Chi controlla il linguaggio vince
In questo video propongo una lettura del patrimonio culturale come costrutto sociale,
cioè come un processo di costruzione di significati che spesso danno origine a conflitti
tra soggetti portatori di modelli culturali e linguistici differenti.
A partire da un richiamo alla Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa sulla valorizzazione del patrimonio – che sposta il fuoco dell’attenzione dalle cose alle persone – si illustra come l’approccio costruttivista in psicologia offra una cornice teorica essenziale per comprendere in che misura la percezione del patrimonio sia sempre mediata dal linguaggio e dai modelli culturali di chi osserva.
Attraverso quattro casi paradigmatici — la barca-scuola Marinaretto di Venezia, il veliero Belem, la musica classica indiana e il Forte San Nicolò al Lido di Venezia — si evidenziano le diverse sorti che un bene può incontrare nel processo di patrimonializzazione: distruzione, alienazione, decolonizzazione, rifiuto. Il contributo introduce il concetto di «doppio simbolico» come elemento centrale di tale processo e richiama la Scala di Arnstein per riflettere sui gradi reali di partecipazione civica nelle decisioni patrimoniali. Si conclude con la constatazione che i processi di patrimonializzazione, pur seguendo dinamiche molto diverse, mancano ancora di un modello metodologico condiviso capace di trasformare i conflitti in occasioni di apprendimento sistemico.
Autore: Adriano Devita.
Intervento al convegno: “La protezione del patrimonio culturale al tempo della Intelligenza Artificiale. Il ruolo della globalizzazione umanitaria” (in corso di pubblicazione).
Venezia, 18-20 dicembre 2025. Gruppo di ricerca “Protezione del patrimonio e delle identità/differenze culturali nei conflitti armati (ed in altre situazioni di grave emergenza)”,
Fondazione Ve.Ri.Pa. Con la collaborazione di: Cestudir-Ca’ Foscari, SIPBC (Società italiana per la protezione dei beni culturali), Faro-Venezia, Centro Maniscalco, Faro Italia Platform, Venti di cultura e altri.
