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Passeggiata Patrimoniale a Ca’ Da Noal (TV)

Dai nostri amici di Tarvisium Gioiosa segnaliamo:

Il prossimo sabato 23 Settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, il Movimento Tarvisium Gioiosa grazie alla sua Associazione Gioiosa et Amorosa, organizza una passeggiata patrimoniale sul tema “Ca’ Da Noal ed i modelli della conservazione storico artistica trevigiana. Passeggiata tra ricordi ed immagini”. Questa passeggiata assume, per noi del Movimento, un significato molto importante ; sia per la nostra partecipazione alle attività del Consiglio d’europa, sia per l’avvio di azioni che riguardano Palazzo Da Noal e la sua conservazione.

Alle pagine web del Consiglio d’Europa http://www.coe.int/it/web/venice/coming-events

e del Mibact
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1066523296.html

troverete l’elenco completo delle iniziative che tra Sabato 23 e Domenica 24 Settembre si estendono in tutta Italia.

Artigianato, cultura e patrimonio intangibile

Parte prima…

Volevo scrivere una cosa sull’artigianato come cultura prima che attività produttiva, ma… mi sono accorto che non si capirebbe nulla senza chiarire che cosa sono ‘cultura’ e patrimonio intangibile’. Niente paura, non è un saggio accademico: qui qualcosa si capisce.

Insomma che cos’è questo patrimonio intangibile che la convenzione di Faro e altre richiamano in continuazione da alcuni anni? Verrebbe da pensare a qualche astruso tipo di denaro ‘bancario’ (circa il 90% del denaro circolante), che i clienti truffati dalle banche venete hanno imparato a conoscere bene.

Invece si tratta di cultura in senso stretto. La cultura è infatti tutta intangibile e anche in gran parte inconsapevole. Sto parlando della cultura in senso antropologico ovviamente, non di quella che consiste nel sapere tante cose per essere colti, e nemmeno della cultura come intrattenimento-spettacolo buona per riempire qualche noiosa domenica pomeriggio, magari per sfuggire ad un clima familiare non proprio entusiasmante.

La più bella e chiara definizione di questa cosa ci arriva dal fulminante inizio di un famoso discorso di David Foster Wallace (quello di “La scopa del sistema”):

«Ci sono questi due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?” e i due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: “Che diavolo è l’acqua?”»

Il problema della cultura – e quindi del patrimonio intangibile – è appunto questo: si tratta di divenire consapevoli della nostra ‘acqua’. Cosa non facilissima. Si tratta di scegliere che cosa pensare, essere consapevoli è questo, essere ‘svegli’ direbbero i saggi orientali.

Prendiamo per esempio la Basilica di San Marco. Con tutte quelle pietre pesa molto, al punto che ha fatto sprofondare il terreno e ora finisce sott’acqua ad ogni minima alta marea. Più patrimonio materiale di così si muore, sembrerebbe. Invece no. Se prendete sul serio quanto detto poco fa è chiaro che si tratta di patrimonio immateriale. Sono i significati che le attribuiamo che formano il suo valore culturale. Per apprezzarla dobbiamo sapere che cosa significa ‘Basilica’, chi era San Marco, che cosa ha fatto di bello. Poi anche che cosa vuol dire ‘San? Che esiste una cosa chiamata ‘Religione cristiana’ e anche che cos’è ‘Religione’.

Insomma senza l’insieme dei significati che formano la nostra acqua-cultura la Basilica di San Marco al massimo ci apparirebbe come un curioso insieme di pietre colorate, buone magari per decorare il giardino di casa.

Una cosa del genere è già successa in Sardegna con i Nuraghi sparsi dappertutto. Prima che arrivassero gli archeologi a stabilire che erano cose di valore culturale, a sopratutto prima che arrivassero i turisti a stabilire che si trattava di cose con un valore economico, i Nuraghi erano ‘pietre’ e basta. E i pastori locali, gente pratica, occupata a sopravvivere in un ambiente difficile, le usavano per costruire i muretti a secco utili per delimitare i loro pascoli. Il bello è che ora anche quei muretti a secco sono diventati patrimonio intangibile in quanto testimonianza di civiltà passate.

