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Di chi sono i beni comuni? Di nessuno

marinoni devastatoNei giorni scorsi alcuni vandali sconosciuti hanno devastato il teatro Marinoni al Lido. Un breve articolo sulla Nuova Venezia racconta brevemente il fatto.

Non è poi tanto strano, visto che il luogo è aperto e incustodito e che i comportamenti vandalici sono molto frequenti. L’episodio si presta ad una facile condanna per l’inciviltà dimostrata dai vandali, ma l’esistenza dell’inciviltà in una società ampia e variegata come la nostra va messa nel conto. Quello che vorrei evidenziare è che non è possibile sporgere denuncia.
Le nostre leggi infatti non riconoscono il concetto di “bene comune”. Per il nostro codice civile un bene o è di proprietà pubblica o è di proprietà privata e solo il proprietario è protetto dalla legge.
Questo vuol, dire con riusciamo neppure a “pensare” il concetto di “comune” che è stato espulso dalla nostra cultura da secoli di appropriazioni, spesso violente, che poi si sono tradotte in leggi promosse dagli stessi “appropriatori” che grazie alle ricchezze accumulate in questo modo si sono fatti eleggere nei parlamenti e hanno alimentato un sistema di leggi a loro favore.
E così arriviamo al nostro piccolo teatro Marinoni. Dunque chi può sporgere denuncia? Nessuno. L’ampio gruppo di cittadini che, con molto lavoro volontario, lo hanno fatto rivivere e curato con attenzione, scoprono di essere “nessuno”.
Sta indubbiamente crescendo una sensibilità diffusa che vede nel patrimonio culturale (heritage) un bene comune, ma certo la strada è lunga e difficile.

Per saperne di più:

 

Grandi opere o tutela: due culture opposte

Intervento di Salvatore Settis a Bologna, “La repubblica delle idee”,
Giugno 2012: La bellezza fragile (video originale)

Settis_grando opere o tutela

http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-idee-bologna/settis-la-bellezza-fragile/98624/97006

Questo video dura circa un’ora. Normalmente nessuno guarda sul web filmati così lunghi, ma lo pubblico ugualmente. Invito tutti a mettersi comodi, sospendere la fretta compulsiva che governa le nostre vite, prendersi il tempo che serve per guardarlo con attenzione, perché Salvatore Settis ha il dono della parresia: la capacità di dire il vero senza calcoli di convenienza. Una lezione inarrivabile di competenza mista a passione etica e civile che evidenza nel modo più chiaro possibile come per una società la cura del patrimonio equivale alla capacità di prendesi cura di sé stessa. Alcuni estratti dal testo:

In Italia si è cominciato a fare tutela del patrimonio sin dal 1400 in modo sempre più sofisticato e complesso…

(…) Lo statuto urbano di Siena del 1309, nella prima pagina dice così: “Il dovere della città è il benessere, che dà orgoglio ai senesi e allegrezza ai forestieri”. Da qui nascono pi tutte norme sula tutela del patrimonio culturale che in Italia. Tutti gli stati, ducati, signorie… d’Italia avevano leggi di tutela sviluppate, senza trattati, sulla basi di una comune sensibilità.

(..) La tutela del patrimonio ha una storia così lunga e articolata che può essere considerata la seconda lingua degli italiani: così’ come l’italiano ha unificato il paese dalla Sicilia a Venezia, così la tutela è stata concepita in modo simile in tutta l’Italia. Oggi la tutela del patrimonio, delle bellezze, del paesaggio hanno un statuto costituzionale di legalità.

(…) Tutele vuol dire prima di tutto prevenzione, Se non fa prevenzione è lo stesso che distruggere perché alla fine il risultato è la distruzione del patrimonio. Pensiamo al terremoto in Emilia del 15 ottobre 1996

(…) i campanili messi in sicurezza allora hanno tutti resistito al terremoto recente (2012) e quello fu intervento fatto dalla soprintendenza e non dalla protezione civile. (…) In Italia le priorità negli investimenti sono chiaramente individuabili da episodi rivelatori come questo: Ottobre 2009, a Giampilieri, in provincia di Messina. Una frana uccide 37 persone. La protezione civile (Bertolaso) dichiara che è impossibile mettere in sicurezza le franose rive dello stretto perché costerebbe circa due miliardi di euro, che non ci sono. Due giorni dopo la ministra dell’ambiente (Prestigiacomo) alla domanda “ma ci sono i soldi per il ponte sullo stretto?” risponde: naturalmente si. Dunque 2.000.000.000 miliardi per mettere in sicurezza il territorio no, ma 12.000.000.000 per il ponte da costruire sulle frane e su un territorio ad altissimo rischio sismico, si. Queste sono le priorità e questo è anche l’atteggiamento dell’attuale governo (Monti) che dice grandi opere si, messa in sicurezza del territorio, no. Questa è la continuazione di quella cultura. L

Links:

Un ottimo articolo Mercedes Auteri su Artribune, analizza e commenta l’intervento di Settis: Il terremoto secondo Salvatore Settis