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Un Cinema per Faro

Il 3 dicembre scorso abbiamo proiettato per la prima volta a Venezia una raccolta di documentari e cortometraggi, di diverso genere, nell’ambito di un incontro con la rete delle comunità patrimoniali europee che sostengono gli scopi della Convenzione di Faro.

Non avevamo mai avuto modo di riflettere prima in modo approfondito sulle varie possibilità di utilizzare il cinema per come strumento di valorizzazione dell’heritage. Danno tutti per scontato che i video e il cinema siano utili e offrano ampie possibilità per questo scopo. Ma non ci risultano riflessioni più accurate su quali siano in dettaglio queste possibilità.

Quello che è emerso subito nella fase di ricerca dei video adatti per questa prima selezione è la grandissima varietà di approcci e contenuti. Molto maggiore di quello che ci aspettavamo.

Questa varietà si manifesta su due piani chiaramente identificabili: quello del linguaggio cinematografico e quello dei contenuti.

Sul piano del linguaggio si va da realizzazioni sofisticate sia sul piano tecnico che estetico, da scuola di cinema (Il giro del musicante), all’approccio di tipo televisivo (Peoci in laguna) passando per la presentazione aziendale che sa unire lo scopo promozionale con contenuti informativi di notevole valore (Tessiture Luigi Bevilacqua).

Sul piano dei contenuti si va dall’allargamento del concetto di valorizzazione di un bene al campo poco praticato dello stimolo del pensiero estetico (Casabianca) alle intese testimonianza di chi ha subito lo unheimlich (il perturbante) di un terremoto.

In tutti i casi si va subito ben oltre il banale format del “promo” territoriale per le attrazioni turistiche locali. Il fare cinema, anche con mezzi poveri e tecniche amatoriali, si rivela subito come un potente strumento cognitivo che permette di produrre cultura in modo “attivante” ed efficace.

Questa prima rassegna ci ha aperto prospettive nuove, che non lasceremo cadere. Per il momento, ecco la rassegna, con i links per vedere i video, enjoy:

Adriano Devita
Casabianca
https://vimeo.com/339970917
Anna Martinatti and Reda Berrada tell us with simplicity and clarity the genesis of their site-specific installations inside an abandoned fortress in Lido of Venice, the Casabianca Battery (or Ca’Bianca) – Angelo Emo. Aesthetic thought is a school of freedom. It favors the processes of subjectivation that leads to the formation of free adults.

Valentina Confuorto
Nascostamente
https://vimeo.com/142934488
A choral fresco of the hidden vitality of Venice
Winner of the section “Work yesterday and today” of VideoConcorso Francesco Pasinetti 2013

Julian Civiero
Il giro del musicante
https://vimeo.com/265566271
In the film, Emilio’s words follow his footsteps through the narrow streets of Fontecchio as he tells of a way of life now gone, and of a melancholy both ancient and modern, set to the music of the band.

Federico Blumer
Peoci in laguna
https://www.youtube.com/watch?v=xUCPdCF9BgM&t=339s
From his videoblog “journey of discovery” Federico Blumer tells us about the complex organization required for a mussel farm. It is a true bio-industry based on sustainable balance in the lagoon environment.

This is Cervia’s Ecomuseum
https://www.youtube.com/watch?v=eiu1aic7Kjc&feature=youtu.be
The activities of the ecomunseo of Cervia and the story of “Trucolo”, one of the characters that are part of the historic identity of the place.

Alberto Bevilacqua
Tessiture Luigi Bevilacqua dal 1875 a Venezia
https://www.youtube.com/watch?v=Ee0OXmOo-2I
A company typically based on the exploitation of its own heritage. In addition to the charm of the fabrics produced here, the entire history of the textile industry can be reconstructed live, including the first example of computer programming “without a computer”.

Mattia Muccichini e Francesco Calzolaio
Impresa e genius loci
https://www.youtube.com/watch?v=lxY6P–41t4
In the earthquake-hit areas of Marche region, the sense of identity of the delocalized communities is in crisis. The heritage walks in the historical centers gave the word to the witnesses of the ancient crafts that animated them.

Prospettive per l’artgianato d’arte ed heritage

Il 21 settembre 2019 a Nove (VI) Città della ceramica, si è tenuta un interessante tavola rotonda promossa e organizzata dal’instancabile Giorgio Bordin, con il quale collaboriamo spesso, all’interno di un programma più ampio: Immagina. Arti e mestieri nel paesaggio veneto. Acqua e argilla itinerari: le eredità culturali. Tavola rotonda, mostra fotografica, pubblicazioni, rappresentazioni, incontri con artigiani, artisti ed autori. Con Lauso Zagato, Marta Tasso, Adriano Devita.

Ho colto l’occasione per riassumere brevemente alcuni punti qualificanti della nuova legge per l’artigianato della Regione Veneto e del suo programma operativo per i prossimi tre anni finanziato con 20.000.000 di euro.

Non tutti i temi elencati sono definitivi, a oggi, perché la commissione che deve definire importanti procedure operative è tuttora all’opera, ma l’impianto generale non cambierà.
Torneremo su questa legge perché è articolata e perché per la prima volta riconosce in modo esplicito e concreto un ruolo culturale ed educativo ad alcuni tipi di artigianato. Questo può avere un impatto rilevante su questo tipo di artigiani perché così si sottraggono ad una stratta logica d’impresa e assumono a pieno titolo un ruolo di operatori culturali.

Ma ecco il programma completo dell’incontro. Non un normale convegno come si vede, ma un ricco inseme di eventi che comprende performance di danza-poesia, una passeggiata patrimoniale, una mostra, una rassegna editoriale, un pranzo conviviale. Cultura e socialità assieme.

Batteria Casabianca – come bene comune?

Ma dopotutto che cos’è un bene comune? Tutti ne parlano ma nessuno sembra saperlo. Allora riprendiamo una definizione operativa. Quella che sembra oggi l’unica possibile:

Può essere bene comune ogni bene o risorsa che, per qualche ragione, noi decidiamo mediante una scelta collettiva di trattare come utilizzabile in modo condiviso e con accesso aperto.

Venerdì e sabato prossimo allora (1 e 2 febbraio 2018)nell’ala Dreyer del Palazzo del Cinema, Lido di Venzia, ci sarà un laboratorio pratico, concettuale e aperto sulla possibilità del ‘comune’ come pratica di gestione di un bene non-pubblico e non-privato,

Vedi/scarica la locandina e programma dettagliato

Programma dettagliato

Venerdi 1 febbraio

15.00 – 15,20
Registrazione e presentazione interattiva dei partecipanti

15.20-15.40
Presentazione progetto e del luogo
Una presentazione del percorso fatto fino ad ora che utilizzerà foto, video e progetti già redatti

ore 15.40-16.00
Albero delle idee e divisione in gruppi.
In questa fase sarà dato un post-it su cui scriveranno la loro idea per lo spazio che verrà collocato sull’albero delle idee. Le idee simili verranno raggruppate e le persone lavoreranno in gruppo su quell’aspetto del progetto.

