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La ceramica artistica – passeggiata patrimoniale

SABATO 19 DICEMBRE 2015 NOVE (VI)

Il patrimonio immateriale (quasi) cristallizzato, la ceramica artistica tra archeologia industriale e museo. Comune di Nove (VI)

Ritrovo ore 10:00 presso Liceo Artistico De Fabris, Via Giove, 1, 36055 Nove (VI)
museo ceramica

1 – LICEO ARTISTICO “DE FABRIS” (via Giove 1, Nove)
Museo di ceramica artistica locale ed internazionale. In occasione sarà presentata da parte del gruppo di lavoro Le Vie dei Fiumi la proposta di Atelier Artistici per una narrazione dei Patrimoni Culturali connessi all’acqua.

2 – MULINO EX ANTONIBON BARETTONI (via Molini 7, Nove)
Fabbrica di ceramiche artistiche tuttora funzionante con una lunga e suggestiva storia. Il primo documento conosciuto che parli di un Antonibon in veste di ceramista data 3 Settembre 1685. In esso il Senato Veneziano conferma a lui e ad altri due soci il possesso di molini “per pestar sassi e macinar colori per le pignatte”.
Una quarantina d’anni dopo il figlio di costui, Giovan Battista, presso il palazzo paterno di Nove, diede inizio ad una vera e propria dinastia di ceramisti che seppe sviluppare e mantenere una produzione di elevatissimo pregio, tanto che nel 1732 la Repubblica Veneta concesse importanti privilegi. Successivamente la fabbrica fu premiata con numerosi riconoscimenti internazionali. Nel 1907 la fabbrica diventa di proprietà di Lodovico Barettoni, avvocato di Schio, a cui successe il figlio Guglielmo, ingegnere chimico, e successivamente il figlio di costui Lodovico che con la sua famiglia ne detiene oggi la proprietà.

In occasione sarà presentata la proposta dell’Ing. Chiuppani per “parchi lineari lungo il Brenta”

3 – MUSEO CIVICO DELLA CERAMICA DI NOVE
La volontà di creare un Museo Civico a Nove fu resa esplicita fin dalla metà del secolo XX. Da quell’epoca, infatti, i novesi iniziarono a formare una collezione di ceramiche di pregio per costituire una prima raccolta museale all’interno dell’edificio ottocentesco, sede della Scuola di Disegno poi Regia Scuola d’Arte e quindi Scuola d’Arte di secondo grado, fatto erigere secondo la volontà testamentaria di un generoso mecenate, lo scultore Giuseppe De Fabris.
Nel 1983 fu varato il primo atto istituzionale di fondazione del Museo Civico della Ceramica, che fu inaugurato nell’aprile del 1995.
La ricca collezione del Museo Civico fornisce ampia documentazione sulla varietà di stili, decori e materiali adottati nella produzione delle manifatture novesi, bassanesi e del territorio vicentino a partire dal Seicento fino ai nostri giorni . L’equilibrata suddivisione per epoche delle donazioni offre una visione piuttosto ampia della produzione fino ai maggiori artisti viventi. Sono inoltre esposte ceramiche di Venezia, Treviso, Este, o esemplari di altre regioni (Toscana, Lombardia, Trentino, Liguria) e dall’estero (Germania, Francia e Olanda).
Sono così rappresentati tutti i più importanti tipi ceramici utilizzati nel Veneto: terrecotte, cristalline, maioliche, porcellane, terraglie, semirefrattari e grès.
Nella sezione di opere contemporanee spicca per importanza il prezioso nucleo di ceramiche, circa trecento pezzi premiati ai vari Concorsi del Salone Internazionale della Ceramica dal 1949 al 1975, concesso in deposito permanente dalla Fiera di Vicenza. Sono opere di artisti italiani e stranieri, taluni divenuti nel frattempo celebri, o di docenti e studenti di Scuole e Istituti d’Arte.

