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C’è un giudice a Berlino! Le pesanti accuse del TAR all’Agenzia del Demanio di Venezia sul caso Poveglia

Lo scorso 8 marzo il Tribunale Amministrativo ha accolto il ricorso dell’ Associazione Poveglia per Tutti contro l’Agenzia del Demanio di Venezia che aveva respinto la loro richiesta di prendersi cura dell’isola, con fondi propri, e per un periodo limitato di tempo. La storia dell’Associazione è ormai lunga e molto significativa sul tema di come può formarsi una comunità patrimoniale forte e molto motivata. Non riassumo qui questa storia. Chi non la conosce può seguire i links a fondo pagina che la ricostruiscono in breve.

La cosa rilevante qui non è tanto il fatto di avere vinto un ricorso, cosa che capta molto spesso alle associazioni civiche; sono le motivazioni della sentenza ad essere clamorose. In pratica il TAR accusa l’Agenzia del Demanio di ogni nefandezza possibile e immaginabile.

La sentenza originale completa si può leggere qui.

Le motivazioni

Riassumo qui in punti salienti delle motivazioni della sentenza in basic italian in modo che sia tutto più chiaro. Secondo il TAR il rifiuto del Demanio:

  • É privo di motivazione, non indicando alcun presupposto di fatto ed alcuna ragione giuridica che abbia determinato il diniego di concessione.
  • Nasconde i motivi del rifiuto.
  • Rivela un eccesso di potere perchè la domanda è respinta in base a motivazioni del tutto estranee al merito della domanda nstessa.
  • Rivela un eccesso di potere (di nuovo) perché il rifiuto richiama la necessità di sentire il parere del sindaco, cosa del tutto falsa.
  • Rivela un eccesso di potere, (ancòra) perché il Demanio ha posto sulle stesso piano la richiesta dell’Associazione- realmente esistente dettagliata e motivata – con altre generiche “manifestazioni di interesse” provenienti da altri soggetti, sostanzialmente inesistenti.
  • Dimostra irragionevolezza e manifesta contraddittorietà del diniego. L’agenzia infatti rinuncerebbe ad ottenere dalla ricorrete opere e attività rientranti tra i suoi compiti di legge. Che non ha mai realizzato.
  • Dimostra la volontà di perdere tempo, tirala in lungo deliberatamente, per (“mera presa di tempo da parte della P.A., con un atto sostanzialmente soprassessorio”).

Il rifiuto del Demanio contrasta inoltre con il regolamento per la concessione in uso e in locazione dei beni immobili appartenenti allo Stato  (art. 9 del d.P.R. n. 296/2005) dove si stabilisce che “possono essere oggetto di concessione ovvero di locazione, in favore dei soggetti di cui agli articoli 10 e 11, rispettivamente a titolo gratuito ovvero a canone agevolato, per finalità di interesse pubblico o di particolare rilevanza sociale, gli immobili di cui all’articolo 1, gestiti dall’Agenzia del demanio”.

Si tratta di motivazioni pesantissime, che distruggono completamente la credibilità dell’Agenzia del Demanio, che – ricordiamolo– è una agenzia dello stato che amministra beni pubblici, cioè appartenenti a tutti noi e lo deve fare per nostro conto , non contro di noi.

L’Agenzia ha dimostrato, come minimo, di non avere le capacità professionali adeguate al compiuto che deve svolgere. Ma ha dimostrato anche un atteggiamento apertamente ostile e vessatorio (l’eccesso di potere) verso quei cittadini che – in ultima istanza – sono i suoi datori di lavoro.

Va notato che l’Agenzia è un “Ente Pubblico Economico (EPE). L’EPE è un soggetto giuridico autonomo che opera nell’ambito della Pubblica Amministrazione e che, per raggiungere i propri obiettivi, fa ricorso a modalità organizzative e strumenti operativi di tipo privatistico.”
Dunque se la sua organizzazione è di tipo privatistico, si può supporre che i dirigenti che si sono resi responsabili di una simile sequenza di errori e prepotenze se ne assumano la responsabilità e ne paghino le conseguenze.

O è pretendere troppo?