16.00-17.30
Prima sessione Design Charrette: dalle idee al disegno, gruppi eterogenei di persone e tecnici lavoreranno per trovare la migliore alternativa possibile e restituire una visualizzazione

17.30-18.00
Elevator Pitch delle idee.
L’Elevator pitch è il discorso che un imprenditore farebbe ad un investitore se si trovasse per caso con lui in ascensore. L’imprenditore, quindi, si troverebbe costretto a descrivere sé e la propria attività sinteticamente, chiaramente ed efficacemente per convincere l’investitore ad investire su di lui, ma nei limiti di tempo imposti dalla corsa dell’ascensore (la letteratura specialistica al riguardo fissa tale limite a 5 minuti).

Sabato 2 febbraio

ore 10.00 -10.20
registrazione e presentazione partecipanti

10.20-10.30
dove siamo arrivati?
Riguardiamo l’albero delle idee e riprendiamo dal lavoro fatto

10.35-12.15
II Design Charrette mettiamo a punto i disegni e la loro realizzabilità.
Nel caso il gruppo avesse terminato il lavoro il giorno prima, potrà lavorare su un secondo aspetto del tutto, le persone sono libere di muoversi e cambiare il gruppo di appartenenza

12.15- 13.00
Plenaria restituzione delle idee e discussione
Il processo si conclude con una sessione plenaria in cui agli interventi di restituzione dei facilitatori si aggiungono i commenti dei singoli partecipanti a proposito delle scoperte fatte. Tutti rispondono alla domanda: quale modello di gestione e vision unitaria per la Ca’Bianca?

Il terzo spazio

Esiste un terzo spazio? Si può gestire come comune anche all’interno di un rapporto di ‘concessione’ (ci conedono una cosa che è già nostra) con un ente pubblico? Se si, con quali modalità di gestione. Come una qualsiasi società o associazione oppure vanno inventate modalità specifiche? Per usare le parole di Renato Quaglia, animatore dello straordinario FOQUS (Fondazione Quartieri Spagnoli) di Napoli:

“Le ragioni per stare insieme, come in un rapporto sentimentale, si devono costruire giorno per giorno, quindi si tratta di una comunità di soggetti che stanno partecipando a un progetto comune, vi partecipano economicamente nella possibilità che il progetto prosegua, ma nei suoi sviluppi decidono volta a volta che geometrie collaborative trovare”.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad una ripresa delle discussioni locali e nazionali sul beni comuni. Questo problema si ripresenta alla coscienza collettiva comune un fiume carsico, emerge, scompare, riemerge senza che si arrivi al passo avanti decisivo e cioè l’inserimento del costrutto legale “bene comune” nel nostro codice civile.

Vedremo se e come si svilupperà questa iniziativa, ma nel frattempo le comunità patrimoniali locali devono confrontarsi con necessità operative stringenti: come fare per gestire un bene patrimoniale rilevante come la Batteria Casabianca in forma ‘comune‘ cioè non appropriandosene ( trasformandolo così in bene privato) e neppure come gentile ma arbitraria concessione di un ente pubblico che lo custodisce (ma che di fatto agisce come se ne fosse il proprietario) ?

Come si gestisce? Che effetti ha la sua esistenza per la qualità della vita di un territorio?

Partecipate all’incontro e dite la vostra.

Ci si iscrive qui, su Eventbrite.
se venite iscrivetevi: ci fa comodo sapere in anticipo quanti saremo:

Contatti:
cell. 3470986606
batteriacabianca@gmail.com
FBook: batteria Ca’ Bianca

La batteria Casabianca vista dal drone

Ex Libris – come stanno gli artigiani?

A Venezia si parla spesso di artigianato come fatto culturale legato all’heritage dei luoghi o come fonte di creatività produttiva di eccellenza. Se ne parla, ma poi si abbandona a sé stesso e alle dinamiche di mercato che, in una città travolta dal turismo di massa, tende ad espellere le bottege a causa degli insostenibili affitti turistici nella sostanziale indifferenza della politica.  In questo incontro confronteremo esperienze reali in botteghe storiche e analizzaremo la nuova legge regionale del Veneto che sembra aprire per la prima volta qualche prospettiva reale per il nostro patrimonio, materiale e immateriale, di botteghe e maestri artigiani

Per cortesia, chi intende pertecipare si registri qui.

locandina IPG prima pagina

Scarica la locandina in PDF

Il progetto

EX LIBRIS è un progetto articolato che coinvolge cinque botteghe storiche di Venezia che si occupano di lavorazioni collegate al mondo della carta: produzione di carta a mano di qualità, editoria con tecniche tradizionali grafica creativa, serigrafia, incisioni, rilegatura, libri d’artista. Venezia vanta una lunghissima tradizione in questo settore: è la città in cui si è passati per la prima volta dalla pergamena alla carta nel 15°secolo e ha fondato un’industria per la produzione di carta nota in tutto il mondo antico. É anche la città in cui Aldo Manuzio ha inventato l’editoria moderna con una serie di geniali innovazioni, valide ancora oggi. In città inoltre ci sono biblioteche storiche che conservano testi antichi di grande interesse e con stampe o miniature preziose, dai quali i giovani artigiani possono realizzare nuove edizioni con le tecniche tradizionali. Venezia poi esercita una forte attrattiva per appassionati, collezionisti e clienti provenienti da tutto il mondo. Questo è un enorme valore per gli artigiani, che consente loro di attirare un clientela che si rinnova continuamente, senza necessità di muoversi dalla propria sede. Qui ci sono le condizioni perché queste lavorazioni possano venire efficacemente tramandate e valorizzate, favorendo quei tipi di innovazione che si basano sul valore storico e culturale dei prodotti e sulle nuove forme organizzative emergenti, come le reti d’impresa e i coworking. Il progetto ha offerto la possibilità a cinque allievi disoccupati e/o svantaggiati, di apprendere lavori artistici afferenti al mondo della carta, della stampa, della legatoria, allo scopo di fornire un proprio contributo attivo per il recupero e la valorizzazione di tali mestieri, in risposta al concreto rischio di perdita dell’immenso patrimonio di conoscenze, tecniche e tradizione che essi rappresentano.

L’ambiente di apprendimento

A tale scopo il progetto ha superato il tradizionale modello della formazione intesa come “corso in aula”, del tutto inadatto per lo sviluppo di capacità artigianali sofisticate, capacità creative di tipo estetico oltre che tecnico, atteggiamenti imprenditoriali, capacità di operare in reti complessi di attori a livello locale e globale. Abbiamo organizzato un ambiente di apprendimento complesso, ricco di stimoli ed occasioni diverse, nel quale i mastri artigiani e gli aspiranti allievi hanno cooperato, influenzandosi reciprocamente: sono stati realizzati tirocini in bottega, pillole formative, visite studio presso realtà di eccellenza per il settore anche all’estero, laboratori creativi collettivo, workshop tematici, project work per l’avvio di attività autonoma e in rete.

Il workshop di conclusione

Il workshop di conclusione ha l’obiettivo di informare il pubblico sui risultati del progetto EX LIBRIS, attraverso la presentazione delle esperienze dei protagonisti, nonché di stimolare una discussione sul valore aggiunto di iniziative che promuovano la valorizzazione e il recupero in chiave innovativa di antichi mestieri artigiani. Sarà anche l’occasione per una discussione approfondita sulla recentissima legge regionale per l’artigianato che introduce una serie di rilevanti innovazioni per il settore (LEGGE REGIONALE 08 ottobre 2018, n. 34 Norme per la tutela, lo sviluppo e la promozione dell’artigianato veneto).

