Archivi categoria: Uncategorized

Per un patrimonio europeo vivo, oggetto di dibattito e come responsabilità condivisa

Testo pubblicato nel volume II delledizione speciale di Cartaditalia dedicata al 2018, Anno europeo del Patrimonio Culturale con l’autorizzazione dell’editore.

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale – la cosiddetta Convenzione di Faro – è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 13 ottobre 2005 ed è entrata in vigore il primo giugno 2011. È stata ratificata da diciassette Stati membri e firmata da altri sei.

Il Piano d’Azione Faro è stato predisposto dal Consiglio d’Europa come meccanismo di monitoraggio della Convenzione quadro e mira a far comprendere la ricchezza e la novità dei suoi principi, a proporre percorsi di interpretazione adeguati alle attuali  sfide sociali, a introdurre punti di riferimento comuni e a creare meccanismi e strumenti che incoraggino le iniziative ispirate ai principi di Faro. Privilegia un approccio di tipo “ricerca azione” che punta a integrare i vari soggetti coinvolti e ad appoggiarsi sui risultati delle loro speci che esperienze. In questo contesto, la Rete della Convenzione di Faro riunisce su scala paneuropea esponenti della società civile, della pubblica amministrazione o rappresentanti eletti che, sotto l’egida del Consiglio d’Europa, si scambiano informazioni sulla fruizione del patrimonio culturale come fonte e risorsa delle azioni innovative che ciascuno di essi intraprendea livello locale in risposta alle molteplici crisi che ben conosciamo: crisi della rappresentanza politica, crisi del modello economico e crisi  della coesione sociale di fronte alle migrazioni. La Convenzione di Faro è il loro quadro di riferimento comune.

La rete è attualmente composta da una ventina di persone identicate dal Consiglio d’Europa come “mediatori” e “facilitatori” per la loro capacità di far cooperare localmente una serie di soggetti attorno a processi patrimoniali inclusivi e rispettosi della dignità di ciascuno. Come e perché una convenzione europea che non apporta “né gloria, né potere, né denaro” ha maggiore importanza a livello locale che a livello nazionale o europeo?

Se il patrimonio è il campo di sperimentazione comune di tali mediatori e facilitatori, è soprattutto perché lo interpretano in maniera diferente da come siamo comunemente indotti a percepirlo.

Il patrimonio è in primo luogo concepito come “argomento di dibattito” e non come un oggetto di consenso scolpito per sempre nel marmo. Per riprendere le parole di Gabi Dolf, conservatrice a Berlino, il patrimonio culturale possiede un “valore conflittuale” o Streitwert, un valore che richiama e crea il dibattito.

L’impiego del patrimonio può diventare oggetto di dibattito nel caso di una sopravvalutazione turistica o nel caso, ad esempio, di un riconoscimento o di un’interpretazione di un patrimonio legato a un regime totalitario. Il dibattito può nascere dal carattere “scomodo” di un determinato patrimonio – pensiamo agli edifici fascisti di Forlì, ex “città del Duce” e “medaglia d’argentodella Resistenza” – o dalla sua apparente “banalità”, come quella di certe fabbriche o condomini popolari di Marsiglia.

Il dibattito può anche scaturire da un patrimonio “classificato” la cui interpretazione dominante impedisce di prendere in considerazione e tramandare interpretazioni alternative. L’importanza passata e attuale dei Rom nella storia del villaggio rumeno di Viscri è mascherata, ad esempio, dal patrimonio d’epoca sassone. L’Arsenale viene soprattutto visto in relazione al suo ruolo ai tempi della Serenissima (ed è piuttosto dificile immaginare un futuro che ridimensioni il peso di questa visione), mentre vengono passati sotto silenzio o trascurati l’Arsenale industriale e l’Arsenale contemporaneo, che hanno tuttavia lasciato forti tracce nella vita della città e nell’architettura.