4 – MULINO PESTASASSI “BACCIN CECCHETTO STRINGA”
Reperto di archeologia industriale, il più antico e funzionante mulino ad acqua d’Europa. Costruito nel 1638, nel camino esterno compare la data di fine costruzione, fu acquisito nel 1965 dalla famiglia Stringa, attuale proprietaria, che ne ha curato il restauro e la valorizzazione, nel 2004 il Mulino Pestasassi è stato votato tra “I Luoghi del Cuore” del FAI.

mappa

A seguire pranzo conviviale presso l’Antica Osteria al Viale con il seguente menù (16 euro a persona):

Primo: Pasticcio al Radicchio
Secondo: Lonza alla Birra Rossa, Contorni
Acqua, Vino, Caffè

Contatti e prenotazioni:
vie.dei.fiumi@gmail.com
Mob. 340 8301839

Progetto e organizzazioe per “Le Vie dei Fiumi”:
Giorgio Bordin e Marta Tasso

In collaborazione con:
CESTUDIR, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali Università Ca’ Foscari, Venezia; Dipartimento di Management, Università Ca’ Foscari, Venezia; Scuola Grande Arciconfraternita di San Rocco, Venezia; Comune di Nove; Arti della Rappresentazione
Associazione Nove Terra di Ceramica; Associazione Faro Venezia; Associazione Bochaleri (VE)

La stampa: passato e futuro

ex librisFaro Venezia propone una nuova passeggiata patrimoniale Martedì 24 novembre 2015 per scoprire i tesori veneziani in tema di stampa: dai primi incunaboli conservati a Venezia, all’archivio dei fogli a stampa più antichi, fino ad arrivare a quella che sembra “fantascienza” della stampa 3D e raggiungere la stampa innovativa che con la grafica accattivante rivitalizza l’editoria.

 

1 – 14.15
INCONTRO Campo dei Frari: archivio di Stato: visita alle sale monumentali dei depositi
2 – 15.15
Biblioteca ebraica, il Signor Luzzatto Voghera ci aprirà le sue porte
3 – 16.30
Tolentini: Paolo Vernier ci mostrerà il laboratorio di stampa 3D
4 – 17.30
Libreria Bruno, Giacomo Covacich ci racconta come la nuova grafica e la qualità di stampa rendono vitale l’editoria
18.30
Termine della passeggiata.

mappa passeggiata STAMPA FINALE

Si raccomandano scarpe comode e puntualità.
La passeggiata è gratuita MA si richiede l’iscrizione di 7 euro all’Associazione Faro Venezia. I minorenni sono associati gratuitamente.
E’ richiesta la prenotazione.
Per motivi organizzativi la passeggiata è aperta a 25 persone al massimo.
Per info o prenotazioni: Manuela Cattaneo della Volta: mancdv@gmail.com
http://www.farovenezia.org

La libreria Marco Polo in Venezia

Claudio Moretti ci racconta la storia della sua libreria e delle scelte che sono state fatte per riuscire a vivere e ingrandirsi. Le piccole librerie indipendenti sono un punto prezioso di cultura aggregazione sociale, ma moltissime sono state chiuse, schiacciate dalla concorrenza delle grandi strutture di editoria-distribuzione-vendita che controllano il mercato in Italia in modo quasi monopolistico.

Ma si può fare e questa è la storia:

  • Le origini e i primi anni come libreria di viaggi
  • Le trasformazioni del mercato e le scelte attuali
  • La scelta di privilegiare i piccoli editori
  • La presenza dei cataloghi completi e il conto vendita
  • Organizzare la distribuzione in proprio
  • …. con barche a remi

Realizzato da Faro Venezia
nell’ambito della Passeggiata Patrimoniale “Visto di stampi”
realizzata il 10 ottobre 2015, Venezia

In collaborazione con:

Video di:
Adriano De Vita

L’Arsenale di Venezia e il ferro forgiato

Nell’Arsenale di Venezia esistono tre grandi Tese (capannoni) che nell’800 erano utilizzate per per la lavorazione del ferro per le costruzioni navali. In una di queste tese ci sono le forge originali che sono state volutamente distrutte in anni recenti per motivi tutti da chiarire. Ora una delle più grandi e attive comunità patrimoniali veneziane, il Forum Futuro Arsenale, ha elaborato un progetto di recupero funzionale delle forge in modo da farne un centro di metallurgia storica in grado operare nei campi del restauro, della produzione, della formazione e delle produzioni artistiche.

