Archivio dell'autore: Adriano De Vita

Cittadinanza attiva

Negli ultimi mesi le esperienze e le riflessioni attorno alle linee guida della Convenzione di Faro si sono sempre più intrecciate con qulle relative ai concetti di bene comune e di partecipazione civica alle decsioni politiche. Penso che questa sia una evoluzione necessaria perchè le comunità patrimoniali non hanno alcun peso reale nella gestione dei “oggetti” che curano se non assumono un ruolo istituizionale formalmente riconosciuto. L’esperienza marsigliese delle commissioni patrimoniali ha raccolto questa esigenza già da anni, ma non è l’unico modo possibile ed è preferibile ricercare soluzioni che tengano conto in modo adeguato dei contesti locali.  Quello che ormai è certo è che deve essere superata una concezione puramente ‘dopolavoristica” delle attività delle comunità patrimoniali: la cura del patrimionio culturale non è una attività che serve ad occupare il tempo libero in modo piacevole, è invece una attività che promuove la capacità delle persone di comprendere il mondo, di essere consapevoli di quello che fanno, di prendere decsioni con il massimo grado di libertà possibile.

L’incontro seguente, il 12 marzo, 17.30, alla Querini Stampalia, darà voce ad alcuni testimioni che hanno vissuto esperienze, diverse tra loro, ma tutte di notevole interesse per questi temi. Siete tutti invitati (è gradita l’iscrizione che si fa qui)

locandina in grande formato in PDF

locandina A3 bassa_Page_1

 

Un futuro florido per Ca’ Da Noal

Domani ci sarà l’ultimo incontro-conferenza, a Treviso, di un ciclo di tre che si sono svolte finora con un notevole successo. La gestione diretta del patrimonio culturale da parte dei gruppi di cittadinanza attiva è un tema che sta coinvolgendo sempre più persone e amministratori locali.

A Treviso si è avviato un dialogo tra comunità patrimoniale (Tarvisum Gioiosa) e amministrazione locale che si sta sviluppando ben. Non è così dappertutto e di certo a Venezia non è così, anzi. Ma proprio per questo ci fa piacere segnalare le situazioni locali che stanno funzionando. Questo non vuol dire che si risolvano facilmente i problemi economici, gestionali organizzativi che spesso sono molto consistenti. Ma si sta creando una cultura nuova nei rapporti tra amministrazione e cittadinanza. Non è poco.

 

Le conferenze organizzate da Tarvisium Gioiosa e la sua associazione no profit Gioiosa et Amorosa, Patrocinate da Comune di treviso, Provincia di Treviso e Consiglio d’Europa, dal titolo “Ca Da Noal, passato, presente e futuro” presentano contenuti appassionanti in materia di salvaguardia del patrimonio ed evidenziano azioni volte alla riqualificazione di Ca’Da Noal, museo civico di arte applicata.

Nell’insieme queste conferenze mirano ad avviare azioni concrete per la rinascita di Ca’ Da Noal. L’ex museo di Arte applicata, detto la casa dei trevigiani, da anni è chiuso al pubblico e contiene innumerevoli opere d’arte.

Lo stato di conservazione dell’edificio e dei beni contenuti non si addicono ad una società civile come quella in cui viviamo.

Gli sforzi di personaggi storici del passato , per la salvaguardia dei “tesori” cittadini e le moderne politiche in materia di gestione del Patrimonio culturale, discusse nelle precedenti conferenze, hanno posto le basi di un percorso complesso, ma rispettoso dell’eredità culturale del Museo. A partire da questo concetto, Venerdì continueremo ad arricchire valori etici e morali in materia di restauro e museologia.

Presenteremo in anteprima TREVISO APP GAME, una applicazione in realtà aumentata, che contribuirà a ridurre il cultural device attraverso percorsi ludico/culturali e la raccolta di fondi per il recupero del palazzo. Attendiamo le proposte dell’amministrazione trevigiana per un possibile progetto di riqualificazione pensato per Ca’ DA Noal.

Festeggeremo un anno di vita di Gioiosa et Amorosa, con un video e la presentazione del nuovo patto di collaborazione che abbiamo proposto all’Amministrazione Comunale Trevigiana. Ci impegnamo a portare in un luogo più consono alcune opere contenute nell’ex Museo, celebrando i “cittadini Attivi” ed il Patrimonio , in una giornata di festa collettiva.