Saranno poi organizzati, con la metodologia del World Cafè, alcuni tavoli tematici nei quali – prendendo spunto degli interventi nella prima parte dell’incontro – i partecipanti potranno discutere e proporre le loro idee su come sostenere questo tipo di attività artigianali, creando un ambiente locale incentivante e di supporto. In particolare saranno discusse le diverse modalità possibili per la realizzazione di spazi di coworking e reti di imprese per giovani artigiani, sulla base di un progetto concreto.+

 

Passeggiate a VISSO- oltre l’orrore del sisma

Chi ci segue sa che collaboriamo da qualche tempo con Faro-Cratere, l’associazione che sta agendo con creatività e coraggio per implementazione della Convenzione di Faro nelle zone terremotate del centro Italia, in Marche Umbria e Lazio.

Dopo varie vicissitudini e con molte diffcoltà ecco ol il programma delle passeggiate patrimoniali a Visso e San Ginesio.

Per quella di Visso:

Oltre l’orrore del sisma: la voce dei testimoni della vita quotidiana a Visso.

Un invito a venire ad ascoltarli domenica mattina, 7 ottobre.

Una sequenza di incontri nella zona rossa di Visso con i testimoni degli antichi mestieri che la animano e la animavano, nello spirito della Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa. Itinerario descritto nel programma allegato.

I manufatti storici ed il loro valore d’uso sono indistricabili, vanno compresi e raccontati attraverso l’esperienza degli eredi di tradizioni, mestieri e tecniche che danno senso a quei luoghi. Vi proponiamo un racconto plurale capace di tenere assieme passione e cultura, arte e mercato, produzione e turismo, innovazione e tradizione.

Ore 9.30:
Ritrovo al Largo Filippo Corridoni – Visso
Ore 10.00:
Enrico Franconi, appassionato di storia locale: dalle pietre al caffè Sibilla
Ore 10.30:
Elio Aureli, custode del museo: una vita per il museo
Ore 11.00:
Angelo e Giorgio Calabrò, macellai: la tradizione del norcino
Ore 11.30:
Marco e Roberto Scolastici, allevatore: transumanza e borghi montani
Ore 12.00:
Pietro Venanzoni, Vittorio Sansoni: falegnami, ebanisti e maestri d’ascia
Ore 12.30:
discussione, con i testimoni, le associazioni e le amministrazioni locali

Sono possibili alcuni cambiamenti negli interventi.
Portare calzature comode perché il percorso potrebbe essere accidentato.

La passeggiata è aperta al pubblico su prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni per entrambe le passeggiate scrivete a 
Francesco Calzolaio: f.calzolaio@culturnet.net

S’invita anche a diffondere il programma per il buon esito dell’iniziativa.
Grazie

—-
arch. Francesco Calzolaio
presidente associazione Venti di Cultura, coordinatore di Faro Venezia
membro ICOMOS, Faro Venezia, Europa Nostra EIHC Committee

Progetto ATENA

WORKSHOP di CONCLUSIONE
“La valorizzazione dei mestieri della tradizione nel contesto dell’Arsenale di Venezia”

Il pomeriggio del 21 giugno discuteremo di artigianato d’arte con alcuni giovani apprendisti che hanno appena concluso un articolato programma di tirocini in bottega. Ci saranno i loro maestri e altri testimoni e la prima di un video che tenta di mostrare l’esperienza di bottega.

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C’è una trappola molto comune quando si discute di artigianato di qualità: tutti sembrano convinti di sapere di che cosa stanno parlando anche se poi diventa presto evidente che le cosa non stanno esattamente così. Solo trovare il modo di distinguere la qualità dalla non-qualità in modo affidabile è un problema non da poco. Ma qualunque politica di supporto si voglia fare bisogna partire da qui e se questo non è chiaro si generano azioni inefficaci o anche controproducenti. Per non parlare del valore culturale. Tutti sono sempre d’accordo che questo valore ci sia, che sia alto e che vada valorizzato. Ottimo. Ma se chiedo in che cosa consista questo valore esattamente, beh… di solito è scena muta.
Peccato perché se io fossi un sindaco che decide di investire soldi pubblici in azioni di supporto all’artigianato di qualità devo essere in grado di motivare questa scelta in modo convincente. Molto convincente.

Siete tutti invitati.
Se venite, per cortesia registratevi qui
(dobbiamo sapere quanti sarete per ovvi motivi organizzativi)

VEDI / SCARICA LA LOCANDINA IN PDF

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Il progetto ATENA
Il progetto coinvolge FABBRI, CERAMISTI E VETRAI ovvero alcuni tra i mestieri antichi scelti per la loro valenza storica ed economica, in particolare per la città di Venezia. La motivazione alla base del progetto è quella di riuscire a tramandare e valorizzare in ottica innovativa questi mestieri mediante l’apporto di nuove leve, adeguatamente formate. Come è noto il ricambio generazionale per molti mestieri artigiani non è semplice: una delle finalità del progetto è creare le condizioni per favorire l’occupazione di persone disoccupate e/o svantaggiate che siano motivate ad apprendere questi lavori, allo scopo di poter dare un proprio contributo attivo per il recupero e la valorizzazione di tali mestieri antichi e tradizionali, in risposta al concreto rischio di perdita dell’immenso patrimonio di conoscenze e tecniche che essi rappresentano. Acquisire maestria è certamente una cosa complessa che richiede tempi lunghi: il percorso formativo previsto dal progetto non può risolvere questo problema, che è di ampia portata, ma ha permesso la realizzazione di un ambiente di apprendimento complesso e stimolante fatto di formazione in aula, tirocini, laboratorio creativo, visite di studio, workshop tematici, project work per l’avvio di attività autonoma.

Il video “FERRO,FUOCO, TERRA, VETRO”
Si tratta di un documentario “immersivo”, senza commenti parlati, con i rumori d’ambiente e brevi interventi dei protagonisti. Si vedranno i cinque tirocinanti e i loro tutor mentre realizzano una o più opere quasi in tempo reale. L’idea di base è filmare l’esperienza del lavoro in bottega, rendere conto dell’ambiente e delle persone che lo abitano. É una proiezione in anteprima che servirà anche come introduzione ai temi del world cafè.

I due temi proposti
Due relatrici introdurranno i temi che saranno oggetto della discussione nei tavoli del word cafè:

Stefania Giannici – Come si diventa artigiani: l’esperienza imprenditoriale
Stefania è una artista-artigiana che crea gioielli e oggetti di creatività sorprendente utilizzando prevalentemente la carta. Ha avviato da pochi anni Paperoowl, il suo laboratorio-negozio, in Calle Larga a Santa Croce. Prima faceva altre cose e ci racconterà, senza la retorica dell’essere impreditori-di-sé stessi, che cosa significa – in realtà – lavorare in modo autonomo, con le trasformazioni che ciò comporta anche sul piano personale.

Laura Ostan – Come si creano e combinano valore estetico e monetario di un oggetto.
Laura è una storica dell’arte che ha gestito per anni una galleria d’arte specializzata nella cura di artisti emergenti, la galleria Perelà a Castello. Ora è attiva specialmente come curatrice indipendente. Nel corso di queste esperienze il problema di come attribuire un valore economico alle opere nate per avere un valore estetico è stato sempre una costante. Questa questione tocca molto da vicino quegli artigiani che vendono oggetti più che servizi. Se lo fanno utilizzando i criteri ottocenteschi di attribuzione del valore (costo dei materiali e delle ore di lavoro) non potranno sopravvivere oggi perché si porrebbero in concorrenza con l’industria e sarebbero perdenti in partenza.

