Archivio dell'autore: Adriano De Vita

Tarvisium Gioiosa

A Treviso ha iniziato ad operare una associazione, Tarvisium Gioiosa, che si propone di documentare e recuperane la bellezza nascosta sui muri della città, l’urbis picta, la città dipinta.

tarvisium gioiosa 2

Strana cosa questa invisibilità. Affreschi e decorazioni murali sono presenti da sempre e sono sotto gli occhi di tutti, anche speso molto deteriorati e in stato di abbandono. Ma tra il vedere e il guardare c’è differenza. Vedere è un atto meccanico dovuto al fatto di avere gli occhi aperti. Guardare è un atto intenzionale, che esprime interesse, motivazione, cultura. Per guardare bisogna essere “svegli”.

In questa breve intervista Nicoletta Biondo e Giampiero Presazzi, ci danno l’idea concreta delle motivazioni di Tarvisium Gioiosa e ci fanno guardare con altri occhi i muri della loro bellissima città.

Negli anni sessanta, l’epoca del boom edilizio, nessuno guardava perché si trattava di costruire e basta e gli edifici storici venivano percepiti come un ostacolo al progresso e al nuovo benessere. Questo modello culturale è ancora presente e forte, ma oggi è nata e si sta diffondano una sensibilità nuova, che valorizza la storia dei luoghi e la volontà dei cittadini di prendersene cura.

Questo sta avvenendo con modalità diverse a seconda si contesti locali. Nella presentazione delle attività di Tarvisium Gioiosa ho visto un evidente entusiasmo da parte dei dei cittadini, degli artisti e restauratori e dell’assessore alla cultura. Non è così a Venezia, dove spesso la volontà di “prendersi cura” e di partecipazione della cittadinanza si scontra con la consolidata abitudine delle istituzioni di prendere le decisioni rilevanti nelle segrete stanze, con rarissime eccezioni.

Dal sito di Tarvisium Goiosa:

Concept
“Tarvisium Gioiosa è un progetto a lungo termine che mira in primis alla conservazione e messa in sicurezza degli intonaci dipinti, grazie al contributo della comunità , delle istituzioni pubbliche e private. Il punto focale di questa campagna è lo sviluppo di una mentalità sensibile e coscienziosa riguardo alla tutela dei propri beni artistici , in uno spirito di “mutuo soccorso” collettivo , sentito dalla piccola città di provincia fin ad organismi internazionali. Di pari passo si attueranno campagne corrette e regolari sulle opere in degrado, permettendo di operare in tempi adeguati e con costi contenuti su un maggior numero di palazzi.” (leggi tutto qui)

Manifesto in PDF

Progetti

Stiamo lavorando a tanti progetti, grazie alla collaborazione di associazioni, appassionati, amministrazione pubblica, professionisti ed aziende che hanno aderito a Tarvisium Gioiosa.

I progetti che si stanno studiando riguardano:

  • restauro e conservazione corrette e naturali; metodologie e materiali rispettosi delle opere d’arte e dell’ambiente.
  • Sicurezza in ambito di processi artisti moderni con particolare attenzione alla street art ed alle decorazioni murali.
  • Il gioco come fonte di accrescimento dei bambini e degli adulti. Imparare l’arte, la storia, le tradizioni, le tecniche artistiche , la sensibilità alla conservazione diventano facili se insegnate giocando.
  • Nuove opere pittoriche in un connubio di antichi saperi e nuove pratiche artistiche , si uniscono per far tornare i colori e l’arte sulle nostre città.
  • Prodotti ed oggetti naturali , che eticamente nascono per distinguersi con il logo Tarvisium Gioiosa.
  • Giornate dedicate a Tarvisium Gioiosa ed il patrimonio culturale.
    Questi sono i principali temi ed argomenti a cui ci stiamo dedicando , selezionando le imprese ed associazioni con cui collaborare per portare a buon fine i progetti.

Leggi tutto qui

Carta di Venezia

Domenica prossima 22 marzo 2015 si apre la raccolta delle firme di istituzioni, associazioni e singoli cittadini per favorire la diffusione e l’applicazione delle Carta di Venezia, promossa dal Consiglio d’Europa La Carta è promossa dalla comunità veneziana come insieme di linee guida operative che riconosce la validità e la forza innovativa dei principi espressi dalla Convenzione di Faro e considera il patrimonio culturale, materiale e immateriale, una risorsa utile alla società e alle generazioni future che va oltre il mero fine delle azioni di conservazione, promozione e valorizzazione.