A Pilsen, Capitale europea della cultura nel 2015 promossa dalla Repubblica Ceca come “piccolo paradiso”, il processo patrimoniale denominato “Città nascosta” ed elaborato con il concorso degli abitanti ha fatto emergere in realtà la storia tumultuosa della cittadina negli anni della Seconda guerra mondiale e del periodo comunista. La questione del pluralismo delle “narrazioni” è uno dei tre assi di lavoro del Piano d’azione Faro. Lo sviluppo della conoscenza del patrimonio culturale facilita la coesistenza pacifica promuovendo la fiducia e la comprensione reciproca. La Convenzione di Faro invita gli Stati membri a “rispettare la diversità delle interpretazioni” e a stabilire dei “processi di conciliazione” per gestire equamente le situazioni in cui comunità diverse attribuiscono valori contraddittori allo stesso patrimonio culturale (articolo 7).

In secondo luogo il patrimonio è concepito come “vivo”: non è un “monumento” o un “oggetto” immutabile da salvaguardare per l’eternità in un museo o come sito. Il patrimonio culturale comprende “tutti gli aspetti dell’ambiente risultanti dall’interazione nel tempo tra le persone e i luoghi” (articolo 2 della Convenzione d i Faro). È a un tempo fonte e risorsa per l’educazione, per la creazione artistica, per lo sviluppo sostenibile
e per molte altre sfide enunciate nel capitolo 3 della Convenzione di Faro.

L’impiego del patrimonio nei processi patrimoniali come “bene comune visuto” è la seconda priorità del Piano d’azione Faro. La Convenzione sottolinea il valore e il potenziale del patrimonio culturale come “risorsa sia per lo sviluppo sostenibile sia per la qualità della vita in una società in costante evoluzione”.

Infine, il patrimonio è una “responsabilità condivisa”. Una responsabilità non è centralizzata, né privatizzata, ma consegue da un lavoro di cooperazione, “nel contesto dell’azione pubblica”, tra tutti coloro che gli attribuiscono un valore. Ciascuno ha la responsabilità di rispettare sia il patrimonio culturale degli altri sia il proprio. La Convenzione impegna gli Stati membri a sviluppare il contesto giuridico, finanziario e professionale che permetta l’azione congiunta di autorità pubbliche, esperti, proprietari, investitori, imprese, organizzazioni non governative e società civile (articolo 11).

Per i membri della Rete Faro ciò si traduce concretamente nell’afidamento di ruoli di responsabilità in ambito civile a organismi che coinvolgono tutte le parti in causa (utenti, investitori, dipendenti, fornitori etc.) e in ambito pubblico a “uffici di progetto” trasversali ai vari enti; ciò consente di prendere le distanze sia dall’approccio tradizionale del settore privato – troppo settoriale – sia dalla compartimentazione tipica della burocrazia.

La promozione della cooperazione – la terza priorità del Piano d’azione Faro – riguarda la capacità dei processi patrimoniali di mettere in questione e rifondare le modalità di collaborazione tra rappresentanti eletti, istituzioni pubbliche, società civile e cittadini.

Questa concezione del patrimonio come “bene comune visuto”, “oggetto di dibattito” e come “responsabilità condivisa” è resa possibile dal riconoscimento di un “diritto al patrimonio culturale”. Un diritto garantito a tutti, individui e collettività, di beneficiare del patrimonio culturale e di contribuire al suo arricchimento. I cittadini vengono considerati come “aventi diritto” e non più come semplici benficiari, utenti o consumatori.

Il riconoscimento del “diritto al patrimonio” costituisce, paradossalmente, un freno per gli Stati che temono con la propria ratifica di favorire il “comunitarismo” o di dover sostenere nuove spese per tutelare un patrimonio via via sempre più esteso.

L’iscrizione di tale diritto in una prospettiva europea e il rimando alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo crea comunque una cornice di riferimento e gli dà una connotazione precisa.

Come ogni diritto umano, anche quello al patrimonio è universale, indissolubile, interdipendente e intimamente legato a tutti gli altri. Non è quindi possibile favorire questo diritto culturale a scapito di quelli già vigenti.