Immaginiamo un futuro florido per Ca’ Da Noal, etico e ricco di vita. 

Programma

  • Il restauro biologico delle opere d’arte, sperimentazioni ed analisi che partono dal Veneto.
  • Nuove tendenze e filosofie in materia di conservazione nei musei, la Museologia Sociale. (*intervento/relatore da confermare)
  • Idee e proposte dell’Amministrazione Comunale Trevigiana per la rinascita di Palazzo Da Noal, ex museo di Arte Applicata.*
  • Tarvisium Gioiosa presenta i suoi progetti ed attività, festeggiando con la comunità il primo anno di vita della sua Associazione Gioiosa et Amorosa.
  • Relatori: Martina De Nardo, Alessia Prezioso, Elisa Bellato*, Amministratori Comune di Treviso*, Ermes Cellot .

Locandina completa in PDF

www.tarvisiumgioiosa.org

Trailer per: “Tessuti sotto el felze”

Breve trailer per: “Tessuti sotto el felze”, Venezia, 27 ottobre 2017.
La storia completa degli ‘intrecci’ tra la produzione di tessuti pregiati a Venezia, i decori delle gondole e gli abiti dei nobili e della servitù negli ultimi 500 anni si trova in una specifica lezione della la prof. Doretta Davanzo Poli, storica del tessuto, che si può vedere a questo link

——————————–

Oltre al puro fascino dei tessuti pregiati e dell’ambiente di lavoro della tessitoria Bevilacqua, alcune cose meritano di essere esplicitate perché sono queste che rendono questi tipi di attività “patrimonio culturale” in senso stretto.

I telai utilizzati sono del tipo Jacquard, cioè programmabili attraverso un ingegnoso sistema di schede perforate. Questo tipo di telaio si diffuse agli inizia dell’800 grazie ai perfezionamenti introdotti da Joseph-Marie Jacquard su modelli più antichi. Già nella seconda metà del ‘4o0 infatti l’italiano Giovanni il Calabrese (Jean Le Calabrais) aveva costruito un prototipo che suscitò l’interesse di Luigi XI e ora si trova nel nel museo delle arti e dei mestieri a Parigi

Questo telaio fa parte quindi della storia dell’informatica, non solo della tessitura, e anche della storia dell’organizzazione del lavoro e della nascita dell’industria moderna. La sua introduzione in Francia sollevò infatti forti protesta da parte dei tessitori di Lione che temevano – con molte buone ragioni – di restare disoccupati.

Una parte dei macchinari utilizzati è anche concettualmente più antica e in quanto essi sono facilmente riconoscibili nelle tavole dell’enciclopedia di Diderot e d’Alembert (1751-1780) dedicate alla tessitura.

E’ interessante poi il modello imprenditoriale attuale della tessitura. Questa infatti è una dell pochissime che, avendo rifiutato qualunque tipo di innovazione successiva al telaio Jacquard, ha invece innovato il suo modello di business che ora è del tutto post-moderno. Il valore dei prodotti infatti è un mix di valore estetico e culturale. Conta molto infatti per i clienti sapere il “come e da chi” sono stati prodotti i tessuti, che quindi non sono solamente oggetti, ma incorporano storia, cultura la ‘faccia’ del produttore.

In un certo senso la storia imprenditoriale di questa azienda (e delle altre dello stesso tipo) è paradossale: è nata come modello di innovazione tecnica e ha avviato la prima rivoluzione industriale. Poi è diventata radicalmente contraria all’innovazione tecnica. Infine è divenuta post-moderna in quanto vende più “significati” che prodotti.

Una altro paradosso è che oggi sia considerata un modello di attività artigianale proprio un’azienda che è il prototipo stesso dell’innovazione industriale.

————————————–
Links per approfondimenti

Il telaio Jaquard (‘800),
Il telaio programmabile che fa parte della storia dell’informatica, raccontato in un’intervista intervista con Alberto Bevilacqua – CEO Tessiture Luigi Bevilacqua dal 1875 a Venezia.

Il velluto soprarizzo
Intervista con Silvia Longo – tessitrice presso Bevilacqua in Venezia.