invito Carta di Venezia Testo completo della carta di Venezia

Programma dell’incontro

Che cos’è una Passeggiata Patrimoniale

Uno scambio di mail che chiarisce la specificità delle passeggiate, in riferimento alla passeggiata “Artigiani” del 24 gennaio a Venezia  altre informazioni qui Di Marta Tasso – 31 gennaio 2015 Buongiorno a tutti amici e frequentatori di questo gruppo. Dopo un po’ di esitazione avrei piacere di condividere con voi alcune considerazioni, non alte disquisizioni accademiche in questo caso bensì uno stream of consciousness sincero. Sono Marta, una quasi-donna che si sta avventurando in un mondo adulto che richiede di essere osservato con occhi critici e curiosi. Ho partecipato alle iniziative dello scorso weekend “Followgondola.eu” sia per dovere che per interesse e…… che dire? Sabato abbiamo passeggiato e conosciuto luoghi di Venezia stupendi come la Fonderia Valese e le botteghe di forcolai e di artigianato artistico. Lunedì uno dei relatori al seminario all’incubatore ex-herion alla Giudecca durante una chiacchiera mi ha chiesto “ma secondo lei è possibile individuare una metodologia per le passeggiate patrimoniali?” Si? Sicuramente si possono individuare e fissare degli obiettivi a cui bisogna tendere e fornire delle indicazioni di massima ma chissà quanto sia opportuno “impacchettare” tali promenade? Riguardo la passeggiata patrimoniale di sabato aleggiava la perplessità di un filo conduttore poco marcato, tuttavia –per quanto mi riguarda – a conclusione della mattinata ho tirato le fila, sbrogliato le matasse di pensieri e le perplessità raccolti qua e là. Tale processo lo ritengo particolarmente gratificante e profondo, un’elaborazione personale sicuramente più fruttuosa che ricevere delle informazioni molto strutturate. La Convenzione di Faro, strumento “democratico” che vuole lasciare spazio all’iniziativa personale e valorizzare le diverse interpretazioni della storia, potrebbe quindi includere anche una condivisione emotiva della storia? Quale risulta essere il metodo migliore per stimolare una presa di coscienza della società? Parlare e confrontarsi riguardo condizioni e prospettive di chi abita, vive e lavora in un territorio favorisce scambi fruttuosi di idee e ragionamenti, se poi ci si aggiunge anche l’empatia.. percepire l’emozione con cui Pietro Russo racconta la genesi della sua opera “vaso che si vede ma non c’è” mi ha permesso di cogliere quanta tenacia sia necessaria per sviluppare dei progetti culturali validi. Ascoltare ed essere toccata dalle problematiche che affliggono la serigrafia artistica Fallani e dallo sfogo sincero (avvenuto lunedì alla Giudecca) di Saverio Pastor mi ha riportata ad un piano reale ed oggettivo su cui innestare un lavoro di valorizzazione autentica. Pietro Forcolaio Matto è un ragazzo attaccato ai suoi valori ed ai riti che scandiscono la sua vita ed è come se mi avesse sussurrato all’orecchio “non alienarti mai e non venderti nemmeno per tutto l’oro del mondo!” Interessante ed istruttivo è stato vedere le tecniche tradizionali con cui lavora la Fonderia Valese, io con voi sarò sincera: ciò che in particolare ha catalizzato la mia attenzione è stata l’espressione del volto del signore che era lì ad aiutare nelle operazioni di fusione. Ci guardava, serio, con la mano sul fianco, il sabato la Fonderia è chiusa, il forno spento e non si lavora. Qual è la sottile linea rossa che separa il folklore dal folklorismo? Valese - Semenzato   Di Adriano De Vita – 31 gennaio 2015 Cara Marta, Bella lettera (perché è una vera lettera, non un “post”)! Anche a noi di Faro Venezia spesso chiedono di stabilire “regole” per fare queste passeggiate ed è sempre una bella fatica spiegare che si tratta di un formato aperto e flessibile che può e deve essere interpretato da chi le progetta. In buona sostanza quello che distingue dalle più abituali visite guidate sono due cose: la prima è che sono imperniate sull’incontro con testimoni e non esiste quindi una “guida”. Senza guida ci sentiamo tutti persi vero? E’ a questo che servono la guide, a non farci perdere. Questi testimoni dicono quello che vogliono, non c’è alcuna preparazione o accordo preliminare con loro. E dicono cose diverse se li incontriamo più volte. In questa situazione aperta agli imprevisti succedo varie cose. Una è che entra in crisi una forma di apprendimento che tutti abbiamo interiorizzato nel corso della nostra vita scolastica. E’ un modello gerarchico: c’è una persona che sa le cose e altre persone che non le sanno. La prima cerca di “trasmettere” agli altri quello che sa. E’ una pedagogia antica, risale alle lettere di Paolo di Tarso che parlava di vasi pieni (i maestri) e vasi vuoti (gli allievi). Ha avuto effetti nefasti per secoli perché tende produrre una abitudine passiva negli allievi che si abituano ad accettare quello che passa il convento senza discutere, senza ragionare, e soprattutto senza prendesi alcuna responsabilità rispetto a quello che pensano. Infatti non sviluppano pensieri propri, ma contengono pensieri altrui, come corpi estranei. Nulla di strano che poi non riescano a collegare le cose imparate in questo modo con la vita reale. Nonostante quasi un secolo di innovazioni pedagogiche – e non di poco conto – si parla sempre abitualmente di “erogare” formazione. Come se gli insegnanti fossero pompe di benzina e gli allievi serbatoi da riempire. Molte Madrase (http://it.wikipedia.org/wiki/Madrasa) funzionano tuttora così e sappiamo che tipo di persone producono. Quello che risulta sempre spiazzante in una passeggiata è che questo modello non esiste e gli accompagnatori si trovano fronteggiare insistenti richieste di spiegazioni. Queste infatti ripristinano una situazione più familiare e riportano tutti nella confort zone emotiva che hanno provvisoriamente abbandonato. Ma… Ma se se riusciamo a sostare nell’incertezza si crea una situazione di apertura e di ascolto. Apertura a cosa? Al mondo, alla capacità di fare esperienza. E di ascolto “interno”: perché la situazione stimola emozioni e pensieri che sembrano svilupparsi per conto proprio, agganciandosi alle nostre predenti esperienze e superandole. In sostanza si crea la possibilità di apprendere senza che ci sia nessuno che insegni. Praticamente tutta l’arte contemporanea crea situazioni di questo tipo ed è per questo che molti la rifiutano ed ecco anche che cosa c’entrava la bottega di Pietro Russo, che è un artista. La seconda cosa che contraddistingue le passeggiate ha sempre a che fare con i testimoni, ma da un altro punto di vista. Si innescano in modo automatico e spesso inconsapevole, processi di identificazione (reciproca). Qui non c’entra molto quello che i testimoni dicono, ma quello che sono., il tipo di persona che abbiamo davanti, la vita che fa e il suo atteggiamento verso il mondo. Spesso si tratta di persone che fanno una vita molto diversa dalla nostra e di nuovo si crea una situazione di apertura e sorpresa. Anche io sono rimasto colpito dal collaboratore di Semenzato, dalla sua aria enigmatica innanzitutto. Per chi non c’era allego una foto dove questo si coglie bene. Sarebbe un ottimo psicoanalista, pensavo. E poi, con atteggiamento vagamente paranoide, : vuoi vedere che pensa: “questi non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro”? Ma anche con un preciso senso di ammirazione per il suo modo di muoversi. Questo si vede benissimo nel breve video che ho girato al volo, sempre per chi non c’era: https://vimeo.com/117947961  . Io mi occupo di formazione professionale e nel gergo degli addetti ai lavoro questa si chiama competenza esperta. Nella lingua di tutti giorni in vece è il saper fare una cosa ad occhi chiusi. Stiamo parlando di eleganza. E’ un sapere “fisico” che non richiede alcun tipo di studio, ma è difficile da raggiungere e più sofisticato di quello che sembra se lo guardiano attraverso le lenti colorate della nostra educazione idealistica che privilegia la teoria sulla pratica (si studia storia ma non si fa storia, si studia filosofia, ma non si fa filosofia, si studia letteratura, ma non si scrive nulla…). Il patrimonio intangibile è questo. Quando un regolamento comunale, come quello attivo a Venezia, protegge i muri delle botteghe, ma ignora questa competenza esperta prende fischi per fiaschi e si rivela del tutto inefficace. L’ultima vittima di questa cecità è stata la magnifica bottega dei fratelli Comelato a Santa Fosca, nella quale volevo portarvi ma che purtroppo ha chiuso da poco per sfratto: https://vimeo.com/22334419 Una bella sfida per i giuristi: che ne dite di formulare un concetto di qualità artigiana che sia abbastanza operativo (cioè anche non formalmente perfetto) da poter essere utilizzato in un regolamento comunale? Non mi dilungo oltre, anche se lo farei con piacere. Solo tre note: le passeggiate a volte vengono intese come strumenti di marketing istituzionale, possono servire insomma per fare bella figura. A volte ci siamo trovati intrappolati in situazioni di questo genere. Non succederà più. Anche noi impariamo dall’esperienza. Le passeggiate non si prestano come attività commerciali. Non è un rifiuto ideologico, solo una considerazione pratica. Funzionano meglio con pochi partecipanti e con tempi rilassati (non sono corse campestri). Generalmente si entra in luoghi di solito chiusi al pubblico e questo si può fare solo raramente per non essere molesti. Inoltre se ci guadagnano gli organizzatori allora dovrebbero guadagnarci anche i testimoni rendendo il tutto molto costoso e quindi molto elitario. Come situazione di apprendimento funzionano al massimo grado con gli organizzatori. Scegliere un tema significativo, progettare un percorso, trovare i testimoni “attivano” entusiasmo e competenze complesse. Gli studenti (o i cittadini) non dovrebbero esser portati a fare una passeggiata, dovrebbero esserne gli ideatori e organizzatori. Quando abbiamo potuto fare così i risultati in termini di consapevolezza civica e sviluppo di abilità complesse sono stati sorprendenti. Sono un ambiente di formazione della cittadinanza attiva.