Il 26 aprile 2015 abbiamo approfittato di due giorni di apertura straordinaria delle tese per intervistare Alessandro Ervas, uno dei più noti e attenti fabbri veneziani. Nel video Alessandro ci illustra il motivi che stanno alla base del progetto e il significato di questo luogo unico al mondo.

Su progetto di recupero delle forge e dell’intero Arsenale si veda qui:

 

 

Che cos’è una Passeggiata Patrimoniale

Uno scambio di mail che chiarisce la specificità delle passeggiate, in riferimento alla passeggiata “Artigiani” del 24 gennaio a Venezia  altre informazioni qui Di Marta Tasso – 31 gennaio 2015 Buongiorno a tutti amici e frequentatori di questo gruppo. Dopo un po’ di esitazione avrei piacere di condividere con voi alcune considerazioni, non alte disquisizioni accademiche in questo caso bensì uno stream of consciousness sincero. Sono Marta, una quasi-donna che si sta avventurando in un mondo adulto che richiede di essere osservato con occhi critici e curiosi. Ho partecipato alle iniziative dello scorso weekend “Followgondola.eu” sia per dovere che per interesse e…… che dire? Sabato abbiamo passeggiato e conosciuto luoghi di Venezia stupendi come la Fonderia Valese e le botteghe di forcolai e di artigianato artistico. Lunedì uno dei relatori al seminario all’incubatore ex-herion alla Giudecca durante una chiacchiera mi ha chiesto “ma secondo lei è possibile individuare una metodologia per le passeggiate patrimoniali?” Si? Sicuramente si possono individuare e fissare degli obiettivi a cui bisogna tendere e fornire delle indicazioni di massima ma chissà quanto sia opportuno “impacchettare” tali promenade? Riguardo la passeggiata patrimoniale di sabato aleggiava la perplessità di un filo conduttore poco marcato, tuttavia –per quanto mi riguarda – a conclusione della mattinata ho tirato le fila, sbrogliato le matasse di pensieri e le perplessità raccolti qua e là. Tale processo lo ritengo particolarmente gratificante e profondo, un’elaborazione personale sicuramente più fruttuosa che ricevere delle informazioni molto strutturate. La Convenzione di Faro, strumento “democratico” che vuole lasciare spazio all’iniziativa personale e valorizzare le diverse interpretazioni della storia, potrebbe quindi includere anche una condivisione emotiva della storia? Quale risulta essere il metodo migliore per stimolare una presa di coscienza della società? Parlare e confrontarsi riguardo condizioni e prospettive di chi abita, vive e lavora in un territorio favorisce scambi fruttuosi di idee e ragionamenti, se poi ci si aggiunge anche l’empatia.. percepire l’emozione con cui Pietro Russo racconta la genesi della sua opera “vaso che si vede ma non c’è” mi ha permesso di cogliere quanta tenacia sia necessaria per sviluppare dei progetti culturali validi. Ascoltare ed essere toccata dalle problematiche che affliggono la serigrafia artistica Fallani e dallo sfogo sincero (avvenuto lunedì alla Giudecca) di Saverio Pastor mi ha riportata ad un piano reale ed oggettivo su cui innestare un lavoro di valorizzazione autentica. Pietro Forcolaio Matto è un ragazzo attaccato ai suoi valori ed ai riti che scandiscono la sua vita ed è come se mi avesse sussurrato all’orecchio “non alienarti mai e non venderti nemmeno per tutto l’oro del mondo!” Interessante ed istruttivo è stato vedere le tecniche tradizionali con cui lavora la Fonderia Valese, io con voi sarò sincera: ciò che in particolare ha catalizzato la mia attenzione è stata l’espressione del volto del signore che era lì ad aiutare nelle operazioni di fusione. Ci guardava, serio, con la mano sul fianco, il sabato la Fonderia è chiusa, il forno spento e non si lavora. Qual è la sottile linea rossa che separa il folklore dal folklorismo? Valese - Semenzato   Di Adriano De Vita – 31 gennaio 2015 Cara Marta, Bella lettera (perché è una vera lettera, non un “post”)! Anche a noi di Faro Venezia spesso chiedono di stabilire “regole” per fare queste passeggiate ed è sempre una bella fatica spiegare che si tratta di un formato aperto e flessibile che può e deve essere interpretato da chi le progetta. In buona sostanza quello che distingue dalle più abituali visite guidate sono due cose: la prima è che sono imperniate sull’incontro con testimoni e non esiste quindi una “guida”. Senza guida ci sentiamo tutti persi vero? E’ a questo che servono la guide, a non farci perdere. Questi testimoni dicono quello che vogliono, non c’è alcuna preparazione o accordo preliminare con loro. E dicono cose diverse se li incontriamo più volte. In questa situazione aperta agli imprevisti succedo varie cose. Una è che entra in crisi una forma di apprendimento che tutti abbiamo interiorizzato nel corso della nostra vita scolastica. E’ un modello gerarchico: c’è una persona che sa le cose e altre persone che non le sanno. La prima cerca di “trasmettere” agli altri quello che sa. E’ una pedagogia antica, risale alle lettere di Paolo di Tarso che parlava di vasi pieni (i maestri) e vasi vuoti (gli allievi). Ha avuto effetti nefasti per secoli perché tende produrre una abitudine passiva negli allievi che si abituano ad accettare quello che passa il convento senza discutere, senza ragionare, e