I Nuraghi e la Basilica di san Marco hanno un’altra cosa in comune: sono il frutto di lavoro artigiano, non di dell’opera di architetti e ingegneri. Questa capacità artigianale non parte da un sapere di tipo scientifico-astratto che poi si trasforma in tecnica esecutiva. Il sapere artigiano è un sapere che incorpora la teoria nella pratica. Inoltre è tradizionalmente animato da un forte estetico, è un sapere con anima.

Sono precisamente queste sue caratteristiche che lo identificano come patrimonio culturale intangibile: fusione tra teoria e pratica, senso estetico, non-distruttività. É chiaro che questo sapere artigianale ha i suoi limiti: non sarà mai possibile costruire un’astronave in questo modo. Ma neppure una bomba atomica. Questi limiti non sono così stretti; si possono fare cose egregie con il sapere artigianale; cose come la Basilica di San Marco o gli acquedotti romani (che avevano meno perdite di quelli moderni). Questi limiti definiscono la sfere dell’umano-non-distruttivo. Con il sapere artigianale non è possibile distruggere l’intero pianeta e annientare la specie umana. Con il sapere tecnico-scientifico invece si, e ci stiamo provando.

Fine delle premesse. Continua..

Ne parleremo venerdi 15 pomeriggio all’Arsenale,
siete inviati tutti , ma dovere registrarvi.

Programma dettagliato e registrazione qui:

https://atena.eventbrite.it

AdV

 

Giornate Europee del Patrimonio 2016

Una sintesi delle attività organizzate direttamente da noi o con le quali collaboriamo

Segreti e Armonie

sala-della-musica-finaleOrganizzata da Faro Venezia
Musica nella Venezia del Settecento. Accordi, luoghi, storie.
Sabato 24 settembre 2016
https://farovenezia.org/2016/09/07/segreti-e-armonie/

Tocco Legno

foto per locandinaOrganizzata da Faro Venezia
24 settembre 2016
Visita agli artigiani che trasformano un pezzo di legno in un pezzo unico
https://farovenezia.org/2016/09/06/tocco-legno/

l’Arsenale di Venezia

covar-ffa-arsenaleOrganizzata dal Forum Futuro Arsenale
25 sett. 2016 – per tutto il giorno
Giardino delle Vergini, Giardino Thetis, Bacini, Torre Porta Nuova
https://farovenezia.org/2016/09/18/passeggiata-larsenale-di-venezia-25-sett-2016/

Batteria ca’ Bianca – Forte EMO

Organizzata da In-Diversity Onlus
25 settembre (mattina)
Viste libere, viste guidate, incontro con testimoni
Un luogo centrale (e sconosciuto anche per i lidensi) al Lido di Venezia. Ci sarà una vista al forte e un incontro con testimoni. Dalle 10.00 alle 13.00. Le visite saranno attivate ogni volta che si formerà un piccolo gruppo di visitatori. Non serve prenotare, ma per informazioni si può contattare Alessandra, Progetto FORTINFEST: alesmanzini@gmail.com cell: 3470986606

su FaceBoook (evento)

MAPPA e descrizione del luogo – Locandina: clicca per ingrandire:

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Passeggiata: l’Arsenale di Venezia – 25 sett. 2016

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LE GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2016:
L’ARSENALE DI VENEZIA

FFA – CoE, 25 settembre 2016

Passeggiata a numero chiuso, max 20 persone.
L’iniziativa è gratuita Prenotazioni:
cell: 3287260866 – mail: segreteria@futuroarsenale.org

Percorso

10.00 Punto di ritrovo in via Garibaldi, davanti al monumento.

10.30 Visita guidata al Giardino delle Vergini con illustrazione degli interventi nel giardino (testimone: La Biennale di Venezia).