Links

Poveglia: l’isola che c’è
un breve post con due nostri video girati nell’aprile del 2014, quando la storia di della comunità patrimoniale di Poveglia era era appena iniziata. Uno è questo, che mostra l’ evidente entusiasmo che l’inziativa ha suscitato:

La storia dell’Associazione Poveglia per Tutti

‘Non svendete Poveglia’: il Tar dà ragione all’associazione che vuole proteggere l’isola”
Articolo su L’Espresso che riassume il caso.

Il TAR da regione ai 4550 veneziani del mondo
Articolo dell’ Associazione che commenta la sentenza del TAR

Nota
L’espressione “Ci sarà pure un giudice a Berlino?” aderiva dalla storia di un mugnaio di Postdan e dei sua moglie Rosina contro tutti i corrotti giudici per ottenere giustizia. E alla fine ci riesce. Leggi qui tutta la storia

L’Arsenale, 18 mesi di percorso Faro.

4 anni fa, nel febbraio 2014, ha iniziato un percorso sperimentale per l’applicazione della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, allora conosciuta come “Convenzione di Faro” e appena firmata dall’Italia, come quadro di riferimento nel processo di riconversione dell’Arsenale di Venezia.

Questa convenzione innovativa riconosce una responsabilità individuale e collettiva nei confronti del patrimonio culturale e promuove la sua conservazione ed il
 suo uso sostenibile nell’obiettivo dello sviluppo umano e della qualità della vita.

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L’Arsenale era diventato un anno prima, cioè 5 anni fa, proprietà del Comune di Venezia grazie in gran parte all’azione delle associazioni riunite all’interno del Forum Futuro Arsenale. La decisione dell’ufficio Arsenale del comune di Venezia, del Forum Futuro Arsenale e di Faro Venezia di riferirsi alla Convenzione di Faro come quadro comune è stata uno dei risultati della partecipazione nel 2013 di una delegazione veneziana al Forum Europeo di Marsiglia sul valore del patrimonio culturale per la società.

La delegazione veneziana, invitata dall’associazione Faro Venezia, era composta da un rappresentante dal Forum Futuro Arsenale, uno dal Comune di Venezia, uno dell’associazione Venti di cultura e uno di Faro Venezia. Hanno durante tre giorni partecipato alle discussione intorno al processo di applicazione della Convenzione di Faro al processo di riconversione del Nord di Marsiglia che ho coordinato insieme ad altre persone.

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Questo articolo vuole rendere conto, in modo sintetico e personale, di quello che è stato possibile di realizzare durante questi 18 mesi, prima dell’elezione del nuovo sindaco e della sua decisione di chiudere l’ufficio Arsenale.  Non rende conto dell’insieme del lavoro dell’ufficio Arsenale ma solo dalla parte riguardante l’uso della Convenzione di Faro. Altri processi sono stati realizzati sul fronte della pianificazione, della partecipazione o della manutenzione dell’Arsenale da quest’ufficio da tre persone. Continua a leggere

Un futuro florido per Ca’ Da Noal

Domani ci sarà l’ultimo incontro-conferenza, a Treviso, di un ciclo di tre che si sono svolte finora con un notevole successo. La gestione diretta del patrimonio culturale da parte dei gruppi di cittadinanza attiva è un tema che sta coinvolgendo sempre più persone e amministratori locali.

A Treviso si è avviato un dialogo tra comunità patrimoniale (Tarvisum Gioiosa) e amministrazione locale che si sta sviluppando ben. Non è così dappertutto e di certo a Venezia non è così, anzi. Ma proprio per questo ci fa piacere segnalare le situazioni locali che stanno funzionando. Questo non vuol dire che si risolvano facilmente i problemi economici, gestionali organizzativi che spesso sono molto consistenti. Ma si sta creando una cultura nuova nei rapporti tra amministrazione e cittadinanza. Non è poco.

 

Le conferenze organizzate da Tarvisium Gioiosa e la sua associazione no profit Gioiosa et Amorosa, Patrocinate da Comune di treviso, Provincia di Treviso e Consiglio d’Europa, dal titolo “Ca Da Noal, passato, presente e futuro” presentano contenuti appassionanti in materia di salvaguardia del patrimonio ed evidenziano azioni volte alla riqualificazione di Ca’Da Noal, museo civico di arte applicata.

Nell’insieme queste conferenze mirano ad avviare azioni concrete per la rinascita di Ca’ Da Noal. L’ex museo di Arte applicata, detto la casa dei trevigiani, da anni è chiuso al pubblico e contiene innumerevoli opere d’arte.

