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Il segreto dei fabbri a Venezia

Che cosa c’è di più materiale del lavoro del fabbro?
Eppure gli aspetti intangibili in fondo prevalgono se si parla di heritage e artigianato d’arte.

Alessandro Ervas ci racconta come il lavoro del fabbro a Venezia entra in profonda relazione con la città stessa. Da tempo è diventato quasi un luogo comune dire che l’artigiano di qualità fa cultura. Ma di fronte alla richiesto di esplicitare meglio in che cose consiste questo “fare cultura” la maggio parte delle persone fa scena muta. Si può capire la difficoltà perché “cultura” ha molti significati diversi, ma la difficoltà maggiore probabilmente consiste nel fatto che la nostra cultura (in senso antropologico) è come l’acqua per i pesci: la diamo per scontata e non ne siamo consapevoli.

Per questi i motivi è particolarmente apprezzabile questo intervento di Alessandro Ervas sull’arte dei fabbri. Qui si mettono in evidenza alcuni temi che definiscono molto chiaramente il “fare cultura” del fabbro e di tutti gli artigiano d’arte. Il suo discorso è complesso ma i temi principali in breve, sono questi:

Venezia come ambiente-scuola permanente per gli artigiani e artigiani come ‘mattoni’ della città che hanno costruito.

Artigianato come linguaggio e innovazione come arricchimento delle sue possibilità linguistiche (non come tecnologia sostitutiva dell’artigiano)

Superare le due ignoranze quella del pensare senza saper agire e quella del fare cieco e inconsapevole; divisone tipica dell’impostazione idealistica delle nostre scuole, mai superata e neppure mai veramente messa in discussione.

Il saper guardare come competenza essenziale, in una città dove ogni minimo particolare rivela una creatività infinita sia sul pano estetico che su quello tecnico, mai separati e separabili tra loro.

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Progetto ATENA, workshop iniziale:
“Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua”

Progetto ATENA: workshop di avvio

Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua

Venerdì 15 settembre si è svolto il workshop di avvio del progetto ATENA, che prevede un insieme articolato di attività formative per 5 botteghe artigiane e 5 tirocinanti in Venezia. C’è stata un’ottima partecipazione e da parte di artigiani esperti, di giovani aspiranti tali e altre persone interessate a vario titolo all’artigianato d’arte e tradizionale che hanno portato un notevole contributo di idee ed esperienze.

Una sintesi del progetto ATENA e il programma del workshop si trovano qui

Nel ringraziare tutti per l’interesse dimostrato colgo l’occasione per alcune osservazioni. La prima è che non è mai semplice avviare progetti di questo tipo a Venezia. In terraferma è molto più facile coinvolgere le aziende, ma qui è più complicato e infatti se ne realizzano pochi. I motivi di questo surplus di difficoltà non sono del tutto chiari visto che la città d’acqua, per la sua attrattiva e conformazione fisica che rende fisicamente vicini tra loro gli artigiani, si presterebbe benissimo ad essere un centro mondiale dell’artigianato di qualità. Quello che è certo è che negli ultimi anni si è parlato molto dell’artigianato tradizionale, ma si è fatto poco o nulla del tutto per sostenerlo. Questo tipo di artigianato è di moda ma resta un grande incompreso: gli artigiani hanno le loro idee e le dicono, ma sembra che nessuno li ascolti e se ascolta non capisca.

Per questo motivo le relazioni iniziali del workshop sono state pensate per dare voce direttamente agli artigiani, senza alcuna mediazione da parte esperti, studiosi e politici. Spesso infatti succede che gli artigiani siano inviati a convegni o altre occasione pubbliche che parlano “su” di loro e finiscano così per assumere la scomoda posizione dei Panda in via di estinzione, ai quali in fondo non bada nessuno.