Il World Cafè
il World Cafè è’ un metodo di lavoro che consente di scambiare idee con altre persone che condividono l’interesse per uno stesso tema. Il metodo è nato dall’osservazione che, in occasione di convegni, conferenze, eventi pubblici, spesso le idee più interessanti vengono discusse nelle pause per il caffè. In pratica si tratta di organizzare piccoli gruppi di discussione nei quali i partecipanti discutono in modo rilassato e informale, si scambiano esperienze, intrecciano relazioni, sviluppano idee nuove attraverso il dialogo e il confronto reciproci.
Alla fine i risultati vengono riassunti e diffusi a tutti in sede plenaria.

Per registrasi:  https://atenaworkshop.eventbrite.it

Per informazioni:
Jane Da Mosto: info@weareherevenice@org – Cell. 3488954642
Martina Turchetto: info@ecipa.eu – tel. 041.928638

 

Esperienze di applicazione della Convenzione di Faro

Per un patrimonio europeo vivo, oggetto di dibattito e come responsabilità condivisa

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale – la cosiddetta Convenzione di Faro – è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 13 ottobre 2005 ed è entrata in vigore il primo giugno 2011. È stata ratificata da diciassette Stati membri e firmata da altri sei.

Il Piano d’Azione Faro è stato predisposto dal Consiglio d’Europa come meccanismo di monitoraggio della Convenzione quadro e mira a far comprendere la ricchezza e la novità dei suoi principi, a proporre percorsi di interpretazione adeguati alle attuali  sfide sociali, a introdurre punti di riferimento comuni e a creare meccanismi e strumenti che incoraggino le iniziative ispirate ai principi di Faro. Privilegia un approccio di tipo “ricerca azione” che punta a integrare i vari soggetti coinvolti e ad appoggiarsi sui risultati delle loro speci che esperienze. In questo contesto, la Rete della Convenzione di Faro riunisce su scala paneuropea esponenti della società civile, della pubblica amministrazione o rappresentanti eletti che, sotto l’egida del Consiglio d’Europa, si scambiano informazioni sulla fruizione del patrimonio culturale come fonte e risorsa delle azioni innovative che ciascuno di essi intraprendea livello locale in risposta alle molteplici crisi che ben conosciamo: crisi della rappresentanza politica, crisi del modello economico e crisi  della coesione sociale di fronte alle migrazioni. La Convenzione di Faro è il loro quadro di riferimento comune.

La rete è attualmente composta da una ventina di persone identicate dal Consiglio d’Europa come “mediatori” e “facilitatori” per la loro capacità di far cooperare localmente una serie di soggetti attorno a processi patrimoniali inclusivi e rispettosi della dignità di ciascuno. Come e perché una convenzione europea che non apporta “né gloria, né potere, né denaro” ha maggiore importanza a livello locale che a livello nazionale o europeo?

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Faro Cratere

Logo FaroCratere 1Strategie di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale per la ricostruzione delle comunità danneggiate dal sisma nell’Italia centrale.

Faro Cratere è un’ipotesi di lavoro sull’implementazione della Convenzione di Faro nelle zone terremotate del centro Italia, in Marche Umbria e Lazio. Nasce come sezione territoriale dell’associazione Faro Venezia, a partire dal lavoro del suo socio fondatore Francesco Calzolaio, originario del maceratese, che ne è il coordinatore. Si sviluppa grazie al lavoro locale di due giovani universitarie, la laureanda Giulia Piccioni (Umbria) e la dottoranda Rachele Marconi (Marche), ed è aperto al contributo di cittadini, associazioni e istituzioni locali; sotto l’egida del Consiglio d’Europa ufficio di Venezia, che seguirà con interesse ed attenzione gli sviluppi dell’iniziativa.

IMMAGINE SISMA

Faro Cratere, tra l’altro, promuove delle passeggiate patrimoniali nei paesi colpiti dal sisma, con il duplice obiettivo di informare e sensibilizzare istituzioni e cittadinanza sugli sviluppi della Convenzione a livello italiano ed europeo e dare impulso a nuovi percorsi di gestione partecipata del patrimonio culturale materiale e immateriale.

La convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale attribuisce una responsabilità collettiva a cittadini ed istituzioni nella salvaguardia e gestione del patrimonio culturale. La convenzione indica due strumenti operativi principali: le passeggiate e le comunità patrimoniali. Mentre le prime hanno avuto anni di sperimentazioni in Italia ed in Europa, le seconde sono ancora tutte da scoprire.
Le passeggiate in corso di preparazione sono organizzate dalle associazioni Faro Cratere e Venti di Cultura, in collaborazione con l’Ufficio in Italia del Consiglio di Europa; saranno aperte al pubblico di cittadini previa iscrizione, data e termini d’iscrizione saranno comunicati al più presto. Continua a leggere

Cittadinanza attiva

Negli ultimi mesi le esperienze e le riflessioni attorno alle linee guida della Convenzione di Faro si sono sempre più intrecciate con qulle relative ai concetti di bene comune e di partecipazione civica alle decsioni politiche. Penso che questa sia una evoluzione necessaria perchè le comunità patrimoniali non hanno alcun peso reale nella gestione dei “oggetti” che curano se non assumono un ruolo istituizionale formalmente riconosciuto. L’esperienza marsigliese delle commissioni patrimoniali ha raccolto questa esigenza già da anni, ma non è l’unico modo possibile ed è preferibile ricercare soluzioni che tengano conto in modo adeguato dei contesti locali.  Quello che ormai è certo è che deve essere superata una concezione puramente ‘dopolavoristica” delle attività delle comunità patrimoniali: la cura del patrimionio culturale non è una attività che serve ad occupare il tempo libero in modo piacevole, è invece una attività che promuove la capacità delle persone di comprendere il mondo, di essere consapevoli di quello che fanno, di prendere decsioni con il massimo grado di libertà possibile.

L’incontro seguente, il 12 marzo, 17.30, alla Querini Stampalia, darà voce ad alcuni testimioni che hanno vissuto esperienze, diverse tra loro, ma tutte di notevole interesse per questi temi. Siete tutti invitati (è gradita l’iscrizione che si fa qui)

locandina in grande formato in PDF

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Un futuro florido per Ca’ Da Noal

Domani ci sarà l’ultimo incontro-conferenza, a Treviso, di un ciclo di tre che si sono svolte finora con un notevole successo. La gestione diretta del patrimonio culturale da parte dei gruppi di cittadinanza attiva è un tema che sta coinvolgendo sempre più persone e amministratori locali.

A Treviso si è avviato un dialogo tra comunità patrimoniale (Tarvisum Gioiosa) e amministrazione locale che si sta sviluppando ben. Non è così dappertutto e di certo a Venezia non è così, anzi. Ma proprio per questo ci fa piacere segnalare le situazioni locali che stanno funzionando. Questo non vuol dire che si risolvano facilmente i problemi economici, gestionali organizzativi che spesso sono molto consistenti. Ma si sta creando una cultura nuova nei rapporti tra amministrazione e cittadinanza. Non è poco.