La valorizzazione del patrimonio culturale non può, ad esempio, andare a detrimento del diritto a un’equa remunerazione e alla protezione sociale o a quello alla privacy, particolarmente difficile da tutelare nell’era di internet. Il diritto al patrimonio deve al contrario contribuire a raforzare gli altri come, ad esempio, il diritto alle ferie pagate  che in ambito europeo incoraggia il turismo sociale.

La Convenzione sottolinea che l’esercizio del diritto al patrimonio culturale può essere subordinato soltanto alle restrizioni indispensabili in una società democratica “per tutelare l’interesse pubblico, i diritti e le libertà altrui”. Ciò rafforza e legittima sia la responsabilità politica – garante di tutti i diritti – sia quella delle comunità patrimoniali che possono coadiuvare l’azione pubblica.

In vari “processi Faro” tale quadro viene adottato formalmente dai rappresentanti eletti in ambito locale e dalla società civile grazie a un’adesione simbolica ai principi della convenzione: firma del sindaco, voto del consiglio comunale, inserimento nello statuto. Il Piano d’azione Faro ha permesso di sperimentare nuove forme di cooperazione in città – quali Venezia o Marsiglia – in è particolarmente elevata la diffidenza dei cittadini nei confronti di chi è incaricato di rappresentarli.

L’iscrizione del patrimonio culturale in una prospettiva europea mira a favorire lo sviluppo di una società “pacifica e stabile, fondata sul rispetto dei diritti dell’uomo, la democrazia e lo Stato di diritto”; “gli ideali, i principi e i valori, derivati dall’esperienza ottenuta grazie al progresso e nei conflitti passati”, costituiscono un patrimonio comune che tutti le parti firmatarie si impegnano a rispettare (Articolo 3).

Le cooperazioni consentite dalla Convenzione quadro associano di fatto soggetti privati legati al settore del turismo sociale, movimenti che lottano per la salvaguardia dei beni comuni, associazioni di diffesa dell’habitat e attori pubblici impegnati localmente in azioni conformi ai principi europei o ad approcci di sviluppo sostenibile. Vari membri della Rete Faro mettevano già in pratica i principi di Faro prima ancora di conoscerli. Il Piano d’azione Faro rafforza le loro iniziative inserendole in un quadro di riferimento europeo di cooperazione tra pubblico e privato, che permette loro di acquisire una maggiore rilevanza politica (visione europea) e una maggiore dimensione collettiva (volontà di cooperazione).

L’amministrazione di Marsiglia, l’università e il Consiglio d’Europa hanno, ad esempio, sperimentato un progetto europeo di patrimonio integrato. Un posto di “conservatore del patrimonio” è stato messo a disposizione dalla città per rendere operativo un “servizio pubblico patrimoniale” a bene cio degli abitanti. Con il sostegno di questa figura e l’appoggio di soggetti esterni (artisti, architetti, docenti universitari, scrittori etc.), le associazioni, i privati cittadini e le imprese – riuniti in comunità patrimoniali – hanno svolto per una quindicina d’anni un importante lavoro di selezione, identicazione, interpretazione e presentazione del patrimonio culturale esistente. Questo lavoro “sotterraneo” ha portato a pubblicazioni, classificazioni, creazioni artistiche e nuovi impieghi del patrimonio “nel quadro dell’azione pubblica”.

Tale processo ha permesso, all’interno di quartieri percepiti come “svantaggiati”, la moltiplicazione di iniziative “Faro” in ambito turistico, sociale, culturale, urbano e artistico. Il Consiglio d’Europa ha ricavato da questa esperienza i primi “criteri di Faro” e i primi esempi di “buone pratiche”, che alimentano ancora oggi il Piano d’azione e vengono ripresi dagli altri membri della rete, come nel caso delle “passeggiatepatrimoniali” organizzate a Venezia a partire dal 2008.

