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ZOGA! Le mani sulla città

Come fare per informare e stimolare quella grande parte della cittadinanza che si dimostra passiva i insofferente verso le sorti del luogo dove vive? Seminari e conferenze servono a poco perché vi partecipano sempre le stesse persone, quelle già attive. Qui c’è una giovane compagnia teatrale che ci prova con mezzi che sono loro propri.

“Zoga! Mani sulla città” vuole coinvolgere studenti universitari e coloro che s’impegnano attivamente tramite l’associazionismo contro il declino di Venezia facendoli partecipare a un vero e proprio gioco di ruolo. Una partita che rimette le decisioni fondamentali per il futuro della città alle performance di quattro squadre: Turisti, Anziani, Studenti e Commercianti. Chi conquisterà Venezia? Solo chi proporrà la performance più convincente. Con “Zoga! Mani sulla città” fare teatro diventa davvero un atto politico.

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Perché è interessante per noi?
la lista è lunga:

Interpretando un ruolo ci si deve mettere al posto di un altro e “impadronirsi” delle sue ragioni e punti di vista. Di solito non lo facciamo e questo è un grande ostacolo per ogni forma di partecipazione e collaborazione.

Si trattano questioni molto serie senza essere noiosi. Confondere la serietà con la noia è un errore comune che ci deriva da spesso da certe disastrose esperienze scolastiche. Ma fare teatro ci si diverte e si è molto seri contemporaneamente.

I partecipanti a volte scoprono di avere talenti che non sapevano di avere.

Di solito chi vuole partecipare attivamente al governo della sua città è piuttosto anziano. Qui invece sono quasi tutti molto giovani.

C’è il tentativo di una piccola compagnia teatrale di radicarsi in città. Venezia è una città che fa scappare i residenti a causa specialmente dell’altissimo costo della residenza dovuto ad una pressione turistica incontrollata. Qui però c’è un gruppo di giovani che studia o ha studiato a Venezia e che vorrebbero poterci vivere lavorando come professionisti del teatro.

Dopo varie giornate di preparazione la prima dell spettacolo si terrà al Teatro Goldoni il 14 maggio 2016 alle 20,30

Interviste a:
Flavia Antonini
Alessia Cacco
Jacopo Giacomoni

Video a cura di:
Adriano De Vita – Faro Venezia

Links:

Il Marinaretto, barca borderline

Che cos’è un bene culturale? E un Bene comune?
Chi e come se ne può occupare? E che cosa mai vorrà dire “valorizzarlo”?

Si fanno molti convegni, studi ricerche, pubbliche discussioni su questi temi ma poi, di fronte ad un caso concreto, molto di quello che crediamo di avere capito se ne va in fumo.

Marinaretto con testo

Il Marinaretto ha la fortuna-sfortuna di essere “borderline” come dicono gli psichiatri per indicare quei casi che non sanno come classificare e che mettono in crisi tutto il sapere che sembrava consolidato.

E’ una “cosa” dallo statuto nebbioso, di confine, ne carne ne pesce. Vecchia barcaccia semisfasciata o prezioso bene culturale? Bene privato, pubblico o comune? Serve un restauro ma chi tira fuori i (molti) sodi necessari e perché?

Attiva l’audio  e vedilo su Vimeo in grande formato

Il Marinaretto è stata la nave scuola dell’ IPSAM Giorgio Cini, isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. E’ stata costruita con il lavoro degli allievi stessi dell’istituto e varata nel 1954.
Dopo anni di inutilizzo la nave è stata messa all’asta nel 2015 (50 euro come prezzo base) dall’Istituto Nautico Venier che non era più in grado di curarne la manutenzione. La nave è stata portata in cantiere a Fusina per un restauro all’opera viva e ora (aprile 2016) è ormeggiata presso l’isola di Poveglia e abitata dal nuovo proprietario.
Come si vede bene dal filmato è necessario un restauro importante, molto costoso. Se il nuovo proprietario non riuscirà a farlo la neve riuscirà a sopravvivere ancora per molto. Anche l’ormeggio attuale è molto precario.
Può sembrare “solo” una vecchia nave, ma esiste una Associazione Marinaretti e Allievi del Centro Marinaro “Giorgio Cini” che la considerano un bene di grande valore storico, affettivo, identitario e rappresenta sicuramente un parte importante della storia di tutta la città.
La nave è quindi al centro di interessi diversi: è proprietà privata; è di interesse comune per un gruppo consistente di cittadini; sembra del tutto indifferente alle autorità pubbliche.
Lo statuto “ibrido” di beni di questo tipo rischia di paralizzare qualsiasi azione efficace di conservazione e valorizzazione.

Per saperne di più:

Grazie a Bepi Fongher (84 anni, quasi tutti di regate) e Flavia Antonini per il passaggio in sandolo.
Video di: Adriano De Vita, Associazione Faro Venezia
Venezia, Isola di Poveglia, 9 aprile 2016

Una caserma come cosa buona da pensare

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Pubblico qualche foto della caserma Pepe, al Lido di Venezia, inattiva da alcuni anni.
Lo stato di vergognoso abbandono in cui si trova la caserma Pepe è ben documentato dalle foto scattate pochi giorni fa e qui non intendo discutere difficili piani di recupero o lamentarmi dell’indifferenza delle istituzioni. Questa visita è stata piuttosto una buona occasione per chiarire che cosa si intende per “patrimonio” e “valorizzazione” riprendendo alcune idee di base che animano la Convenzione di Faro.

Tutte le foto su FLICKR in grande formato
L’architettura della caserma è, con ogni evidenza, quella di una istituzione totale come un carcere, un manicomio, molti collegi e luoghi simili. Un mondo chiuso in cui la vita delle persone regolata da norme interne dalle quali non si può sgarrare.

A chi sa che cos’è viene subito in mente il Panopticon. Questa era è una struttura carceraria “ideale” progettata nel 1791 dal filosofo, giurista e industriale Jeremy Bentham. Lo scopo era di rendere completamente controllabili a vista i detenuti attraverso una postazione centrale. Le celle dovevano essere disposte in cerchio attorno a questa postazione permettendo ai guardiani (coloro che guardano) di osservare senza impedimenti i detenuti in ogni momento della loro giornata.