12.00 Traghetto dall’Arsenale sud all’Arsenale nord, con il servizio navetta o con le imbarcazioni delle remiere o con il servizio navetta. Per chi lo desidera, giro della Darsena Grande in barca a remi.

12.30 Pranzo autogestito sulla banchina nord

14.00 Visita guidata ai tre Bacini di Carenaggio, testimoni: Forun Futura Arsenale e Consorzio Venezia Nuova.

15.00 Visita guidata al Giardino Thetis, testimone Thetis

16.00 Visita alla mostra ‘GangCity’ presso lo Spazio Thetis.

Prenota:

24/25 settembre 2016: 23 eventi per passeggiare in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.

locandina-passeggiate-patrimonialiIn occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2016 sul tema #Culturaèparticipazione, 23 eventi – mostre, passeggiate patrimoniale, visite – sono aperte alla cittadinenza su una proposta originale di Faro Venezia all’Ufficio del Consiglio d’Europa di Venezia.

In previsione di queste giornate, fine 2015, Faro Venezia ha proposto all’Ufficio del Consiglio d’Europa di Venezia di avviare un Corso di formazione alla creazione di passeggiate patrimoniali (ideazione, progettazione, realizzazione) aperti alla cittadinenza, ispirandosi dall’esperienza delle “Scuole degli Ospiti” di Marsiglia e Pilsen.

L’edizione #GEP2016, per iniziativa del Consiglio d’Europa, è dedicata al tema della partecipazione al patrimonio nella direzione tracciata sin dal 2005 dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, nota come Convenzione di Faro, di cui si auspica una prossima ratifica da parte del nostro Parlamento.

A Venezia numerosi cittadini  sono impegnati a fare vivere dei beni comuni che raccontano e mantengono una qualità e un quadro di vita unici: un edificio, una pratica sportiva o culturale, uno spazio pubblico, un sapere, ecc. Lo fanno perché questi beni comuni e le comunità che li mantengono vivi sono minacciati dallo spopolamento della città, da progetti immobiliari, dalla privatizzazione o dalla latitanza di strategie pubbliche o private indirizzate al bene per la comunità.

Faro Venezia ha proposto di organizzare, insieme ai cittadini veneziani,  una serie di Passeggiate patrimoniali per illustrare la vivacità, le problematiche e le speranze  delle Comunità patrimoniali veneziane impegnate nella difesa dei beni comuni basilari che rischiano l’oblio.

workshop Faro Giugno 2016

L’ufficio del Consiglio d’Europa a Venezia ha organizzato una seria di incontri invitando diverse realtà locale attive sulla Convenzione di Faro e due giornate di formazione sulle Passeggiate patrimoniale alle quale ha partecipato una ventinna di personne di Venezia e altre città d’Italia.

In fine, 23 eventi sono programmati a Venezia e in altre città d’Italia attive sulla Convenzione di Faro. Venezia accogliera due giorni prima un workshop internazionale sulla Convenzione di Faro con 12 paesi rappresentati.


Programma

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Come scompare e ricompare il territorio: Batteria Ca’ Bianca e Forte EMO

Sembra impossibile che un pezzo di territorio, spesso pregiato e centralissimo, possa scomparire completamente dalla coscienza degli abitanti. Spesso anche da quella di chi abita a pochi passi dal luogo scomparso. Guardate queste due foto. Si vede una verde collinetta proprio di fronte ad una delle spiagge libere del Lido di Venezia.

Batteria ca bianca

batteria ca bianca spiaggia

Non è una collinetta. Si tratta della Batteria Ca’ Bianca e del Forte Emo, un complesso fortificato ottocentesco utilizzato a scopi militari fino a circa vent’anni fa.É un luogo di pregio perché dal lato laguna ci sono anche una piccola darsena con una gru per le barche, un ampio giardino (quasi un parco), un gazebo in mattoni alcune costruzioni restaurabili con relativa facilità, un giardino pensile. Inoltre è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, in bicicletta e in auto.