Un esempio più recente del lavoro svolto da vari membri della Rete Faro è il lancio della piattaforma web di viaggio Les oiseaux de passage che da settembre 2018 consentirà di accedere a offerte di ospitalità e condivisione interculturale rispettose dei diritti umani. L’esperimento riunisce soggetti provenienti dai sindacati, dal mondo dell’istruzione popolare, dal turismo sociale, dall’open source, dalla cultura, dall’artigianato e dalle cooperative. La Convenzione di Faro viene coniugata con i principi cooperativi – un altro patrimonio europeo – per sperimentare una piattaforma web collaborativa incentrata sugli scambi “d’umano a umano“.

Prosper Wanner, juillet 2017

Faro Cratere

Logo FaroCratere 1Strategie di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale per la ricostruzione delle comunità danneggiate dal sisma nell’Italia centrale.

Faro Cratere è un’ipotesi di lavoro sull’implementazione della Convenzione di Faro nelle zone terremotate del centro Italia, in Marche Umbria e Lazio. Nasce come sezione territoriale dell’associazione Faro Venezia, a partire dal lavoro del suo socio fondatore Francesco Calzolaio, originario del maceratese, che ne è il coordinatore. Si sviluppa grazie al lavoro locale di due giovani universitarie, la laureanda Giulia Piccioni (Umbria) e la dottoranda Rachele Marconi (Marche), ed è aperto al contributo di cittadini, associazioni e istituzioni locali; sotto l’egida del Consiglio d’Europa ufficio di Venezia, che seguirà con interesse ed attenzione gli sviluppi dell’iniziativa.

IMMAGINE SISMA

Faro Cratere, tra l’altro, promuove delle passeggiate patrimoniali nei paesi colpiti dal sisma, con il duplice obiettivo di informare e sensibilizzare istituzioni e cittadinanza sugli sviluppi della Convenzione a livello italiano ed europeo e dare impulso a nuovi percorsi di gestione partecipata del patrimonio culturale materiale e immateriale.

La convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale attribuisce una responsabilità collettiva a cittadini ed istituzioni nella salvaguardia e gestione del patrimonio culturale. La convenzione indica due strumenti operativi principali: le passeggiate e le comunità patrimoniali. Mentre le prime hanno avuto anni di sperimentazioni in Italia ed in Europa, le seconde sono ancora tutte da scoprire.
Le passeggiate in corso di preparazione sono organizzate dalle associazioni Faro Cratere e Venti di Cultura, in collaborazione con l’Ufficio in Italia del Consiglio di Europa; saranno aperte al pubblico di cittadini previa iscrizione, data e termini d’iscrizione saranno comunicati al più presto.

foto 1 fontecchio

Le passeggiate patrimoniali saranno un itinerario attraverso alcuni borghi del cratere con testimoni della trasmissione e della valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e soprattutto immateriale. Passeggiate che serviranno a mostrare una delle tante applicazioni pratiche della Convenzione, nel momento in cui si sta formando una rete di comunità patrimoniali che cercano di contrastare l’effetto distruttivo del terremoto, non solo sui luighi ma anche sulle comunità che li animavano.
La Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale attribuisce una responsabilità collettiva a cittadini ed istituzioni nella salvaguardia e gestione del patrimonio culturale immateriale. Cittadini, associazioni e imprese sono considerati una risorsa per la valorizzazione del patrimonio in cui si identificano, sotto l’egida delle amministrazioni pubbliche che ne hanno la responsabilità istituzionale. Manufatti storici ed il loro valore d’uso sono indistricabili, vanno compresi e raccontati attraverso l’esperienza dei testimoni, eredi di tradizioni, mestieri, tecniche che danno senso a quei luoghi.

foto 2 fontecchio

In questo senso la passeggiata patrimoniale in alcuni comuni del cratere consiste in una sequenza di testimonianze degli attori di questa interpretazione, capaci di tenere assieme passione e cultura, arte e mercato, produzione e turismo, innovazione e tradizione. Una selezione purtroppo molto stringata dei tanti protagonisti che affrontano temi differenti.
Le aree colpite dal sisma giocano il loro futuro nella capacità di valorizzare il proprio patrimonio culturale, che molti già sperimentano, ancora in forma isolata e pionieristica. La passeggiata patrimoniale è anche un primo passo verso la costituzione di una comunità patrimoniale tra gli attori che vorranno parteciparvi, nello spirito della coesione competitiva e creativa che ha reso quei territori una rete di comunità, e che ne costituisce il genius loci.