 

Le conferenze organizzate da Tarvisium Gioiosa e la sua associazione no profit Gioiosa et Amorosa, Patrocinate da Comune di treviso, Provincia di Treviso e Consiglio d’Europa, dal titolo “Ca Da Noal, passato, presente e futuro” presentano contenuti appassionanti in materia di salvaguardia del patrimonio ed evidenziano azioni volte alla riqualificazione di Ca’Da Noal, museo civico di arte applicata.

Nell’insieme queste conferenze mirano ad avviare azioni concrete per la rinascita di Ca’ Da Noal. L’ex museo di Arte applicata, detto la casa dei trevigiani, da anni è chiuso al pubblico e contiene innumerevoli opere d’arte.

Lo stato di conservazione dell’edificio e dei beni contenuti non si addicono ad una società civile come quella in cui viviamo.

Gli sforzi di personaggi storici del passato , per la salvaguardia dei “tesori” cittadini e le moderne politiche in materia di gestione del Patrimonio culturale, discusse nelle precedenti conferenze, hanno posto le basi di un percorso complesso, ma rispettoso dell’eredità culturale del Museo. A partire da questo concetto, Venerdì continueremo ad arricchire valori etici e morali in materia di restauro e museologia.

Presenteremo in anteprima TREVISO APP GAME, una applicazione in realtà aumentata, che contribuirà a ridurre il cultural device attraverso percorsi ludico/culturali e la raccolta di fondi per il recupero del palazzo. Attendiamo le proposte dell’amministrazione trevigiana per un possibile progetto di riqualificazione pensato per Ca’ DA Noal.

Festeggeremo un anno di vita di Gioiosa et Amorosa, con un video e la presentazione del nuovo patto di collaborazione che abbiamo proposto all’Amministrazione Comunale Trevigiana. Ci impegnamo a portare in un luogo più consono alcune opere contenute nell’ex Museo, celebrando i “cittadini Attivi” ed il Patrimonio , in una giornata di festa collettiva.

Immaginiamo un futuro florido per Ca’ Da Noal, etico e ricco di vita. 

Programma

  • Il restauro biologico delle opere d’arte, sperimentazioni ed analisi che partono dal Veneto.
  • Nuove tendenze e filosofie in materia di conservazione nei musei, la Museologia Sociale. (*intervento/relatore da confermare)
  • Idee e proposte dell’Amministrazione Comunale Trevigiana per la rinascita di Palazzo Da Noal, ex museo di Arte Applicata.*
  • Tarvisium Gioiosa presenta i suoi progetti ed attività, festeggiando con la comunità il primo anno di vita della sua Associazione Gioiosa et Amorosa.
  • Relatori: Martina De Nardo, Alessia Prezioso, Elisa Bellato*, Amministratori Comune di Treviso*, Ermes Cellot .

Locandina completa in PDF

www.tarvisiumgioiosa.org

Trailer per: “Tessuti sotto el felze”

Breve trailer per: “Tessuti sotto el felze”, Venezia, 27 ottobre 2017.
La storia completa degli ‘intrecci’ tra la produzione di tessuti pregiati a Venezia, i decori delle gondole e gli abiti dei nobili e della servitù negli ultimi 500 anni si trova in una specifica lezione della la prof. Doretta Davanzo Poli, storica del tessuto, che si può vedere a questo link

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Oltre al puro fascino dei tessuti pregiati e dell’ambiente di lavoro della tessitoria Bevilacqua, alcune cose meritano di essere esplicitate perché sono queste che rendono questi tipi di attività “patrimonio culturale” in senso stretto.

I telai utilizzati sono del tipo Jacquard, cioè programmabili attraverso un ingegnoso sistema di schede perforate. Questo tipo di telaio si diffuse agli inizia dell’800 grazie ai perfezionamenti introdotti da Joseph-Marie Jacquard su modelli più antichi. Già nella seconda metà del ‘4o0 infatti l’italiano Giovanni il Calabrese (Jean Le Calabrais) aveva costruito un prototipo che suscitò l’interesse di Luigi XI e ora si trova nel nel museo delle arti e dei mestieri a Parigi

Questo telaio fa parte quindi della storia dell’informatica, non solo della tessitura, e anche della storia dell’organizzazione del lavoro e della nascita dell’industria moderna. La sua introduzione in Francia sollevò infatti forti protesta da parte dei tessitori di Lione che temevano – con molte buone ragioni – di restare disoccupati.

Una parte dei macchinari utilizzati è anche concettualmente più antica e in quanto essi sono facilmente riconoscibili nelle tavole dell’enciclopedia di Diderot e d’Alembert (1751-1780) dedicate alla tessitura.

E’ interessante poi il modello imprenditoriale attuale della tessitura. Questa infatti è una dell pochissime che, avendo rifiutato qualunque tipo di innovazione successiva al telaio Jacquard, ha invece innovato il suo modello di business che ora è del tutto post-moderno. Il valore dei prodotti infatti è un mix di valore estetico e culturale. Conta molto infatti per i clienti sapere il “come e da chi” sono stati prodotti i tessuti, che quindi non sono solamente oggetti, ma incorporano storia, cultura la ‘faccia’ del produttore.

In un certo senso la storia imprenditoriale di questa azienda (e delle altre dello stesso tipo) è paradossale: è nata come modello di innovazione tecnica e ha avviato la prima rivoluzione industriale. Poi è diventata radicalmente contraria all’innovazione tecnica. Infine è divenuta post-moderna in quanto vende più “significati” che prodotti.

Una altro paradosso è che oggi sia considerata un modello di attività artigianale proprio un’azienda che è il prototipo stesso dell’innovazione industriale.

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Links per approfondimenti

Il telaio Jaquard (‘800),
Il telaio programmabile che fa parte della storia dell’informatica, raccontato in un’intervista intervista con Alberto Bevilacqua – CEO Tessiture Luigi Bevilacqua dal 1875 a Venezia.

Il velluto soprarizzo
Intervista con Silvia Longo – tessitrice presso Bevilacqua in Venezia.

Le ottime foto di Blu Oscar:
http://bluoscar.blogspot.it/search?q=Tessitura+Luigi

Le tavole dell’Enciclopedia di Diderot e d’Alembert che illustrano le tecniche per la produzione di passamanerie e tessuti.

La storia completa degli ‘intrecci’ tra la produzione di tessuti pregiati a Venezia, i decori delle gondole e gli abiti di nobili e servitù. Intervista con Doretta Davanzo Poli, storica del tessuto.

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Testi e immagini: Doretta Davanzo Poli
Video: Adriano Devita
Grafica: immagini Michela Scibilia e Aadriano Devita
Grafica: Michela Sciblia
Musica: Vivaldi, Concerto per violoncello RV 423

Prodotto da El Felze
in collaborazione con Faro Venezia, Venezia, 2017

Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia
(CC BY-NC-SA 3.0 IT)
https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/it/

Tessuti sotto el felze

Tutta la storia della co-evoluzione dei tessuti pregiati prodotti e Venezia e dei lussuosi decori delle gondole dei quali sono protagonisti assoluti da 500 anni. Un video impegnativo e unico nel suo genere, da gustarsi con calma (40 minuti) con testi originali e materiali iconografici ricercati e selezionati con pazienza certosina dalla pro. Doretta Davanzo Poli, la nostra storica del tessuto o se preferite esperta de strasse.

