FAQ 9 – Quali sono i principali motivi di avversione verso la Convenzione?

Ben prima che si palesassero motivi di dissenso politico, si è notata, in Italia come in altri paesi europei, una avversione sorda verso la Convenzione e il suo significato, in ambienti legati al patrimonio culturale nell’accezione tradizionale, elitaria, ma non solo. E’ evidente che la chiusura degli steccati, orizzontali come verticali, e più in generale l’approccio bottom-up promosso dalla CF, crea problemi e può dare fastidio. A questi si aggiunge la generale antipatia di cui i diritti culturali godono presso molta parte degli studiosi e delle entità che si occupano di diritti umani: ciò a causa del loro “relativismo”, e del fatto che si tratta di diritti (non solo, ma sempre anche) collettivi. Ciò è in conflitto con l’antico quanto errato dogma del carattere necessariamente individuale dei diritti umani. Di qua quindi un malessere diffuso, che trova alla fine la sua espressione più ampia – anche perché cela i motivi reali di antipatia – nel fatto che la Convenzione sarebbe priva di effetti pratici. Affermazioni ricorrenti sono:

(la Convenzione) ….“Rischia di rimanere una dichiarazione di principi astratti che non garantisce alcun diritto reale alle comunità patrimoniali e non ostacola l’abbandono, gli usi impropri o la distruzione del patrimonio da parte dei proprietari, pubblici o privati che siano”.

Non è abbastanza operativa. Rischia di rimanere una dichiarazione di principi astratti che non garantisce alcun diritto reale alle comunità patrimoniali e non ostacola l’abbandono, gli usi impropri o la distruzione del patrimonio da parte dei proprietari, pubblici o privati che siano.

La formulazione di patrimonio culturale è talmente estesa che nel concetto di eredità culturale è compreso tutto e il contrario di tutto. Come esercitare realmente le funzioni di tutela e valorizzazione e gestione davanti a una definizione così estesa?

La partecipazione alle azioni di cura, valorizzazione, ecc.. da parte delle Comunità Patrimoniali e fortemente è auspicata, ma non c’è alcun modo preciso per metterla in pratica. Le CP potrebbero ‘patrimonializzare’ praticamente ogni cosa.

Si tratta di affermazioni che si rincorrono e in parte si sovrappongono, e la cui origine appare legata, come si accennava, alla struttura verticistica, specialistica e autoritaria del sistema di gestione del patrimonio culturale che ha sempre caratterizzato il nostro paese. Questo apparato gestionale appare destinato ad ostacolare il nuovo protagonismo della società civile che la Convezione favorisce (in ogni caso, rimandiamo alla risposta n. 12).