Reti locali di supporto per l’artigianato storico e artistico: una proposta

Regione del Veneto e Università Ca’ Foscari Venezia hanno realizzato, con risorse comunitarie del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e del Fondo Sociale Europea, due progetti: AdriaMuse, per la valorizzazione della cultura immateriale dei saperi e dei mestieri legati alla navigazione fluviale e lagunare, che si è concretizzata nel sito web www.followgondola.eu; Il 26 gennaio 2015 si è tenuto un workshop nel quale si sono confrontati i dirigenti regionali degli assessorati Cultura, Formazione e lavoro, docenti e ricercatori universitari di diverse discipline e rappresentati delle associazioni e degli artigiani.

Faro venezia ha conto l’occasione per invitare tutti i presenti a fare ogni sforzo possible per passare dalla fase della informazione-sensibilizzazione sul tema del valore delle produzioni che si basano sul valore estetico e/o sull’heritage a quella delle azioni concrete di stimolo e sostegno. A Venezia, come in altre città storiche, questo tipo di attività sta scomparendo molto velocemente e non è affatto semplice invertire questa tendenza. Questa è una sintesi della nostra proposta:

Terza passeggiata all’Arsenale

Il Video realizzato nel corso della terza passeggiata.

Programma:

Lunedì 27 ottobre 2014, dalle ore 14:00 alle 18:30, si svolgerà la terza passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia.

terza passeggiata Arsenale venezia

La partenza è prevista da campo di San Pietro in Castello, dove sarà possibile ascoltare una testimonianza sulla vita degli arsenalotti, e in seguito accedere all’Arsenale attraverso il nuovo ponte che conduce al giardino delle Vergini, che ospita le mostre della Biennale di Venezia. Si proseguirà con la visita alle Gaggiandre ed alla vicina gru idraulica Armstrong Mitchell & Co, dove rappresentanti di The Venice in Peril Found e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, illustreranno il processo di recupero della gru. Quindi si procederà con la visita alla mostra sulla storia della Biennale presso il padiglione delle Artiglierie.

L’itinerario proseguirà nell’area della Marina Militare all’interno del padiglione del Ferro, dove sarà possibile ascoltare una testimonianza sulle attività artigianali un tempo insediate, per poi incontrare il Forum Futuro Arsenale, un’estesa comunità patrimoniale veneziana che riunisce circa 40 associazioni cittadine, impegnata a contribuire all’apertura dell’Arsenale alla città. Infine la visita si concluderà presso il padiglione delle Navi, con un confronto aperto tra partecipanti e tecnici del Comune di Venezia sul processo di recupero del compendio dell’Arsenale.

ATTENZIONE: alla passeggiata possono partecipare al massimo 40 persone. Chi è interessato può iscriversi a partire da venerdì 17 ottobre, dalle 10:00, attraverso la pagina web dedicata all’iniziativa, dove è inoltre possibile prendere visione del programma dettagliato della passeggiata.

Programma di dettaglio

Ritrovo in San Pietro di Castello al Padiglione delle Navi del Museo Navale, in occasione del nono anniversario della firma della Convenzione di Faro.

14.00: ritrovo: Campo di san Pietro in Castello

14.15: luogo: chiostro della chiesa di san Pietro in Castello, tema: attività artigiane, testimoni: Lia Quintavalle, moglie e figlia di arsenalotti, e Roberto de Pellegrini, cantiere in San Pietro;

15.00: luogo: giardino delle Vergini, tema: l’Arsenale e la città, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimone: Marina Dragotto, responsabile dell’Uffico Arsenale del Comune di Venezia;

15.30: luogo: gru Armstrong, tema: recupero dei manufatti, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimoni: Lady Frances Clarke, Venice in Peril, e Claudio Menichelli, curatore del restauro;

16.00: luogo: Artiglierie, tema: la Biennale di Venezia all’Arsenale, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimone: Andrea Del Mercato, direttore della Biennale di Venezia;

16.30: luogo: padiglione del Ferro, tema: attività artigiane, istituzione ospite: Marina Militare e Comune di Venezia; testimone: Renzo Inio, antico corder;

16.45: tema: una comunità patrimoniale per l’Arsenale, istituzione ospite: Marina Militare e Comune di Venezia; testimoni: Barbara Pastor e Roberto Falcone, portavoce del Forum per l’Arsenale Futuro;

17.15: luogo: padiglione delle navi, tema: museo navale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela; testimoni: Fabrizio D’Oria, dirigente Vela e Cap. di Vascello Marco Sansoni, Pres. Museo Navale;

17.45: luogo: Museo Navale, tema: discussione finale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela.
Lunedì 27 ottobre 2014, dalle ore 14:00 alle 18:30, si svolgerà la terza passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia.

17.45: luogo: Museo Navale, tema: discussione finale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela.

Pecepire l’Arsenale

Video-testimonianze raccolte in Arsenale in occasione della festa/apertura del 25-26-27 aprile 2014

Questo video realizza una sorta di Focus Group informale, cioè una raccolta sensazioni e pensieri, più spontanei che ragionati, finalizzati ad esplorare un tema o problema. Ne risulta una immagine collettiva “sottopelle” delle percezioni dei veneziani sull’arsenale. Di questa immagine è necessario partire quando ci si pone il problema di fare scelte di governo sul futuro di questa parte della città se si vuole che queste scelte siano saldamente agganciate al sentire della popolazione. Non farlo significa cadere nella deriva tecnocratica che consiste nell’affidare un problema ad un gruppo di specialisti che tendono inevitabilmente ad espropriare la popolazione del diritto di parola e di scelta.

Ma l’ascolto di una testimonianza non è mai una cosa semplice perché ogni cosa detta viene capita ed elaborata in modo diverso da chi la ascolta. Inoltre l’esperienza che le persone intervistata esprimono è – in quanto esperienza – non discutibile: un buon ascolto deve sempre essere non-giudicante. Il suo scopo è la comprensione di quello che i testimoni tentano di esprimere, non di stabilire se hanno regione o torto e meno che mai se siamo in accordo o disaccordo con loro. Il buon ascolto richiede rispetto incondizionato e questa una cosa difficile da praticare.

