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Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia

Abbiamo avuto recentemente il piacere di avviare una collaborazione con L’ecomuseo di Cervia. Ecco un articolo che ci hanno inviato e che volentieri pubblichiamo.

ecomuseocerviaLa ricchezza di paesaggi che Cervia offre, le sue tradizioni, gli intrecci culturali che qui trovano comunione sono alla base dell’ Ecomuseo del Sale e del Mare. E’ in questa terra che l’acqua di mare si mescola a quella salmastra della salina ed è sempre qui che la tradizione millenaria del lavoro del salinaro si affianca al difficile mondo dei pescatori. Le culture di entrambe queste realtà si intrecciano e si rinnovano di anno in anno lasciando aperta una porta sul futuro ancora da scrivere. Su queste premesse l’Ecomuseo di Cervia intende divenire il mezzo principale di conservazione e valorizzazione delle culture e tradizioni locali, oltre alla salvaguardia dei propri variegati paesaggi. La scelta ricade sulla figura dei facilitatori ecomuseali, ossia persone di età diverse, provenienti da esperienze diverse ma pronte a mettersi in gioco per il bene della comunità.

ecomuse Cervia

Cervia conta su oltre trenta facilitatori formati pronti ad interagire con la comunità, ad assorbirne il patrimonio culturale e a rielaborarlo per farne argomenti sempre più attuali. Si è appena concluso il secondo corso di formazione volto a individuare gli strumenti più idonei a rappresentare il territorio. Tra questi le mappe di paesaggio, il mezzo più immediato per censire ogni paesaggio che andrà poi ad integrarsi in una immagine unica di mappa di comunità.
Proprio ai facilitatori la scelta di otto realtà da rappresentare che possano riassumere in otto argomenti centrali, l’identità della comunità e la rielaborazione modulata delle esperienze di vita del gruppo.

  1. I cortili del centro storico di Cervia. Il gruppo intende realizzare una mappa sonora.
  2. I villini di primo Novecento di Cervia e Milano Marittima. Si sta lavorando su una mappa digitale storica ed emotiva.
  3. Le pinete di Cervia e Milano Marittima. Non più una semplice mappatura della pineta ma una rilettura basata su storia, tradizioni e prodotti di pineta.
  4. Controllo delle acque e dei caselli del sale. Ormai è pronta una mappa cartacea di facile divulgazione.
  5. Antichi strumenti dei salinari. Dalle formelle in ceramica di romagna a semplici giochi da presentare ai più piccini.
  6. Itinerari religiosi e dello spirito. Realizzazione di una mappa digitale e cartacea da esprimersi tramite immagini e foto inedite.
  7. Il borgo marina e il difficile lavoro dei pescatori. Sono i pescatori, tramite le passeggiate Patrimoniali a presentare il loro mondo, dagli antichi metodi di pesca ai prodotti ittici che quotidianamente si trovano sui banchi.
  8. Piadina, sale ed enogastronomia di Cervia. La mappa diventa prodotto tangibile tramite una shopper a marchio ecomuseo con le infinite versioni della piadina romagnola.

Come ultimo strumento le Passeggiate Patrimoniali che a Cervia sono già diventate realtà e individuate tra le metodologie migliori per coinvolgere cittadini e ospiti temporanei in città, e naturalmente, mezzo straordinario e unico per far conoscere l’Ecomuseo del Sale e del Mare. I primi a concretizzarle sono i stati i nostri pescatori supportati ed aiutati dai facilitatori ecomuseali.

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E’ così che il 20 marzo scorso hanno accompagnato un gruppo di operatori turistici lungo la Via del Mare. Hanno mostrato loro un mondo umile, di fatica e di solitudine proprio di chi per giorni era costretto a vivere in mare lontano da tutto ed hanno anche mostrato le varie specie ittiche dell’Adriatico, illustrato antichi strumenti, hanno raccontato aneddoti e colorite storie di mare, aperto le porte delle loro case e dei luoghi di ritrovo.

La giornata ha funzionato come una sorta di “prova generale” della passeggiata già in calendario il 22 maggio 2016 in occasione della prima edizione di “Meine Romagna in Cervia”, giornata dedicata all’accoglienza degli ospiti tedeschi. Per un giorno l’intera costa romagnola ha aperto le porte a tutti gli amici provenienti da Germania ed Austria e l’Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia lo ha fatto alla grande grazie ad una serie di passeggiate che si sono susseguite per tutta la giornata per rivelare le eccellenze della città.

Oltre un centinaio di persone a piedi, in bicicletta ed in barca elettrica hanno potuto visitare gratuitamente l’oasi naturalistica della salina di Cervia, stazione sud del Parco del Delta del Po; la salina “Camillone” in compagnia di ex salinari che hanno rivelato i segreti del loro faticoso mestiere; il portocanale, dove insieme ai pescatori, hanno potuto vedere antichi sistemi di pesca e il pesce appena giunto al mercato; il centro storico, dove oltre ai monumenti, hanno potuto incontrare le realtà economiche locali che da tempo operano nel centro cittadino come i piadinari ed i piccoli esercenti che vendono tele stampate, miele, sale e altri prodotti tipici locali.

Non sono state trascurate le pinete secolari e la realtà della spiaggia attrezzata ad accogliere migliaia di turisti. Proprio il turismo balneare infatti, negli ultimi cento anni, ha cambiato i destini di Cervia: da città fabbrica chiusa e relegata alla produzione del sale a città balneare con lo guardo rivolto ad un turismo sempre più internazionale.

