiettivo di informare e sensibilizzare istituzioni e cittadinanza sugli sviluppi della Convenzione a livello italiano ed europeo e dare impulso a nuovi percorsi di gestione partecipata del patrimonio culturale materiale e immateriale.

La convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale attribuisce una responsabilità collettiva a cittadini ed istituzioni nella salvaguardia e gestione del patrimonio culturale. La convenzione indica due strumenti operativi principali: le passeggiate e le comunità patrimoniali. Mentre le prime hanno avuto anni di sperimentazioni in Italia ed in Europa, le seconde sono ancora tutte da scoprire.
Le passeggiate in corso di preparazione sono organizzate dalle associazioni Faro Cratere e Venti di Cultura, in collaborazione con l’Ufficio in Italia del Consiglio di Europa; saranno aperte al pubblico di cittadini previa iscrizione, data e termini d’iscrizione saranno comunicati al più presto.

foto 1 fontecchio

Le passeggiate patrimoniali saranno un itinerario attraverso alcuni borghi del cratere con testimoni della trasmissione e della valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e soprattutto immateriale. Passeggiate che serviranno a mostrare una delle tante applicazioni pratiche della Convenzione, nel momento in cui si sta formando una rete di comunità patrimoniali che cercano di contrastare l’effetto distruttivo del terremoto, non solo sui luighi ma anche sulle comunità che li animavano.
La Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale attribuisce una responsabilità collettiva a cittadini ed istituzioni nella salvaguardia e gestione del patrimonio culturale immateriale. Cittadini, associazioni e imprese sono considerati una risorsa per la valorizzazione del patrimonio in cui si identificano, sotto l’egida delle amministrazioni pubbliche che ne hanno la responsabilità istituzionale. Manufatti storici ed il loro valore d’uso sono indistricabili, vanno compresi e raccontati attraverso l’esperienza dei testimoni, eredi di tradizioni, mestieri, tecniche che danno senso a quei luoghi.

foto 2 fontecchio

In questo senso la passeggiata patrimoniale in alcuni comuni del cratere consiste in una sequenza di testimonianze degli attori di questa interpretazione, capaci di tenere assieme passione e cultura, arte e mercato, produzione e turismo, innovazione e tradizione. Una selezione purtroppo molto stringata dei tanti protagonisti che affrontano temi differenti.
Le aree colpite dal sisma giocano il loro futuro nella capacità di valorizzare il proprio patrimonio culturale, che molti già sperimentano, ancora in forma isolata e pionieristica. La passeggiata patrimoniale è anche un primo passo verso la costituzione di una comunità patrimoniale tra gli attori che vorranno parteciparvi, nello spirito della coesione competitiva e creativa che ha reso quei territori una rete di comunità, e che ne costituisce il genius loci.

Nei territori terremotati infatti è in crisi il senso d’identità stesso delle comunità delocalizzate. La ricostruzione com’era e dov’era impiegherà anni e, per evitare il rischio di realizzare gusci vuoti, occorre contemporaneamente avviare azioni che consentano alla comunità di preservarsi viva e tramandarsi, attraverso processi partecipati in applicazione della Convenzione di Faro. Nel caso delle comunità di cittadini delocalizzati dai propri patrimoni culturali a causa del terremoto, la Convenzione di Faro è uno strumento capace di saldare la distanza innaturale tra cittadini ed il loro patrimonio materiale ed immateriale, valorizzandolo per se stessi e per le generazioni future.

immagine fontecchio

Nel cratere bisogna in fretta sperimentare e mettere in pratica azioni specifiche, in attuazione della Convenzione, ed in collaborazione con il Consiglio D’Europa, che in particola modo consistano in:

  • Interviste a tappeto con gli anziani per registrare la narrazione del loro patrimonio culturale materiale ed immateriale;
  • Passeggiate Patrimoniali tematiche tra le rovine per i sopravvissuti (e non per i visitatori), al fine di comunicare il valore del patrimonio tra le generazioni;
  • Comunità Patrimoniali sui luoghi ed edifici che la comunità degli abitanti considerano più rappresentativi del loro patrimonio culturale, al fine di evidenziare strategie di salvaguardia e valorizzazione condivise;
  • realizzazione di un archivio digitale e materiale della storia privata e collettiva dei cittadini;
  • realizzazione di una “casa della memoria” come luogo fisico per raccogliere l’archivio, la cui costituzione segue le comunità nei luoghi temporanei e poi nei luoghi ricostruiti

English summary

Faro Convention and cataclysms. Note about the Earthquake in Center Italy and the possible role of the Faro Convention on the reconstruction of the local communities, presented to the European conference of Faro of stakeholders in Strasbourg 10 november 2016.

The terrible destruction of hundred of historical villages in the center of Italy is a deadly attach:

  • to a physical patrimony, unique heritage of the roman, medieval and renaissance
    civilizations,
  • to the sense of identity for the local communities, that are now deported in safe localities,
  • and to the European Spirit, being San Benedetto di Norcia the protector saint of the European Community itself.

The re-building of the physical patrimony is only a matter of time, having the italian Prime Minister affirmed that the money and the technologies are already in place.
But the value of the heritage for that society is really now in danger, because of the long lasting building works. The Faro Convention could play a crucial role in reducing the damage.

Actually the local communities are mostly deported, and recuperating the human dignity of a normal life, in a new sane but distant environment. But they risk to loose the value of the heritage and the sense of identity with their territories. They are dramatically weakened by the separation, both physical and temporal, with their heritage. They are complaining of having lost the houses but also the individual memories, the first will be rebuilt in a distant future, the second are only alive in their minds, but will not last endlessly.

We might foster experimental applications of the Faro Convention on the local community, enhancing the individual and collective memory of the immaterial and material heritage. I think the CoE might experiment a further application of Faro with this communities, reaching them in the new locations, and giving them tools to register and respect their sense of identity with their material and immaterial heritage.

I propose a tentative list of actions:

  • • interviews with the elderly to register their narrative on material/immaterial heritage;
  • • thematic heritage walks through the ruins, mostly for the survivors, in order to
    communicate and enhance the value of the heritage, the thematic might be art and crafts, religious symbols, local traditions, eccetera;
  • • forming heritages communities, around and about places and buildings that the
    inhabitants, from far, feel more rappresentative of their heritage;
  • • building a digital and material archive of the private and collective history of the citizens;
  • • building of a “cxasa della memoria” as physical place to collect the archive, immediately in the deported resort, and later in the rebuilt original village.
    This has not at first interfere with the process of rehabilitation, to avoid any political conflict. As known the financial and political means to realize such a project are possible to be found, if we might together enhance the necessity of it.

Francesco Calzolaio, Venezia/Macerata 6 novembre 2016.
Presidente Venti di Cultura e socio fondatore di Faro Venezia.

PASSEGGIATA PATRIMONIALE: Murano tra impresa e genius loci

La passeggiata

Murano tra impresa e genius loci: un itinerario attraverso il suo patrimonio culturale materiale e immateriale

Domenica 8 aprile 2018, dalle ore 14:45 alle ore 17:30
Per iscriversi alla passeggiata occorre inviare una email a: f.calzolaio@culturnet.net

Scarica la locandina in PDF

Itinerario:

1) 14:45: ritrovo: Murano colonna C, partenza da F.te Nove B 14:34 (linea 4.1) o 14:23 (4.2);

2) 15:00: Glass Art Society, Lino Tagliapietra: reti internazionali dell’arte vetraria;

3) 15:30: LU Murano, Fabio Fornasier: il racconto del mestiere di maestro vetraio;

4) 16:00: Murano Lab, Tiberio Scottafava: strategie di recupero urbano sostenibile;

5) 16:30: Ex Ospizio Briati, Simona Campedel: un progetto di residenze temporanee accessibili;

6) 17:00: Scuola Abate Zanetti, Martina Semenzato: l’insegnamento dell’arte vetraria.