Nei territori terremotati infatti è in crisi il senso d’identità stesso delle comunità delocalizzate. La ricostruzione com’era e dov’era impiegherà anni e, per evitare il rischio di realizzare gusci vuoti, occorre contemporaneamente avviare azioni che consentano alla comunità di preservarsi viva e tramandarsi, attraverso processi partecipati in applicazione della Convenzione di Faro. Nel caso delle comunità di cittadini delocalizzati dai propri patrimoni culturali a causa del terremoto, la Convenzione di Faro è uno strumento capace di saldare la distanza innaturale tra cittadini ed il loro patrimonio materiale ed immateriale, valorizzandolo per se stessi e per le generazioni future.

immagine fontecchio

Nel cratere bisogna in fretta sperimentare e mettere in pratica azioni specifiche, in attuazione della Convenzione, ed in collaborazione con il Consiglio D’Europa, che in particola modo consistano in:

  • Interviste a tappeto con gli anziani per registrare la narrazione del loro patrimonio culturale materiale ed immateriale;
  • Passeggiate Patrimoniali tematiche tra le rovine per i sopravvissuti (e non per i visitatori), al fine di comunicare il valore del patrimonio tra le generazioni;
  • Comunità Patrimoniali sui luoghi ed edifici che la comunità degli abitanti considerano più rappresentativi del loro patrimonio culturale, al fine di evidenziare strategie di salvaguardia e valorizzazione condivise;
  • realizzazione di un archivio digitale e materiale della storia privata e collettiva dei cittadini;
  • realizzazione di una “casa della memoria” come luogo fisico per raccogliere l’archivio, la cui costituzione segue le comunità nei luoghi temporanei e poi nei luoghi ricostruiti

English summary

Faro Convention and cataclysms. Note about the Earthquake in Center Italy and the possible role of the Faro Convention on the reconstruction of the local communities, presented to the European conference of Faro of stakeholders in Strasbourg 10 november 2016.

The terrible destruction of hundred of historical villages in the center of Italy is a deadly attach:

  • to a physical patrimony, unique heritage of the roman, medieval and renaissance
    civilizations,
  • to the sense of identity for the local communities, that are now deported in safe localities,
  • and to the European Spirit, being San Benedetto di Norcia the protector saint of the European Community itself.

The re-building of the physical patrimony is only a matter of time, having the italian Prime Minister affirmed that the money and the technologies are already in place.
But the value of the heritage for that society is really now in danger, because of the long lasting building works. The Faro Convention could play a crucial role in reducing the damage.

Actually the local communities are mostly deported, and recuperating the human dignity of a normal life, in a new sane but distant environment. But they risk to loose the value of the heritage and the sense of identity with their territories. They are dramatically weakened by the separation, both physical and temporal, with their heritage. They are complaining of having lost the houses but also the individual memories, the first will be rebuilt in a distant future, the second are only alive in their minds, but will not last endlessly.

We might foster experimental applications of the Faro Convention on the local community, enhancing the individual and collective memory of the immaterial and material heritage. I think the CoE might experiment a further application of Faro with this communities, reaching them in the new locations, and giving them tools to register and respect their sense of identity with their material and immaterial heritage.

I propose a tentative list of actions:

  • • interviews with the elderly to register their narrative on material/immaterial heritage;
  • • thematic heritage walks through the ruins, mostly for the survivors, in order to
    communicate and enhance the value of the heritage, the thematic might be art and crafts, religious symbols, local traditions, eccetera;
  • • forming heritages communities, around and about places and buildings that the
    inhabitants, from far, feel more rappresentative of their heritage;
  • • building a digital and material archive of the private and collective history of the citizens;
  • • building of a “cxasa della memoria” as physical place to collect the archive, immediately in the deported resort, and later in the rebuilt original village.
    This has not at first interfere with the process of rehabilitation, to avoid any political conflict. As known the financial and political means to realize such a project are possible to be found, if we might together enhance the necessity of it.