Le ottime foto di Blu Oscar:
http://bluoscar.blogspot.it/search?q=Tessitura+Luigi

Le tavole dell’Enciclopedia di Diderot e d’Alembert che illustrano le tecniche per la produzione di passamanerie e tessuti.

La storia completa degli ‘intrecci’ tra la produzione di tessuti pregiati a Venezia, i decori delle gondole e gli abiti di nobili e servitù. Intervista con Doretta Davanzo Poli, storica del tessuto.

————————————–

Testi e immagini: Doretta Davanzo Poli
Video: Adriano Devita
Grafica: immagini Michela Scibilia e Aadriano Devita
Grafica: Michela Sciblia
Musica: Vivaldi, Concerto per violoncello RV 423

Prodotto da El Felze
in collaborazione con Faro Venezia, Venezia, 2017

Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia
(CC BY-NC-SA 3.0 IT)
https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/it/

Tessuti sotto el felze

Tutta la storia della co-evoluzione dei tessuti pregiati prodotti e Venezia e dei lussuosi decori delle gondole dei quali sono protagonisti assoluti da 500 anni. Un video impegnativo e unico nel suo genere, da gustarsi con calma (40 minuti) con testi originali e materiali iconografici ricercati e selezionati con pazienza certosina dalla pro. Doretta Davanzo Poli, la nostra storica del tessuto o se preferite esperta de strasse.

Stoffe, tappeti e ricami preziosi su gondole e felzi (le ‘cabine’ delle gondole in uso per secoli). La mia conferenza sui materiali soffici, tessili, presenti da secoli su gondola e felze, va a completare la visita guidata da dr Alberto Bevilacqua alla storica tessitura Luigi Bevilacqua, che gestisce assieme al fratello avv. Rodolfo Bevilacqua.
Iniziando dall’origine dei termini di gondola (e poi di felze), l’excursus storico iconografico ottenuto con decine di immagini di dipinti di celebri artisti veneziani e stranieri, si completa con la descrizione degli arredi che arricchiscono tale preziosa e originale imbarcazione veneziana, rendendo comodo il viaggio di chi la sceglie come mezzo di trasporto. La lettura di frammenti di prosa e poesia , inframmezzata a tempo opportuno nel corso della panoramica storico-tecnico-artistica, rende suggestiva questa relazione , tanto da esserne stata richiesta le registrazione dal pubblico che per mancanza di spazio, non aveva potuto assistervi di persona.

Doretta Davanzo Poli.

 

Il segreto dei fabbri a Venezia

Che cosa c’è di più materiale del lavoro del fabbro?
Eppure gli aspetti intangibili in fondo prevalgono se si parla di heritage e artigianato d’arte.

Alessandro Ervas ci racconta come il lavoro del fabbro a Venezia entra in profonda relazione con la città stessa. Da tempo è diventato quasi un luogo comune dire che l’artigiano di qualità fa cultura. Ma di fronte alla richiesto di esplicitare meglio in che cose consiste questo “fare cultura” la maggio parte delle persone fa scena muta. Si può capire la difficoltà perché “cultura” ha molti significati diversi, ma la difficoltà maggiore probabilmente consiste nel fatto che la nostra cultura (in senso antropologico) è come l’acqua per i pesci: la diamo per scontata e non ne siamo consapevoli.

Per questi i motivi è particolarmente apprezzabile questo intervento di Alessandro Ervas sull’arte dei fabbri. Qui si mettono in evidenza alcuni temi che definiscono molto chiaramente il “fare cultura” del fabbro e di tutti gli artigiano d’arte. Il suo discorso è complesso ma i temi principali in breve, sono questi:

Venezia come ambiente-scuola permanente per gli artigiani e artigiani come ‘mattoni’ della città che hanno costruito.

Artigianato come linguaggio e innovazione come arricchimento delle sue possibilità linguistiche (non come tecnologia sostitutiva dell’artigiano)

Superare le due ignoranze quella del pensare senza saper agire e quella del fare cieco e inconsapevole; divisone tipica dell’impostazione idealistica delle nostre scuole, mai superata e neppure mai veramente messa in discussione.

Il saper guardare come competenza essenziale, in una città dove ogni minimo particolare rivela una creatività infinita sia sul pano estetico che su quello tecnico, mai separati e separabili tra loro.