Come arrivare
Vaporetti per F.te Nove da Murano Faro: 7:49/18:09 (linea 4.2)
o da Colonna A 17:42/18:02-17:41 (4.1).

In occasione del convegno sulla Convenzione di Faro e comunità patrimoniali che si terrà il 9 aprile a Cà Foscari (descritto in seguito)  verrà organizzata una passeggiata patrimoniale con cinque testimoni della trasmissione e della valorizzazione del patrimonio culturale di Murano, materiale e soprattutto immateriale. Una passeggiata che servirà a mostrare una delle tante applicazioni pratiche della Convenzione, nel momento in cui si sta formando una comunità patrimoniale che cerca di contrastare il turismo di massa con progetti di creazione di sviluppo locale economico e sociale a Murano.
La Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale attribuisce una responsabilità collettiva a cittadini ed istituzioni nella salvaguardia e gestione del patrimonio culturale immateriale. Cittadini, associazioni e imprese sono considerati una risorsa per la valorizzazione del patrimonio in cui si identificano, sotto l’egida delle amministrazioni pubbliche che ne hanno la responsabilità istituzionale. Manufatti storici ed il loro valore d’uso sono indistricabili, vanno compresi e raccontati attraverso l’esperienza dei testimoni, eredi di tradizioni, mestieri, tecniche che danno senso a quei luoghi.
In questo senso la passeggiata patrimoniale a Murano consiste in una sequenza di testimonianze degli attori di questa interpretazione, capaci di tenere assieme passione e cultura, arte e mercato, produzione e turismo, innovazione e tradizione. Una selezione purtroppo molto stringata dei tanti protagonisti che affrontano temi differenti, come le strategie di recupero edilizio ed urbano, e la trasmissione del mestiere di maestro vetraio al visitatore, a livello scolastico e nelle reti internazionali.
Murano gioca il suo futuro nella capacità di valorizzare il proprio patrimonio culturale, che molti già sperimentano, ancora in forma isolata e pionieristica. La passeggiata patrimoniale è anche un primo passo verso la costituzione di una comunità patrimoniale tra gli attori che vorranno parteciparvi, nello spirito di quella coesione competitiva e creativa che ha reso Murano una comunità capace di emergere a livello mondiale e che ne costituisce il genius loci.

La passeggiata è organizzata dalle associazioni Faro Venezia e Venti di Cultura, in collaborazione con l’Ufficio di Venezia del Consiglio di Europa; è aperta al pubblico di cittadini previa iscrizione, fino al raggiungimento del numero massimo di 40 partecipanti.

Per iscriversi alla passeggiata occorre inviare una email a f.calzolaio@culturnet.net.

La passeggita è la prima di tre inziative collegate. tra loro.
Le altre due si svolgeranno subito dopo.

La Festa di Faro

Seguirà la prima “Festa di Faro” con piccolo rinfresco, musica antica, spettacoli teatrali sul tema della laguna e delle impiraresse, organizzata dall’associazione Faro Venezia. Semptre domenica 8 aprile ma  dalle 18.30 alle 21,30, presso la ex Chiesa di San Leonardo, in rio terà San Leonardo a Cannaregio.

Per partecipare occorre prenotarsi inviando un’email all’organizzatrice:
Patrizia Vachino, mozuela18@gmail.com

Il convegno

Convenzione di Faro e Comunità Patrimoniali
Lunedì 9 aprile dalle ore 09:30 alle ore 17:30,
presso l’Aula Magna Ca’Dolfin, Venezia

Il convegno ha il duplice obiettivo di informare e sensibilizzare istituzioni e cittadinanza sugli sviluppi della Convenzione a livello italiano ed europeo e dare impulso al neo eletto Parlamento a proseguire i lavori volti a finalizzare il processo di ratifica.

Sulla festa e sul convegno pubblicheremo informazioni più dettaglite tra qualche giorno.

Scarica la locandina in PDF