Lo stato di conservazione dell’edificio e dei beni contenuti non si addicono ad una società civile come quella in cui viviamo.

Gli sforzi di personaggi storici del passato , per la salvaguardia dei “tesori” cittadini e le moderne politiche in materia di gestione del Patrimonio culturale, discusse nelle precedenti conferenze, hanno posto le basi di un percorso complesso, ma rispettoso dell’eredità culturale del Museo. A partire da questo concetto, Venerdì continueremo ad arricchire valori etici e morali in materia di restauro e museologia.

Presenteremo in anteprima TREVISO APP GAME, una applicazione in realtà aumentata, che contribuirà a ridurre il cultural device attraverso percorsi ludico/culturali e la raccolta di fondi per il recupero del palazzo. Attendiamo le proposte dell’amministrazione trevigiana per un possibile progetto di riqualificazione pensato per Ca’ DA Noal.

Festeggeremo un anno di vita di Gioiosa et Amorosa, con un video e la presentazione del nuovo patto di collaborazione che abbiamo proposto all’Amministrazione Comunale Trevigiana. Ci impegnamo a portare in un luogo più consono alcune opere contenute nell’ex Museo, celebrando i “cittadini Attivi” ed il Patrimonio , in una giornata di festa collettiva.

Immaginiamo un futuro florido per Ca’ Da Noal, etico e ricco di vita. 

Programma

  • Il restauro biologico delle opere d’arte, sperimentazioni ed analisi che partono dal Veneto.
  • Nuove tendenze e filosofie in materia di conservazione nei musei, la Museologia Sociale. (*intervento/relatore da confermare)
  • Idee e proposte dell’Amministrazione Comunale Trevigiana per la rinascita di Palazzo Da Noal, ex museo di Arte Applicata.*
  • Tarvisium Gioiosa presenta i suoi progetti ed attività, festeggiando con la comunità il primo anno di vita della sua Associazione Gioiosa et Amorosa.
  • Relatori: Martina De Nardo, Alessia Prezioso, Elisa Bellato*, Amministratori Comune di Treviso*, Ermes Cellot .

Locandina completa in PDF

www.tarvisiumgioiosa.org

Trailer per: “Tessuti sotto el felze”

Breve trailer per: “Tessuti sotto el felze”, Venezia, 27 ottobre 2017.
La storia completa degli ‘intrecci’ tra la produzione di tessuti pregiati a Venezia, i decori delle gondole e gli abiti dei nobili e della servitù negli ultimi 500 anni si trova in una specifica lezione della la prof. Doretta Davanzo Poli, storica del tessuto, che si può vedere a questo link

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Oltre al puro fascino dei tessuti pregiati e dell’ambiente di lavoro della tessitoria Bevilacqua, alcune cose meritano di essere esplicitate perché sono queste che rendono questi tipi di attività “patrimonio culturale” in senso stretto.

I telai utilizzati sono del tipo Jacquard, cioè programmabili attraverso un ingegnoso sistema di schede perforate. Questo tipo di telaio si diffuse agli inizia dell’800 grazie ai perfezionamenti introdotti da Joseph-Marie Jacquard su modelli più antichi. Già nella seconda metà del ‘4o0 infatti l’italiano Giovanni il Calabrese (Jean Le Calabrais) aveva costruito un prototipo che suscitò l’interesse di Luigi XI e ora si trova nel nel museo delle arti e dei mestieri a Parigi

Questo telaio fa parte quindi della storia dell’informatica, non solo della tessitura, e anche della storia dell’organizzazione del lavoro e della nascita dell’industria moderna. La sua introduzione in Francia sollevò infatti forti protesta da parte dei tessitori di Lione che temevano – con molte buone ragioni – di restare disoccupati.

Una parte dei macchinari utilizzati è anche concettualmente più antica e in quanto essi sono facilmente riconoscibili nelle tavole dell’enciclopedia di Diderot e d’Alembert (1751-1780) dedicate alla tessitura.