Mappa EMO grande 4

E allora come mai questo luogo è scomparso?Perché è rimasto impigliato per molti anni nelle maglie della proprietà pubblica, in questo caso il demanio militare, che ha cessato di utilizzarlo e lo semplicemente “chiuso”. Infatti il forte non è tuttora accessibile alla cittadinanza se non in occasioni temporanee e particolari.

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Così si vede con la massima chiarezza le differenza che esiste tra un bene pubblico (di proprietà pubblica) e un bene comune. Nel primo caso spesso “pubblico “ si trasforma in “di nessuno” e così scompare, anche fisicamente.

Alcuni di questi beni potrebbero essere venduti a imprenditori privati con pro e contro a seconda dei casi, ma non tutti si prestano.

Nel caso della Batteria si apre ora la possibilità di trasformarla in qualcosa di “comune”. Che vuol dire di “tutti” e non di nessuno. Ma questi tutti che cosa se ne fanno? Già, perché assumersi responsabilità e oneri di gestione è una cosa che richiede idee, organizzazione, competenze, tempo di lavoro, risorse economiche.

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Così l’improvvisa scoperta di un luogo sconosciuto e pieno di fascino accende l’interesse di comitati, associazioni, comunità patrimoniali presenti. Ma agire come gruppi di pressione nei confronti di sindaci e assessori è una cosa, assumersi una responsabilità diretta di co-gestione è un’altra. Ci sono idee diverse, sono necessarie lunghe discussioni, non esiste un quadro legale e normativo che favorisca una pratica di gestione partecipata di un bene comune; anzi ci sono moltissimi ostacoli, a partire proprio dall’assenza del concetto di ‘bene comune’ nel nostro codice civile.

Però il semplice fatto di “aprire” un luogo al pubblico, anche per una sola giornata, ha messo in moto un processo di evoluzione sociale nel quale l’idea della co-gestione dei luoghi rilevanti per la qualità della vita ha piantato un seme tra la cittadinanza e ora seguirà la propria strada.

Tra plebe e cittadinanza c’è una notevole differenza.

Links:

Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia

Abbiamo avuto recentemente il piacere di avviare una collaborazione con L’ecomuseo di Cervia. Ecco un articolo che ci hanno inviato e che volentieri pubblichiamo.

ecomuseocerviaLa ricchezza di paesaggi che Cervia offre, le sue tradizioni, gli intrecci culturali che qui trovano comunione sono alla base dell’ Ecomuseo del Sale e del Mare. E’ in questa terra che l’acqua di mare si mescola a quella salmastra della salina ed è sempre qui che la tradizione millenaria del lavoro del salinaro si affianca al difficile mondo dei pescatori. Le culture di entrambe queste realtà si intrecciano e si rinnovano di anno in anno lasciando aperta una porta sul futuro ancora da scrivere. Su queste premesse l’Ecomuseo di Cervia intende divenire il mezzo principale di conservazione e valorizzazione delle culture e tradizioni locali, oltre alla salvaguardia dei propri variegati paesaggi. La scelta ricade sulla figura dei facilitatori ecomuseali, ossia persone di età diverse, provenienti da esperienze diverse ma pronte a mettersi in gioco per il bene della comunità.

ecomuse Cervia

Cervia conta su oltre trenta facilitatori formati pronti ad interagire con la comunità, ad assorbirne il patrimonio culturale e a rielaborarlo per farne argomenti sempre più attuali. Si è appena concluso il secondo corso di formazione volto a individuare gli strumenti più idonei a rappresentare il territorio. Tra questi le mappe di paesaggio, il mezzo più immediato per censire ogni paesaggio che andrà poi ad integrarsi in una immagine unica di mappa di comunità.
Proprio ai facilitatori la scelta di otto realtà da rappresentare che possano riassumere in otto argomenti centrali, l’identità della comunità e la rielaborazione modulata delle esperienze di vita del gruppo.