Stoffe, tappeti e ricami preziosi su gondole e felzi (le ‘cabine’ delle gondole in uso per secoli). La mia conferenza sui materiali soffici, tessili, presenti da secoli su gondola e felze, va a completare la visita guidata da dr Alberto Bevilacqua alla storica tessitura Luigi Bevilacqua, che gestisce assieme al fratello avv. Rodolfo Bevilacqua.
Iniziando dall’origine dei termini di gondola (e poi di felze), l’excursus storico iconografico ottenuto con decine di immagini di dipinti di celebri artisti veneziani e stranieri, si completa con la descrizione degli arredi che arricchiscono tale preziosa e originale imbarcazione veneziana, rendendo comodo il viaggio di chi la sceglie come mezzo di trasporto. La lettura di frammenti di prosa e poesia , inframmezzata a tempo opportuno nel corso della panoramica storico-tecnico-artistica, rende suggestiva questa relazione , tanto da esserne stata richiesta le registrazione dal pubblico che per mancanza di spazio, non aveva potuto assistervi di persona.

Doretta Davanzo Poli.

 

Passeggiata Patrimoniale a Ca’ Da Noal (TV)

Dai nostri amici di Tarvisium Gioiosa segnaliamo:

Il prossimo sabato 23 Settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, il Movimento Tarvisium Gioiosa grazie alla sua Associazione Gioiosa et Amorosa, organizza una passeggiata patrimoniale sul tema “Ca’ Da Noal ed i modelli della conservazione storico artistica trevigiana. Passeggiata tra ricordi ed immagini”. Questa passeggiata assume, per noi del Movimento, un significato molto importante ; sia per la nostra partecipazione alle attività del Consiglio d’europa, sia per l’avvio di azioni che riguardano Palazzo Da Noal e la sua conservazione.

Alle pagine web del Consiglio d’Europa http://www.coe.int/it/web/venice/coming-events

e del Mibact
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1066523296.html

troverete l’elenco completo delle iniziative che tra Sabato 23 e Domenica 24 Settembre si estendono in tutta Italia.

Artigianato, cultura e patrimonio intangibile

Parte prima…

Volevo scrivere una cosa sull’artigianato come cultura prima che attività produttiva, ma… mi sono accorto che non si capirebbe nulla senza chiarire che cosa sono ‘cultura’ e patrimonio intangibile’. Niente paura, non è un saggio accademico: qui qualcosa si capisce.

Insomma che cos’è questo patrimonio intangibile che la convenzione di Faro e altre richiamano in continuazione da alcuni anni? Verrebbe da pensare a qualche astruso tipo di denaro ‘bancario’ (circa il 90% del denaro circolante), che i clienti truffati dalle banche venete hanno imparato a conoscere bene.

Invece si tratta di cultura in senso stretto. La cultura è infatti tutta intangibile e anche in gran parte inconsapevole. Sto parlando della cultura in senso antropologico ovviamente, non di quella che consiste nel sapere tante cose per essere colti, e nemmeno della cultura come intrattenimento-spettacolo buona per riempire qualche noiosa domenica pomeriggio, magari per sfuggire ad un clima familiare non proprio entusiasmante.

La più bella e chiara definizione di questa cosa ci arriva dal fulminante inizio di un famoso discorso di David Foster Wallace (quello di “La scopa del sistema”):

«Ci sono questi due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?” e i due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: “Che diavolo è l’acqua?”»

Il problema della cultura – e quindi del patrimonio intangibile – è appunto questo: si tratta di divenire consapevoli della nostra ‘acqua’. Cosa non facilissima. Si tratta di scegliere che cosa pensare, essere consapevoli è questo, essere ‘svegli’ direbbero i saggi orientali.

Prendiamo per esempio la Basilica di San Marco. Con tutte quelle pietre pesa molto, al punto che ha fatto sprofondare il terreno e ora finisce sott’acqua ad ogni minima alta marea. Più patrimonio materiale di così si muore, sembrerebbe. Invece no. Se prendete sul serio quanto detto poco fa è chiaro che si tratta di patrimonio immateriale. Sono i significati che le attribuiamo che formano il suo valore culturale. Per apprezzarla dobbiamo sapere che cosa significa ‘Basilica’, chi era San Marco, che cosa ha fatto di bello. Poi anche che cosa vuol dire ‘San? Che esiste una cosa chiamata ‘Religione cristiana’ e anche che cos’è ‘Religione’.

Insomma senza l’insieme dei significati che formano la nostra acqua-cultura la Basilica di San Marco al massimo ci apparirebbe come un curioso insieme di pietre colorate, buone magari per decorare il giardino di casa.

Una cosa del genere è già successa in Sardegna con i Nuraghi sparsi dappertutto. Prima che arrivassero gli archeologi a stabilire che erano cose di valore culturale, a sopratutto prima che arrivassero i turisti a stabilire che si trattava di cose con un valore economico, i Nuraghi erano ‘pietre’ e basta. E i pastori locali, gente pratica, occupata a sopravvivere in un ambiente difficile, le usavano per costruire i muretti a secco utili per delimitare i loro pascoli. Il bello è che ora anche quei muretti a secco sono diventati patrimonio intangibile in quanto testimonianza di civiltà passate.

I Nuraghi e la Basilica di san Marco hanno un’altra cosa in comune: sono il frutto di lavoro artigiano, non di dell’opera di architetti e ingegneri. Questa capacità artigianale non parte da un sapere di tipo scientifico-astratto che poi si trasforma in tecnica esecutiva. Il sapere artigiano è un sapere che incorpora la teoria nella pratica. Inoltre è tradizionalmente animato da un forte estetico, è un sapere con anima.

Sono precisamente queste sue caratteristiche che lo identificano come patrimonio culturale intangibile: fusione tra teoria e pratica, senso estetico, non-distruttività. É chiaro che questo sapere artigianale ha i suoi limiti: non sarà mai possibile costruire un’astronave in questo modo. Ma neppure una bomba atomica. Questi limiti non sono così stretti; si possono fare cose egregie con il sapere artigianale; cose come la Basilica di San Marco o gli acquedotti romani (che avevano meno perdite di quelli moderni). Questi limiti definiscono la sfere dell’umano-non-distruttivo. Con il sapere artigianale non è possibile distruggere l’intero pianeta e annientare la specie umana. Con il sapere tecnico-scientifico invece si, e ci stiamo provando.

Fine delle premesse. Continua..

Ne parleremo venerdi 15 pomeriggio all’Arsenale,
siete inviati tutti , ma dovere registrarvi.