E’ interessante poi il modello imprenditoriale attuale della tessitura. Questa infatti è una dell pochissime che, avendo rifiutato qualunque tipo di innovazione successiva al telaio Jacquard, ha invece innovato il suo modello di business che ora è del tutto post-moderno. Il valore dei prodotti infatti è un mix di valore estetico e culturale. Conta molto infatti per i clienti sapere il “come e da chi” sono stati prodotti i tessuti, che quindi non sono solamente oggetti, ma incorporano storia, cultura la ‘faccia’ del produttore.

In un certo senso la storia imprenditoriale di questa azienda (e delle altre dello stesso tipo) è paradossale: è nata come modello di innovazione tecnica e ha avviato la prima rivoluzione industriale. Poi è diventata radicalmente contraria all’innovazione tecnica. Infine è divenuta post-moderna in quanto vende più “significati” che prodotti.

Una altro paradosso è che oggi sia considerata un modello di attività artigianale proprio un’azienda che è il prototipo stesso dell’innovazione industriale.

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Links per approfondimenti

Il telaio Jaquard (‘800),
Il telaio programmabile che fa parte della storia dell’informatica, raccontato in un’intervista intervista con Alberto Bevilacqua – CEO Tessiture Luigi Bevilacqua dal 1875 a Venezia.

Il velluto soprarizzo
Intervista con Silvia Longo – tessitrice presso Bevilacqua in Venezia.

Le ottime foto di Blu Oscar:
http://bluoscar.blogspot.it/search?q=Tessitura+Luigi

Le tavole dell’Enciclopedia di Diderot e d’Alembert che illustrano le tecniche per la produzione di passamanerie e tessuti.

La storia completa degli ‘intrecci’ tra la produzione di tessuti pregiati a Venezia, i decori delle gondole e gli abiti di nobili e servitù. Intervista con Doretta Davanzo Poli, storica del tessuto.

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Testi e immagini: Doretta Davanzo Poli
Video: Adriano Devita
Grafica: immagini Michela Scibilia e Aadriano Devita
Grafica: Michela Sciblia
Musica: Vivaldi, Concerto per violoncello RV 423

Prodotto da El Felze
in collaborazione con Faro Venezia, Venezia, 2017

Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia
(CC BY-NC-SA 3.0 IT)
https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/it/

Il segreto dei fabbri a Venezia

Che cosa c’è di più materiale del lavoro del fabbro?
Eppure gli aspetti intangibili in fondo prevalgono se si parla di heritage e artigianato d’arte.

Alessandro Ervas ci racconta come il lavoro del fabbro a Venezia entra in profonda relazione con la città stessa. Da tempo è diventato quasi un luogo comune dire che l’artigiano di qualità fa cultura. Ma di fronte alla richiesto di esplicitare meglio in che cose consiste questo “fare cultura” la maggio parte delle persone fa scena muta. Si può capire la difficoltà perché “cultura” ha molti significati diversi, ma la difficoltà maggiore probabilmente consiste nel fatto che la nostra cultura (in senso antropologico) è come l’acqua per i pesci: la diamo per scontata e non ne siamo consapevoli.

Per questi i motivi è particolarmente apprezzabile questo intervento di Alessandro Ervas sull’arte dei fabbri. Qui si mettono in evidenza alcuni temi che definiscono molto chiaramente il “fare cultura” del fabbro e di tutti gli artigiano d’arte. Il suo discorso è complesso ma i temi principali in breve, sono questi:

Venezia come ambiente-scuola permanente per gli artigiani e artigiani come ‘mattoni’ della città che hanno costruito.

Artigianato come linguaggio e innovazione come arricchimento delle sue possibilità linguistiche (non come tecnologia sostitutiva dell’artigiano)

Superare le due ignoranze quella del pensare senza saper agire e quella del fare cieco e inconsapevole; divisone tipica dell’impostazione idealistica delle nostre scuole, mai superata e neppure mai veramente messa in discussione.

Il saper guardare come competenza essenziale, in una città dove ogni minimo particolare rivela una creatività infinita sia sul pano estetico che su quello tecnico, mai separati e separabili tra loro.

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Progetto ATENA, workshop iniziale:
“Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua”

La cacciata dell’artigianato dai centri storici: che fare?

Da tempo si levano lamenti sulla cacciata dai centri storici della nostre città dell’artigianato d’arte, storico, legato all’heritage dei luoghi. Un tema molto sentito a Venezia, che centro storico non è, ma città d’acqua e potrebbe essere anche città del futuro, se i politici – e chi li elegge – volessero.