Francesco Calzolaio, Venezia/Macerata 6 novembre 2016.
Presidente Venti di Cultura e socio fondatore di Faro Venezia.

Cittadinanza attiva

Negli ultimi mesi le esperienze e le riflessioni attorno alle linee guida della Convenzione di Faro si sono sempre più intrecciate con qulle relative ai concetti di bene comune e di partecipazione civica alle decsioni politiche. Penso che questa sia una evoluzione necessaria perchè le comunità patrimoniali non hanno alcun peso reale nella gestione dei “oggetti” che curano se non assumono un ruolo istituizionale formalmente riconosciuto. L’esperienza marsigliese delle commissioni patrimoniali ha raccolto questa esigenza già da anni, ma non è l’unico modo possibile ed è preferibile ricercare soluzioni che tengano conto in modo adeguato dei contesti locali.  Quello che ormai è certo è che deve essere superata una concezione puramente ‘dopolavoristica” delle attività delle comunità patrimoniali: la cura del patrimionio culturale non è una attività che serve ad occupare il tempo libero in modo piacevole, è invece una attività che promuove la capacità delle persone di comprendere il mondo, di essere consapevoli di quello che fanno, di prendere decsioni con il massimo grado di libertà possibile.

L’incontro seguente, il 12 marzo, 17.30, alla Querini Stampalia, darà voce ad alcuni testimioni che hanno vissuto esperienze, diverse tra loro, ma tutte di notevole interesse per questi temi. Siete tutti invitati (è gradita l’iscrizione che si fa qui)

locandina in grande formato in PDF

locandina A3 bassa_Page_1

 

Un futuro florido per Ca’ Da Noal

Domani ci sarà l’ultimo incontro-conferenza, a Treviso, di un ciclo di tre che si sono svolte finora con un notevole successo. La gestione diretta del patrimonio culturale da parte dei gruppi di cittadinanza attiva è un tema che sta coinvolgendo sempre più persone e amministratori locali.

A Treviso si è avviato un dialogo tra comunità patrimoniale (Tarvisum Gioiosa) e amministrazione locale che si sta sviluppando ben. Non è così dappertutto e di certo a Venezia non è così, anzi. Ma proprio per questo ci fa piacere segnalare le situazioni locali che stanno funzionando. Questo non vuol dire che si risolvano facilmente i problemi economici, gestionali organizzativi che spesso sono molto consistenti. Ma si sta creando una cultura nuova nei rapporti tra amministrazione e cittadinanza. Non è poco.

 

Le conferenze organizzate da Tarvisium Gioiosa e la sua associazione no profit Gioiosa et Amorosa, Patrocinate da Comune di treviso, Provincia di Treviso e Consiglio d’Europa, dal titolo “Ca Da Noal, passato, presente e futuro” presentano contenuti appassionanti in materia di salvaguardia del patrimonio ed evidenziano azioni volte alla riqualificazione di Ca’Da Noal, museo civico di arte applicata.

Nell’insieme queste conferenze mirano ad avviare azioni concrete per la rinascita di Ca’ Da Noal. L’ex museo di Arte applicata, detto la casa dei trevigiani, da anni è chiuso al pubblico e contiene innumerevoli opere d’arte.

Lo stato di conservazione dell’edificio e dei beni contenuti non si addicono ad una società civile come quella in cui viviamo.

Gli sforzi di personaggi storici del passato , per la salvaguardia dei “tesori” cittadini e le moderne politiche in materia di gestione del Patrimonio culturale, discusse nelle precedenti conferenze, hanno posto le basi di un percorso complesso, ma rispettoso dell’eredità culturale del Museo. A partire da questo concetto, Venerdì continueremo ad arricchire valori etici e morali in materia di restauro e museologia.

Presenteremo in anteprima TREVISO APP GAME, una applicazione in realtà aumentata, che contribuirà a ridurre il cultural device attraverso percorsi ludico/culturali e la raccolta di fondi per il recupero del palazzo. Attendiamo le proposte dell’amministrazione trevigiana per un possibile progetto di riqualificazione pensato per Ca’ DA Noal.