Le interviste si basano su due domande uguali per tutti: “C’è un ricordo che ti lega all’Arsenale?” e “Come vorresti che diventasse l’Arsenale?”.

Dalla prima domanda ricaviamo sostanzialmente ricordi d’infanzia per le persone più anziane o vaghe impressioni del periodo in cui un battello del trasporto pubblico lo attraversava senza fermarsi. Le immagini più frequenti sono quelle di un luogo chiuso e proibito circondato da alte e incomprensibili mura, un luogo magico visto con occhi di bambino e un luogo proibito visto da un adulto. La lunga chiusura del luogo ai cittadini ne ha provocato la scomparsa dalla mappe psichiche sulle quali si fonda il senso di appartenenza ad una città. Un luogo che ci è familiare quando possiamo percorrerlo anche ad occhi chiusi, ma oggi i veneziani stessi dentro l’Arsenale perdono l’orientamento, non sanno dare un nome ai luoghi e non trovano l’uscita. Quando avviene questo il processo di espropriazione si è compiuto.

Come vorresti l’Arsenale?

Come logica conseguenza della chiusura di un luogo pieno di fascino la quasi totalità delle testimonianze insiste sulla sua apertura alla cittadinanza. Nessuno intuisce il rischio che una apertura incondizionata possa semplicemente portare all’invasione del turismo di massa, ma le risposte seguenti chiariscono bene che questa non è una disattenzione, ma semplicemente una cosa “impensabile” perché l’apertura deve servire di “farlo rivivere” con attività che “ne ne riproducano la tradizione” ovviamente in chiave moderna.

Su che cosa fare dentro l’Arsenale, una volta aperto, le idee si possono raggruppare su pchi temi, declinati in modo simile da tutti:

Spazio per giovani.

Uno spazio che attiri i giovani e dia spazio alle loro idee, capacità e creatività, li faccia vivere bene. Le proposte comprendono, spazi e attività per bambini, luoghi per artisti a basso costo, laboratori artigiani di ogni genere, attività sportive di ogni genere ma specialmente legate al mare: nuoto, voga e vela). Parco pubblico con aree verdi. Attività educative. Il grandissimo successo del laboratorio di ceramica dei Bochaleri (si veda la parte centrale del filmato) attivato negli stessi giorni nei quali sono state realizzate le interviste non fa che rafforzare l’idea che siamo difronte ad un grande bisogno, molto sentito da tutti, al quale la città oggi non sa dare una risposta adeguata. Per chi non vuole rassegnarsi al progressivo invecchiamento dei residenti e alla fuga delle giovani famiglie questo è un obiettivo primario.

Cultura e centro civico.

Un secondo blocco di risposte si concentra sulle attività culturali: musica, arti di ogni genere, convegni, manifestazioni. Queste attività a Venezia non mancano affatto e inoltre l’Arsenale è già sede delle Biennale e del Museo Navale che è recentemente passato sotto la direzione dei Musei Civici. Forse queste richieste si possono interpretare nel senso di produzioni culturali più vicine alla popolazione; che funzionino come polo di attrazione e animazione per i veneziani. Le grandi istituzioni culturali spesso sono sentite come lontane e orientate al mondo intero. La natura concentrata del luogo poi suggerisce l’idea del campus o del distretto della cultura che favorisca gli incontri, le frequentazioni la fertilizzazione reciproca tra gli artisti e tra loro e la cittadinanza in modo da favorire la produzione artistica e non solo la semplice fruizione. Inoltre manca un vero centro civico cittadino e le numerosissime associazioni attive in città spesso non hanno una sede adeguata. Il grande successo dello spazio nella ex libreria Mondadori a San Marco, ora scomparso, testimonia ampiamente la presenza di questo bisogno.

Infine il lavoro.

Chi ne parla suggerisce attività artigianali di vario tipo, ma soprattutto legate all’heritage, agli antichi mestieri, alle professioni legate alla nautica e al mare, ma anche attività di ricerca e sviluppo tecnologico. Se l’esigenza di base è quella della ri-appropriazione dell’Arsenale da parte della città il lavoro dovrebbe essere al primo posto perché il complesso è sempre stato essenzialmente un luogo di lavoro e per questo era al centro anche della via sociale del quartiere. Invece questo tema è meno citato rispetto ai primi due. Come mai? Potrebbe essere che a Venezia il lavoro è legato ormai da tempo al turismo e che non lavora in questo settore lo fa nella sanità, nel pubblico impiego, nella scuola, nelle professioni di servizio. Vuol dire che attività imprenditoriali non turistiche, stat-up di giovani, professioni legate alla tecnologie sono ormai considerate così “lontane” dall’ambiante veneziano da essere divenute impensabili?

Non deve sorprendere infine che i desideri espressi siano piuttosto generici: i problemi da affrontare anche solo per cominciare a concretizzarli sono molto complessi. Non sembra esistere una vera consapevolezza del fatto che il futuro dell’arsenale è legato alle scelte politiche di fondo di chi governa la città. Gli unici due intervistati che si sono spinti più avanti si questa strada sono infatti persone che “pensano” l’Arsenale da diverso tempo: la proposta della Fondazione in Partecipazione come strumento di governance condivisa (Pizzo) e l’Arsenale come centro della città metropolitana (Wanner). Sviluppare frequenti occasioni di dialogo e confronto con la cittadinanza sui modi di attuazione delle idee espresse è un lavoro faticoso, ma anche l’unico modo per favorire in formarsi di una progettualità cittadina realmente sentita, diffusa e condivisa.

Adriano De Vita

Come to Venice

I tre mestieri impossibili indicati da Freud sono il genitore, l’insegnante e lo psicoanalista. Possiamo facilmente aggiungere: “fare un video su Venezia”. Il flusso continuo e inarrestabile delle immagini che i 30.000.000 e passa di turisti annui producono e si sommano alle immagini promozionali prodotte dagli operatori turistici e dalle agenzie pubbliche che fanno marketing territoriale.

Il risultato è quella massiccia colonizzazione del nostro immaginario che ci costringe a pensare a Venezia come sogno e come affare, senza via di scampo.

Ma Benedetta Panisson  è riuscita a sfuggire a questa trappola perché ha accecato i veneziani e ha filmato loro – le loro anime – al posto della città. L’accecamento fisico è infatti la condizione del veggente; ciò che gli permette di percepire il flusso degli eventi – entrando in sintonia con esso – oltre l’abbagliante luccichio del mondo.

come to venice png

Come to Venice

documetario d’arte di Benedetta Panisson
Prima visione veneziana Domenica 28 settembre alle ore 11.00, Palazzo Franchetti Venezia.