——————————
Progetto ATENA, workshop iniziale:
“Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua”

La cacciata dell’artigianato dai centri storici: che fare?

Da tempo si levano lamenti sulla cacciata dai centri storici della nostre città dell’artigianato d’arte, storico, legato all’heritage dei luoghi. Un tema molto sentito a Venezia, che centro storico non è, ma città d’acqua e potrebbe essere anche città del futuro, se i politici – e chi li elegge – volessero.

Ma i lamenti e la solidarietà a parole non bastano e il tempo stringe. Ogni giorno che passa scopre un artigiano e arriva una bottega di di paccottaglia “tutto a un euro” alimentate da un distruttivo turismo di massa che non conosce limiti.

Teniamo ben presente che viviamo in una società iper-liberista. Questo vuol dire che se un’azienda funziona bene, se no che chiuda. Vuol dire anche che si vuole evitare la scomparsa di certi tipi di artigianato perché hanno un valore storico, culturale, sociale, educativo ed estetico è necessario un intervento pubblico anti-mercato. Non mi pare che esita una chiara consapevolezza diffusa su questo punto, ma senza di essa non resta che lamentarsi a vuoto.

Ma c’è che prova ad auto-organizzarsi e ad avanzare proposte concrete. Non vuol dire che qualcuno le ascolti, non ancora, ma comunque ci sono. Ecco allora questi due video.

Nel primo si vede racconta che cos’è El Felze,l’Associazione veneziana dei mestieri che ruotano attorno alla Gondola.

Nel secondo El Felze illustra le sue proposte, che si sono sviluppare in primo luogo sulla situazione dei suoi soci, ma che hanno un valore molto più ampio e riguardano tutti gli artigiani di un certo tipo.

Gli artigiani della gondola

Tra i non-veneziani pochi si rendono conto che il sistema-gondola è una piccola industria che occupa più di 600 persone, in prevalenza gondolieri e sostituti. Tra questi ci sono gli artigiani che la costruiscono, decorano, mantengono. Ci sono 11 specializzazioni artigiane che lavorano sulla gondola, generalmente in modo non esclusivo.

Saverio Pastor, presidente di El Felze ha colto l’occasione del seminario di avvio del progetto ATENA per fare il punto sullo stato di salute di questi mestieri. Si tratta di una sintesi pubblica, forse unica, aggiornata al settembre 2017, che ha valore anche per tutti gli altri mestieri artigiani attivi nella città d’acqua, che vivono problematiche molto simili.

Ecco i mestieri della gondola:

Squearòli
(ostruiscono le gondole e altre imbarcazioni)
Remèri
(fabbricano i remi e le forcole)
Intagliadòri
(intagliano nel legno i fregi decorativi)
Fravi
(fabbri che forgiano le parti metalliche)
Fondidòri
(fanno fusioni su stampo)
Battilòro
fabbricano la foglia d’oro per i fregi)
Doradòri
(applicano la foglia d’oro sui fregi)
Tapessièri
(realizzano le tapezzerie, a volte preziose)
Bartèri
(fabbricano i tipici berretti da gondoliere)
Sartòri
(sarti che fabbricano le divise dei gondolieri)
Caleghéri
(calzolai che fabbricano la calzature tipiche dei gondolieri)

Le proposte di El Felze

Non vogliamo finanziamenti a pioggia o aiuti particolari ma poter lavorare testimoniando quanto ereditato dai nostri antesignani; se noi siamo portatori di Patrimoni culturali e questi sono patrimoni collettivi dovrebbe essere la collettività ad assumersene, almeno in parte, la responsabilità.

Per il futuro anche delle nostre aziende sembra ora necessario un marketing endogeno fatto di management, aggiornamento mediante l’approccio alle nuove tecnologie e un salutare passaggio generazionale. Tutto ciò non ci risulta semplice e così tentenniamo tra le sicurezze della tradizione e una curiosità verso un futuro affascinante ma incerto. Uscire da soli da questo dilemma sembra impossibile. Se però parliamo di PCI quale ruolo ha la società? La comunità patrimoniale? La politica? La P.A.? Il Consiglio d’Europa e l’Europa stessa? Quale può essere il marketing esogeno che ci aiuti a trovare le soluzioni operative praticabili che ricerchiamo?