Ma questa caserma è diversa da un Panopticon. Al centro si trova un bellissimo pozzo e non una postazione di controllo. Qui si respira aria di controllo diffuso, di una assoluta mancanza di vita privata e individuale. Tutti vedono e controllano tutti. In un carcere ci si va per forza, ci si è rinchiusi con la forza. In corpo militare di élite invece chi si va volontariamente e ci si sta con orgoglio. Non si è imprigionati, si appartiene e si appartiene per sempre, anche dopo il ritorno alla vita civile, perché quell’esperienza è intensa e provoca un cambiamento della personalità permanente.

Per sviluppare il senso di appartenenza la normale organizzazione gerarchica degli eserciti e le regole disciplinari esplicite non bastano. Bisogna intervenire sull’intera personalità delle reclute modificandola profondamente. Le comunità forti infatti si basano su una parziale rinuncia delle personalità individuali a favore di una personalità collettiva. Quanto più una comunità è “forte” tanto più radicale deve essere questa rinuncia alla propria personalità individuale. É per questo che quando si entra in un convento – tipica comunità forte – al novizio viene chiesto per prima cosa di rinunciare ai propri abiti civili e anche al suo stesso nome.

Poi serve un periodo di addestramento. Non uso la parola “educazione” che in una società democratica significa tutt’altro e sostanzialmente il contrario. Basta camminare pochi minuti per i corridoi vuoti della caserma per capire di essere immersi in un formidabile dispositivo simbolico. Le grandi scritte sui muri sono ossessivamente presenti e ribadiscono ad ogni ora del giorno i concetti chiave che formano l’identità collettiva del gruppo.

La vita chiusa rispetto al mondo di fuori ma completamente pubblica rispetto al mondo di dentro. Il dispositivo linguistico fatto di pensieri già pensati e l’intensa e organizzata attività fisica, istituiscono un mondo psichico ed emotivo che plasma le personalità in modo profondo. Si parla infatti di “corpi” militari che spesso sono “speciali” se sono dotati di “spirito di corpo”. Con questo si intende. A differenza degli sport professionali, nei quali lo sviluppo di capacità fisiche speciali è inserito in contesto di competizione individuale, l’identità di questi corpi è anche fisicamente collettiva.

L’unica scritta non istituzionale che ho trovato su muri di una stanza testimonia chiaramente la consapevolezza e l’apprezzamento per questa identità collettiva forte: “Una volta dei nostri, sempre dei nostri”.

Valorizzare, fare cultura

Allora in che senso il patrimonio “fisico” ha un valore culturale? Spesso ci si limita a riepilogarne la storia, l’anno di costruzione, la trasformazioni, gli utilizzi e poco altro. Un vuoto nozionismo tipico della scuola di due secoli fa. Ma spostare l’attenzione dalle cose alle persone significa invece evidenziare i mutamenti dei significati e delle forme di vita sociale che hanno accompagnato una particolare strutturazione del territorio. Solo così le pietre cessano di essere cose buone da usare per diventare cose buone da pensare.

Se un eventuale recupero della caserma abbandonata dovesse cancellare le scritte sui muri con una buona mano di bianco, la possibilità di cogliere i molteplici significato che quel luogo testimonia scomparirebbe.

Farne un luogo di piacevole vita civile, alloggi per studenti, laboratori per artigiani è certo un buon modo per evitarne la rovina e trasformare un luogo di guerra in uno di pace ci attira. Però qualche foto ricordo bene incorniciata non basta a preservarne il valore. L’esperienza fisica del luogo è inestricabile da quella simbolica. É per questo che portare gli studenti ad Auschwitz è profondamente diverso dal raccontarne la storia in una comoda aula scolastica e che incontrate un testimone diretto è diverso da leggerne la storia in un libro. Separare la mente dalle emozioni e le emozioni dal corpo, come ci ha abituati a fare la nostra cultura idealistica – è distruttivo e rende la “cultura” inutile.

Storia della caserma in sintesi
La caserma Guglielmo Pepe fu costruita tra il 1591 al 1595, come sede delle delle Truppe Anfibie, meglio note come “Lagunari” e rimase in attività fino al 18 maggio 1999 quando il Comando del Reggimento e due Compagnie furono trasferite a Mestre.
Il Reggimento Lagunari “Serenissima” è l’unico reparto di fanteria da assalto anfibio dell’Esercito Italiano. Sono gli eredi diretti dei “Fanti da Mar” della Serenissima il cui primo nucleo fu istituito dal Doge Enrico Dandolo nel 1202. dal 2007 fanno parte della unità interforze Forza di proiezione dal mare con la Brigata marina “San Marco” comunemente nota come “Marò”.

Links:

Proposte per una politica pubblica patrimoniale in favore del diritto al patrimonio culturale.

Il 27 febbraio 2016 sarà il terzo compleanno della firma della Convenzione di Faro da parte dell’Italia. E la prima convenzione internazionale sul patrimonio culturale che pone la domanda: per quale ragione e a favore di chi occorre valorizzare il patrimonio culturale?

Se la convenzione suscita sempre più interesse da parte dei cittadini così come dalla pubblica amministrazione, il passaggio dall’adesione ai principi enunciati alla loro applicazione è più raro. Faro Venezia, membro della Comunità di Faro, promossa da Consiglio d’Europa, suggerisce alcune proposte. Esse tracciano quella che potrebbe essere una politica pubblica patrimoniale in favore del diritto al patrimonio culturale (versione completa delle proposte: FaroVe – Proposte Feb16).

Come passare della logica di una politica culturale centrata su “l’offerta culturale” e “i pubblici” a quella di un ascolto della domanda sociale? Quale ripartizione delle competenze, delle responsabilità e delle azioni in materia di patrimonio culturale tra lo Stato, le collettività territoriali e i cittadini? Di che quadro di riferimento pubblico potrebbe dotarsi una “fabbrica patrimoniale cittadina”?