Programma dettagliato e registrazione qui:

https://atena.eventbrite.it

AdV

 

Giornate Europee del Patrimonio 2016

Una sintesi delle attività organizzate direttamente da noi o con le quali collaboriamo

Segreti e Armonie

sala-della-musica-finaleOrganizzata da Faro Venezia
Musica nella Venezia del Settecento. Accordi, luoghi, storie.
Sabato 24 settembre 2016
https://farovenezia.org/2016/09/07/segreti-e-armonie/

Tocco Legno

foto per locandinaOrganizzata da Faro Venezia
24 settembre 2016
Visita agli artigiani che trasformano un pezzo di legno in un pezzo unico
https://farovenezia.org/2016/09/06/tocco-legno/

l’Arsenale di Venezia

covar-ffa-arsenaleOrganizzata dal Forum Futuro Arsenale
25 sett. 2016 – per tutto il giorno
Giardino delle Vergini, Giardino Thetis, Bacini, Torre Porta Nuova
https://farovenezia.org/2016/09/18/passeggiata-larsenale-di-venezia-25-sett-2016/

Batteria ca’ Bianca – Forte EMO

Organizzata da In-Diversity Onlus
25 settembre (mattina)
Viste libere, viste guidate, incontro con testimoni
Un luogo centrale (e sconosciuto anche per i lidensi) al Lido di Venezia. Ci sarà una vista al forte e un incontro con testimoni. Dalle 10.00 alle 13.00. Le visite saranno attivate ogni volta che si formerà un piccolo gruppo di visitatori. Non serve prenotare, ma per informazioni si può contattare Alessandra, Progetto FORTINFEST: alesmanzini@gmail.com cell: 3470986606

su FaceBoook (evento)

MAPPA e descrizione del luogo – Locandina: clicca per ingrandire:

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Passeggiata: l’Arsenale di Venezia – 25 sett. 2016

covar-ffa-arsenale

LE GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2016:
L’ARSENALE DI VENEZIA

FFA – CoE, 25 settembre 2016

Passeggiata a numero chiuso, max 20 persone.
L’iniziativa è gratuita Prenotazioni:
cell: 3287260866 – mail: segreteria@futuroarsenale.org

Percorso

10.00 Punto di ritrovo in via Garibaldi, davanti al monumento.

10.30 Visita guidata al Giardino delle Vergini con illustrazione degli interventi nel giardino (testimone: La Biennale di Venezia).

12.00 Traghetto dall’Arsenale sud all’Arsenale nord, con il servizio navetta o con le imbarcazioni delle remiere o con il servizio navetta. Per chi lo desidera, giro della Darsena Grande in barca a remi.

12.30 Pranzo autogestito sulla banchina nord

14.00 Visita guidata ai tre Bacini di Carenaggio, testimoni: Forun Futura Arsenale e Consorzio Venezia Nuova.

15.00 Visita guidata al Giardino Thetis, testimone Thetis

16.00 Visita alla mostra ‘GangCity’ presso lo Spazio Thetis.

Prenota:

24/25 settembre 2016: 23 eventi per passeggiare in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.

locandina-passeggiate-patrimonialiIn occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2016 sul tema #Culturaèparticipazione, 23 eventi – mostre, passeggiate patrimoniale, visite – sono aperte alla cittadinenza su una proposta originale di Faro Venezia all’Ufficio del Consiglio d’Europa di Venezia.

In previsione di queste giornate, fine 2015, Faro Venezia ha proposto all’Ufficio del Consiglio d’Europa di Venezia di avviare un Corso di formazione alla creazione di passeggiate patrimoniali (ideazione, progettazione, realizzazione) aperti alla cittadinenza, ispirandosi dall’esperienza delle “Scuole degli Ospiti” di Marsiglia e Pilsen.

L’edizione #GEP2016, per iniziativa del Consiglio d’Europa, è dedicata al tema della partecipazione al patrimonio nella direzione tracciata sin dal 2005 dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, nota come Convenzione di Faro, di cui si auspica una prossima ratifica da parte del nostro Parlamento.

A Venezia numerosi cittadini  sono impegnati a fare vivere dei beni comuni che raccontano e mantengono una qualità e un quadro di vita unici: un edificio, una pratica sportiva o culturale, uno spazio pubblico, un sapere, ecc. Lo fanno perché questi beni comuni e le comunità che li mantengono vivi sono minacciati dallo spopolamento della città, da progetti immobiliari, dalla privatizzazione o dalla latitanza di strategie pubbliche o private indirizzate al bene per la comunità.

Faro Venezia ha proposto di organizzare, insieme ai cittadini veneziani,  una serie di Passeggiate patrimoniali per illustrare la vivacità, le problematiche e le speranze  delle Comunità patrimoniali veneziane impegnate nella difesa dei beni comuni basilari che rischiano l’oblio.

workshop Faro Giugno 2016

L’ufficio del Consiglio d’Europa a Venezia ha organizzato una seria di incontri invitando diverse realtà locale attive sulla Convenzione di Faro e due giornate di formazione sulle Passeggiate patrimoniale alle quale ha partecipato una ventinna di personne di Venezia e altre città d’Italia.

In fine, 23 eventi sono programmati a Venezia e in altre città d’Italia attive sulla Convenzione di Faro. Venezia accogliera due giorni prima un workshop internazionale sulla Convenzione di Faro con 12 paesi rappresentati.


Programma

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Come scompare e ricompare il territorio: Batteria Ca’ Bianca e Forte EMO

Sembra impossibile che un pezzo di territorio, spesso pregiato e centralissimo, possa scomparire completamente dalla coscienza degli abitanti. Spesso anche da quella di chi abita a pochi passi dal luogo scomparso. Guardate queste due foto. Si vede una verde collinetta proprio di fronte ad una delle spiagge libere del Lido di Venezia.

Batteria ca bianca

batteria ca bianca spiaggia

Non è una collinetta. Si tratta della Batteria Ca’ Bianca e del Forte Emo, un complesso fortificato ottocentesco utilizzato a scopi militari fino a circa vent’anni fa.É un luogo di pregio perché dal lato laguna ci sono anche una piccola darsena con una gru per le barche, un ampio giardino (quasi un parco), un gazebo in mattoni alcune costruzioni restaurabili con relativa facilità, un giardino pensile. Inoltre è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, in bicicletta e in auto.

Mappa EMO grande 4

E allora come mai questo luogo è scomparso?Perché è rimasto impigliato per molti anni nelle maglie della proprietà pubblica, in questo caso il demanio militare, che ha cessato di utilizzarlo e lo semplicemente “chiuso”. Infatti il forte non è tuttora accessibile alla cittadinanza se non in occasioni temporanee e particolari.

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Così si vede con la massima chiarezza le differenza che esiste tra un bene pubblico (di proprietà pubblica) e un bene comune. Nel primo caso spesso “pubblico “ si trasforma in “di nessuno” e così scompare, anche fisicamente.

Alcuni di questi beni potrebbero essere venduti a imprenditori privati con pro e contro a seconda dei casi, ma non tutti si prestano.

Nel caso della Batteria si apre ora la possibilità di trasformarla in qualcosa di “comune”. Che vuol dire di “tutti” e non di nessuno. Ma questi tutti che cosa se ne fanno? Già, perché assumersi responsabilità e oneri di gestione è una cosa che richiede idee, organizzazione, competenze, tempo di lavoro, risorse economiche.

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Così l’improvvisa scoperta di un luogo sconosciuto e pieno di fascino accende l’interesse di comitati, associazioni, comunità patrimoniali presenti. Ma agire come gruppi di pressione nei confronti di sindaci e assessori è una cosa, assumersi una responsabilità diretta di co-gestione è un’altra. Ci sono idee diverse, sono necessarie lunghe discussioni, non esiste un quadro legale e normativo che favorisca una pratica di gestione partecipata di un bene comune; anzi ci sono moltissimi ostacoli, a partire proprio dall’assenza del concetto di ‘bene comune’ nel nostro codice civile.

Però il semplice fatto di “aprire” un luogo al pubblico, anche per una sola giornata, ha messo in moto un processo di evoluzione sociale nel quale l’idea della co-gestione dei luoghi rilevanti per la qualità della vita ha piantato un seme tra la cittadinanza e ora seguirà la propria strada.

Tra plebe e cittadinanza c’è una notevole differenza.