Seconda Passeggiata in Arsenale

Da oggi sono aperta le iscrizioni alla seconda passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia realizzata dall’Ufficio Arsenale con la nostra collaborazione. La passegghiata si svolgerà il 16 settembre; ritrovo alle ore 14.00 al Campo della Celestia (vicino alla fermata ACTV omonima)

Si segnala che alla passeggiata patrimoniale potranno partecipare al massimo 40 persone. Si raccomandano buone scarpe e bottiglietta d’acqua perché servono circa 4 ore per completarla e i luoghi visitati non offrono punti di ristoro facilmente accessibili.

ve 67559

La seconda passeggiata percorre il bordo nord dell’arsenale seguendo un itinerario che ricongiunge i tratti già accessibili, e che in un prossimo futuro potrebbe divenire interamente aperto al pubblico.

Si parte dal campo della Celestia all’esterno dell’arsenale, per raccontare le possibili sinergie tra città e contesto, portando l’attenzione su aree di immediata o potenziale trasformazione , come il Convento della Celestia. Poi si entra in arsenale dalla porta delle Galeazze, dove prende le mosse un cluster di attività legate alla marineria tradizionale e agli antichi mestieri.

Si prosegue alle tese della Novissima con una riflessione sugli spazi recuperati per attività di ricerca, e più in generale per la storia delle trsaformazioni dell’arsenale. Poi si attraversa la tesa 105 per arrivare alle Casermette visitando brevemente il cantiere di recupero delle barche storiche, e si giunge all’area dei bacini di carenaggio, dove oggi ci sono solo attività industriali, ma l’intero compendio potrebbe essere prossimo a trasformazioni strategiche per l’intero arsenale.

La passeggiata si conclude con una visione unica d’insieme, dalla terrazza della torre delle Vele, specie verso il parco della laguna nord. Nella torre avrà luogo la discussione tra i partecipanti, e la presentazione delle prossime passeggiate in preparazione.
Le passeggiate patrimoniali in arsenale sono una sequenza di incontri con testimoni lungo un percorso tematico, organizzate per l’occasione ed aperte ai cittadini su prenotazione; si effettuano in gruppi di circa 40 persone, accompagnati da alcuni facilitatori di Faro Venezia.

Le passeggiate avranno come obiettivi prioritari la percezione della continuità dell’arsenale nel superamento dei vari confini attuali, il coinvolgimento di testimoni capaci di raccontare le loro esperienze di uso dei manufatti e delle tecnologie antiche, la comprensione delle antiche ed attuali interazioni con il contesto urbano. Per interpretare l’enorme patrimonio culturale e la ricchezza di testimoni le passeggiate di quattro ore sono orientate a riconnettere i lembi di città separati dal recinto dell’arsenale. Esse sono trasversali alle tematiche dei mestieri della tradizione e delle attività in corso. I temi comuni alle passeggiate sono:

  • comprensione delle trasformazioni in atto o potenziali,
  • connessione dell’arsenale con il contesto circostante,
  • descrizione delle attività artigianali che si svolgevano nell’Arsenale,
  • informazione sulle attuali attività di ricerca, museali e produttive,
  • coinvolgimento dei diversi concessionari,
  • valorizzazione del recupero degli edifici e degli specchi acquei.

 Links:

 

Reti sociali e valorizzazione del patrimonio

sapere lìeuroaPubblichiamo un articolo di Massimo Carcione, neo socio di Faro Venezia, ed esperto di diritto e organizzazione internazionale del patrimonio culturale: “Dalle reti di solidarietà e conoscenze, al sistema integrato di valorizzazione del patrimonio culturale”

Il concetto di rete per la valorizzazione delle conoscenze sociale è familiare da molti anni a chi si occupa di informatica sia dal punto di vista tecnico e che da quello economico al punto che quasi non è più possibile capire qualcosa di quello che succede in questi ambiti senza utilizzarlo. Anche le reti sociali sono ben note a chi si occupa di questioni sociali e agli economisti che ne conoscono bene il valore.

Le amministrazioni pubbliche invece sono gerarchie e le gerarchie non sono solamente una forma di organizzazione, sono anche e soprattutto un modello di pensiero e di percezione del mondo radicalmente incompatibile con il concetto di rete.

Così quando si parla di reti di valorizzazione dei beni culturali nell’ambito delle amministrazioni pubbliche non è strano che ci si riferisca ad attività, anche utili, ma di contorno, come ad esempio gli interventi nei social network per promuovere qualche evento oppure per forme di divulgazione che spesso sono un sorta di marketing “mascherato”.

Inoltre le amministrazioni sono organizzate su base territoriale di competenza, per cui i dirigenti cercano di non invadere i campo dei loro colleghi di altre aree e in questo modo vanificano proprio le caratteristiche “connettive” delle reti che ne costituiscono uno dei pregi principali.

Scrive Carcione: “Le vere reti di valorizzazione, invece, attengono piuttosto all’ambito della condivisione di competenze e buone pratiche, dell’attitudine alla collaborazione e alla condivisione di saperi e valori, della costruzione di relazioni solidali per certi versi analoghe a quelle della mutua assistenza”.

E si potrebbe andare oltre: le reti sociali sono soggetti collettivi in grado di produrre cultura in modo autonomo e con modalità spesso imprevedibili, non solo di fruire passivamente di quella prodotta da altri. E questo le rende davvero incomprensibili alla burocrazia pubblica e in qualche modo inquietanti.

Adriano De Vita

Link diretto all’articolo
Link al n.1 della rivista “Sapere l’Europa, sapere d’Europa” che lo contiene

Video della prima Passeggiata patrimoniale all’Arsenale

Video della prima passeggiata patrimoniale all’Arsenale realizzata il 27 giugno 2014 con circa 40 partecipanti e 6 testimoni diretti. Il video è stato realizzato dall’Ufficio Arsenale a cura di Alessandro Zanchini del Servizio Videocomunicazione del Comune di Venezia con la collaborazione di Prosper Wanner.

Visibile anche nel sito dell’Urban Center Virtuale dell’Arsenale:
http://arsenale.comune.venezia.it/?p=1469

Da Youtube si può condividere liberamente su altri siti o FaceBook

ARSENALE DI VENEZIA – foto

Alcune foto della passeggiata patrimoniale All’Arsenale di Venezia del 27 giugno 2014.
Grazie a Gianfranco Segantin per le sue bellissime foto

 

L’ARSENALE DI VENEZIA – passeggiata patrimoniale

Venerdì 27 giugno 2014, dalle ore 14.30 alle 18.30 si svolgerà una passeggiata patrimoniale all’Arsenale organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia. Vedi anche sul sito dell’ Urban Center Virtuale dell’Arsenale di Venezia.

arsenale, venezia

Il programma della Passeggiata Patrimoniale, completo di orari e percorsi, è visionabile nella mappa in testa alla pagina (click sull’immagine per ingrandire).

Le passeggiate patrimoniali sono percorsi durante i quali i cittadini riscoprono i luoghi come patrimonio culturale della propria comunità, non solo per il valore artistico-architettonico dei siti e la loro portata storica, ma anche per il significato che assumano nello svolgimento della vita quotidiana.

Si tratta di un’attività prevista dalla Convenzione di Faro promossa dal Consiglio d’Europa e adottata dal Comune di Venezia come quadro di riferimento per il futuro dell’Arsenale. La Convenzione di Faro si concentra sul valore del patrimonio culturale per la società. Il Consiglio d’Europa ha confermato in questi giorni il suo interesse a fare dell’Arsenale un sito pilota per l’applicazione della Convenzione di Faro.

La passeggiata di quattro ore percorre l’arsenale da ovest ad est, dalla porta delle Galeazze ai Bacini di carenaggio. Essa è trasversale alle tematiche dei mestieri della tradizione e delle attività in corso, orientata alla comprensione dei valori e delle potenzialità dell’area direttamente gestita dall’Amministrazione Comunale.

Si propone ai partecipanti un’interpretazione del significato dei luoghi antichi, nelle parole di chi ne ha la responsabilità della gestione attuale. Testimoni sono anche gli interpreti di mestieri e tradizioni radicate in Arsenale, come le associazioni Arzanà, El Felze, Vela al Terzo e la Fondazione Bucintoro. Esse fanno tutte parte, assieme a Faro Venezia, del Forum Futuro Arsenale, che riunisce trentadue associazioni cittadine con il compito di partecipare alla definizione degli scenari futuri per la restituzione dell’arsenale alla città.

Per assicurare una corretta fruibilità della manifestazione, alla passeggiata potranno partecipare 40 persone. Chi è interessato può iscriversi inviando una mail all’indirizzo parteciparsenale@comune.venezia.it specificando nome e cognome e possibilmente lasciando un recapito telefonico. La passeggiata ha una durata di quattro ore e si raccomanda un abbigliamento sportivo, buone scarpe e una bottiglietta d’acqua.

Residenza e turismo

Il rapporto tra residenti e turisti da molti anni uno dei tempi cruciali per il governo della città e per la qualità della vita dei residenti. Troppo poco turismo e la città non vive. Troppo turismo e non vive lo stesso. La ricerca di un equilibrio è particolarmente difficile. Il grafico seguente prende in considerazione solo i turisti (visitatori che pernottano almeno una notte) e i residenti nella zona Centro storico + Lido. Non sono calcolati gli escursionisti (visitatori che non pernottano).

Rapporto tra residenti e presenze turistiche :

grafico popolazione turistiche al 2013 grande

Fonte per la popolazione: Servizio statistica e ricerca del Comune di Venezia: http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4055

presenze per abitante al 2013

 

 

 

 

 

 

 

Fonte per le presenza turistiche fono al 2010: Servizio statistica e ricerca del Comune di Venezia. Turismo : tavole Excel:
http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/24974

Tabella utilizzata:
http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/9%252Fb%252F1%252FD.fb76ebdc6ecf347514c5/P/BLOB%3AID%3D24974

Notiamo che nel sito del servizio statistica del comune di Venezia i dati non sono aggiornati dal 2010 (4 anni fa). Questo rende molto difficile per la cittadinanza sapere che cosa succede nelle loro città e ostacola notevolmente anche il dibattito pubblico e democrazia partecipata.

Per gli anni dal 2011 al 2013 abbiamo integrato i dati utilizzando l’ Annuario Turismo 2012, pubblicato dall’assessorato al turismo del Comune di Venezia, reperibile nel sito del SISTAN (Sistema Statistico nazionale):
http://www.sistan.it/index.php?id=319&no_cache=1&tx_ttnews%5Btt_news%5D=858

Correlazione
Sulla base di questi dati è possibile calcolare il coefficiente di correlazione. Questa misura non indica un rapporto di causa-effetto, ma una co-varianza tra due fattori le cui interrelazioni sono spesso complesse. I valori possibile del coefficiente varino da 0 a 1.

Coefficiente di correlazione r(x,y), tra calo delle popolazione e aumento delle presenze turistiche nel centro storico di Venezia:

correlazione_2014

In altre parole, la correlazione tra aumento delle presenze turistiche e la diminuzione dei residenti è quasi del 100%

Glossario

Arrivi
Gli arrivi sono le registrazioni in entrata presso le strutture ricettive. Ogni volta che un visitatore prende alloggio in una struttura ricettiva si calcola un arrivo

Presenze
Le presenze sono le durate dei soggiorni nelle strutture ricettive, cioè il numero di pernottamenti consecutivi che ciascun turista effettua nella stessa struttura ricettiva. I valori delle presenze risultano, quindi, sempre superiori a quelli degli arrivi, dato che ne costituiscono un multiplo.

Escursionisti
Gli escursionisti sono coloro che vengono a Venezia,ma non vi pernottano. Non esiste un metodo unico e certo per contare gli escursionisti, le stime però variano tra il 60 e il 70 % dei visitatori totali (Van der Borg e Russo, 1998; COSES, 2001a; Van der Borg e Costa, 2004). Gli escursionisti possono essere raggruppati in quattro categorie tipologiche principali (COSES, 2001a):

gli escursionisti propri o day trippers che partono e tornano a casa propria;
gli escursionisti impropri o falsi escursionisti che pernottano attorno al centro storico, ma hanno come meta principale proprio la città d Venezia;
rimbalzi o escursionisti indiretti, che visitano Venezia come metà integrativa rispetto ad una diversa destinazione di vacanza (per es. il litorale del Cavallino);
i transiti che passano per Venezia a seguito dello spostamento da o verso un’altra località.

Poveglia: l’isola che c’è

L’isola di Poveglia è stata messa in vendita. Un gruppo di veneziano ha subito sentito questa vendita come una ferita e ha dato vita ad una associazione che ha lo scopo di raccogliere fondi sufficienti per partecipare all’asta pubblica. E’ del tutto paradossale che un bene già pubblico debba essere acquistato per evitare che divenga l’ennesimo albergo e sia così precluso alla cittadinanza. La cosa è nata quasi come una provocazione un po’ utopica, ma l’iniziativa ha raccolto in pochi giorni moltissime adesioni, anche da altri paesi, e il progetto si è velocemente concretizzato.

Questo è un esempio di come Venezia si sta velocemente trasformando in un eccezionale laboratorio di idee e iniziative che ruotano attorno al tema dei beni comuni e della qualità della vita. Non è un caso perché il modello della monocultura turistica sta semplicemente distruggendo la città ed è vicino – se non lo ha già superato – al punto di non ritorno che porterà la città ad essere contemporaneamente sovraccarica di persone e priva di abitanti.

Che i veneziani si stiano svegliando dall’incantamento autodistruttivo che li ha dominati negli ultimi vent’anni?

I due video seguenti illustrano il progetto (il primo) e le motivazioni che hanno favorito la grandissima partecipazione al progetto(il secondo):

Sono quattro i punti fondanti irrinunciabili del progetto;  la sua “carta costituzionale” (dal sito dell’associazione Poveglia per tutti):

  1. La parte verde dell’isola sarà dedicata a parco pubblico liberamente accessibile e gratuito, e ad orti urbani.
  2. La parte edificata dell’isola, che può produrre utili -le cui caratteristiche e limiti etici decideremo insieme, in coerenza con questi punti fondanti- servirà a ripagare i costi di gestione della parte pubblica.
  3. La gestione dell’isola sarà no-profit ed eco-sostenibile. Tutti gli utili saranno quindi reinvestiti sull’isola stessa.
  4. Qualora dovessimo vincere l’asta, la quota sottoscritta darà diritto a partecipare equamente alle decisioni sulle sorti di Poveglia ma non è, e non sarà da intendersi in futuro, come forma di partecipazione agli utili, né quota azionaria, né fonte di privilegio alcuno per nessun associato.

Links ai siti dell’associazione:
http://www.message-in-a-bottle.org/
http://www.facebook.com/povegliapertutti/

Breve storia dell’isola
Foto dell’isola (Flickr)

 

Arsenale aperto alla città – 25-26-27 aprile 2014

Clicca sull’immagine per vederla in alta risoluzioneArsenale Aperto 2014

Vedi/scarica il programma dettagliato in PDF

Dell’Arsenale di Venezia si sa poco. Fatta eccezione per chi lo studia e per chi fa parte delle associazioni che stanno facendo pressioni sempre maggiori restituirlo alla città, tutti gli altri ne sanno poco o nulla. Questo avviene per il banale motivo che l’Arsenale è semi-inaccessibile e chiuso a tutti per la maggior parte dell’anno. Stiamo parlando di un’area di circa circa 478.000 mq, più grande i Pompei o del Vaticano, che appare nelle geografia mentale – anche di molti veneziani – come “terra incognita”.

Queste tre giornate saranno di festa ma saranno anche una sorta di prova generale di apertura e riappropriazione collettiva di uno dei luoghi più significativi di Venezia

Il Forum Futuro Arsenale è la più estesa comunità patrimoniale veneziana. Riunisce circa 40 associazioni cittadine e ha avviato da tempo un dialogo sempre più pressante con il Comune di Venezia allo scopo di evitare ogni tipo di progettualità imposta a scatola chiusa e sta sperimentando attivamente forme innovative do co-progettazione e co-gestione degli spazi urbani.
https://www.facebook.com/groups/futuroarsenale/

Il Belem (ex Giorgio Cini) a Venezia a fine aprile.

Blem ciniDal 26 al 27 aprile l’Arsenale di Venezia sarà aperto per una serie di iniziative promosse dal Forum Futuro Arsenale ( a breve pubblicheremo il programma completa)

Domenica 27 aprile il Belem sarà visitabile dalle 14.00 alle 18.00 presso la DARSENA GRANDE all’Arsenale.

In darsena Grande si arriva con le linee 4.1, 4.2, 5.1, 5.2 fermata Bacini.
Per i residenti nel Comune di Venezia (sarà necessario esibire la carta d’identità) il Veliero è visitabile gratuitamente

links:
quando era il “Giorgio Cini”
Salpa da Venezia la trealberi “Giorgio Cini”.
Da: La settimana Incom 00646 del 19/09/1951

ATTENZIONE:
Si può visitare il veliero anche dal 19 al 26 aprile, unicamente in queste date e con questi orari.

Sabato 19/04/14 dalle 14.00 alle 18.00
Domenica 20/04/14 dalle 10.00 alle 18.00
Lunedì 21/04/14 dalle 10.00 alle 18.00
Sabato 26/04/14 dalle 10.00 alle 18.00

Altre informazioni sulle visite si trovano qui

 

 

Patrimonio intangibile e comunità patrimoniali

di: Adriano De Vita

La Convezione di Faro introduce molte novità in tema di valorizzazione del patrimonio, in particolare aprono molte prospettive i concetti di “patrimonio intangibile” e “comunità patrimoniali”. L’intangibile si riferisce al significato degli oggetti. Le cose in quanto tali sono del tutto prive di significato perché i significati vengono sempre attribuiti dalle persone.

Un mattone, ad esempio, assume significati diversi a seconda delle persone che lo considerano: per un muratore è materiale di costruzione, per un chimico è argilla cotta in forno, per un ladro è un mezzo per rompere una vetrina, per un archeologo può essere una testimonianza, ecc. La differenza tra un “mucchio di pietre” e “una cattedrale” è stabilità dalle persone, non è una proprietà dell’oggetto.

Una comunità può quindi essere intesa intesa come insieme di persone che attribuiscono gli stessi significati agli stessi oggetti o avvenimenti. Le comunità sono sempre comunità di “interpretanti”, cioè di produttori di significati.

Non si tratta di comunità forti come sono invece, per esempio, i monasteri, le sette, i clan, le comunità identitarie basate sull’affinità di sangue o sull’idea di patria-terra-madre. Nella società contemporanea, basata sull’individualismo e sulla tecnologia, comunità forti di questo tipo quasi non esistono più ed è un bene perché esse comportano perdita di identità e di responsabilità individuale a favore di quella collettiva. Nelle comunità forti l’obbedienza e il conformismo interno al gruppo prevalgono sull’etica, l’individuo non si considera più pienamente responsabile delle sue azioni, e questo è spesso alla base di di atteggiamenti razzisti, di intolleranza e violenza verso i non-membri del gruppo dei “noi”.

Le comunità patrimoniali sono invece comunità “deboli” , completamente integrate e partecipi della vita sociale più ampio di un paese, i cui membri si riconoscono sulla base di interessi e priorità comuni legate all’interesse per la propria storia, per i luoghi e le opera che la testimoniano, per il valore attributo alla cultura per la qualità della vita. Si tratta anche di comunità che attribuiscono grande valore al dialogo sociale e costruiscono identità collettive attraverso di esso.

——————————————-
Video realizzato in occasione del workshop: A due anni dal Seminario “Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura”: punti fermi e rilanci”. A cura di: prof. Lauso Zagato Palazzo Malcanton Marcorà, Venezia, 2012

 

Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura

A due anni dal Seminario “Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura”  Il 12 dicembre 2012 abbiamo partecipato ad un interessante incontro sul tema delle diverse culture europee e su come sia la loro convivenza in un’Europa capace di valorizzarne le diversità integrandole in una sintesi più ampia.: “A due anni dal Seminario “Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura”: punti fermi e rilanci.” a cura di Lauso Zagato. La mattinata è stata dedicata agli interventi di molti tra gli autori del testo da cui ha preso il nome il workshop: Monica Calcagno, Maurizio Cermel, Pietro Clemente, Bernardo Cortese, Sandra Ferracuti, Marco Giampieretti, Giovanni Goisis, Daniele Goldoni, Valentina Lapiccirella Zingari, Marco Pedrazzi, Enrica Rigo, Michele Tamma. Nel corso del workshop è stato presentato il libro: Zagato Lauso, Vecco Marilena (a cura di) (2011) Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura. Francoangeli, Milano .