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Tarvisium Gioiosa

A Treviso ha iniziato ad operare una associazione, Tarvisium Gioiosa, che si propone di documentare e recuperane la bellezza nascosta sui muri della città, l’urbis picta, la città dipinta.

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Strana cosa questa invisibilità. Affreschi e decorazioni murali sono presenti da sempre e sono sotto gli occhi di tutti, anche speso molto deteriorati e in stato di abbandono. Ma tra il vedere e il guardare c’è differenza. Vedere è un atto meccanico dovuto al fatto di avere gli occhi aperti. Guardare è un atto intenzionale, che esprime interesse, motivazione, cultura. Per guardare bisogna essere “svegli”.

In questa breve intervista Nicoletta Biondo e Giampiero Presazzi, ci danno l’idea concreta delle motivazioni di Tarvisium Gioiosa e ci fanno guardare con altri occhi i muri della loro bellissima città.

Negli anni sessanta, l’epoca del boom edilizio, nessuno guardava perché si trattava di costruire e basta e gli edifici storici venivano percepiti come un ostacolo al progresso e al nuovo benessere. Questo modello culturale è ancora presente e forte, ma oggi è nata e si sta diffondano una sensibilità nuova, che valorizza la storia dei luoghi e la volontà dei cittadini di prendersene cura.

Questo sta avvenendo con modalità diverse a seconda si contesti locali. Nella presentazione delle attività di Tarvisium Gioiosa ho visto un evidente entusiasmo da parte dei dei cittadini, degli artisti e restauratori e dell’assessore alla cultura. Non è così a Venezia, dove spesso la volontà di “prendersi cura” e di partecipazione della cittadinanza si scontra con la consolidata abitudine delle istituzioni di prendere le decisioni rilevanti nelle segrete stanze, con rarissime eccezioni.

Arsenale aperto alla città – 25-26-27 aprile 2014

Clicca sull’immagine per vederla in alta risoluzioneArsenale Aperto 2014

Vedi/scarica il programma dettagliato in PDF

Dell’Arsenale di Venezia si sa poco. Fatta eccezione per chi lo studia e per chi fa parte delle associazioni che stanno facendo pressioni sempre maggiori restituirlo alla città, tutti gli altri ne sanno poco o nulla. Questo avviene per il banale motivo che l’Arsenale è semi-inaccessibile e chiuso a tutti per la maggior parte dell’anno. Stiamo parlando di un’area di circa circa 478.000 mq, più grande i Pompei o del Vaticano, che appare nelle geografia mentale – anche di molti veneziani – come “terra incognita”.

Queste tre giornate saranno di festa ma saranno anche una sorta di prova generale di apertura e riappropriazione collettiva di uno dei luoghi più significativi di Venezia

Il Forum Futuro Arsenale è la più estesa comunità patrimoniale veneziana. Riunisce circa 40 associazioni cittadine e ha avviato da tempo un dialogo sempre più pressante con il Comune di Venezia allo scopo di evitare ogni tipo di progettualità imposta a scatola chiusa e sta sperimentando attivamente forme innovative do co-progettazione e co-gestione degli spazi urbani.
https://www.facebook.com/groups/futuroarsenale/

Patrimonio intangibile e comunità patrimoniali

di: Adriano De Vita

La Convezione di Faro introduce molte novità in tema di valorizzazione del patrimonio, in particolare aprono molte prospettive i concetti di “patrimonio intangibile” e “comunità patrimoniali”. L’intangibile si riferisce al significato degli oggetti. Le cose in quanto tali sono del tutto prive di significato perché i significati vengono sempre attribuiti dalle persone.

Un mattone, ad esempio, assume significati diversi a seconda delle persone che lo considerano: per un muratore è materiale di costruzione, per un chimico è argilla cotta in forno, per un ladro è un mezzo per rompere una vetrina, per un archeologo può essere una testimonianza, ecc. La differenza tra un “mucchio di pietre” e “una cattedrale” è stabilità dalle persone, non è una proprietà dell’oggetto.

Una comunità può quindi essere intesa intesa come insieme di persone che attribuiscono gli stessi significati agli stessi oggetti o avvenimenti. Le comunità sono sempre comunità di “interpretanti”, cioè di produttori di significati.

Non si tratta di comunità forti come sono invece, per esempio, i monasteri, le sette, i clan, le comunità identitarie basate sull’affinità di sangue o sull’idea di patria-terra-madre. Nella società contemporanea, basata sull’individualismo e sulla tecnologia, comunità forti di questo tipo quasi non esistono più ed è un bene perché esse comportano perdita di identità e di responsabilità individuale a favore di quella collettiva. Nelle comunità forti l’obbedienza e il conformismo interno al gruppo prevalgono sull’etica, l’individuo non si considera più pienamente responsabile delle sue azioni, e questo è spesso alla base di di atteggiamenti razzisti, di intolleranza e violenza verso i non-membri del gruppo dei “noi”.

Le comunità patrimoniali sono invece comunità “deboli” , completamente integrate e partecipi della vita sociale più ampio di un paese, i cui membri si riconoscono sulla base di interessi e priorità comuni legate all’interesse per la propria storia, per i luoghi e le opera che la testimoniano, per il valore attributo alla cultura per la qualità della vita. Si tratta anche di comunità che attribuiscono grande valore al dialogo sociale e costruiscono identità collettive attraverso di esso.

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Video realizzato in occasione del workshop: A due anni dal Seminario “Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura”: punti fermi e rilanci”. A cura di: prof. Lauso Zagato Palazzo Malcanton Marcorà, Venezia, 2012