Festeggeremo un anno di vita di Gioiosa et Amorosa, con un video e la presentazione del nuovo patto di collaborazione che abbiamo proposto all’Amministrazione Comunale Trevigiana. Ci impegnamo a portare in un luogo più consono alcune opere contenute nell’ex Museo, celebrando i “cittadini Attivi” ed il Patrimonio , in una giornata di festa collettiva.

Immaginiamo un futuro florido per Ca’ Da Noal, etico e ricco di vita. 

Programma

  • Il restauro biologico delle opere d’arte, sperimentazioni ed analisi che partono dal Veneto.
  • Nuove tendenze e filosofie in materia di conservazione nei musei, la Museologia Sociale. (*intervento/relatore da confermare)
  • Idee e proposte dell’Amministrazione Comunale Trevigiana per la rinascita di Palazzo Da Noal, ex museo di Arte Applicata.*
  • Tarvisium Gioiosa presenta i suoi progetti ed attività, festeggiando con la comunità il primo anno di vita della sua Associazione Gioiosa et Amorosa.
  • Relatori: Martina De Nardo, Alessia Prezioso, Elisa Bellato*, Amministratori Comune di Treviso*, Ermes Cellot .

Locandina completa in PDF

www.tarvisiumgioiosa.org

Trailer per: “Tessuti sotto el felze”

Breve trailer per: “Tessuti sotto el felze”, Venezia, 27 ottobre 2017.
La storia completa degli ‘intrecci’ tra la produzione di tessuti pregiati a Venezia, i decori delle gondole e gli abiti dei nobili e della servitù negli ultimi 500 anni si trova in una specifica lezione della la prof. Doretta Davanzo Poli, storica del tessuto, che si può vedere a questo link

——————————–

Oltre al puro fascino dei tessuti pregiati e dell’ambiente di lavoro della tessitoria Bevilacqua, alcune cose meritano di essere esplicitate perché sono queste che rendono questi tipi di attività “patrimonio culturale” in senso stretto.

I telai utilizzati sono del tipo Jacquard, cioè programmabili attraverso un ingegnoso sistema di schede perforate. Questo tipo di telaio si diffuse agli inizia dell’800 grazie ai perfezionamenti introdotti da Joseph-Marie Jacquard su modelli più antichi. Già nella seconda metà del ‘4o0 infatti l’italiano Giovanni il Calabrese (Jean Le Calabrais) aveva costruito un prototipo che suscitò l’interesse di Luigi XI e ora si trova nel nel museo delle arti e dei mestieri a Parigi

Questo telaio fa parte quindi della storia dell’informatica, non solo della tessitura, e anche della storia dell’organizzazione del lavoro e della nascita dell’industria moderna. La sua introduzione in Francia sollevò infatti forti protesta da parte dei tessitori di Lione che temevano – con molte buone ragioni – di restare disoccupati.

Una parte dei macchinari utilizzati è anche concettualmente più antica e in quanto essi sono facilmente riconoscibili nelle tavole dell’enciclopedia di Diderot e d’Alembert (1751-1780) dedicate alla tessitura.

E’ interessante poi il modello imprenditoriale attuale della tessitura. Questa infatti è una dell pochissime che, avendo rifiutato qualunque tipo di innovazione successiva al telaio Jacquard, ha invece innovato il suo modello di business che ora è del tutto post-moderno. Il valore dei prodotti infatti è un mix di valore estetico e culturale. Conta molto infatti per i clienti sapere il “come e da chi” sono stati prodotti i tessuti, che quindi non sono solamente oggetti, ma incorporano storia, cultura la ‘faccia’ del produttore.

In un certo senso la storia imprenditoriale di questa azienda (e delle altre dello stesso tipo) è paradossale: è nata come modello di innovazione tecnica e ha avviato la prima rivoluzione industriale. Poi è diventata radicalmente contraria all’innovazione tecnica. Infine è divenuta post-moderna in quanto vende più “significati” che prodotti.