Prendendo spunto dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il volume approfondisce il rapporto tra Europa e cultura. Vengono posti in evidenza la difficile ricerca e identificazione del “retaggio culturale comune” dei popoli europei, il valore aggiunto che l’Europa della cultura può dare alla conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale, e le sue ricadute sul piano delle relazioni economiche internazionali. Abbiamo realizzato alcuni video degli interventi e delle discussioni del pomeriggio. Tutti i video in una pagina dedicata al convegno su Vimeo con la sintesi scritta degli interventi:

ZagatoLauso Zagato ( Università di Venezia): “introduzione alla collana editoriale “Sapere l’Europa, sapere d’Europa”

 

d'alessandroAlberto D’Alessandro (Consiglio d’Europa): Il Consiglio d’Europa: cultura e diritti umani”.

 

sciacchitano 1Erminia Sciacchitano: “Governance e sistemi di partecipazione al governo e gestione del patrimonio culturale – parte I”

 

sciacchitano 1

Erminia Sciacchitano: “Governance e sistemi di partecipazione al governo e gestione del patrimonio culturale – parte II “

 

de vita 1Adriano De Vita (1) – Faro Venezia: “Patrimonio intangibile e comunità patrimoniali”

 

de vita 2

Adriano De Vita (2) – Faro Venezia: “Le ‘bolle culturali’ come ipotesi forte per promuovere l’identità comune europea”.

 

lapiccirellaValentina Zingari Lapiccirella : “Verso la rete (trans-)nazionale delle espressioni del patrimonio culturale intangibile”.

 

goldoni

Daniele Goldoni (Università di Venezia): “É vero che la cultura di mantiene da sola?”

Di chi sono i beni comuni? Di nessuno

marinoni devastatoNei giorni scorsi alcuni vandali sconosciuti hanno devastato il teatro Marinoni al Lido. Un breve articolo sulla Nuova Venezia racconta brevemente il fatto.

Non è poi tanto strano, visto che il luogo è aperto e incustodito e che i comportamenti vandalici sono molto frequenti. L’episodio si presta ad una facile condanna per l’inciviltà dimostrata dai vandali, ma l’esistenza dell’inciviltà in una società ampia e variegata come la nostra va messa nel conto. Quello che vorrei evidenziare è che non è possibile sporgere denuncia.
Le nostre leggi infatti non riconoscono il concetto di “bene comune”. Per il nostro codice civile un bene o è di proprietà pubblica o è di proprietà privata e solo il proprietario è protetto dalla legge.
Questo vuol, dire con riusciamo neppure a “pensare” il concetto di “comune” che è stato espulso dalla nostra cultura da secoli di appropriazioni, spesso violente, che poi si sono tradotte in leggi promosse dagli stessi “appropriatori” che grazie alle ricchezze accumulate in questo modo si sono fatti eleggere nei parlamenti e hanno alimentato un sistema di leggi a loro favore.
E così arriviamo al nostro piccolo teatro Marinoni. Dunque chi può sporgere denuncia? Nessuno. L’ampio gruppo di cittadini che, con molto lavoro volontario, lo hanno fatto rivivere e curato con attenzione, scoprono di essere “nessuno”.
Sta indubbiamente crescendo una sensibilità diffusa che vede nel patrimonio culturale (heritage) un bene comune, ma certo la strada è lunga e difficile.

Per saperne di più:

 

Grandi opere o tutela: due culture opposte

Intervento di Salvatore Settis a Bologna, “La repubblica delle idee”,
Giugno 2012: La bellezza fragile (video originale)

Settis_grando opere o tutela

http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-idee-bologna/settis-la-bellezza-fragile/98624/97006

Questo video dura circa un’ora. Normalmente nessuno guarda sul web filmati così lunghi, ma lo pubblico ugualmente. Invito tutti a mettersi comodi, sospendere la fretta compulsiva che governa le nostre vite, prendersi il tempo che serve per guardarlo con attenzione, perché Salvatore Settis ha il dono della parresia: la capacità di dire il vero senza calcoli di convenienza. Una lezione inarrivabile di competenza mista a passione etica e civile che evidenza nel modo più chiaro possibile come per una società la cura del patrimonio equivale alla capacità di prendesi cura di sé stessa. Alcuni estratti dal testo:

In Italia si è cominciato a fare tutela del patrimonio sin dal 1400 in modo sempre più sofisticato e complesso…

(…) Lo statuto urbano di Siena del 1309, nella prima pagina dice così: “Il dovere della città è il benessere, che dà orgoglio ai senesi e allegrezza ai forestieri”. Da qui nascono pi tutte norme sula tutela del patrimonio culturale che in Italia. Tutti gli stati, ducati, signorie… d’Italia avevano leggi di tutela sviluppate, senza trattati, sulla basi di una comune sensibilità.

(..) La tutela del patrimonio ha una storia così lunga e articolata che può essere considerata la seconda lingua degli italiani: così’ come l’italiano ha unificato il paese dalla Sicilia a Venezia, così la tutela è stata concepita in modo simile in tutta l’Italia. Oggi la tutela del patrimonio, delle bellezze, del paesaggio hanno un statuto costituzionale di legalità.

(…) Tutele vuol dire prima di tutto prevenzione, Se non fa prevenzione è lo stesso che distruggere perché alla fine il risultato è la distruzione del patrimonio. Pensiamo al terremoto in Emilia del 15 ottobre 1996

(…) i campanili messi in sicurezza allora hanno tutti resistito al terremoto recente (2012) e quello fu intervento fatto dalla soprintendenza e non dalla protezione civile. (…) In Italia le priorità negli investimenti sono chiaramente individuabili da episodi rivelatori come questo: Ottobre 2009, a Giampilieri, in provincia di Messina. Una frana uccide 37 persone. La protezione civile (Bertolaso) dichiara che è impossibile mettere in sicurezza le franose rive dello stretto perché costerebbe circa due miliardi di euro, che non ci sono. Due giorni dopo la ministra dell’ambiente (Prestigiacomo) alla domanda “ma ci sono i soldi per il ponte sullo stretto?” risponde: naturalmente si. Dunque 2.000.000.000 miliardi per mettere in sicurezza il territorio no, ma 12.000.000.000 per il ponte da costruire sulle frane e su un territorio ad altissimo rischio sismico, si. Queste sono le priorità e questo è anche l’atteggiamento dell’attuale governo (Monti) che dice grandi opere si, messa in sicurezza del territorio, no. Questa è la continuazione di quella cultura. L

Links:

Un ottimo articolo Mercedes Auteri su Artribune, analizza e commenta l’intervento di Settis: Il terremoto secondo Salvatore Settis