Nel nostro caso la relazione di Saverio Pastor, presidente di El Felze, ha chiarito con grande chiarezza la natura dell’universo professionale sofisticato che ruota attorno alla gondola evitando ogni pseudo romanticismo e indicando con precisione la natura degli interventi necessari par per contemporaneamente il valore storico-culturale di queste competenze professionale unitamente al loro valore economico.

Nella seconda relazione Alessandro Ervas (nella foto) ha approfondito in modo appassionato e competente la natura del lavoro del fabbro che opera con passione nel recupero delle tecniche tradizionali e in delicati lavori di restauro. Questo approccio richiede competenze molto diversificate, che spaziano dall’archeologia, alla storia, all’architettura, all’estetica. Oltre naturalmente al saper fare proprio del fabbro, che non è semplice ed è cultura sofisticata in sé stesso.

Entrambe queste relazioni saranno disponibili a breve come video.

Ma c’è un’altra cosa da dire su questo incontro: è stata una occasione più unica che rara di incontro e scambio di esperienze tra anziani e giovani. Nei quattro gruppi di discussione attivati con la formula del World Café c’è stata l’occasione di affrontare temi complessi attraverso uno scambio di idee ed esperienze molto libero. La situazione infatti era conviviale e non viziata dalle tensioni e secondi fini che sono sempre presenti in altri contesti, come ad esempio nei colloqui di selezione.

Credo di poter dire che questo dialogo abbia avuto un notevole effetto orientante nei confronti dei più giovani. Questo non era una cosa esplicitamente prevista dal nostro progetto, ma sicuramente non ha fatto male a nessuno. Per altri versi gli artigiani più anziani hanno avuto modo di capire meglio gli atteggiamenti dei più giovani che non sono affatto gli stessi di quando erano giovani loro.

Gli argomenti trattati sono stati impegnativi:

  • Il lavoro: che cosa significa essere artigiani? Visioni della cultura, delle prospettive e delle problematiche di un mestiere tradizionale.
  • L’aggiornamento: progettazione tra tradizione e nuove tecnologie.
  • La comunità: come le comunità percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale
  • L’apprendistato: il ricambio generazionale e la formazione, dal rubare con l’occhio allo stagismo esperienziale.

I risultati delle discussioni hanno dimostrato come il dialogo in piccoli gruppi tra persone con background diversi può produrre idee e proposte di assoluto valore. Non è un caso che la ‘cittadinanza attiva’ si stia imponendo sempre di più come una necessaria evoluzione del sistema democratico tradizionale non più in grado di rappresentare adeguatamente la nostra società sempre più complessa e articolata.

 

Anche in questo caso saranno gradualmente disponibili i video con le sintesi delle idee emerse nei quattro gruppi di discussione.

Comunicheremo direttamente a chi si è registrato al workshop la disponibilità dei video.

Tutti gli altri saranno informati attraverso le pagine web e Facebook di Ecipa Veneto, El Felze, Forum Futuro Arsenale e Faro Venezia.

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workshop:
Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua
sintesi del progetto ATENA
Tesa 105 Arsenale di Venezia
15 settembre 2017, ore 14–18.30

Perchè l’Arsenale

Per Domenica 9 settembre: Visita ai luoghi nascosti dell’Arsenale:
incontri e dialogo con testimoni significativi.  Per l’occasione riproponiamo un breve video in cui Paolo Lanapoppi chiarisce il significato e l’importanza di questo luogo magico.

Qui si vede chiaramente l’ambiguità del concetto di valorizzazione, oggi talmente abusato da significare tutto e il contrario di tutto.

Per chi vuole partecipare, il programma e i dettagli si trovano qui

Due giardini da scoprire

Giardino delle vergini

Non molti si sanno dell’esistenza di questi due magnifici giardini. Meno ancora sono saliti sulla terrazza della Torre di Porta Nuova da cui si gode una vista impagabile su tutta la città.

Domenica prossima avremo modo di scoprire molte cose, compresi i regimi di accessibilità di questi spazi che sono molto più aperti di quanto si creda.