  1. I cortili del centro storico di Cervia. Il gruppo intende realizzare una mappa sonora.
  2. I villini di primo Novecento di Cervia e Milano Marittima. Si sta lavorando su una mappa digitale storica ed emotiva.
  3. Le pinete di Cervia e Milano Marittima. Non più una semplice mappatura della pineta ma una rilettura basata su storia, tradizioni e prodotti di pineta.
  4. Controllo delle acque e dei caselli del sale. Ormai è pronta una mappa cartacea di facile divulgazione.
  5. Antichi strumenti dei salinari. Dalle formelle in ceramica di romagna a semplici giochi da presentare ai più piccini.
  6. Itinerari religiosi e dello spirito. Realizzazione di una mappa digitale e cartacea da esprimersi tramite immagini e foto inedite.
  7. Il borgo marina e il difficile lavoro dei pescatori. Sono i pescatori, tramite le passeggiate Patrimoniali a presentare il loro mondo, dagli antichi metodi di pesca ai prodotti ittici che quotidianamente si trovano sui banchi.
  8. Piadina, sale ed enogastronomia di Cervia. La mappa diventa prodotto tangibile tramite una shopper a marchio ecomuseo con le infinite versioni della piadina romagnola.

Come ultimo strumento le Passeggiate Patrimoniali che a Cervia sono già diventate realtà e individuate tra le metodologie migliori per coinvolgere cittadini e ospiti temporanei in città, e naturalmente, mezzo straordinario e unico per far conoscere l’Ecomuseo del Sale e del Mare. I primi a concretizzarle sono i stati i nostri pescatori supportati ed aiutati dai facilitatori ecomuseali.

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E’ così che il 20 marzo scorso hanno accompagnato un gruppo di operatori turistici lungo la Via del Mare. Hanno mostrato loro un mondo umile, di fatica e di solitudine proprio di chi per giorni era costretto a vivere in mare lontano da tutto ed hanno anche mostrato le varie specie ittiche dell’Adriatico, illustrato antichi strumenti, hanno raccontato aneddoti e colorite storie di mare, aperto le porte delle loro case e dei luoghi di ritrovo.

La giornata ha funzionato come una sorta di “prova generale” della passeggiata già in calendario il 22 maggio 2016 in occasione della prima edizione di “Meine Romagna in Cervia”, giornata dedicata all’accoglienza degli ospiti tedeschi. Per un giorno l’intera costa romagnola ha aperto le porte a tutti gli amici provenienti da Germania ed Austria e l’Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia lo ha fatto alla grande grazie ad una serie di passeggiate che si sono susseguite per tutta la giornata per rivelare le eccellenze della città.

Oltre un centinaio di persone a piedi, in bicicletta ed in barca elettrica hanno potuto visitare gratuitamente l’oasi naturalistica della salina di Cervia, stazione sud del Parco del Delta del Po; la salina “Camillone” in compagnia di ex salinari che hanno rivelato i segreti del loro faticoso mestiere; il portocanale, dove insieme ai pescatori, hanno potuto vedere antichi sistemi di pesca e il pesce appena giunto al mercato; il centro storico, dove oltre ai monumenti, hanno potuto incontrare le realtà economiche locali che da tempo operano nel centro cittadino come i piadinari ed i piccoli esercenti che vendono tele stampate, miele, sale e altri prodotti tipici locali.

Non sono state trascurate le pinete secolari e la realtà della spiaggia attrezzata ad accogliere migliaia di turisti. Proprio il turismo balneare infatti, negli ultimi cento anni, ha cambiato i destini di Cervia: da città fabbrica chiusa e relegata alla produzione del sale a città balneare con lo guardo rivolto ad un turismo sempre più internazionale.

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