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Salviamo La Maryvonne! Il trabaccolo veneziano dall’altra parte del mondo

Questo articolo “Salviamo La Maryvonne! Il trabaccolo veneziano dall’altra parte del mondo” è stato pubblicato nella rivista Lagunamare di febbraio 2016.

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Una barca tradizionale veneziana era mezza abbandonata sui fondali della «fondamenta dei pescatori» a Nouméa, dall’altra parte del mondo nella Nuova Caledonia. Dopo esser stata affondata il 20 settembre 2015, La Maryvonne è tornata finalmente in superficie dopo un’operazione delicata. Il suo proprietario e i membri dell’associazione “Gli amici della Maryvonne” hanno intenzione di ridargli la sua bellezza d’origine tramite una scuola cantieristica per giovani. Chiedono aiuto per salvare questa barca, riconosciuta da poco in Francia come patrimonio culturale, e ridargli una nuova vita. Continua a leggere

Diritto di parola e di esistenza delle comunità patrimoniali

Intervento di Faro Venezia (Adriano De Vita) per il convegno internazionale “ Il patrimonio culturale. Scenari 2015” Venezia, 26-28 Novembre 2015

Una delle difficoltà principali che una comunità patrimoniale deve affrontare consiste nel fatto che ha scarsi diritti di parola. Nulla vieta loro di organizzare incontri pubblici, scrivere sui social media, pubblicare manifesti e libretti. Ma sono attività poco efficaci.
Spesso idee e proposte vengono ignorate, ottengono un ascolto solo apparente da parte dei decisori politici, oppure non ottengono alcuna riposta.

La parola pubblica invece è avere piena legittimità istituzionale nel dialogo con il potere politico e la democrazia partecipativa consiste in una reale cessione di quote di potere decisionale alla cittadinanza attiva.

Siamo molto lontani da questo, ma senza di questo si resta impigliati nella pura protesta o coinvolti in pratiche di consultazione manipolativa e inefficace.

L’unicità dell’Arsenale

Che differenza c’è tra il valorizzare un bene in senso economico e valorizzarlo in senso sociale culturale? Il destino dell’Arsenale di Venezia (e dell’intera città) si gioca tutto su questa differenza. Queste poche e chiare parole di Paolo Lanapoppi di Italia Nostra e Forum Futuro Arsenale, chiariscono il problema.

L’arsenale di Venezia è un Luogo unico al mondo
A differenza di un palazzo o una chiesa l’Arsenale è prime di tutto un luogo di lavoro ed è anche un luogo di straordinaria bellezza.

Da molti anni l’Arsenale è un luogo sostanzialmente chiuso ai veneziani, ma ora la sua proprietà è pubblica ed è possibile pensare alla sua valorizzazione.

Ma che cosa significa valorizzare un bene di questa rilevanza?

Il codice dei beni culturali afferma che la valorizzazione consiste nelle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura.

Si tratta di valorizzare la capacità che l’Arsenale ha oggi di mostrare la sua storia, ma anche un uso contemporaneo legato alle stesse modalità di utilizzo del passato.

La conoscenza della nostra storia è parte della cultura degli italiani. Cancellarla per avviarvi più redditizie attività commerciali significa cancellare la nostra identità e ridurre i cittadini in consumatori. Questa operazione è giù stata fatta a Venezia con il caso del Fontego dei Tedeschi e non è il caso di ripeterla.

Recuperare l’Arsenale alle sue funzioni produttive storiche significa prima di tutto fanne un centro di educazione cultura. Il costo di questo intervento deve essere visto in questa chiave: va sostenuto per lo stesso motivo per cui si sostiene le scuola pubblica e per tutti.

Intervista con Paolo Lanapoppi – Italia Nostra

Il progetto di valorizzazione di cui si parla nell’intervista di trova qui:
farovenezia.org/progetto-arsenale/progetto-arsenale/

Video di: Adriano De Vita – Faro Venezia
farovenezia.org/ – Per il Forum Futuro Arsenale

Materiale iconografico storico: IVESER
iveser.it/

Poveglia – progetto Memo Atlante

L’associazione Poveglia per Tutti è la più nota e organizzata comunità patrimoniale veneziana.
Ora ha presentato in progetto di ri-generazione collettiva dell’isola nell’ambito del bando Chefare per ottenere un finanziamento che ne permetta la realizzazione.

POVEGLIA

I progetto è uno dei pochi che si propone di produrre una “storia”, cioè di diffondere un modo di percepire i problemi legati alla cura del patrimonio che sia di cura collettiva, invece che di sfruttamento individuale. Questa è una delle sfide principali proposte dall’Action Plan per la convenzione di Faro 2014-2015. E’ su queste percezioni collettive infatti che poi si basano le decisioni di tipo politico.

Per sostenere in progetto per necessario votarlo
Fino ad oggi ha ottenuto 443 voti, ancora pochi per vincerlo. Se volete sostenerlo votatelo qui:
Chefare – Memo Atlante
https://bando.che-fare.com/progetti-approvati/memoatlante/

L’idea di un MemoAtlante di Poveglia si inserisce in questo fertile percorso di riappropriazione e rigenerazione collettiva di un bene comune e nasce dall’esigenza di creare una dimensione narrativa e culturale attorno a questo frammento di territorio lagunare.
Sarà un progetto, redatto a più voci, di riappropriazione concettuale ed emotiva di un luogo basato su due idee fondamentali:

  • MEMO – creazione di un dispositivo agile ed aggiornabile, come un promemoria, per ricostruire la storia, l’evoluzione naturale del paesaggio e che permetta di accrescere conoscenze a consapevolezze per orientare progetti futuri
  • ATLANTE – lavoro di mappatura per contestualizzare le informazioni riscoprendo, e re-immaginando, gli spazi abbandonati dell’isola.

Una indagine sui saperi e le memorie legati alla storia recente dell’isola che facciano emergere l’importanza di quelle attività che implicavano la cura del paesaggio: pratiche agricole, pesca etc.