Links:

Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia

Abbiamo avuto recentemente il piacere di avviare una collaborazione con L’ecomuseo di Cervia. Ecco un articolo che ci hanno inviato e che volentieri pubblichiamo.

ecomuseocerviaLa ricchezza di paesaggi che Cervia offre, le sue tradizioni, gli intrecci culturali che qui trovano comunione sono alla base dell’ Ecomuseo del Sale e del Mare. E’ in questa terra che l’acqua di mare si mescola a quella salmastra della salina ed è sempre qui che la tradizione millenaria del lavoro del salinaro si affianca al difficile mondo dei pescatori. Le culture di entrambe queste realtà si intrecciano e si rinnovano di anno in anno lasciando aperta una porta sul futuro ancora da scrivere. Su queste premesse l’Ecomuseo di Cervia intende divenire il mezzo principale di conservazione e valorizzazione delle culture e tradizioni locali, oltre alla salvaguardia dei propri variegati paesaggi. La scelta ricade sulla figura dei facilitatori ecomuseali, ossia persone di età diverse, provenienti da esperienze diverse ma pronte a mettersi in gioco per il bene della comunità.

ecomuse Cervia

Cervia conta su oltre trenta facilitatori formati pronti ad interagire con la comunità, ad assorbirne il patrimonio culturale e a rielaborarlo per farne argomenti sempre più attuali. Si è appena concluso il secondo corso di formazione volto a individuare gli strumenti più idonei a rappresentare il territorio. Tra questi le mappe di paesaggio, il mezzo più immediato per censire ogni paesaggio che andrà poi ad integrarsi in una immagine unica di mappa di comunità.
Proprio ai facilitatori la scelta di otto realtà da rappresentare che possano riassumere in otto argomenti centrali, l’identità della comunità e la rielaborazione modulata delle esperienze di vita del gruppo.

  1. I cortili del centro storico di Cervia. Il gruppo intende realizzare una mappa sonora.
  2. I villini di primo Novecento di Cervia e Milano Marittima. Si sta lavorando su una mappa digitale storica ed emotiva.
  3. Le pinete di Cervia e Milano Marittima. Non più una semplice mappatura della pineta ma una rilettura basata su storia, tradizioni e prodotti di pineta.
  4. Controllo delle acque e dei caselli del sale. Ormai è pronta una mappa cartacea di facile divulgazione.
  5. Antichi strumenti dei salinari. Dalle formelle in ceramica di romagna a semplici giochi da presentare ai più piccini.
  6. Itinerari religiosi e dello spirito. Realizzazione di una mappa digitale e cartacea da esprimersi tramite immagini e foto inedite.
  7. Il borgo marina e il difficile lavoro dei pescatori. Sono i pescatori, tramite le passeggiate Patrimoniali a presentare il loro mondo, dagli antichi metodi di pesca ai prodotti ittici che quotidianamente si trovano sui banchi.
  8. Piadina, sale ed enogastronomia di Cervia. La mappa diventa prodotto tangibile tramite una shopper a marchio ecomuseo con le infinite versioni della piadina romagnola.

Come ultimo strumento le Passeggiate Patrimoniali che a Cervia sono già diventate realtà e individuate tra le metodologie migliori per coinvolgere cittadini e ospiti temporanei in città, e naturalmente, mezzo straordinario e unico per far conoscere l’Ecomuseo del Sale e del Mare. I primi a concretizzarle sono i stati i nostri pescatori supportati ed aiutati dai facilitatori ecomuseali.

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E’ così che il 20 marzo scorso hanno accompagnato un gruppo di operatori turistici lungo la Via del Mare. Hanno mostrato loro un mondo umile, di fatica e di solitudine proprio di chi per giorni era costretto a vivere in mare lontano da tutto ed hanno anche mostrato le varie specie ittiche dell’Adriatico, illustrato antichi strumenti, hanno raccontato aneddoti e colorite storie di mare, aperto le porte delle loro case e dei luoghi di ritrovo.

La giornata ha funzionato come una sorta di “prova generale” della passeggiata già in calendario il 22 maggio 2016 in occasione della prima edizione di “Meine Romagna in Cervia”, giornata dedicata all’accoglienza degli ospiti tedeschi. Per un giorno l’intera costa romagnola ha aperto le porte a tutti gli amici provenienti da Germania ed Austria e l’Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia lo ha fatto alla grande grazie ad una serie di passeggiate che si sono susseguite per tutta la giornata per rivelare le eccellenze della città.

Oltre un centinaio di persone a piedi, in bicicletta ed in barca elettrica hanno potuto visitare gratuitamente l’oasi naturalistica della salina di Cervia, stazione sud del Parco del Delta del Po; la salina “Camillone” in compagnia di ex salinari che hanno rivelato i segreti del loro faticoso mestiere; il portocanale, dove insieme ai pescatori, hanno potuto vedere antichi sistemi di pesca e il pesce appena giunto al mercato; il centro storico, dove oltre ai monumenti, hanno potuto incontrare le realtà economiche locali che da tempo operano nel centro cittadino come i piadinari ed i piccoli esercenti che vendono tele stampate, miele, sale e altri prodotti tipici locali.

Non sono state trascurate le pinete secolari e la realtà della spiaggia attrezzata ad accogliere migliaia di turisti. Proprio il turismo balneare infatti, negli ultimi cento anni, ha cambiato i destini di Cervia: da città fabbrica chiusa e relegata alla produzione del sale a città balneare con lo guardo rivolto ad un turismo sempre più internazionale.

Links:

 

Passeggiata patrimoniale Faro Venezia: Tocco legno

Orologio Francesco Maniero_lowTocco legno, porta fortuna come toccare ferro?

O è solo scaramanzia?
In cerca della risposta, andiamo a scoprire a Venezia gli artigiani che il legno lo toccano, lo lavorano, lo trasformano in oggetti d’arte, con alterne fortune.

Riccardo Guaraldi fa il liutaio. A un pezzo di legno dà la forma di un oggetto bello che emette un suono armonico. E quella particolare lavorazione, la ricerca e la passione sono in ogni nota dello strumento, e della sua vita.

Saverio Pastor con il pezzo di legno ci naviga: da ogni lavorazione ne esce una forcola, l’oggetto di design per eccellenza, in cui ogni millimetro di ogni curvatura non è a caso bensì segue un’antica tradizione che arriva dalle origini delle acque.

Francesco Maniero ha trovato nel legno il suo tempo: di lavoro, passione e inventiva. Crea orologi da muro, ogni pezzo un’opera d’arte, ogni orologio unico nel suo genere. E le lancette segnano ogni volta il passaggio tra artigianato e arte.

Il percorso

PP Legno Mappa
Quando: SABATO 4 GIUGNO, dalle 14 alle 18.30
Dove:
Venezia, tra Castello, San Marco e Dorsoduro.
Appuntamento: ai piedi del monumento al Colleoni (di fronte alla Chiesa di San Giovanni e Paolo)

Prenotazione (obbligatoria):
Manuela 39.335.353265, oppure mail: mancdv@gmail.com, walter.fano@gmail.com
Organizzazione: Manuela Cattaneo della Volta, Walter Fano
Partecipazione: 22 persone max.

Appuntamento: ore 14.00 Ai piedi del monumento al Colleoni (di fronte alla Chiesa di San Giovanni e Paolo)

Costo: gratuito per gli Associati, 10 Euro per iscrizione all’Associazione (valida un anno).