Le vista – organizzata dal Forum Futuro Arsenale – è lunga, ma si può partecipare anche solo al mattino oppure solo al pomeriggio. Benvenuti i bambini, che potranno fare anche un giro in barca a remi nella Darsena Grande dell’Arsenale, normalmente chiusa l pubblico in quanto zona militare.

Programma

10.00 – Incontro in Campo Ruga
10.30 – Visita guidata al Giardino delle Vergini con illustrazione delle opere esposte e degli interventi nel giardino, a cura della Biennale di Architettura.
12.00 – Traghetto dall’Arsenale sud all’Arsenale nord, con il servizio navetta o con le imbarcazioni delle remiere. Per chi lo desidera, giro della Darsena Grande in barca a remi.

12.30 – Pranzo autogestito sulla banchina nord.

14.00 – Visita guidata al Giardino Thetis, a cura di Thetis
15.00 – Visita guidata ai tre Bacini di Carenaggio, a cura del CVN.
17.00 – Aspettando il tramonto, sulla terrazza della Torre di Porta Nuova

Ecco la torre di Porta Nuova com’era quando serviva ad armare gli alberi per le navi costruite in Arsenale. Oggi non è molto diversa, ma è perfettamente restaurata.

torre porta nuova

 Modalità di partecipazione

Non è necessaria la prenotazione. Lʼiniziativa è aperta a tutti ed è gratuita, ma sarebbe opportuno sapere quante persone saranno presenti, per cui ci fate una cortesia se comunicate la vostra presenza a: segreteria@futuroarsenale.org

o anche utilizzando il form in fondo a questa pagina.

Pranzo autogestito vuol dire portarsi il proprio cibo, ma c’è sempre il bar aperto sul lato nord per bevande, panini, toast gelati ecc. e i servizi igienici.

Come arrivare

La cosa più semplice è scendere alla fermata Arsenale con il battello e percorrere tutta la Via Garibaldi. Poi Calli & Callette, ma non vi perdete, il percorso è breve (10 minuti) e basta seguire questa mappa:

percorso Campo RUGA

OK ci sarò:

 

Il Marinaretto, barca borderline

Che cos’è un bene culturale? E un Bene comune?
Chi e come se ne può occupare? E che cosa mai vorrà dire “valorizzarlo”?

Si fanno molti convegni, studi ricerche, pubbliche discussioni su questi temi ma poi, di fronte ad un caso concreto, molto di quello che crediamo di avere capito se ne va in fumo.

Marinaretto con testo

Il Marinaretto ha la fortuna-sfortuna di essere “borderline” come dicono gli psichiatri per indicare quei casi che non sanno come classificare e che mettono in crisi tutto il sapere che sembrava consolidato.

E’ una “cosa” dallo statuto nebbioso, di confine, ne carne ne pesce. Vecchia barcaccia semisfasciata o prezioso bene culturale? Bene privato, pubblico o comune? Serve un restauro ma chi tira fuori i (molti) sodi necessari e perché?

Attiva l’audio  e vedilo su Vimeo in grande formato

Il Marinaretto è stata la nave scuola dell’ IPSAM Giorgio Cini, isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. E’ stata costruita con il lavoro degli allievi stessi dell’istituto e varata nel 1954.
Dopo anni di inutilizzo la nave è stata messa all’asta nel 2015 (50 euro come prezzo base) dall’Istituto Nautico Venier che non era più in grado di curarne la manutenzione. La nave è stata portata in cantiere a Fusina per un restauro all’opera viva e ora (aprile 2016) è ormeggiata presso l’isola di Poveglia e abitata dal nuovo proprietario.
Come si vede bene dal filmato è necessario un restauro importante, molto costoso. Se il nuovo proprietario non riuscirà a farlo la neve riuscirà a sopravvivere ancora per molto. Anche l’ormeggio attuale è molto precario.
Può sembrare “solo” una vecchia nave, ma esiste una Associazione Marinaretti e Allievi del Centro Marinaro “Giorgio Cini” che la considerano un bene di grande valore storico, affettivo, identitario e rappresenta sicuramente un parte importante della storia di tutta la città.
La nave è quindi al centro di interessi diversi: è proprietà privata; è di interesse comune per un gruppo consistente di cittadini; sembra del tutto indifferente alle autorità pubbliche.
Lo statuto “ibrido” di beni di questo tipo rischia di paralizzare qualsiasi azione efficace di conservazione e valorizzazione.