Ma i lamenti e la solidarietà a parole non bastano e il tempo stringe. Ogni giorno che passa scopre un artigiano e arriva una bottega di di paccottaglia “tutto a un euro” alimentate da un distruttivo turismo di massa che non conosce limiti.

Teniamo ben presente che viviamo in una società iper-liberista. Questo vuol dire che se un’azienda funziona bene, se no che chiuda. Vuol dire anche che si vuole evitare la scomparsa di certi tipi di artigianato perché hanno un valore storico, culturale, sociale, educativo ed estetico è necessario un intervento pubblico anti-mercato. Non mi pare che esita una chiara consapevolezza diffusa su questo punto, ma senza di essa non resta che lamentarsi a vuoto.

Ma c’è che prova ad auto-organizzarsi e ad avanzare proposte concrete. Non vuol dire che qualcuno le ascolti, non ancora, ma comunque ci sono. Ecco allora questi due video.

Nel primo si vede racconta che cos’è El Felze,l’Associazione veneziana dei mestieri che ruotano attorno alla Gondola.

Nel secondo El Felze illustra le sue proposte, che si sono sviluppare in primo luogo sulla situazione dei suoi soci, ma che hanno un valore molto più ampio e riguardano tutti gli artigiani di un certo tipo.

Gli artigiani della gondola

Tra i non-veneziani pochi si rendono conto che il sistema-gondola è una piccola industria che occupa più di 600 persone, in prevalenza gondolieri e sostituti. Tra questi ci sono gli artigiani che la costruiscono, decorano, mantengono. Ci sono 11 specializzazioni artigiane che lavorano sulla gondola, generalmente in modo non esclusivo.

Saverio Pastor, presidente di El Felze ha colto l’occasione del seminario di avvio del progetto ATENA per fare il punto sullo stato di salute di questi mestieri. Si tratta di una sintesi pubblica, forse unica, aggiornata al settembre 2017, che ha valore anche per tutti gli altri mestieri artigiani attivi nella città d’acqua, che vivono problematiche molto simili.

Ecco i mestieri della gondola:

Squearòli
(ostruiscono le gondole e altre imbarcazioni)
Remèri
(fabbricano i remi e le forcole)
Intagliadòri
(intagliano nel legno i fregi decorativi)
Fravi
(fabbri che forgiano le parti metalliche)
Fondidòri
(fanno fusioni su stampo)
Battilòro
fabbricano la foglia d’oro per i fregi)
Doradòri
(applicano la foglia d’oro sui fregi)
Tapessièri
(realizzano le tapezzerie, a volte preziose)
Bartèri
(fabbricano i tipici berretti da gondoliere)
Sartòri
(sarti che fabbricano le divise dei gondolieri)
Caleghéri
(calzolai che fabbricano la calzature tipiche dei gondolieri)

Le proposte di El Felze

Non vogliamo finanziamenti a pioggia o aiuti particolari ma poter lavorare testimoniando quanto ereditato dai nostri antesignani; se noi siamo portatori di Patrimoni culturali e questi sono patrimoni collettivi dovrebbe essere la collettività ad assumersene, almeno in parte, la responsabilità.

Per il futuro anche delle nostre aziende sembra ora necessario un marketing endogeno fatto di management, aggiornamento mediante l’approccio alle nuove tecnologie e un salutare passaggio generazionale. Tutto ciò non ci risulta semplice e così tentenniamo tra le sicurezze della tradizione e una curiosità verso un futuro affascinante ma incerto. Uscire da soli da questo dilemma sembra impossibile. Se però parliamo di PCI quale ruolo ha la società? La comunità patrimoniale? La politica? La P.A.? Il Consiglio d’Europa e l’Europa stessa? Quale può essere il marketing esogeno che ci aiuti a trovare le soluzioni operative praticabili che ricerchiamo?

Come Comunità Patrimoniale dovremmo pensare alla Valorizzazione dei nostri mestieri per far conoscere il nostro patrimonio; al Sostegno dei nostri “portatori di PCI” (gli Artigiani), perché essi contribuiscono a migliorare la società testimoniando pensieri, saperi, creatività e manualità; alla creazione di un Ambiente socioeconomico accogliente per le nostre imprese.

1) Per la valorizzazione si può immaginare di:
– arrivare finalmente alla candidatura dei mestieri della gondola nella lista UNESCO per il PCI (Patrimonio Culturale Intangibile)
– estendere il Marchio della Cantieristica tradizionale anche alle imprese dell’indotto;
– creare un marchio specifico per la gondola, con disciplinari appositi;
– creare una rete del PCI veneziano tra Cantieristica/Restauro/Tessitoria/Scuole Grandi
– migliorare il sistema museale veneziano2;

2) Varie le forme di sostegno che possiamo immaginare:
Finanziamento:
– ancora della legge regionale 1/96 come incentivo all’acquisto di barche e accessori;
– per adeguamento sedi;
– per aggiornamenti specifici anche di nuove tecnologie;
– di nuovi progetti di ricostruzione filologica di imbarcazioni e di archeologia sperimentale;

Nuova normativa per assegnazione lavori:
– con gare non più al ribasso ma almeno con media mediata;
– ipotizzare assegnazione di punteggi legati al valore PCI;
– scelta delle P.A. verso prodotti della nostra tradizione;

Sostegno alla formazione non con scuole ma consentendo il lavoro:
– deroghe per normative fuori scala per le piccole imprese nei centri storici;
– sgravi per le ditte che assumono e che dedicano tempo alla formazione degli apprendisti.

3) L’ambiente che immaginiamo prevede:
un Centro Storico che ritorni il centro commerciale e produttivo;
un mercato immobiliare mitigato da:
– contributi per gli affitti
– blocco degli sfratti
– blocco cambi destinazione d’uso da artigianato ad altro
– acconsentire cambi di destinazione d’uso che riporti gli artigiani in centro

Queste sono le nostre proposte operative e possono essere allargate anche ad altri settori dell’artigianato. Non sono novità ma fa sempre bene ricordare quanto da anni molti di noi chiedono.

Tutti video del progetto ATENA  sugli artigiani di Venezia
https://vimeo.com/album/4778316

ATENA: Artigianato e comunità locali

Gruppo di lavoro sul tema: la comunità.
Come le comunità locali percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale.

Ogni bottega artigiana è al centro di un ricco sistema di relazioni con la comunità locale che la circonda.

Questi rapporti sono parte integrante di quello che viene percepito come patrimonio intangibile e che va molto oltre la concezione della bottega come semplice operatore economico.

Il gruppo di lavoro ha evidenziato le condizioni particolari del lavoro in una città in cui ogni cosa viene fatta sull’acqua; il fatto che il lavoro artigiano, per svilupparsi al meglio richiede buone condizioni per la residenza sia degli artigiani che dei loro clienti e un ambiente normativo favorevole. Condizioni queste che oggi a Venezia sostanzialmente sono in continuo peggioramento.

Ma sono emerse altre considerazioni di rilevo.
La prima è che l’artigianato di alta qualità a volte si trasforma in attività artistica ‘alta’ e si rivolge quindi ad un tipo di pubblico di élite, molto colto e con elevate disponibilità economiche. Questo può indebolire le relazioni con i cittadino ‘normali’ anche se – per altri versi – trasforma gli artigiano in operatori culturali che possono operare come agenti di cultura nei confronto della comunità locale.

Questo ci porta ad una seconda considerazione rilevante: è evidente che tra bottega artigiana e comunità locale esistono complesse relazioni di comunicazione, influenze e scambi reciproci che configurano una relazione di interdipendenza dinamica molto vitale. Queste relazioni, che comprendono anche le attività didattiche ed educative che molte botteghe svolgono sia in modo formale che informale, sono poco conosciute ma dovrebbero essere indagate, conosciute ed esplicitate meglio.

Noi tutti infatti ‘sappiamo’ confusamente che il lavoro artigiano ha un valore sociale e culturale che supera quello meramente economico, ma generalmente non siamo in grado di essere più espliciti e precisi su questo punto. Riuscire ad esserlo però è la base essenziale per poter imporra politiche di supporto adeguate che impediscano l’estinzione di quelle attività che altrimenti sono fuori mercato me che hanno comunque un grande valore extraeconomico.

Progetto ATENA, workshop iniziale:
“Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua” .

Gruppo di lavoro sul tema: la comunità.
Come le comunità locali percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale.

Link al progetto ATENA