soprattutto senza prendesi alcuna responsabilità rispetto a quello che pensano. Infatti non sviluppano pensieri propri, ma contengono pensieri altrui, come corpi estranei. Nulla di strano che poi non riescano a collegare le cose imparate in questo modo con la vita reale. Nonostante quasi un secolo di innovazioni pedagogiche – e non di poco conto – si parla sempre abitualmente di “erogare” formazione. Come se gli insegnanti fossero pompe di benzina e gli allievi serbatoi da riempire. Molte Madrase (http://it.wikipedia.org/wiki/Madrasa) funzionano tuttora così e sappiamo che tipo di persone producono. Quello che risulta sempre spiazzante in una passeggiata è che questo modello non esiste e gli accompagnatori si trovano fronteggiare insistenti richieste di spiegazioni. Queste infatti ripristinano una situazione più familiare e riportano tutti nella confort zone emotiva che hanno provvisoriamente abbandonato. Ma… Ma se se riusciamo a sostare nell’incertezza si crea una situazione di apertura e di ascolto. Apertura a cosa? Al mondo, alla capacità di fare esperienza. E di ascolto “interno”: perché la situazione stimola emozioni e pensieri che sembrano svilupparsi per conto proprio, agganciandosi alle nostre predenti esperienze e superandole. In sostanza si crea la possibilità di apprendere senza che ci sia nessuno che insegni. Praticamente tutta l’arte contemporanea crea situazioni di questo tipo ed è per questo che molti la rifiutano ed ecco anche che cosa c’entrava la bottega di Pietro Russo, che è un artista. La seconda cosa che contraddistingue le passeggiate ha sempre a che fare con i testimoni, ma da un altro punto di vista. Si innescano in modo automatico e spesso inconsapevole, processi di identificazione (reciproca). Qui non c’entra molto quello che i testimoni dicono, ma quello che sono., il tipo di persona che abbiamo davanti, la vita che fa e il suo atteggiamento verso il mondo. Spesso si tratta di persone che fanno una vita molto diversa dalla nostra e di nuovo si crea una situazione di apertura e sorpresa. Anche io sono rimasto colpito dal collaboratore di Semenzato, dalla sua aria enigmatica innanzitutto. Per chi non c’era allego una foto dove questo si coglie bene. Sarebbe un ottimo psicoanalista, pensavo. E poi, con atteggiamento vagamente paranoide, : vuoi vedere che pensa: “questi non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro”? Ma anche con un preciso senso di ammirazione per il suo modo di muoversi. Questo si vede benissimo nel breve video che ho girato al volo, sempre per chi non c’era: https://vimeo.com/117947961  . Io mi occupo di formazione professionale e nel gergo degli addetti ai lavoro questa si chiama competenza esperta. Nella lingua di tutti giorni in vece è il saper fare una cosa ad occhi chiusi. Stiamo parlando di eleganza. E’ un sapere “fisico” che non richiede alcun tipo di studio, ma è difficile da raggiungere e più sofisticato di quello che sembra se lo guardiano attraverso le lenti colorate della nostra educazione idealistica che privilegia la teoria sulla pratica (si studia storia ma non si fa storia, si studia filosofia, ma non si fa filosofia, si studia letteratura, ma non si scrive nulla…). Il patrimonio intangibile è questo. Quando un regolamento comunale, come quello attivo a Venezia, protegge i muri delle botteghe, ma ignora questa competenza esperta prende fischi per fiaschi e si rivela del tutto inefficace. L’ultima vittima di questa cecità è stata la magnifica bottega dei fratelli Comelato a Santa Fosca, nella quale volevo portarvi ma che purtroppo ha chiuso da poco per sfratto: https://vimeo.com/22334419 Una bella sfida per i giuristi: che ne dite di formulare un concetto di qualità artigiana che sia abbastanza operativo (cioè anche non formalmente perfetto) da poter essere utilizzato in un regolamento comunale? Non mi dilungo oltre, anche se lo farei con piacere. Solo tre note: le passeggiate a volte vengono intese come strumenti di marketing istituzionale, possono servire insomma per fare bella figura. A volte ci siamo trovati intrappolati in situazioni di questo genere. Non succederà più. Anche noi impariamo dall’esperienza. Le passeggiate non si prestano come attività commerciali. Non è un rifiuto ideologico, solo una considerazione pratica. Funzionano meglio con pochi partecipanti e con tempi rilassati (non sono corse campestri). Generalmente si entra in luoghi di solito chiusi al pubblico e questo si può fare solo raramente per non essere molesti. Inoltre se ci guadagnano gli organizzatori allora dovrebbero guadagnarci anche i testimoni rendendo il tutto molto costoso e quindi molto elitario. Come situazione di apprendimento funzionano al massimo grado con gli organizzatori. Scegliere un tema significativo, progettare un percorso, trovare i testimoni “attivano” entusiasmo e competenze complesse. Gli studenti (o i cittadini) non dovrebbero esser portati a fare una passeggiata, dovrebbero esserne gli ideatori e organizzatori. Quando abbiamo potuto fare così i risultati in termini di consapevolezza civica e sviluppo di abilità complesse sono stati sorprendenti. Sono un ambiente di formazione della cittadinanza attiva.