Links utili

La petizione a Demanio per avere in gestione l’isola
L’Associazione Poveglia per tutti, la storia

Video:
Perché mi compero Poveglia
Poveglia. memorie attorno all’isola

L’Arsenale di Venezia e il ferro forgiato

Nell’Arsenale di Venezia esistono tre grandi Tese (capannoni) che nell’800 erano utilizzate per per la lavorazione del ferro per le costruzioni navali. In una di queste tese ci sono le forge originali che sono state volutamente distrutte in anni recenti per motivi tutti da chiarire. Ora una delle più grandi e attive comunità patrimoniali veneziane, il Forum Futuro Arsenale, ha elaborato un progetto di recupero funzionale delle forge in modo da farne un centro di metallurgia storica in grado operare nei campi del restauro, della produzione, della formazione e delle produzioni artistiche.

Il 26 aprile 2015 abbiamo approfittato di due giorni di apertura straordinaria delle tese per intervistare Alessandro Ervas, uno dei più noti e attenti fabbri veneziani. Nel video Alessandro ci illustra il motivi che stanno alla base del progetto e il significato di questo luogo unico al mondo.

Su progetto di recupero delle forge e dell’intero Arsenale si veda qui:

 

 

Tarvisium Gioiosa

A Treviso ha iniziato ad operare una associazione, Tarvisium Gioiosa, che si propone di documentare e recuperane la bellezza nascosta sui muri della città, l’urbis picta, la città dipinta.

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Strana cosa questa invisibilità. Affreschi e decorazioni murali sono presenti da sempre e sono sotto gli occhi di tutti, anche speso molto deteriorati e in stato di abbandono. Ma tra il vedere e il guardare c’è differenza. Vedere è un atto meccanico dovuto al fatto di avere gli occhi aperti. Guardare è un atto intenzionale, che esprime interesse, motivazione, cultura. Per guardare bisogna essere “svegli”.

In questa breve intervista Nicoletta Biondo e Giampiero Presazzi, ci danno l’idea concreta delle motivazioni di Tarvisium Gioiosa e ci fanno guardare con altri occhi i muri della loro bellissima città.

Negli anni sessanta, l’epoca del boom edilizio, nessuno guardava perché si trattava di costruire e basta e gli edifici storici venivano percepiti come un ostacolo al progresso e al nuovo benessere. Questo modello culturale è ancora presente e forte, ma oggi è nata e si sta diffondano una sensibilità nuova, che valorizza la storia dei luoghi e la volontà dei cittadini di prendersene cura.

Questo sta avvenendo con modalità diverse a seconda si contesti locali. Nella presentazione delle attività di Tarvisium Gioiosa ho visto un evidente entusiasmo da parte dei dei cittadini, degli artisti e restauratori e dell’assessore alla cultura. Non è così a Venezia, dove spesso la volontà di “prendersi cura” e di partecipazione della cittadinanza si scontra con la consolidata abitudine delle istituzioni di prendere le decisioni rilevanti nelle segrete stanze, con rarissime eccezioni.

Dal sito di Tarvisium Goiosa:

Concept
“Tarvisium Gioiosa è un progetto a lungo termine che mira in primis alla conservazione e messa in sicurezza degli intonaci dipinti, grazie al contributo della comunità , delle istituzioni pubbliche e private. Il punto focale di questa campagna è lo sviluppo di una mentalità sensibile e coscienziosa riguardo alla tutela dei propri beni artistici , in uno spirito di “mutuo soccorso” collettivo , sentito dalla piccola città di provincia fin ad organismi internazionali. Di pari passo si attueranno campagne corrette e regolari sulle opere in degrado, permettendo di operare in tempi adeguati e con costi contenuti su un maggior numero di palazzi.” (leggi tutto qui)

Manifesto in PDF

Progetti

Stiamo lavorando a tanti progetti, grazie alla collaborazione di associazioni, appassionati, amministrazione pubblica, professionisti ed aziende che hanno aderito a Tarvisium Gioiosa.

I progetti che si stanno studiando riguardano:

  • restauro e conservazione corrette e naturali; metodologie e materiali rispettosi delle opere d’arte e dell’ambiente.
  • Sicurezza in ambito di processi artisti moderni con particolare attenzione alla street art ed alle decorazioni murali.
  • Il gioco come fonte di accrescimento dei bambini e degli adulti. Imparare l’arte, la storia, le tradizioni, le tecniche artistiche , la sensibilità alla conservazione diventano facili se insegnate giocando.
  • Nuove opere pittoriche in un connubio di antichi saperi e nuove pratiche artistiche , si uniscono per far tornare i colori e l’arte sulle nostre città.
  • Prodotti ed oggetti naturali , che eticamente nascono per distinguersi con il logo Tarvisium Gioiosa.
  • Giornate dedicate a Tarvisium Gioiosa ed il patrimonio culturale.
    Questi sono i principali temi ed argomenti a cui ci stiamo dedicando , selezionando le imprese ed associazioni con cui collaborare per portare a buon fine i progetti.

Leggi tutto qui

Terza passeggiata all’Arsenale

Il Video realizzato nel corso della terza passeggiata.

Programma:

Lunedì 27 ottobre 2014, dalle ore 14:00 alle 18:30, si svolgerà la terza passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia.

terza passeggiata Arsenale venezia

La partenza è prevista da campo di San Pietro in Castello, dove sarà possibile ascoltare una testimonianza sulla vita degli arsenalotti, e in seguito accedere all’Arsenale attraverso il nuovo ponte che conduce al giardino delle Vergini, che ospita le mostre della Biennale di Venezia. Si proseguirà con la visita alle Gaggiandre ed alla vicina gru idraulica Armstrong Mitchell & Co, dove rappresentanti di The Venice in Peril Found e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, illustreranno il processo di recupero della gru. Quindi si procederà con la visita alla mostra sulla storia della Biennale presso il padiglione delle Artiglierie.

L’itinerario proseguirà nell’area della Marina Militare all’interno del padiglione del Ferro, dove sarà possibile ascoltare una testimonianza sulle attività artigianali un tempo insediate, per poi incontrare il Forum Futuro Arsenale, un’estesa comunità patrimoniale veneziana che riunisce circa 40 associazioni cittadine, impegnata a contribuire all’apertura dell’Arsenale alla città. Infine la visita si concluderà presso il padiglione delle Navi, con un confronto aperto tra partecipanti e tecnici del Comune di Venezia sul processo di recupero del compendio dell’Arsenale.

ATTENZIONE: alla passeggiata possono partecipare al massimo 40 persone. Chi è interessato può iscriversi a partire da venerdì 17 ottobre, dalle 10:00, attraverso la pagina web dedicata all’iniziativa, dove è inoltre possibile prendere visione del programma dettagliato della passeggiata.

Programma di dettaglio

Ritrovo in San Pietro di Castello al Padiglione delle Navi del Museo Navale, in occasione del nono anniversario della firma della Convenzione di Faro.

14.00: ritrovo: Campo di san Pietro in Castello

14.15: luogo: chiostro della chiesa di san Pietro in Castello, tema: attività artigiane, testimoni: Lia Quintavalle, moglie e figlia di arsenalotti, e Roberto de Pellegrini, cantiere in San Pietro;

15.00: luogo: giardino delle Vergini, tema: l’Arsenale e la città, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimone: Marina Dragotto, responsabile dell’Uffico Arsenale del Comune di Venezia;

15.30: luogo: gru Armstrong, tema: recupero dei manufatti, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimoni: Lady Frances Clarke, Venice in Peril, e Claudio Menichelli, curatore del restauro;

16.00: luogo: Artiglierie, tema: la Biennale di Venezia all’Arsenale, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimone: Andrea Del Mercato, direttore della Biennale di Venezia;

16.30: luogo: padiglione del Ferro, tema: attività artigiane, istituzione ospite: Marina Militare e Comune di Venezia; testimone: Renzo Inio, antico corder;

16.45: tema: una comunità patrimoniale per l’Arsenale, istituzione ospite: Marina Militare e Comune di Venezia; testimoni: Barbara Pastor e Roberto Falcone, portavoce del Forum per l’Arsenale Futuro;

17.15: luogo: padiglione delle navi, tema: museo navale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela; testimoni: Fabrizio D’Oria, dirigente Vela e Cap. di Vascello Marco Sansoni, Pres. Museo Navale;

17.45: luogo: Museo Navale, tema: discussione finale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela.
Lunedì 27 ottobre 2014, dalle ore 14:00 alle 18:30, si svolgerà la terza passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia.

17.45: luogo: Museo Navale, tema: discussione finale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela.

Pecepire l’Arsenale

Video-testimonianze raccolte in Arsenale in occasione della festa/apertura del 25-26-27 aprile 2014

Questo video realizza una sorta di Focus Group informale, cioè una raccolta sensazioni e pensieri, più spontanei che ragionati, finalizzati ad esplorare un tema o problema. Ne risulta una immagine collettiva “sottopelle” delle percezioni dei veneziani sull’arsenale. Di questa immagine è necessario partire quando ci si pone il problema di fare scelte di governo sul futuro di questa parte della città se si vuole che queste scelte siano saldamente agganciate al sentire della popolazione. Non farlo significa cadere nella deriva tecnocratica che consiste nell’affidare un problema ad un gruppo di specialisti che tendono inevitabilmente ad espropriare la popolazione del diritto di parola e di scelta.

Ma l’ascolto di una testimonianza non è mai una cosa semplice perché ogni cosa detta viene capita ed elaborata in modo diverso da chi la ascolta. Inoltre l’esperienza che le persone intervistata esprimono è – in quanto esperienza – non discutibile: un buon ascolto deve sempre essere non-giudicante. Il suo scopo è la comprensione di quello che i testimoni tentano di esprimere, non di stabilire se hanno regione o torto e meno che mai se siamo in accordo o disaccordo con loro. Il buon ascolto richiede rispetto incondizionato e questa una cosa difficile da praticare.

Le interviste si basano su due domande uguali per tutti: “C’è un ricordo che ti lega all’Arsenale?” e “Come vorresti che diventasse l’Arsenale?”.

Dalla prima domanda ricaviamo sostanzialmente ricordi d’infanzia per le persone più anziane o vaghe impressioni del periodo in cui un battello del trasporto pubblico lo attraversava senza fermarsi. Le immagini più frequenti sono quelle di un luogo chiuso e proibito circondato da alte e incomprensibili mura, un luogo magico visto con occhi di bambino e un luogo proibito visto da un adulto. La lunga chiusura del luogo ai cittadini ne ha provocato la scomparsa dalla mappe psichiche sulle quali si fonda il senso di appartenenza ad una città. Un luogo che ci è familiare quando possiamo percorrerlo anche ad occhi chiusi, ma oggi i veneziani stessi dentro l’Arsenale perdono l’orientamento, non sanno dare un nome ai luoghi e non trovano l’uscita. Quando avviene questo il processo di espropriazione si è compiuto.

Come vorresti l’Arsenale?

Come logica conseguenza della chiusura di un luogo pieno di fascino la quasi totalità delle testimonianze insiste sulla sua apertura alla cittadinanza. Nessuno intuisce il rischio che una apertura incondizionata possa semplicemente portare all’invasione del turismo di massa, ma le risposte seguenti chiariscono bene che questa non è una disattenzione, ma semplicemente una cosa “impensabile” perché l’apertura deve servire di “farlo rivivere” con attività che “ne ne riproducano la tradizione” ovviamente in chiave moderna.

Su che cosa fare dentro l’Arsenale, una volta aperto, le idee si possono raggruppare su pchi temi, declinati in modo simile da tutti:

Spazio per giovani.

Uno spazio che attiri i giovani e dia spazio alle loro idee, capacità e creatività, li faccia vivere bene. Le proposte comprendono, spazi e attività per bambini, luoghi per artisti a basso costo, laboratori artigiani di ogni genere, attività sportive di ogni genere ma specialmente legate al mare: nuoto, voga e vela). Parco pubblico con aree verdi. Attività educative. Il grandissimo successo del laboratorio di ceramica dei Bochaleri (si veda la parte centrale del filmato) attivato negli stessi giorni nei quali sono state realizzate le interviste non fa che rafforzare l’idea che siamo difronte ad un grande bisogno, molto sentito da tutti, al quale la città oggi non sa dare una risposta adeguata. Per chi non vuole rassegnarsi al progressivo invecchiamento dei residenti e alla fuga delle giovani famiglie questo è un obiettivo primario.

Cultura e centro civico.

Un secondo blocco di risposte si concentra sulle attività culturali: musica, arti di ogni genere, convegni, manifestazioni. Queste attività a Venezia non mancano affatto e inoltre l’Arsenale è già sede delle Biennale e del Museo Navale che è recentemente passato sotto la direzione dei Musei Civici. Forse queste richieste si possono interpretare nel senso di produzioni culturali più vicine alla popolazione; che funzionino come polo di attrazione e animazione per i veneziani. Le grandi istituzioni culturali spesso sono sentite come lontane e orientate al mondo intero. La natura concentrata del luogo poi suggerisce l’idea del campus o del distretto della cultura che favorisca gli incontri, le frequentazioni la fertilizzazione reciproca tra gli artisti e tra loro e la cittadinanza in modo da favorire la produzione artistica e non solo la semplice fruizione. Inoltre manca un vero centro civico cittadino e le numerosissime associazioni attive in città spesso non hanno una sede adeguata. Il grande successo dello spazio nella ex libreria Mondadori a San Marco, ora scomparso, testimonia ampiamente la presenza di questo bisogno.

Infine il lavoro.

Chi ne parla suggerisce attività artigianali di vario tipo, ma soprattutto legate all’heritage, agli antichi mestieri, alle professioni legate alla nautica e al mare, ma anche attività di ricerca e sviluppo tecnologico. Se l’esigenza di base è quella della ri-appropriazione dell’Arsenale da parte della città il lavoro dovrebbe essere al primo posto perché il complesso è sempre stato essenzialmente un luogo di lavoro e per questo era al centro anche della via sociale del quartiere. Invece questo tema è meno citato rispetto ai primi due. Come mai? Potrebbe essere che a Venezia il lavoro è legato ormai da tempo al turismo e che non lavora in questo settore lo fa nella sanità, nel pubblico impiego, nella scuola, nelle professioni di servizio. Vuol dire che attività imprenditoriali non turistiche, stat-up di giovani, professioni legate alla tecnologie sono ormai considerate così “lontane” dall’ambiante veneziano da essere divenute impensabili?

Non deve sorprendere infine che i desideri espressi siano piuttosto generici: i problemi da affrontare anche solo per cominciare a concretizzarli sono molto complessi. Non sembra esistere una vera consapevolezza del fatto che il futuro dell’arsenale è legato alle scelte politiche di fondo di chi governa la città. Gli unici due intervistati che si sono spinti più avanti si questa strada sono infatti persone che “pensano” l’Arsenale da diverso tempo: la proposta della Fondazione in Partecipazione come strumento di governance condivisa (Pizzo) e l’Arsenale come centro della città metropolitana (Wanner). Sviluppare frequenti occasioni di dialogo e confronto con la cittadinanza sui modi di attuazione delle idee espresse è un lavoro faticoso, ma anche l’unico modo per favorire in formarsi di una progettualità cittadina realmente sentita, diffusa e condivisa.

Adriano De Vita

Seconda Passeggiata in Arsenale

Da oggi sono aperta le iscrizioni alla seconda passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia realizzata dall’Ufficio Arsenale con la nostra collaborazione. La passegghiata si svolgerà il 16 settembre; ritrovo alle ore 14.00 al Campo della Celestia (vicino alla fermata ACTV omonima)

Si segnala che alla passeggiata patrimoniale potranno partecipare al massimo 40 persone. Si raccomandano buone scarpe e bottiglietta d’acqua perché servono circa 4 ore per completarla e i luoghi visitati non offrono punti di ristoro facilmente accessibili.

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La seconda passeggiata percorre il bordo nord dell’arsenale seguendo un itinerario che ricongiunge i tratti già accessibili, e che in un prossimo futuro potrebbe divenire interamente aperto al pubblico.

Si parte dal campo della Celestia all’esterno dell’arsenale, per raccontare le possibili sinergie tra città e contesto, portando l’attenzione su aree di immediata o potenziale trasformazione , come il Convento della Celestia. Poi si entra in arsenale dalla porta delle Galeazze, dove prende le mosse un cluster di attività legate alla marineria tradizionale e agli antichi mestieri.

Si prosegue alle tese della Novissima con una riflessione sugli spazi recuperati per attività di ricerca, e più in generale per la storia delle trsaformazioni dell’arsenale. Poi si attraversa la tesa 105 per arrivare alle Casermette visitando brevemente il cantiere di recupero delle barche storiche, e si giunge all’area dei bacini di carenaggio, dove oggi ci sono solo attività industriali, ma l’intero compendio potrebbe essere prossimo a trasformazioni strategiche per l’intero arsenale.

La passeggiata si conclude con una visione unica d’insieme, dalla terrazza della torre delle Vele, specie verso il parco della laguna nord. Nella torre avrà luogo la discussione tra i partecipanti, e la presentazione delle prossime passeggiate in preparazione.
Le passeggiate patrimoniali in arsenale sono una sequenza di incontri con testimoni lungo un percorso tematico, organizzate per l’occasione ed aperte ai cittadini su prenotazione; si effettuano in gruppi di circa 40 persone, accompagnati da alcuni facilitatori di Faro Venezia.

Le passeggiate avranno come obiettivi prioritari la percezione della continuità dell’arsenale nel superamento dei vari confini attuali, il coinvolgimento di testimoni capaci di raccontare le loro esperienze di uso dei manufatti e delle tecnologie antiche, la comprensione delle antiche ed attuali interazioni con il contesto urbano. Per interpretare l’enorme patrimonio culturale e la ricchezza di testimoni le passeggiate di quattro ore sono orientate a riconnettere i lembi di città separati dal recinto dell’arsenale. Esse sono trasversali alle tematiche dei mestieri della tradizione e delle attività in corso. I temi comuni alle passeggiate sono:

  • comprensione delle trasformazioni in atto o potenziali,
  • connessione dell’arsenale con il contesto circostante,
  • descrizione delle attività artigianali che si svolgevano nell’Arsenale,
  • informazione sulle attuali attività di ricerca, museali e produttive,
  • coinvolgimento dei diversi concessionari,
  • valorizzazione del recupero degli edifici e degli specchi acquei.

 Links:

 

Video della prima Passeggiata patrimoniale all’Arsenale

Video della prima passeggiata patrimoniale all’Arsenale realizzata il 27 giugno 2014 con circa 40 partecipanti e 6 testimoni diretti. Il video è stato realizzato dall’Ufficio Arsenale a cura di Alessandro Zanchini del Servizio Videocomunicazione del Comune di Venezia con la collaborazione di Prosper Wanner.

Visibile anche nel sito dell’Urban Center Virtuale dell’Arsenale:
http://arsenale.comune.venezia.it/?p=1469

Da Youtube si può condividere liberamente su altri siti o FaceBook

L’ARSENALE DI VENEZIA – passeggiata patrimoniale

Venerdì 27 giugno 2014, dalle ore 14.30 alle 18.30 si svolgerà una passeggiata patrimoniale all’Arsenale organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia. Vedi anche sul sito dell’ Urban Center Virtuale dell’Arsenale di Venezia.

arsenale, venezia

Il programma della Passeggiata Patrimoniale, completo di orari e percorsi, è visionabile nella mappa in testa alla pagina (click sull’immagine per ingrandire).

Le passeggiate patrimoniali sono percorsi durante i quali i cittadini riscoprono i luoghi come patrimonio culturale della propria comunità, non solo per il valore artistico-architettonico dei siti e la loro portata storica, ma anche per il significato che assumano nello svolgimento della vita quotidiana.

Si tratta di un’attività prevista dalla Convenzione di Faro promossa dal Consiglio d’Europa e adottata dal Comune di Venezia come quadro di riferimento per il futuro dell’Arsenale. La Convenzione di Faro si concentra sul valore del patrimonio culturale per la società. Il Consiglio d’Europa ha confermato in questi giorni il suo interesse a fare dell’Arsenale un sito pilota per l’applicazione della Convenzione di Faro.

La passeggiata di quattro ore percorre l’arsenale da ovest ad est, dalla porta delle Galeazze ai Bacini di carenaggio. Essa è trasversale alle tematiche dei mestieri della tradizione e delle attività in corso, orientata alla comprensione dei valori e delle potenzialità dell’area direttamente gestita dall’Amministrazione Comunale.

Si propone ai partecipanti un’interpretazione del significato dei luoghi antichi, nelle parole di chi ne ha la responsabilità della gestione attuale. Testimoni sono anche gli interpreti di mestieri e tradizioni radicate in Arsenale, come le associazioni Arzanà, El Felze, Vela al Terzo e la Fondazione Bucintoro. Esse fanno tutte parte, assieme a Faro Venezia, del Forum Futuro Arsenale, che riunisce trentadue associazioni cittadine con il compito di partecipare alla definizione degli scenari futuri per la restituzione dell’arsenale alla città.

Per assicurare una corretta fruibilità della manifestazione, alla passeggiata potranno partecipare 40 persone. Chi è interessato può iscriversi inviando una mail all’indirizzo parteciparsenale@comune.venezia.it specificando nome e cognome e possibilmente lasciando un recapito telefonico. La passeggiata ha una durata di quattro ore e si raccomanda un abbigliamento sportivo, buone scarpe e una bottiglietta d’acqua.

Poveglia: l’isola che c’è

L’isola di Poveglia è stata messa in vendita. Un gruppo di veneziano ha subito sentito questa vendita come una ferita e ha dato vita ad una associazione che ha lo scopo di raccogliere fondi sufficienti per partecipare all’asta pubblica. E’ del tutto paradossale che un bene già pubblico debba essere acquistato per evitare che divenga l’ennesimo albergo e sia così precluso alla cittadinanza. La cosa è nata quasi come una provocazione un po’ utopica, ma l’iniziativa ha raccolto in pochi giorni moltissime adesioni, anche da altri paesi, e il progetto si è velocemente concretizzato.

Questo è un esempio di come Venezia si sta velocemente trasformando in un eccezionale laboratorio di idee e iniziative che ruotano attorno al tema dei beni comuni e della qualità della vita. Non è un caso perché il modello della monocultura turistica sta semplicemente distruggendo la città ed è vicino – se non lo ha già superato – al punto di non ritorno che porterà la città ad essere contemporaneamente sovraccarica di persone e priva di abitanti.

Che i veneziani si stiano svegliando dall’incantamento autodistruttivo che li ha dominati negli ultimi vent’anni?

I due video seguenti illustrano il progetto (il primo) e le motivazioni che hanno favorito la grandissima partecipazione al progetto(il secondo):

Sono quattro i punti fondanti irrinunciabili del progetto;  la sua “carta costituzionale” (dal sito dell’associazione Poveglia per tutti):

  1. La parte verde dell’isola sarà dedicata a parco pubblico liberamente accessibile e gratuito, e ad orti urbani.
  2. La parte edificata dell’isola, che può produrre utili -le cui caratteristiche e limiti etici decideremo insieme, in coerenza con questi punti fondanti- servirà a ripagare i costi di gestione della parte pubblica.
  3. La gestione dell’isola sarà no-profit ed eco-sostenibile. Tutti gli utili saranno quindi reinvestiti sull’isola stessa.
  4. Qualora dovessimo vincere l’asta, la quota sottoscritta darà diritto a partecipare equamente alle decisioni sulle sorti di Poveglia ma non è, e non sarà da intendersi in futuro, come forma di partecipazione agli utili, né quota azionaria, né fonte di privilegio alcuno per nessun associato.

Links ai siti dell’associazione:
http://www.message-in-a-bottle.org/
http://www.facebook.com/povegliapertutti/

Breve storia dell’isola
Foto dell’isola (Flickr)

 

Arsenale aperto alla città – 25-26-27 aprile 2014

Clicca sull’immagine per vederla in alta risoluzioneArsenale Aperto 2014

Vedi/scarica il programma dettagliato in PDF

Dell’Arsenale di Venezia si sa poco. Fatta eccezione per chi lo studia e per chi fa parte delle associazioni che stanno facendo pressioni sempre maggiori restituirlo alla città, tutti gli altri ne sanno poco o nulla. Questo avviene per il banale motivo che l’Arsenale è semi-inaccessibile e chiuso a tutti per la maggior parte dell’anno. Stiamo parlando di un’area di circa circa 478.000 mq, più grande i Pompei o del Vaticano, che appare nelle geografia mentale – anche di molti veneziani – come “terra incognita”.

Queste tre giornate saranno di festa ma saranno anche una sorta di prova generale di apertura e riappropriazione collettiva di uno dei luoghi più significativi di Venezia

Il Forum Futuro Arsenale è la più estesa comunità patrimoniale veneziana. Riunisce circa 40 associazioni cittadine e ha avviato da tempo un dialogo sempre più pressante con il Comune di Venezia allo scopo di evitare ogni tipo di progettualità imposta a scatola chiusa e sta sperimentando attivamente forme innovative do co-progettazione e co-gestione degli spazi urbani.
https://www.facebook.com/groups/futuroarsenale/

Di chi sono i beni comuni? Di nessuno

marinoni devastatoNei giorni scorsi alcuni vandali sconosciuti hanno devastato il teatro Marinoni al Lido. Un breve articolo sulla Nuova Venezia racconta brevemente il fatto.

Non è poi tanto strano, visto che il luogo è aperto e incustodito e che i comportamenti vandalici sono molto frequenti. L’episodio si presta ad una facile condanna per l’inciviltà dimostrata dai vandali, ma l’esistenza dell’inciviltà in una società ampia e variegata come la nostra va messa nel conto. Quello che vorrei evidenziare è che non è possibile sporgere denuncia.
Le nostre leggi infatti non riconoscono il concetto di “bene comune”. Per il nostro codice civile un bene o è di proprietà pubblica o è di proprietà privata e solo il proprietario è protetto dalla legge.
Questo vuol, dire con riusciamo neppure a “pensare” il concetto di “comune” che è stato espulso dalla nostra cultura da secoli di appropriazioni, spesso violente, che poi si sono tradotte in leggi promosse dagli stessi “appropriatori” che grazie alle ricchezze accumulate in questo modo si sono fatti eleggere nei parlamenti e hanno alimentato un sistema di leggi a loro favore.
E così arriviamo al nostro piccolo teatro Marinoni. Dunque chi può sporgere denuncia? Nessuno. L’ampio gruppo di cittadini che, con molto lavoro volontario, lo hanno fatto rivivere e curato con attenzione, scoprono di essere “nessuno”.
Sta indubbiamente crescendo una sensibilità diffusa che vede nel patrimonio culturale (heritage) un bene comune, ma certo la strada è lunga e difficile.

Per saperne di più:

 

Grandi opere o tutela: due culture opposte

Intervento di Salvatore Settis a Bologna, “La repubblica delle idee”,
Giugno 2012: La bellezza fragile (video originale)

Settis_grando opere o tutela

http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-idee-bologna/settis-la-bellezza-fragile/98624/97006

Questo video dura circa un’ora. Normalmente nessuno guarda sul web filmati così lunghi, ma lo pubblico ugualmente. Invito tutti a mettersi comodi, sospendere la fretta compulsiva che governa le nostre vite, prendersi il tempo che serve per guardarlo con attenzione, perché Salvatore Settis ha il dono della parresia: la capacità di dire il vero senza calcoli di convenienza. Una lezione inarrivabile di competenza mista a passione etica e civile che evidenza nel modo più chiaro possibile come per una società la cura del patrimonio equivale alla capacità di prendesi cura di sé stessa. Alcuni estratti dal testo:

In Italia si è cominciato a fare tutela del patrimonio sin dal 1400 in modo sempre più sofisticato e complesso…

(…) Lo statuto urbano di Siena del 1309, nella prima pagina dice così: “Il dovere della città è il benessere, che dà orgoglio ai senesi e allegrezza ai forestieri”. Da qui nascono pi tutte norme sula tutela del patrimonio culturale che in Italia. Tutti gli stati, ducati, signorie… d’Italia avevano leggi di tutela sviluppate, senza trattati, sulla basi di una comune sensibilità.

(..) La tutela del patrimonio ha una storia così lunga e articolata che può essere considerata la seconda lingua degli italiani: così’ come l’italiano ha unificato il paese dalla Sicilia a Venezia, così la tutela è stata concepita in modo simile in tutta l’Italia. Oggi la tutela del patrimonio, delle bellezze, del paesaggio hanno un statuto costituzionale di legalità.

(…) Tutele vuol dire prima di tutto prevenzione, Se non fa prevenzione è lo stesso che distruggere perché alla fine il risultato è la distruzione del patrimonio. Pensiamo al terremoto in Emilia del 15 ottobre 1996

(…) i campanili messi in sicurezza allora hanno tutti resistito al terremoto recente (2012) e quello fu intervento fatto dalla soprintendenza e non dalla protezione civile. (…) In Italia le priorità negli investimenti sono chiaramente individuabili da episodi rivelatori come questo: Ottobre 2009, a Giampilieri, in provincia di Messina. Una frana uccide 37 persone. La protezione civile (Bertolaso) dichiara che è impossibile mettere in sicurezza le franose rive dello stretto perché costerebbe circa due miliardi di euro, che non ci sono. Due giorni dopo la ministra dell’ambiente (Prestigiacomo) alla domanda “ma ci sono i soldi per il ponte sullo stretto?” risponde: naturalmente si. Dunque 2.000.000.000 miliardi per mettere in sicurezza il territorio no, ma 12.000.000.000 per il ponte da costruire sulle frane e su un territorio ad altissimo rischio sismico, si. Queste sono le priorità e questo è anche l’atteggiamento dell’attuale governo (Monti) che dice grandi opere si, messa in sicurezza del territorio, no. Questa è la continuazione di quella cultura. L

Links:

Un ottimo articolo Mercedes Auteri su Artribune, analizza e commenta l’intervento di Settis: Il terremoto secondo Salvatore Settis