ARSENALE DI VENEZIA – foto

Alcune foto della passeggiata patrimoniale All’Arsenale di Venezia del 27 giugno 2014.
Grazie a Gianfranco Segantin per le sue bellissime foto

 

L’ARSENALE DI VENEZIA – passeggiata patrimoniale

Venerdì 27 giugno 2014, dalle ore 14.30 alle 18.30 si svolgerà una passeggiata patrimoniale all’Arsenale organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia. Vedi anche sul sito dell’ Urban Center Virtuale dell’Arsenale di Venezia.

arsenale, venezia

Il programma della Passeggiata Patrimoniale, completo di orari e percorsi, è visionabile nella mappa in testa alla pagina (click sull’immagine per ingrandire).

Le passeggiate patrimoniali sono percorsi durante i quali i cittadini riscoprono i luoghi come patrimonio culturale della propria comunità, non solo per il valore artistico-architettonico dei siti e la loro portata storica, ma anche per il significato che assumano nello svolgimento della vita quotidiana.

Si tratta di un’attività prevista dalla Convenzione di Faro promossa dal Consiglio d’Europa e adottata dal Comune di Venezia come quadro di riferimento per il futuro dell’Arsenale. La Convenzione di Faro si concentra sul valore del patrimonio culturale per la società. Il Consiglio d’Europa ha confermato in questi giorni il suo interesse a fare dell’Arsenale un sito pilota per l’applicazione della Convenzione di Faro.

La passeggiata di quattro ore percorre l’arsenale da ovest ad est, dalla porta delle Galeazze ai Bacini di carenaggio. Essa è trasversale alle tematiche dei mestieri della tradizione e delle attività in corso, orientata alla comprensione dei valori e delle potenzialità dell’area direttamente gestita dall’Amministrazione Comunale.

Si propone ai partecipanti un’interpretazione del significato dei luoghi antichi, nelle parole di chi ne ha la responsabilità della gestione attuale. Testimoni sono anche gli interpreti di mestieri e tradizioni radicate in Arsenale, come le associazioni Arzanà, El Felze, Vela al Terzo e la Fondazione Bucintoro. Esse fanno tutte parte, assieme a Faro Venezia, del Forum Futuro Arsenale, che riunisce trentadue associazioni cittadine con il compito di partecipare alla definizione degli scenari futuri per la restituzione dell’arsenale alla città.

Per assicurare una corretta fruibilità della manifestazione, alla passeggiata potranno partecipare 40 persone. Chi è interessato può iscriversi inviando una mail all’indirizzo parteciparsenale@comune.venezia.it specificando nome e cognome e possibilmente lasciando un recapito telefonico. La passeggiata ha una durata di quattro ore e si raccomanda un abbigliamento sportivo, buone scarpe e una bottiglietta d’acqua.

Residenza e turismo

Il rapporto tra residenti e turisti da molti anni uno dei tempi cruciali per il governo della città e per la qualità della vita dei residenti. Troppo poco turismo e la città non vive. Troppo turismo e non vive lo stesso. La ricerca di un equilibrio è particolarmente difficile. Il grafico seguente prende in considerazione solo i turisti (visitatori che pernottano almeno una notte) e i residenti nella zona Centro storico + Lido. Non sono calcolati gli escursionisti (visitatori che non pernottano).

Rapporto tra residenti e presenze turistiche :

grafico popolazione turistiche al 2013 grande

Fonte per la popolazione: Servizio statistica e ricerca del Comune di Venezia: http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4055

presenze per abitante al 2013

 

 

 

 

 

 

 

Fonte per le presenza turistiche fono al 2010: Servizio statistica e ricerca del Comune di Venezia. Turismo : tavole Excel:
http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/24974

Tabella utilizzata:
http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/9%252Fb%252F1%252FD.fb76ebdc6ecf347514c5/P/BLOB%3AID%3D24974

Notiamo che nel sito del servizio statistica del comune di Venezia i dati non sono aggiornati dal 2010 (4 anni fa). Questo rende molto difficile per la cittadinanza sapere che cosa succede nelle loro città e ostacola notevolmente anche il dibattito pubblico e democrazia partecipata.

Per gli anni dal 2011 al 2013 abbiamo integrato i dati utilizzando l’ Annuario Turismo 2012, pubblicato dall’assessorato al turismo del Comune di Venezia, reperibile nel sito del SISTAN (Sistema Statistico nazionale):
http://www.sistan.it/index.php?id=319&no_cache=1&tx_ttnews%5Btt_news%5D=858

Correlazione
Sulla base di questi dati è possibile calcolare il coefficiente di correlazione. Questa misura non indica un rapporto di causa-effetto, ma una co-varianza tra due fattori le cui interrelazioni sono spesso complesse. I valori possibile del coefficiente varino da 0 a 1.

Coefficiente di correlazione r(x,y), tra calo delle popolazione e aumento delle presenze turistiche nel centro storico di Venezia:

correlazione_2014

In altre parole, la correlazione tra aumento delle presenze turistiche e la diminuzione dei residenti è quasi del 100%

Glossario

Arrivi
Gli arrivi sono le registrazioni in entrata presso le strutture ricettive. Ogni volta che un visitatore prende alloggio in una struttura ricettiva si calcola un arrivo

Presenze
Le presenze sono le durate dei soggiorni nelle strutture ricettive, cioè il numero di pernottamenti consecutivi che ciascun turista effettua nella stessa struttura ricettiva. I valori delle presenze risultano, quindi, sempre superiori a quelli degli arrivi, dato che ne costituiscono un multiplo.

Escursionisti
Gli escursionisti sono coloro che vengono a Venezia,ma non vi pernottano. Non esiste un metodo unico e certo per contare gli escursionisti, le stime però variano tra il 60 e il 70 % dei visitatori totali (Van der Borg e Russo, 1998; COSES, 2001a; Van der Borg e Costa, 2004). Gli escursionisti possono essere raggruppati in quattro categorie tipologiche principali (COSES, 2001a):

gli escursionisti propri o day trippers che partono e tornano a casa propria;
gli escursionisti impropri o falsi escursionisti che pernottano attorno al centro storico, ma hanno come meta principale proprio la città d Venezia;
rimbalzi o escursionisti indiretti, che visitano Venezia come metà integrativa rispetto ad una diversa destinazione di vacanza (per es. il litorale del Cavallino);
i transiti che passano per Venezia a seguito dello spostamento da o verso un’altra località.

Poveglia: l’isola che c’è

L’isola di Poveglia è stata messa in vendita. Un gruppo di veneziano ha subito sentito questa vendita come una ferita e ha dato vita ad una associazione che ha lo scopo di raccogliere fondi sufficienti per partecipare all’asta pubblica. E’ del tutto paradossale che un bene già pubblico debba essere acquistato per evitare che divenga l’ennesimo albergo e sia così precluso alla cittadinanza. La cosa è nata quasi come una provocazione un po’ utopica, ma l’iniziativa ha raccolto in pochi giorni moltissime adesioni, anche da altri paesi, e il progetto si è velocemente concretizzato.

Questo è un esempio di come Venezia si sta velocemente trasformando in un eccezionale laboratorio di idee e iniziative che ruotano attorno al tema dei beni comuni e della qualità della vita. Non è un caso perché il modello della monocultura turistica sta semplicemente distruggendo la città ed è vicino – se non lo ha già superato – al punto di non ritorno che porterà la città ad essere contemporaneamente sovraccarica di persone e priva di abitanti.

Che i veneziani si stiano svegliando dall’incantamento autodistruttivo che li ha dominati negli ultimi vent’anni?

I due video seguenti illustrano il progetto (il primo) e le motivazioni che hanno favorito la grandissima partecipazione al progetto(il secondo):

Sono quattro i punti fondanti irrinunciabili del progetto;  la sua “carta costituzionale” (dal sito dell’associazione Poveglia per tutti):

  1. La parte verde dell’isola sarà dedicata a parco pubblico liberamente accessibile e gratuito, e ad orti urbani.
  2. La parte edificata dell’isola, che può produrre utili -le cui caratteristiche e limiti etici decideremo insieme, in coerenza con questi punti fondanti- servirà a ripagare i costi di gestione della parte pubblica.
  3. La gestione dell’isola sarà no-profit ed eco-sostenibile. Tutti gli utili saranno quindi reinvestiti sull’isola stessa.
  4. Qualora dovessimo vincere l’asta, la quota sottoscritta darà diritto a partecipare equamente alle decisioni sulle sorti di Poveglia ma non è, e non sarà da intendersi in futuro, come forma di partecipazione agli utili, né quota azionaria, né fonte di privilegio alcuno per nessun associato.

Links ai siti dell’associazione:
http://www.message-in-a-bottle.org/
http://www.facebook.com/povegliapertutti/

Breve storia dell’isola
Foto dell’isola (Flickr)

 

Arsenale aperto alla città – 25-26-27 aprile 2014

Clicca sull’immagine per vederla in alta risoluzioneArsenale Aperto 2014

Vedi/scarica il programma dettagliato in PDF

Dell’Arsenale di Venezia si sa poco. Fatta eccezione per chi lo studia e per chi fa parte delle associazioni che stanno facendo pressioni sempre maggiori restituirlo alla città, tutti gli altri ne sanno poco o nulla. Questo avviene per il banale motivo che l’Arsenale è semi-inaccessibile e chiuso a tutti per la maggior parte dell’anno. Stiamo parlando di un’area di circa circa 478.000 mq, più grande i Pompei o del Vaticano, che appare nelle geografia mentale – anche di molti veneziani – come “terra incognita”.

Queste tre giornate saranno di festa ma saranno anche una sorta di prova generale di apertura e riappropriazione collettiva di uno dei luoghi più significativi di Venezia

Il Forum Futuro Arsenale è la più estesa comunità patrimoniale veneziana. Riunisce circa 40 associazioni cittadine e ha avviato da tempo un dialogo sempre più pressante con il Comune di Venezia allo scopo di evitare ogni tipo di progettualità imposta a scatola chiusa e sta sperimentando attivamente forme innovative do co-progettazione e co-gestione degli spazi urbani.
https://www.facebook.com/groups/futuroarsenale/

Il Belem (ex Giorgio Cini) a Venezia a fine aprile.

Blem ciniDal 26 al 27 aprile l’Arsenale di Venezia sarà aperto per una serie di iniziative promosse dal Forum Futuro Arsenale ( a breve pubblicheremo il programma completa)

Domenica 27 aprile il Belem sarà visitabile dalle 14.00 alle 18.00 presso la DARSENA GRANDE all’Arsenale.

In darsena Grande si arriva con le linee 4.1, 4.2, 5.1, 5.2 fermata Bacini.
Per i residenti nel Comune di Venezia (sarà necessario esibire la carta d’identità) il Veliero è visitabile gratuitamente

links:
quando era il “Giorgio Cini”
Salpa da Venezia la trealberi “Giorgio Cini”.
Da: La settimana Incom 00646 del 19/09/1951

ATTENZIONE:
Si può visitare il veliero anche dal 19 al 26 aprile, unicamente in queste date e con questi orari.

Sabato 19/04/14 dalle 14.00 alle 18.00
Domenica 20/04/14 dalle 10.00 alle 18.00
Lunedì 21/04/14 dalle 10.00 alle 18.00
Sabato 26/04/14 dalle 10.00 alle 18.00

Altre informazioni sulle visite si trovano qui

 

 

Patrimonio intangibile e comunità patrimoniali

di: Adriano De Vita

La Convezione di Faro introduce molte novità in tema di valorizzazione del patrimonio, in particolare aprono molte prospettive i concetti di “patrimonio intangibile” e “comunità patrimoniali”. L’intangibile si riferisce al significato degli oggetti. Le cose in quanto tali sono del tutto prive di significato perché i significati vengono sempre attribuiti dalle persone.

Un mattone, ad esempio, assume significati diversi a seconda delle persone che lo considerano: per un muratore è materiale di costruzione, per un chimico è argilla cotta in forno, per un ladro è un mezzo per rompere una vetrina, per un archeologo può essere una testimonianza, ecc. La differenza tra un “mucchio di pietre” e “una cattedrale” è stabilità dalle persone, non è una proprietà dell’oggetto.

Una comunità può quindi essere intesa intesa come insieme di persone che attribuiscono gli stessi significati agli stessi oggetti o avvenimenti. Le comunità sono sempre comunità di “interpretanti”, cioè di produttori di significati.

Non si tratta di comunità forti come sono invece, per esempio, i monasteri, le sette, i clan, le comunità identitarie basate sull’affinità di sangue o sull’idea di patria-terra-madre. Nella società contemporanea, basata sull’individualismo e sulla tecnologia, comunità forti di questo tipo quasi non esistono più ed è un bene perché esse comportano perdita di identità e di responsabilità individuale a favore di quella collettiva. Nelle comunità forti l’obbedienza e il conformismo interno al gruppo prevalgono sull’etica, l’individuo non si considera più pienamente responsabile delle sue azioni, e questo è spesso alla base di di atteggiamenti razzisti, di intolleranza e violenza verso i non-membri del gruppo dei “noi”.

Le comunità patrimoniali sono invece comunità “deboli” , completamente integrate e partecipi della vita sociale più ampio di un paese, i cui membri si riconoscono sulla base di interessi e priorità comuni legate all’interesse per la propria storia, per i luoghi e le opera che la testimoniano, per il valore attributo alla cultura per la qualità della vita. Si tratta anche di comunità che attribuiscono grande valore al dialogo sociale e costruiscono identità collettive attraverso di esso.

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Video realizzato in occasione del workshop: A due anni dal Seminario “Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura”: punti fermi e rilanci”. A cura di: prof. Lauso Zagato Palazzo Malcanton Marcorà, Venezia, 2012

 

Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura

A due anni dal Seminario “Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura”  Il 12 dicembre 2012 abbiamo partecipato ad un interessante incontro sul tema delle diverse culture europee e su come sia la loro convivenza in un’Europa capace di valorizzarne le diversità integrandole in una sintesi più ampia.: “A due anni dal Seminario “Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura”: punti fermi e rilanci.” a cura di Lauso Zagato. La mattinata è stata dedicata agli interventi di molti tra gli autori del testo da cui ha preso il nome il workshop: Monica Calcagno, Maurizio Cermel, Pietro Clemente, Bernardo Cortese, Sandra Ferracuti, Marco Giampieretti, Giovanni Goisis, Daniele Goldoni, Valentina Lapiccirella Zingari, Marco Pedrazzi, Enrica Rigo, Michele Tamma. Nel corso del workshop è stato presentato il libro: Zagato Lauso, Vecco Marilena (a cura di) (2011) Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura. Francoangeli, Milano .

Prendendo spunto dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il volume approfondisce il rapporto tra Europa e cultura. Vengono posti in evidenza la difficile ricerca e identificazione del “retaggio culturale comune” dei popoli europei, il valore aggiunto che l’Europa della cultura può dare alla conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale, e le sue ricadute sul piano delle relazioni economiche internazionali. Abbiamo realizzato alcuni video degli interventi e delle discussioni del pomeriggio. Tutti i video in una pagina dedicata al convegno su Vimeo con la sintesi scritta degli interventi:

ZagatoLauso Zagato ( Università di Venezia): “introduzione alla collana editoriale “Sapere l’Europa, sapere d’Europa”

 

d'alessandroAlberto D’Alessandro (Consiglio d’Europa): Il Consiglio d’Europa: cultura e diritti umani”.

 

sciacchitano 1Erminia Sciacchitano: “Governance e sistemi di partecipazione al governo e gestione del patrimonio culturale – parte I”

 

sciacchitano 1

Erminia Sciacchitano: “Governance e sistemi di partecipazione al governo e gestione del patrimonio culturale – parte II “

 

de vita 1Adriano De Vita (1) – Faro Venezia: “Patrimonio intangibile e comunità patrimoniali”

 

de vita 2

Adriano De Vita (2) – Faro Venezia: “Le ‘bolle culturali’ come ipotesi forte per promuovere l’identità comune europea”.

 

lapiccirellaValentina Zingari Lapiccirella : “Verso la rete (trans-)nazionale delle espressioni del patrimonio culturale intangibile”.

 

goldoni

Daniele Goldoni (Università di Venezia): “É vero che la cultura di mantiene da sola?”

Di chi sono i beni comuni? Di nessuno

marinoni devastatoNei giorni scorsi alcuni vandali sconosciuti hanno devastato il teatro Marinoni al Lido. Un breve articolo sulla Nuova Venezia racconta brevemente il fatto.

Non è poi tanto strano, visto che il luogo è aperto e incustodito e che i comportamenti vandalici sono molto frequenti. L’episodio si presta ad una facile condanna per l’inciviltà dimostrata dai vandali, ma l’esistenza dell’inciviltà in una società ampia e variegata come la nostra va messa nel conto. Quello che vorrei evidenziare è che non è possibile sporgere denuncia.
Le nostre leggi infatti non riconoscono il concetto di “bene comune”. Per il nostro codice civile un bene o è di proprietà pubblica o è di proprietà privata e solo il proprietario è protetto dalla legge.
Questo vuol, dire con riusciamo neppure a “pensare” il concetto di “comune” che è stato espulso dalla nostra cultura da secoli di appropriazioni, spesso violente, che poi si sono tradotte in leggi promosse dagli stessi “appropriatori” che grazie alle ricchezze accumulate in questo modo si sono fatti eleggere nei parlamenti e hanno alimentato un sistema di leggi a loro favore.
E così arriviamo al nostro piccolo teatro Marinoni. Dunque chi può sporgere denuncia? Nessuno. L’ampio gruppo di cittadini che, con molto lavoro volontario, lo hanno fatto rivivere e curato con attenzione, scoprono di essere “nessuno”.
Sta indubbiamente crescendo una sensibilità diffusa che vede nel patrimonio culturale (heritage) un bene comune, ma certo la strada è lunga e difficile.

Per saperne di più:

 

Grandi opere o tutela: due culture opposte

Intervento di Salvatore Settis a Bologna, “La repubblica delle idee”,
Giugno 2012: La bellezza fragile (video originale)

Settis_grando opere o tutela

http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-idee-bologna/settis-la-bellezza-fragile/98624/97006

Questo video dura circa un’ora. Normalmente nessuno guarda sul web filmati così lunghi, ma lo pubblico ugualmente. Invito tutti a mettersi comodi, sospendere la fretta compulsiva che governa le nostre vite, prendersi il tempo che serve per guardarlo con attenzione, perché Salvatore Settis ha il dono della parresia: la capacità di dire il vero senza calcoli di convenienza. Una lezione inarrivabile di competenza mista a passione etica e civile che evidenza nel modo più chiaro possibile come per una società la cura del patrimonio equivale alla capacità di prendesi cura di sé stessa. Alcuni estratti dal testo:

In Italia si è cominciato a fare tutela del patrimonio sin dal 1400 in modo sempre più sofisticato e complesso…

(…) Lo statuto urbano di Siena del 1309, nella prima pagina dice così: “Il dovere della città è il benessere, che dà orgoglio ai senesi e allegrezza ai forestieri”. Da qui nascono pi tutte norme sula tutela del patrimonio culturale che in Italia. Tutti gli stati, ducati, signorie… d’Italia avevano leggi di tutela sviluppate, senza trattati, sulla basi di una comune sensibilità.

(..) La tutela del patrimonio ha una storia così lunga e articolata che può essere considerata la seconda lingua degli italiani: così’ come l’italiano ha unificato il paese dalla Sicilia a Venezia, così la tutela è stata concepita in modo simile in tutta l’Italia. Oggi la tutela del patrimonio, delle bellezze, del paesaggio hanno un statuto costituzionale di legalità.

(…) Tutele vuol dire prima di tutto prevenzione, Se non fa prevenzione è lo stesso che distruggere perché alla fine il risultato è la distruzione del patrimonio. Pensiamo al terremoto in Emilia del 15 ottobre 1996

(…) i campanili messi in sicurezza allora hanno tutti resistito al terremoto recente (2012) e quello fu intervento fatto dalla soprintendenza e non dalla protezione civile. (…) In Italia le priorità negli investimenti sono chiaramente individuabili da episodi rivelatori come questo: Ottobre 2009, a Giampilieri, in provincia di Messina. Una frana uccide 37 persone. La protezione civile (Bertolaso) dichiara che è impossibile mettere in sicurezza le franose rive dello stretto perché costerebbe circa due miliardi di euro, che non ci sono. Due giorni dopo la ministra dell’ambiente (Prestigiacomo) alla domanda “ma ci sono i soldi per il ponte sullo stretto?” risponde: naturalmente si. Dunque 2.000.000.000 miliardi per mettere in sicurezza il territorio no, ma 12.000.000.000 per il ponte da costruire sulle frane e su un territorio ad altissimo rischio sismico, si. Queste sono le priorità e questo è anche l’atteggiamento dell’attuale governo (Monti) che dice grandi opere si, messa in sicurezza del territorio, no. Questa è la continuazione di quella cultura. L

Links:

Un ottimo articolo Mercedes Auteri su Artribune, analizza e commenta l’intervento di Settis: Il terremoto secondo Salvatore Settis

 

Non solo Acqua. Venezia e Marsiglia, future capitali europee della cultura.

Marsiglia e Venezia competono per diventare la futura capitale culturale d’Europa. Rivendicano la loro condizione storica di luoghi d’incrocio di civiltà e dei movimenti culturali, condizione che ha portato queste due città a cercare una continua sintesi tra l’accoglienza e l’integrazione nel solco di un perenne dialogo tra le culture dell’Oriente e dell’Occidente. Fondate così sull’alleanza tra popolazione locale e immigrati, hanno saputo trovare in se nuovi equilibri.

Quali sono le ragioni di questi discorsi ufficiali? E che cosa significano oggi?
La somiglianza tra le due città è forte.

Già a livello storico, Marsiglia e Venezia sono le due città d’Europa ad avere beneficiato a lungo del privilegio – privata lex – del commercio verso l’Est con l’impero bizantino e poi con l’impero ottomano. Il Crisobolla, firmato nel 1084 dall’imperatore bizantino Alessio Comneno, favorisce Venezia sul commercio mediterraneo. Venezia conserva tale privilegio fino al XVII secolo, in gran parte in seguito al saccheggio di Costantinopoli, ottenuto quale contributo per l’aiuto durante la quarta crociata.

Poi le Capitolazioni firmate nel 1536 tra Francesco Primo e Solimano il Magnifico favoriscono i commercianti francesi sotto l’amministrazione della camera di commercio di Marsiglia. Largamente ispirate ai privilegi accordati a Venezia, le Capitolazioni permettono a Marsiglia di dominare il commercio ufficiale nel Mediterraneo fino alla rivoluzione francese.

Marsiglia e Venezia si sviluppano entrambe come “città porto”, immensi depositi di merci, con i loro canali, i loro carretti e i loro capannoni, una sorta di caravanserraglio. Le difese naturali del luogo, la laguna a Venezia, l’anfiteatro roccioso per Marsiglia, fondano la localizzazione dei porti.

Istanbul invece ne assicura il dinamismo economico e politico soprattutto quando Venezia e Marsiglia sanno dialogare con gli altri grandi porti del mediterraneo.

In seguito, nel XIX secolo, entrambe le città sono interessate da un’evoluzione industriale. Sulle terre inizialmente occupate da ricchi palazzi, il “porto fabbrica” disegna una nuova città fatta di case operaie, di fabbriche cattedrali e di vie di trasporto. L’isola della Giudecca e i quartieri a Nord di Marsiglia, allora quasi deserti, conoscono uno sviluppo importante. Questo periodo dura più di un secolo, per arrestarsi improvvisamente. Il centro di Venezia allora perde in venti anni un terzo della sua popolazione, passando da 100.000 abitanti a 75.000 alla fine del secolo. Marsiglia perde quasi 150.000 abitanti e 50.000 posti di lavoro. Poi due nuovi porti emergono nel XX secolo. “Il porto petrolchimico” a Porto Marghera e Fos XXL.

Marsiglia tratta 100 milioni di tonnellate di merce di cui il 60% idrocarburi, il che ne fa il primo porto del Mediterraneo. Lo sviluppo di questi nuovi porti lontani dal centro della città accentua la pressione sull’ambiente naturale, già fragile. Le Calanques di Marsiglia e la Laguna di Venezia occupano rispettivamente la metà della superficie dei due comuni. Quanto al “porto turistico”, occupando i posti lasciati liberi dal “porto fabbrica”, accoglie sempre più navi da crociera. In dieci anni, Marsiglia ha moltiplicato per trenta il numero dei passeggeri (360.000 nel 2005). Nello stesso periodo, Venezia é passata da meno di mezzo milione di passeggeri a più di 1,4 milioni (2006). Nel 2007, Venezia ha accolto più di venti milioni di turisti e l’accesso allo spazio pubblico diviene un motivo di conflitto.

Come nel resto del Mediterraneo la gestione delle rissorse culturali diviene una fonte crescente di conflitti. La crescita del valore economico del patrimonio – turismo, economia dell’immateriale – e l’indebolimento dell’intervento pubblico (controllo delle spese pubbliche) favoriscono le logiche di privatizzazione. Attraverso le loro candidature, Marsiglia e Venezia affermano la dimensione conflittuale del patrimonio come fonte di dialogo, di creazione di ricchezza e di possibili nuovi equilibri. Ma benché abbiano saputo dialogare con gli altri grandi porti del Mediterraneo e creare durevoli istituzioni commerciali, hanno difficoltà oggi a ritrovare il dialogo all’interno della città. Un veneziano del centro si reca raramente alla Giudecca, quasi mai a Porto Marghera ed evita San Marco. I conflitti d’interesse si accrescono mentre gli interessi in comune non vengono evidenziati.

L’iniziativa del dialogo tra le diverse istanze per il momento è portata avanti da movimenti cittadini preoccupati del futuro della loro città e del posto che vi occuperanno. Una ricerca di riappropriazione della gestione del patrimonio che mostra la volontà di reinventare il proprio futuro. Il patrimonio diviene così uno strumento per ricostruire un rapporto con la città e il suo avvenire sociale, economico e culturale.

A Marsiglia, fin dal 1994, il programma europeo di patrimonio integrato passa dal cuore dei quartieri Nord, perchè la riconversione in corso non avvenga a svantaggio del patrimonio presente e di quelli che vi abitano, ultimi testimoni dell’avventura industriale. Il programma vede riuniti attorno alla “valletta dei carmi” una conservatrice del patrimonio e una quarantina di istituzioni: collettivi d’abitanti, parrocchie, imprese, artisti.

F Barre Venezia 2009

Per le giornate europee del patrimonio, si organizza per la quarta volta una passeggiata patrimoniale per scoprire il patrimonio presente e incontrare chi lo mantiene in vita. 400 persone hanno partecipato a quella del 2007. A ottobre del 2008 sarà inaugurato il “sapone della valletta dei carmi”, testimonianza dell’attività sostenibile dell’ultimo saponificio in questi quartieri e anticipazione dell’apertura di una “fabbrica museo”. Questo processo dovrebbe continuare con la creazione, a breve, di una fondazione che faccia emergere modalità di dialogo tra pubblico e privato nella gestione delle politiche patrimoniali, in favore di una partecipazione attiva dei residenti. I luoghi oggetto di queste sperimentazioni saranno i siti carmelitani nel Mediterraneo con primo obiettivo la gestione cooperativa, dal 2013, dell’unico monumento storico iscritto e classificato dei quartieri Nord: la grotta dei carmi e la sua valle.

A Venezia, una prima esperienza di passeggiata patrimoniale si è recentemente svolta in occasione delle giornate europee del patrimonio, grazie all’impegno del movimento di cittadini 40xVenezia. Il Molino Stucky, enorme molino, simbolo di questa epoca industriale, ristrutturato in albergo di lusso, centro congressi e residenze, è stato il centro della passeggiata. Un luogo che secondo il sindaco simbolizza la città “possibile” capace di combinare in sè memoria e innovazione. L’obiettivo è incontrare “altre” persone che raccontino la loro interpretazione del patrimonio presente e della sua riconversione in atto affinché ciascuno si riappropri del patrimonio presente. Questa preoccupazione è condivisa dal Consiglio dell’Europa che fa fatica a fare emergere un diritto individuale al patrimonio culturale. Questo diritto eleva ciascuno dallo status di beneficiario del patrimonio a quella di avente diritto: diritto a partecipare alla sua individuazione come alla sua interpretazione o alla sua valorizzazione. Questo diritto farà inevitabilmente emergere conflitti patrimoniali, conflitti d’uso, d’interpretazione, di valorizzazione o di metodo di conservazione.

La dimensione individuale di questo diritto permetterà però una gestione dei conflitti che tenga conto di tutte le dimensioni del patrimonio, culturale, etica, ecologica, sociale o politica, inscrivendosi di fatto nella prospettiva della prevenzione dei conflitti e dello sviluppo sostenibile.

Poiché l’affermazione di questo diritto richiede agli Stati di perdere il monopolio in materia di politiche patrimoniali e alle imprese di cogestire la risorsa patrimoniale, è difficile che ciò avvenga in breve tempo. Oggi, solamente 3 Stati su 47 hanno ratificato la convenzione “di Faro” che sancisce questo diritto.

Le passeggiate patrimoniali sono una prima concretizzazione sul campo del diritto al patrimonio culturale. Il movimento 40xVenezia ha fatto la prima traduzione in italiano della Convenzione di Faro, ed è solo il punto di partenza di un immenso lavoro. Quali sono le altre azioni possibili? Quale apertura rappresentano la candidatura di Marsiglia come “laboratorio della democrazia culturale” e di Venezia come “società multi culturale e tollerante”? Sono possibili dei contatti tra i movimenti veneziani e marsigliesi? E come cooperare con il Consiglio dell’Europa?

di Prosper Wanner, gestore cooperative Place (www.place.coop), e Christine Breton, conservatrice del patrimonio a Marsiglia

Articolo scritto e pubblicato nel 2009 per il quotidiano La Marseillaise (FR) e la rivista Lagunamare (IT). Foto sono di © Fabienne Barre