Come to Venice

I tre mestieri impossibili indicati da Freud sono il genitore, l’insegnante e lo psicoanalista. Possiamo facilmente aggiungere: “fare un video su Venezia”. Il flusso continuo e inarrestabile delle immagini che i 30.000.000 e passa di turisti annui producono e si sommano alle immagini promozionali prodotte dagli operatori turistici e dalle agenzie pubbliche che fanno marketing territoriale.

Il risultato è quella massiccia colonizzazione del nostro immaginario che ci costringe a pensare a Venezia come sogno e come affare, senza via di scampo.

Ma Benedetta Panisson  è riuscita a sfuggire a questa trappola perché ha accecato i veneziani e ha filmato loro – le loro anime – al posto della città. L’accecamento fisico è infatti la condizione del veggente; ciò che gli permette di percepire il flusso degli eventi – entrando in sintonia con esso – oltre l’abbagliante luccichio del mondo.

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Come to Venice

documetario d’arte di Benedetta Panisson
Prima visione veneziana Domenica 28 settembre alle ore 11.00, Palazzo Franchetti Venezia.

Seconda Passeggiata in Arsenale

Da oggi sono aperta le iscrizioni alla seconda passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia realizzata dall’Ufficio Arsenale con la nostra collaborazione. La passegghiata si svolgerà il 16 settembre; ritrovo alle ore 14.00 al Campo della Celestia (vicino alla fermata ACTV omonima)

Si segnala che alla passeggiata patrimoniale potranno partecipare al massimo 40 persone. Si raccomandano buone scarpe e bottiglietta d’acqua perché servono circa 4 ore per completarla e i luoghi visitati non offrono punti di ristoro facilmente accessibili.

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La seconda passeggiata percorre il bordo nord dell’arsenale seguendo un itinerario che ricongiunge i tratti già accessibili, e che in un prossimo futuro potrebbe divenire interamente aperto al pubblico.

Si parte dal campo della Celestia all’esterno dell’arsenale, per raccontare le possibili sinergie tra città e contesto, portando l’attenzione su aree di immediata o potenziale trasformazione , come il Convento della Celestia. Poi si entra in arsenale dalla porta delle Galeazze, dove prende le mosse un cluster di attività legate alla marineria tradizionale e agli antichi mestieri.

Si prosegue alle tese della Novissima con una riflessione sugli spazi recuperati per attività di ricerca, e più in generale per la storia delle trsaformazioni dell’arsenale. Poi si attraversa la tesa 105 per arrivare alle Casermette visitando brevemente il cantiere di recupero delle barche storiche, e si giunge all’area dei bacini di carenaggio, dove oggi ci sono solo attività industriali, ma l’intero compendio potrebbe essere prossimo a trasformazioni strategiche per l’intero arsenale.

La passeggiata si conclude con una visione unica d’insieme, dalla terrazza della torre delle Vele, specie verso il parco della laguna nord. Nella torre avrà luogo la discussione tra i partecipanti, e la presentazione delle prossime passeggiate in preparazione.
Le passeggiate patrimoniali in arsenale sono una sequenza di incontri con testimoni lungo un percorso tematico, organizzate per l’occasione ed aperte ai cittadini su prenotazione; si effettuano in gruppi di circa 40 persone, accompagnati da alcuni facilitatori di Faro Venezia.

Le passeggiate avranno come obiettivi prioritari la percezione della continuità dell’arsenale nel superamento dei vari confini attuali, il coinvolgimento di testimoni capaci di raccontare le loro esperienze di uso dei manufatti e delle tecnologie antiche, la comprensione delle antiche ed attuali interazioni con il contesto urbano. Per interpretare l’enorme patrimonio culturale e la ricchezza di testimoni le passeggiate di quattro ore sono orientate a riconnettere i lembi di città separati dal recinto dell’arsenale. Esse sono trasversali alle tematiche dei mestieri della tradizione e delle attività in corso. I temi comuni alle passeggiate sono:

  • comprensione delle trasformazioni in atto o potenziali,
  • connessione dell’arsenale con il contesto circostante,
  • descrizione delle attività artigianali che si svolgevano nell’Arsenale,
  • informazione sulle attuali attività di ricerca, museali e produttive,
  • coinvolgimento dei diversi concessionari,
  • valorizzazione del recupero degli edifici e degli specchi acquei.

 Links:

 

Non solo Acqua. Venezia e Marsiglia, future capitali europee della cultura.

Marsiglia e Venezia competono per diventare la futura capitale culturale d’Europa. Rivendicano la loro condizione storica di luoghi d’incrocio di civiltà e dei movimenti culturali, condizione che ha portato queste due città a cercare una continua sintesi tra l’accoglienza e l’integrazione nel solco di un perenne dialogo tra le culture dell’Oriente e dell’Occidente. Fondate così sull’alleanza tra popolazione locale e immigrati, hanno saputo trovare in se nuovi equilibri.

Quali sono le ragioni di questi discorsi ufficiali? E che cosa significano oggi?
La somiglianza tra le due città è forte.

Già a livello storico, Marsiglia e Venezia sono le due città d’Europa ad avere beneficiato a lungo del privilegio – privata lex – del commercio verso l’Est con l’impero bizantino e poi con l’impero ottomano. Il Crisobolla, firmato nel 1084 dall’imperatore bizantino Alessio Comneno, favorisce Venezia sul commercio mediterraneo. Venezia conserva tale privilegio fino al XVII secolo, in gran parte in seguito al saccheggio di Costantinopoli, ottenuto quale contributo per l’aiuto durante la quarta crociata.

