Come scompare e ricompare il territorio: Batteria Ca’ Bianca e Forte EMO

Sembra impossibile che un pezzo di territorio, spesso pregiato e centralissimo, possa scomparire completamente dalla coscienza degli abitanti. Spesso anche da quella di chi abita a pochi passi dal luogo scomparso. Guardate queste due foto. Si vede una verde collinetta proprio di fronte ad una delle spiagge libere del Lido di Venezia.

Batteria ca bianca

batteria ca bianca spiaggia

Non è una collinetta. Si tratta della Batteria Ca’ Bianca e del Forte Emo, un complesso fortificato ottocentesco utilizzato a scopi militari fino a circa vent’anni fa.É un luogo di pregio perché dal lato laguna ci sono anche una piccola darsena con una gru per le barche, un ampio giardino (quasi un parco), un gazebo in mattoni alcune costruzioni restaurabili con relativa facilità, un giardino pensile. Inoltre è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, in bicicletta e in auto.

Mappa EMO grande 4

E allora come mai questo luogo è scomparso?Perché è rimasto impigliato per molti anni nelle maglie della proprietà pubblica, in questo caso il demanio militare, che ha cessato di utilizzarlo e lo semplicemente “chiuso”. Infatti il forte non è tuttora accessibile alla cittadinanza se non in occasioni temporanee e particolari.

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Così si vede con la massima chiarezza le differenza che esiste tra un bene pubblico (di proprietà pubblica) e un bene comune. Nel primo caso spesso “pubblico “ si trasforma in “di nessuno” e così scompare, anche fisicamente.

Alcuni di questi beni potrebbero essere venduti a imprenditori privati con pro e contro a seconda dei casi, ma non tutti si prestano.

Nel caso della Batteria si apre ora la possibilità di trasformarla in qualcosa di “comune”. Che vuol dire di “tutti” e non di nessuno. Ma questi tutti che cosa se ne fanno? Già, perché assumersi responsabilità e oneri di gestione è una cosa che richiede idee, organizzazione, competenze, tempo di lavoro, risorse economiche.

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Così l’improvvisa scoperta di un luogo sconosciuto e pieno di fascino accende l’interesse di comitati, associazioni, comunità patrimoniali presenti. Ma agire come gruppi di pressione nei confronti di sindaci e assessori è una cosa, assumersi una responsabilità diretta di co-gestione è un’altra. Ci sono idee diverse, sono necessarie lunghe discussioni, non esiste un quadro legale e normativo che favorisca una pratica di gestione partecipata di un bene comune; anzi ci sono moltissimi ostacoli, a partire proprio dall’assenza del concetto di ‘bene comune’ nel nostro codice civile.

Però il semplice fatto di “aprire” un luogo al pubblico, anche per una sola giornata, ha messo in moto un processo di evoluzione sociale nel quale l’idea della co-gestione dei luoghi rilevanti per la qualità della vita ha piantato un seme tra la cittadinanza e ora seguirà la propria strada.

Tra plebe e cittadinanza c’è una notevole differenza.

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