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Festa di Faro

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In occasione del convegno sulla Convenzione di Faro e comunità patrimoniali che si terrà il 9 aprile a Ca’ Foscari e della Passeggiata Patrimoniale che si terrà l’8 aprile a Murano, l’Associazione Faro Venezia invita cittadini, associazioni, istituzioni alla prima “Festa Faro”. Una serata insieme per condividere Creatività e Saperi che sono parte del Patrimonio Culturale di Venezia.

Per partecipare chiediamo, gentilmente, di prenotare inviando un’email all’organizzatrice: Patrizia Vachino, mozuela18@gmail.com

Programma

Città d’Acqua
canti tradizionali, parole dette della Venezia Lagunare,
di e con Sandra Mangini

L’Acqua conserva memoria di ciò che le accade.
Se Venezia è ancora lì, un prodigio vivente davanti agli occhi meravigliati del mondo, è grazie al rapporto che i suoi abitanti hanno saputo costruire nel tempo con l’Acqua.
L’esistenza stessa della Laguna, frutto di questo rapporto delicato e attento, talvolta spietato ma nello stesso tempo generoso e vitale, testimonia l’intelligenza, l’abilità, la capacità delle persone di misurarsi con l’ambiente in cui vivono, nell’interesse reciproco – della Città e dell’Acqua, come in un binomio inscindibile – vincolati da un patto paritario e leale. Un rapporto in continua definizione, fluido, come la laguna stessa: né mare, né fiume, terra e acqua nello stesso tempo, regno naturale particolarissimo. E, ancora una volta, regno di una comunità umana sapiente, forte e amante della vita. Questo racconto è tratto dalle parole di Olimpia e Alba Turchetto e dell’amica Elda, raccolte da Cristina Bettin per la ricerca “Venezia, la memoria dell’Acqua” a cura della Società di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino di Venezia.

I balli di Gaetano Grossatesta

Ensemble della Scuola di Musica Antica di Venezia
Elena Ajani, Ilaria Sainato, danza
Serena Mancuso, violoncello barocco, Marco Rosa Salva, flauti dolci

La Biblioteca del Museo Correr di Venezia conserva un prezioso piccolo manoscritto contenente la partitura coreografica dei Balletti in occasione delle felicissime nozze di S. E. Loredana Duodo con S. E. Antonio Grimani, avvenute a Venezia nel 1726. È una importantissima, perché quasi unica, testimonianza delle danze in uso a Venezia nella prima metà del Settecento. Gaetano Grossatesta nacque a Modena attorno al 1700, fu ballerino, coreografo ed impresario nei più importanti teatri italiani dell’epoca. A Venezia, dal 1720, fu inventore e direttore dei balli nel teatro Grimani di San Samuele.

El ziogo de le perle de vero
Le Storie de Teresa
Valentina Confuorto, autrice e musicista
Lucia Santini ,attrice

Teresa è una muranese dal temperamento umorale, un’artigiana del vetro appassionata di storie di donne. Non si farà pregare per raccontare di Ermonia Vivarini, creatrice di immaginifiche navi di vetro soffiato, o di Marietta Barovier, geniale inventrice della perla”rosetta”

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Il nemico interno

Mi è arrivata da poco questa promozione da Booking.com.

venezia vegas

L’invito è diretto ad un ipotetico viaggiatore che non sa bene dove andare ed è incerto tra Venezia e Las Vegas. Evidentemente nell’immaginario del turismo di massa le due città sono più o meno la stessa cosa. Se ne facciano una ragione tutti coloro che pensano che si possa combattere il turismo di massa – e i danni che provoca – incentivando quello di qualità. Forse vent’anni fa si sarebbe potuto, ma non oggi.

Venezia è un fatto di esperienza diretta. Chi non ci vive non ha questa esperienza e non si rende conto neppure delle cose più ovvie; per esempio del fatto che si vive sull’acqua.

Così capita che l’autista del furgone del corriere telefoni chiedendo come si fa ad arrivare alla Giudecca e dove parcheggiare. Capita che gli ispettori delle poste vogliano negare l’autorizzazione ad operare per un nuovo ufficio perché non ha il garage per i motorini. Capita che i visitatori pensino che l’acqua alta sia una cosa divertente o che chiedano come si fa ad attraversare il “fiume” Canal Grande o che ammirino la vista sul “mare” che si gode a Piazza San Marco.

Non si tratta di banali ingenuità. Sono invece in azione potenti modelli culturali, cioè idee e atteggiamenti inconsapevoli, ma molto radicati,. Non modificabili facilmente; quasi quanto un codice genetico.

Così quando si parla di “valorizzare” Venezia (o un altro bene culturale qualsiasi) il significato di questa parole può essere opposto a seconda ci chi lo usa e senza che nessuno se ne accorga.

Capita anche che la stessa persona, animata dalla migliori intenzioni di valorizzazione della città nel rispetto della sua storia e modalità specifiche di qualità della vita, poi si lanci a proporre progetti che la trasformerebbero appunto in Las Vegas. Senza accorgersene.

Patrimonio intangibile e comunità patrimoniali

di: Adriano De Vita

La Convezione di Faro introduce molte novità in tema di valorizzazione del patrimonio, in particolare aprono molte prospettive i concetti di “patrimonio intangibile” e “comunità patrimoniali”. L’intangibile si riferisce al significato degli oggetti. Le cose in quanto tali sono del tutto prive di significato perché i significati vengono sempre attribuiti dalle persone.

Un mattone, ad esempio, assume significati diversi a seconda delle persone che lo considerano: per un muratore è materiale di costruzione, per un chimico è argilla cotta in forno, per un ladro è un mezzo per rompere una vetrina, per un archeologo può essere una testimonianza, ecc. La differenza tra un “mucchio di pietre” e “una cattedrale” è stabilità dalle persone, non è una proprietà dell’oggetto.

Una comunità può quindi essere intesa intesa come insieme di persone che attribuiscono gli stessi significati agli stessi oggetti o avvenimenti. Le comunità sono sempre comunità di “interpretanti”, cioè di produttori di significati.

Non si tratta di comunità forti come sono invece, per esempio, i monasteri, le sette, i clan, le comunità identitarie basate sull’affinità di sangue o sull’idea di patria-terra-madre. Nella società contemporanea, basata sull’individualismo e sulla tecnologia, comunità forti di questo tipo quasi non esistono più ed è un bene perché esse comportano perdita di identità e di responsabilità individuale a favore di quella collettiva. Nelle comunità forti l’obbedienza e il conformismo interno al gruppo prevalgono sull’etica, l’individuo non si considera più pienamente responsabile delle sue azioni, e questo è spesso alla base di di atteggiamenti razzisti, di intolleranza e violenza verso i non-membri del gruppo dei “noi”.

Le comunità patrimoniali sono invece comunità “deboli” , completamente integrate e partecipi della vita sociale più ampio di un paese, i cui membri si riconoscono sulla base di interessi e priorità comuni legate all’interesse per la propria storia, per i luoghi e le opera che la testimoniano, per il valore attributo alla cultura per la qualità della vita. Si tratta anche di comunità che attribuiscono grande valore al dialogo sociale e costruiscono identità collettive attraverso di esso.

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Video realizzato in occasione del workshop: A due anni dal Seminario “Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura”: punti fermi e rilanci”. A cura di: prof. Lauso Zagato Palazzo Malcanton Marcorà, Venezia, 2012