Poi le Capitolazioni firmate nel 1536 tra Francesco Primo e Solimano il Magnifico favoriscono i commercianti francesi sotto l’amministrazione della camera di commercio di Marsiglia. Largamente ispirate ai privilegi accordati a Venezia, le Capitolazioni permettono a Marsiglia di dominare il commercio ufficiale nel Mediterraneo fino alla rivoluzione francese.

Marsiglia e Venezia si sviluppano entrambe come “città porto”, immensi depositi di merci, con i loro canali, i loro carretti e i loro capannoni, una sorta di caravanserraglio. Le difese naturali del luogo, la laguna a Venezia, l’anfiteatro roccioso per Marsiglia, fondano la localizzazione dei porti.

Istanbul invece ne assicura il dinamismo economico e politico soprattutto quando Venezia e Marsiglia sanno dialogare con gli altri grandi porti del mediterraneo.

In seguito, nel XIX secolo, entrambe le città sono interessate da un’evoluzione industriale. Sulle terre inizialmente occupate da ricchi palazzi, il “porto fabbrica” disegna una nuova città fatta di case operaie, di fabbriche cattedrali e di vie di trasporto. L’isola della Giudecca e i quartieri a Nord di Marsiglia, allora quasi deserti, conoscono uno sviluppo importante. Questo periodo dura più di un secolo, per arrestarsi improvvisamente. Il centro di Venezia allora perde in venti anni un terzo della sua popolazione, passando da 100.000 abitanti a 75.000 alla fine del secolo. Marsiglia perde quasi 150.000 abitanti e 50.000 posti di lavoro. Poi due nuovi porti emergono nel XX secolo. “Il porto petrolchimico” a Porto Marghera e Fos XXL.

Marsiglia tratta 100 milioni di tonnellate di merce di cui il 60% idrocarburi, il che ne fa il primo porto del Mediterraneo. Lo sviluppo di questi nuovi porti lontani dal centro della città accentua la pressione sull’ambiente naturale, già fragile. Le Calanques di Marsiglia e la Laguna di Venezia occupano rispettivamente la metà della superficie dei due comuni. Quanto al “porto turistico”, occupando i posti lasciati liberi dal “porto fabbrica”, accoglie sempre più navi da crociera. In dieci anni, Marsiglia ha moltiplicato per trenta il numero dei passeggeri (360.000 nel 2005). Nello stesso periodo, Venezia é passata da meno di mezzo milione di passeggeri a più di 1,4 milioni (2006). Nel 2007, Venezia ha accolto più di venti milioni di turisti e l’accesso allo spazio pubblico diviene un motivo di conflitto.

Come nel resto del Mediterraneo la gestione delle rissorse culturali diviene una fonte crescente di conflitti. La crescita del valore economico del patrimonio – turismo, economia dell’immateriale – e l’indebolimento dell’intervento pubblico (controllo delle spese pubbliche) favoriscono le logiche di privatizzazione. Attraverso le loro candidature, Marsiglia e Venezia affermano la dimensione conflittuale del patrimonio come fonte di dialogo, di creazione di ricchezza e di possibili nuovi equilibri. Ma benché abbiano saputo dialogare con gli altri grandi porti del Mediterraneo e creare durevoli istituzioni commerciali, hanno difficoltà oggi a ritrovare il dialogo all’interno della città. Un veneziano del centro si reca raramente alla Giudecca, quasi mai a Porto Marghera ed evita San Marco. I conflitti d’interesse si accrescono mentre gli interessi in comune non vengono evidenziati.

L’iniziativa del dialogo tra le diverse istanze per il momento è portata avanti da movimenti cittadini preoccupati del futuro della loro città e del posto che vi occuperanno. Una ricerca di riappropriazione della gestione del patrimonio che mostra la volontà di reinventare il proprio futuro. Il patrimonio diviene così uno strumento per ricostruire un rapporto con la città e il suo avvenire sociale, economico e culturale.