Per saperne di più:

Grazie a Bepi Fongher (84 anni, quasi tutti di regate) e Flavia Antonini per il passaggio in sandolo.
Video di: Adriano De Vita, Associazione Faro Venezia
Venezia, Isola di Poveglia, 9 aprile 2016

L’unicità dell’Arsenale

Che differenza c’è tra il valorizzare un bene in senso economico e valorizzarlo in senso sociale culturale? Il destino dell’Arsenale di Venezia (e dell’intera città) si gioca tutto su questa differenza. Queste poche e chiare parole di Paolo Lanapoppi di Italia Nostra e Forum Futuro Arsenale, chiariscono il problema.

L’arsenale di Venezia è un Luogo unico al mondo
A differenza di un palazzo o una chiesa l’Arsenale è prime di tutto un luogo di lavoro ed è anche un luogo di straordinaria bellezza.

Da molti anni l’Arsenale è un luogo sostanzialmente chiuso ai veneziani, ma ora la sua proprietà è pubblica ed è possibile pensare alla sua valorizzazione.

Ma che cosa significa valorizzare un bene di questa rilevanza?

Il codice dei beni culturali afferma che la valorizzazione consiste nelle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura.

Si tratta di valorizzare la capacità che l’Arsenale ha oggi di mostrare la sua storia, ma anche un uso contemporaneo legato alle stesse modalità di utilizzo del passato.

La conoscenza della nostra storia è parte della cultura degli italiani. Cancellarla per avviarvi più redditizie attività commerciali significa cancellare la nostra identità e ridurre i cittadini in consumatori. Questa operazione è giù stata fatta a Venezia con il caso del Fontego dei Tedeschi e non è il caso di ripeterla.

Recuperare l’Arsenale alle sue funzioni produttive storiche significa prima di tutto fanne un centro di educazione cultura. Il costo di questo intervento deve essere visto in questa chiave: va sostenuto per lo stesso motivo per cui si sostiene le scuola pubblica e per tutti.

Intervista con Paolo Lanapoppi – Italia Nostra

Il progetto di valorizzazione di cui si parla nell’intervista di trova qui:
farovenezia.org/progetto-arsenale/progetto-arsenale/

Video di: Adriano De Vita – Faro Venezia
farovenezia.org/ – Per il Forum Futuro Arsenale

Materiale iconografico storico: IVESER
iveser.it/

L’Arsenale di Venezia e il ferro forgiato

Nell’Arsenale di Venezia esistono tre grandi Tese (capannoni) che nell’800 erano utilizzate per per la lavorazione del ferro per le costruzioni navali. In una di queste tese ci sono le forge originali che sono state volutamente distrutte in anni recenti per motivi tutti da chiarire. Ora una delle più grandi e attive comunità patrimoniali veneziane, il Forum Futuro Arsenale, ha elaborato un progetto di recupero funzionale delle forge in modo da farne un centro di metallurgia storica in grado operare nei campi del restauro, della produzione, della formazione e delle produzioni artistiche.

Il 26 aprile 2015 abbiamo approfittato di due giorni di apertura straordinaria delle tese per intervistare Alessandro Ervas, uno dei più noti e attenti fabbri veneziani. Nel video Alessandro ci illustra il motivi che stanno alla base del progetto e il significato di questo luogo unico al mondo.

Su progetto di recupero delle forge e dell’intero Arsenale si veda qui: