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Un futuro florido per Ca’ Da Noal

Domani ci sarà l’ultimo incontro-conferenza, a Treviso, di un ciclo di tre che si sono svolte finora con un notevole successo. La gestione diretta del patrimonio culturale da parte dei gruppi di cittadinanza attiva è un tema che sta coinvolgendo sempre più persone e amministratori locali.

A Treviso si è avviato un dialogo tra comunità patrimoniale (Tarvisum Gioiosa) e amministrazione locale che si sta sviluppando ben. Non è così dappertutto e di certo a Venezia non è così, anzi. Ma proprio per questo ci fa piacere segnalare le situazioni locali che stanno funzionando. Questo non vuol dire che si risolvano facilmente i problemi economici, gestionali organizzativi che spesso sono molto consistenti. Ma si sta creando una cultura nuova nei rapporti tra amministrazione e cittadinanza. Non è poco.

 

Le conferenze organizzate da Tarvisium Gioiosa e la sua associazione no profit Gioiosa et Amorosa, Patrocinate da Comune di treviso, Provincia di Treviso e Consiglio d’Europa, dal titolo “Ca Da Noal, passato, presente e futuro” presentano contenuti appassionanti in materia di salvaguardia del patrimonio ed evidenziano azioni volte alla riqualificazione di Ca’Da Noal, museo civico di arte applicata.

Nell’insieme queste conferenze mirano ad avviare azioni concrete per la rinascita di Ca’ Da Noal. L’ex museo di Arte applicata, detto la casa dei trevigiani, da anni è chiuso al pubblico e contiene innumerevoli opere d’arte.

Lo stato di conservazione dell’edificio e dei beni contenuti non si addicono ad una società civile come quella in cui viviamo.

Gli sforzi di personaggi storici del passato , per la salvaguardia dei “tesori” cittadini e le moderne politiche in materia di gestione del Patrimonio culturale, discusse nelle precedenti conferenze, hanno posto le basi di un percorso complesso, ma rispettoso dell’eredità culturale del Museo. A partire da questo concetto, Venerdì continueremo ad arricchire valori etici e morali in materia di restauro e museologia.

Presenteremo in anteprima TREVISO APP GAME, una applicazione in realtà aumentata, che contribuirà a ridurre il cultural device attraverso percorsi ludico/culturali e la raccolta di fondi per il recupero del palazzo. Attendiamo le proposte dell’amministrazione trevigiana per un possibile progetto di riqualificazione pensato per Ca’ DA Noal.

Festeggeremo un anno di vita di Gioiosa et Amorosa, con un video e la presentazione del nuovo patto di collaborazione che abbiamo proposto all’Amministrazione Comunale Trevigiana. Ci impegnamo a portare in un luogo più consono alcune opere contenute nell’ex Museo, celebrando i “cittadini Attivi” ed il Patrimonio , in una giornata di festa collettiva.

Immaginiamo un futuro florido per Ca’ Da Noal, etico e ricco di vita. 

Programma

  • Il restauro biologico delle opere d’arte, sperimentazioni ed analisi che partono dal Veneto.
  • Nuove tendenze e filosofie in materia di conservazione nei musei, la Museologia Sociale. (*intervento/relatore da confermare)
  • Idee e proposte dell’Amministrazione Comunale Trevigiana per la rinascita di Palazzo Da Noal, ex museo di Arte Applicata.*
  • Tarvisium Gioiosa presenta i suoi progetti ed attività, festeggiando con la comunità il primo anno di vita della sua Associazione Gioiosa et Amorosa.
  • Relatori: Martina De Nardo, Alessia Prezioso, Elisa Bellato*, Amministratori Comune di Treviso*, Ermes Cellot .

Locandina completa in PDF

www.tarvisiumgioiosa.org

ATENA: Artigianato e comunità locali

Gruppo di lavoro sul tema: la comunità.
Come le comunità locali percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale.

Ogni bottega artigiana è al centro di un ricco sistema di relazioni con la comunità locale che la circonda.

Questi rapporti sono parte integrante di quello che viene percepito come patrimonio intangibile e che va molto oltre la concezione della bottega come semplice operatore economico.

Il gruppo di lavoro ha evidenziato le condizioni particolari del lavoro in una città in cui ogni cosa viene fatta sull’acqua; il fatto che il lavoro artigiano, per svilupparsi al meglio richiede buone condizioni per la residenza sia degli artigiani che dei loro clienti e un ambiente normativo favorevole. Condizioni queste che oggi a Venezia sostanzialmente sono in continuo peggioramento.

Ma sono emerse altre considerazioni di rilevo.
La prima è che l’artigianato di alta qualità a volte si trasforma in attività artistica ‘alta’ e si rivolge quindi ad un tipo di pubblico di élite, molto colto e con elevate disponibilità economiche. Questo può indebolire le relazioni con i cittadino ‘normali’ anche se – per altri versi – trasforma gli artigiano in operatori culturali che possono operare come agenti di cultura nei confronto della comunità locale.

Questo ci porta ad una seconda considerazione rilevante: è evidente che tra bottega artigiana e comunità locale esistono complesse relazioni di comunicazione, influenze e scambi reciproci che configurano una relazione di interdipendenza dinamica molto vitale. Queste relazioni, che comprendono anche le attività didattiche ed educative che molte botteghe svolgono sia in modo formale che informale, sono poco conosciute ma dovrebbero essere indagate, conosciute ed esplicitate meglio.

Noi tutti infatti ‘sappiamo’ confusamente che il lavoro artigiano ha un valore sociale e culturale che supera quello meramente economico, ma generalmente non siamo in grado di essere più espliciti e precisi su questo punto. Riuscire ad esserlo però è la base essenziale per poter imporra politiche di supporto adeguate che impediscano l’estinzione di quelle attività che altrimenti sono fuori mercato me che hanno comunque un grande valore extraeconomico.

Progetto ATENA, workshop iniziale:
“Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua” .

Gruppo di lavoro sul tema: la comunità.
Come le comunità locali percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale.

Link al progetto ATENA

Progetto ATENA: workshop di avvio

Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua

Venerdì 15 settembre si è svolto il workshop di avvio del progetto ATENA, che prevede un insieme articolato di attività formative per 5 botteghe artigiane e 5 tirocinanti in Venezia. C’è stata un’ottima partecipazione e da parte di artigiani esperti, di giovani aspiranti tali e altre persone interessate a vario titolo all’artigianato d’arte e tradizionale che hanno portato un notevole contributo di idee ed esperienze.

Una sintesi del progetto ATENA e il programma del workshop si trovano qui

Nel ringraziare tutti per l’interesse dimostrato colgo l’occasione per alcune osservazioni. La prima è che non è mai semplice avviare progetti di questo tipo a Venezia. In terraferma è molto più facile coinvolgere le aziende, ma qui è più complicato e infatti se ne realizzano pochi. I motivi di questo surplus di difficoltà non sono del tutto chiari visto che la città d’acqua, per la sua attrattiva e conformazione fisica che rende fisicamente vicini tra loro gli artigiani, si presterebbe benissimo ad essere un centro mondiale dell’artigianato di qualità. Quello che è certo è che negli ultimi anni si è parlato molto dell’artigianato tradizionale, ma si è fatto poco o nulla del tutto per sostenerlo. Questo tipo di artigianato è di moda ma resta un grande incompreso: gli artigiani hanno le loro idee e le dicono, ma sembra che nessuno li ascolti e se ascolta non capisca.

Per questo motivo le relazioni iniziali del workshop sono state pensate per dare voce direttamente agli artigiani, senza alcuna mediazione da parte esperti, studiosi e politici. Spesso infatti succede che gli artigiani siano inviati a convegni o altre occasione pubbliche che parlano “su” di loro e finiscano così per assumere la scomoda posizione dei Panda in via di estinzione, ai quali in fondo non bada nessuno.

Nel nostro caso la relazione di Saverio Pastor, presidente di El Felze, ha chiarito con grande chiarezza la natura dell’universo professionale sofisticato che ruota attorno alla gondola evitando ogni pseudo romanticismo e indicando con precisione la natura degli interventi necessari par per contemporaneamente il valore storico-culturale di queste competenze professionale unitamente al loro valore economico.

Nella seconda relazione Alessandro Ervas (nella foto) ha approfondito in modo appassionato e competente la natura del lavoro del fabbro che opera con passione nel recupero delle tecniche tradizionali e in delicati lavori di restauro. Questo approccio richiede competenze molto diversificate, che spaziano dall’archeologia, alla storia, all’architettura, all’estetica. Oltre naturalmente al saper fare proprio del fabbro, che non è semplice ed è cultura sofisticata in sé stesso.

Entrambe queste relazioni saranno disponibili a breve come video.

Ma c’è un’altra cosa da dire su questo incontro: è stata una occasione più unica che rara di incontro e scambio di esperienze tra anziani e giovani. Nei quattro gruppi di discussione attivati con la formula del World Café c’è stata l’occasione di affrontare temi complessi attraverso uno scambio di idee ed esperienze molto libero. La situazione infatti era conviviale e non viziata dalle tensioni e secondi fini che sono sempre presenti in altri contesti, come ad esempio nei colloqui di selezione.

Credo di poter dire che questo dialogo abbia avuto un notevole effetto orientante nei confronti dei più giovani. Questo non era una cosa esplicitamente prevista dal nostro progetto, ma sicuramente non ha fatto male a nessuno. Per altri versi gli artigiani più anziani hanno avuto modo di capire meglio gli atteggiamenti dei più giovani che non sono affatto gli stessi di quando erano giovani loro.

Gli argomenti trattati sono stati impegnativi:

  • Il lavoro: che cosa significa essere artigiani? Visioni della cultura, delle prospettive e delle problematiche di un mestiere tradizionale.
  • L’aggiornamento: progettazione tra tradizione e nuove tecnologie.
  • La comunità: come le comunità percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale
  • L’apprendistato: il ricambio generazionale e la formazione, dal rubare con l’occhio allo stagismo esperienziale.

I risultati delle discussioni hanno dimostrato come il dialogo in piccoli gruppi tra persone con background diversi può produrre idee e proposte di assoluto valore. Non è un caso che la ‘cittadinanza attiva’ si stia imponendo sempre di più come una necessaria evoluzione del sistema democratico tradizionale non più in grado di rappresentare adeguatamente la nostra società sempre più complessa e articolata.

 

Anche in questo caso saranno gradualmente disponibili i video con le sintesi delle idee emerse nei quattro gruppi di discussione.

Comunicheremo direttamente a chi si è registrato al workshop la disponibilità dei video.

Tutti gli altri saranno informati attraverso le pagine web e Facebook di Ecipa Veneto, El Felze, Forum Futuro Arsenale e Faro Venezia.

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workshop:
Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua
sintesi del progetto ATENA
Tesa 105 Arsenale di Venezia
15 settembre 2017, ore 14–18.30

Dopo le fabbriche – Passeggiata Patrimoniale

DESCRIZIONE

L’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, in collaborazione con il Consiglio d’Europa – Ufficio di Venezia, propone per le Giornate Europee del Patrimonio la passeggiata patrimoniale Dopo le fabbriche. Passeggiata nei luoghi della riconversione industriale alla Giudecca.

giudecca birra

Nel 19° secolo un programma di adeguamento alle nuove necessità sociali e industriali comune a molte città europee viene attuato sia per mezzo della demolizione di strutture ormai svuotate delle loro funzioni, come le cinta murarie di difesa o i grandi conventi, che della loro trasformazione o riconversione.

Anche Venezia rilancia il suo ruolo industriale potendo contare su vaste aree di terreni incolti e sulla disponibilità di grandi edifici abbandonati che si prestano ad essere riconvertiti in opifici. In particolare sull’isola della Giudecca, tradizionalmente luogo di orti, giardini e complessi monastici, sorgono tra l’Otto e Novecento birrerie, mulini, concerie, corderie, tessiture, cantieri navali, stabilimenti chimici, fonderie industriali e artistiche. Mentre le trasformazioni del territorio segnano nelle altre città il passaggio tra il mondo moderno e quello contemporaneo, a Venezia si procede su un doppio binario che tende a conservare intatta “la città del turismo”, come veniva pensata in quegli anni, e a sviluppare con discrezione quella industriale. Con le parole di Mario Isnenghi, le fabbriche di Venezia “godevano di uno statuto di extraterritorialità visiva.”

Negli ultimi due secoli le antiche mura subiscono, con i molti cambi d’uso, una stratificazione delle funzioni ma mantengono coerenza edilizia ed urbanistica con la città dall’altra parte del canale. Solo in alcuni casi, architetture innovative divengono parte del paesaggio urbano. Il patrimonio socioeconomico che le attività della Giudecca oggi rappresentano, pur costituendo un elemento di necessaria evoluzione nella vita della città, si innesta nella sua identità storica e culturale sia per le scelte di tipo urbanistico-architettonico che per la tipologia dei servizi offerti (ospitalità, residenza, cantieri navali, cultura).

La passeggiata patrimoniale intende attraversare e visitare alcuni di questi luoghi, precedentemente occupati da importanti attività produttive, che hanno subito nel tempo una incisiva riconversione post-industriale.

L’itinerario si snoda lungo tutta l’isola visitando i siti che hanno caratterizzato non solo la Giudecca ma l’intera economia veneziana nel corso del ‘900. Nel corso della passeggiata – alcuni testimoni che in passato hanno vissuto o lavorato nei luoghi visitati, o in alcuni casi presenti ancora oggi – ricorderanno episodi e vicende di allora, le trasformazioni dei luoghi e le attività che ora vi si svolgono.

Informazione

Tappe del percorso

  1. Molino Stucky
  2. Fabbrica della birra
  3. Cosma e Damiano
  4. Herion
  5. Junghans
  6. Cnomv
  7. Ville Hériot

Organizzatori: Marco Borghi e Prosper Wanner

Si ringrazia: Hilton Stucky, ESU di Venezia, Consorzio cantieristica minore veneziana, l’associazione Faro Venezia e tutti i testimoni.

Iscrizione libera e gratuita con prenotazione obbligatoria.

Si prenota qui

Apertura iscrizione: 11 settembre, ore 7.00.

Ritrovo: sabato 23 settembre 2017 alle 9.00 davanti al Mulino Stucky – Hilton, Giudecca 810

Durata prevista: 3 ore, è consigliabile dotarsi di calzature comode.

Perchè l’Arsenale

Per Domenica 9 settembre: Visita ai luoghi nascosti dell’Arsenale:
incontri e dialogo con testimoni significativi.  Per l’occasione riproponiamo un breve video in cui Paolo Lanapoppi chiarisce il significato e l’importanza di questo luogo magico.

Qui si vede chiaramente l’ambiguità del concetto di valorizzazione, oggi talmente abusato da significare tutto e il contrario di tutto.

Per chi vuole partecipare, il programma e i dettagli si trovano qui

Due giardini da scoprire

Giardino delle vergini

Non molti si sanno dell’esistenza di questi due magnifici giardini. Meno ancora sono saliti sulla terrazza della Torre di Porta Nuova da cui si gode una vista impagabile su tutta la città.

Domenica prossima avremo modo di scoprire molte cose, compresi i regimi di accessibilità di questi spazi che sono molto più aperti di quanto si creda.

Le vista – organizzata dal Forum Futuro Arsenale – è lunga, ma si può partecipare anche solo al mattino oppure solo al pomeriggio. Benvenuti i bambini, che potranno fare anche un giro in barca a remi nella Darsena Grande dell’Arsenale, normalmente chiusa l pubblico in quanto zona militare.

Programma

10.00 – Incontro in Campo Ruga
10.30 – Visita guidata al Giardino delle Vergini con illustrazione delle opere esposte e degli interventi nel giardino, a cura della Biennale di Architettura.
12.00 – Traghetto dall’Arsenale sud all’Arsenale nord, con il servizio navetta o con le imbarcazioni delle remiere. Per chi lo desidera, giro della Darsena Grande in barca a remi.

12.30 – Pranzo autogestito sulla banchina nord.

14.00 – Visita guidata al Giardino Thetis, a cura di Thetis
15.00 – Visita guidata ai tre Bacini di Carenaggio, a cura del CVN.
17.00 – Aspettando il tramonto, sulla terrazza della Torre di Porta Nuova

Ecco la torre di Porta Nuova com’era quando serviva ad armare gli alberi per le navi costruite in Arsenale. Oggi non è molto diversa, ma è perfettamente restaurata.

torre porta nuova

 Modalità di partecipazione

Non è necessaria la prenotazione. Lʼiniziativa è aperta a tutti ed è gratuita, ma sarebbe opportuno sapere quante persone saranno presenti, per cui ci fate una cortesia se comunicate la vostra presenza a: segreteria@futuroarsenale.org

o anche utilizzando il form in fondo a questa pagina.

Pranzo autogestito vuol dire portarsi il proprio cibo, ma c’è sempre il bar aperto sul lato nord per bevande, panini, toast gelati ecc. e i servizi igienici.

Come arrivare

La cosa più semplice è scendere alla fermata Arsenale con il battello e percorrere tutta la Via Garibaldi. Poi Calli & Callette, ma non vi perdete, il percorso è breve (10 minuti) e basta seguire questa mappa:

percorso Campo RUGA

OK ci sarò:

 

Fare Faro a Forlì – 15 e 16 ottobre 2016

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#FareFaro è un’iniziativa che prende le mosse dalla Convenzione di Faro e delle altre iniziative di Faro come Faro Venezia, Hidden City a Pilsen (Republica Tcheca) o Hotel du Nord a Marsiglia.

A Forlì #FareFaro intende promuovere la nascita di Comunità patrimoniali partecipate da persone, associazioni o altri Enti per valorizzare luoghi e beni della città del ‘900.

È per questo che il Comune di Forlì insieme ad #AutriumRoute promuove due giornate di eventi che hanno come comune denominatore l’eredità cultura come bene comune.
Non perdere Fare Faro a Forlì, sabato15 e domenica 16 ottobre.

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