A Marsiglia, fin dal 1994, il programma europeo di patrimonio integrato passa dal cuore dei quartieri Nord, perchè la riconversione in corso non avvenga a svantaggio del patrimonio presente e di quelli che vi abitano, ultimi testimoni dell’avventura industriale. Il programma vede riuniti attorno alla “valletta dei carmi” una conservatrice del patrimonio e una quarantina di istituzioni: collettivi d’abitanti, parrocchie, imprese, artisti.

F Barre Venezia 2009

Per le giornate europee del patrimonio, si organizza per la quarta volta una passeggiata patrimoniale per scoprire il patrimonio presente e incontrare chi lo mantiene in vita. 400 persone hanno partecipato a quella del 2007. A ottobre del 2008 sarà inaugurato il “sapone della valletta dei carmi”, testimonianza dell’attività sostenibile dell’ultimo saponificio in questi quartieri e anticipazione dell’apertura di una “fabbrica museo”. Questo processo dovrebbe continuare con la creazione, a breve, di una fondazione che faccia emergere modalità di dialogo tra pubblico e privato nella gestione delle politiche patrimoniali, in favore di una partecipazione attiva dei residenti. I luoghi oggetto di queste sperimentazioni saranno i siti carmelitani nel Mediterraneo con primo obiettivo la gestione cooperativa, dal 2013, dell’unico monumento storico iscritto e classificato dei quartieri Nord: la grotta dei carmi e la sua valle.

A Venezia, una prima esperienza di passeggiata patrimoniale si è recentemente svolta in occasione delle giornate europee del patrimonio, grazie all’impegno del movimento di cittadini 40xVenezia. Il Molino Stucky, enorme molino, simbolo di questa epoca industriale, ristrutturato in albergo di lusso, centro congressi e residenze, è stato il centro della passeggiata. Un luogo che secondo il sindaco simbolizza la città “possibile” capace di combinare in sè memoria e innovazione. L’obiettivo è incontrare “altre” persone che raccontino la loro interpretazione del patrimonio presente e della sua riconversione in atto affinché ciascuno si riappropri del patrimonio presente. Questa preoccupazione è condivisa dal Consiglio dell’Europa che fa fatica a fare emergere un diritto individuale al patrimonio culturale. Questo diritto eleva ciascuno dallo status di beneficiario del patrimonio a quella di avente diritto: diritto a partecipare alla sua individuazione come alla sua interpretazione o alla sua valorizzazione. Questo diritto farà inevitabilmente emergere conflitti patrimoniali, conflitti d’uso, d’interpretazione, di valorizzazione o di metodo di conservazione.

La dimensione individuale di questo diritto permetterà però una gestione dei conflitti che tenga conto di tutte le dimensioni del patrimonio, culturale, etica, ecologica, sociale o politica, inscrivendosi di fatto nella prospettiva della prevenzione dei conflitti e dello sviluppo sostenibile.

Poiché l’affermazione di questo diritto richiede agli Stati di perdere il monopolio in materia di politiche patrimoniali e alle imprese di cogestire la risorsa patrimoniale, è difficile che ciò avvenga in breve tempo. Oggi, solamente 3 Stati su 47 hanno ratificato la convenzione “di Faro” che sancisce questo diritto.

Le passeggiate patrimoniali sono una prima concretizzazione sul campo del diritto al patrimonio culturale. Il movimento 40xVenezia ha fatto la prima traduzione in italiano della Convenzione di Faro, ed è solo il punto di partenza di un immenso lavoro. Quali sono le altre azioni possibili? Quale apertura rappresentano la candidatura di Marsiglia come “laboratorio della democrazia culturale” e di Venezia come “società multi culturale e tollerante”? Sono possibili dei contatti tra i movimenti veneziani e marsigliesi? E come cooperare con il Consiglio dell’Europa?

di Prosper Wanner, gestore cooperative Place (www.place.coop), e Christine Breton, conservatrice del patrimonio a Marsiglia

Articolo scritto e pubblicato nel 2009 per il quotidiano La Marseillaise (FR) e la rivista Lagunamare (IT). Foto sono di © Fabienne Barre