Una altro paradosso è che oggi sia considerata un modello di attività artigianale proprio un’azienda che è il prototipo stesso dell’innovazione industriale.

————————————–
Links per approfondimenti

Il telaio Jaquard (‘800),
Il telaio programmabile che fa parte della storia dell’informatica, raccontato in un’intervista intervista con Alberto Bevilacqua – CEO Tessiture Luigi Bevilacqua dal 1875 a Venezia.

Il velluto soprarizzo
Intervista con Silvia Longo – tessitrice presso Bevilacqua in Venezia.

Le ottime foto di Blu Oscar:
http://bluoscar.blogspot.it/search?q=Tessitura+Luigi

Le tavole dell’Enciclopedia di Diderot e d’Alembert che illustrano le tecniche per la produzione di passamanerie e tessuti.

La storia completa degli ‘intrecci’ tra la produzione di tessuti pregiati a Venezia, i decori delle gondole e gli abiti di nobili e servitù. Intervista con Doretta Davanzo Poli, storica del tessuto.

————————————–

Testi e immagini: Doretta Davanzo Poli
Video: Adriano Devita
Grafica: immagini Michela Scibilia e Aadriano Devita
Grafica: Michela Sciblia
Musica: Vivaldi, Concerto per violoncello RV 423

Prodotto da El Felze
in collaborazione con Faro Venezia, Venezia, 2017

Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia
(CC BY-NC-SA 3.0 IT)
https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/it/

Tessuti sotto el felze

Tutta la storia della co-evoluzione dei tessuti pregiati prodotti e Venezia e dei lussuosi decori delle gondole dei quali sono protagonisti assoluti da 500 anni. Un video impegnativo e unico nel suo genere, da gustarsi con calma (40 minuti) con testi originali e materiali iconografici ricercati e selezionati con pazienza certosina dalla pro. Doretta Davanzo Poli, la nostra storica del tessuto o se preferite esperta de strasse.

Stoffe, tappeti e ricami preziosi su gondole e felzi (le ‘cabine’ delle gondole in uso per secoli). La mia conferenza sui materiali soffici, tessili, presenti da secoli su gondola e felze, va a completare la visita guidata da dr Alberto Bevilacqua alla storica tessitura Luigi Bevilacqua, che gestisce assieme al fratello avv. Rodolfo Bevilacqua.
Iniziando dall’origine dei termini di gondola (e poi di felze), l’excursus storico iconografico ottenuto con decine di immagini di dipinti di celebri artisti veneziani e stranieri, si completa con la descrizione degli arredi che arricchiscono tale preziosa e originale imbarcazione veneziana, rendendo comodo il viaggio di chi la sceglie come mezzo di trasporto. La lettura di frammenti di prosa e poesia , inframmezzata a tempo opportuno nel corso della panoramica storico-tecnico-artistica, rende suggestiva questa relazione , tanto da esserne stata richiesta le registrazione dal pubblico che per mancanza di spazio, non aveva potuto assistervi di persona.

Doretta Davanzo Poli.

 

Passeggiata Patrimoniale a Ca’ Da Noal (TV)

Dai nostri amici di Tarvisium Gioiosa segnaliamo:

Il prossimo sabato 23 Settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, il Movimento Tarvisium Gioiosa grazie alla sua Associazione Gioiosa et Amorosa, organizza una passeggiata patrimoniale sul tema “Ca’ Da Noal ed i modelli della conservazione storico artistica trevigiana. Passeggiata tra ricordi ed immagini”. Questa passeggiata assume, per noi del Movimento, un significato molto importante ; sia per la nostra partecipazione alle attività del Consiglio d’europa, sia per l’avvio di azioni che riguardano Palazzo Da Noal e la sua conservazione.

Alle pagine web del Consiglio d’Europa http://www.coe.int/it/web/venice/coming-events

e del Mibact
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1066523296.html

troverete l’elenco completo delle iniziative che tra Sabato 23 e Domenica 24 Settembre si estendono in tutta Italia.