Come Comunità Patrimoniale dovremmo pensare alla Valorizzazione dei nostri mestieri per far conoscere il nostro patrimonio; al Sostegno dei nostri “portatori di PCI” (gli Artigiani), perché essi contribuiscono a migliorare la società testimoniando pensieri, saperi, creatività e manualità; alla creazione di un Ambiente socioeconomico accogliente per le nostre imprese.

1) Per la valorizzazione si può immaginare di:
– arrivare finalmente alla candidatura dei mestieri della gondola nella lista UNESCO per il PCI (Patrimonio Culturale Intangibile)
– estendere il Marchio della Cantieristica tradizionale anche alle imprese dell’indotto;
– creare un marchio specifico per la gondola, con disciplinari appositi;
– creare una rete del PCI veneziano tra Cantieristica/Restauro/Tessitoria/Scuole Grandi
– migliorare il sistema museale veneziano2;

2) Varie le forme di sostegno che possiamo immaginare:
Finanziamento:
– ancora della legge regionale 1/96 come incentivo all’acquisto di barche e accessori;
– per adeguamento sedi;
– per aggiornamenti specifici anche di nuove tecnologie;
– di nuovi progetti di ricostruzione filologica di imbarcazioni e di archeologia sperimentale;

Nuova normativa per assegnazione lavori:
– con gare non più al ribasso ma almeno con media mediata;
– ipotizzare assegnazione di punteggi legati al valore PCI;
– scelta delle P.A. verso prodotti della nostra tradizione;

Sostegno alla formazione non con scuole ma consentendo il lavoro:
– deroghe per normative fuori scala per le piccole imprese nei centri storici;
– sgravi per le ditte che assumono e che dedicano tempo alla formazione degli apprendisti.

3) L’ambiente che immaginiamo prevede:
un Centro Storico che ritorni il centro commerciale e produttivo;
un mercato immobiliare mitigato da:
– contributi per gli affitti
– blocco degli sfratti
– blocco cambi destinazione d’uso da artigianato ad altro
– acconsentire cambi di destinazione d’uso che riporti gli artigiani in centro

Queste sono le nostre proposte operative e possono essere allargate anche ad altri settori dell’artigianato. Non sono novità ma fa sempre bene ricordare quanto da anni molti di noi chiedono.

Tutti video del progetto ATENA  sugli artigiani di Venezia
https://vimeo.com/album/4778316

ATENA: Artigianato e comunità locali

Gruppo di lavoro sul tema: la comunità.
Come le comunità locali percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale.

Ogni bottega artigiana è al centro di un ricco sistema di relazioni con la comunità locale che la circonda.

Questi rapporti sono parte integrante di quello che viene percepito come patrimonio intangibile e che va molto oltre la concezione della bottega come semplice operatore economico.

Il gruppo di lavoro ha evidenziato le condizioni particolari del lavoro in una città in cui ogni cosa viene fatta sull’acqua; il fatto che il lavoro artigiano, per svilupparsi al meglio richiede buone condizioni per la residenza sia degli artigiani che dei loro clienti e un ambiente normativo favorevole. Condizioni queste che oggi a Venezia sostanzialmente sono in continuo peggioramento.

Ma sono emerse altre considerazioni di rilevo.
La prima è che l’artigianato di alta qualità a volte si trasforma in attività artistica ‘alta’ e si rivolge quindi ad un tipo di pubblico di élite, molto colto e con elevate disponibilità economiche. Questo può indebolire le relazioni con i cittadino ‘normali’ anche se – per altri versi – trasforma gli artigiano in operatori culturali che possono operare come agenti di cultura nei confronto della comunità locale.

Questo ci porta ad una seconda considerazione rilevante: è evidente che tra bottega artigiana e comunità locale esistono complesse relazioni di comunicazione, influenze e scambi reciproci che configurano una relazione di interdipendenza dinamica molto vitale. Queste relazioni, che comprendono anche le attività didattiche ed educative che molte botteghe svolgono sia in modo formale che informale, sono poco conosciute ma dovrebbero essere indagate, conosciute ed esplicitate meglio.

Noi tutti infatti ‘sappiamo’ confusamente che il lavoro artigiano ha un valore sociale e culturale che supera quello meramente economico, ma generalmente non siamo in grado di essere più espliciti e precisi su questo punto. Riuscire ad esserlo però è la base essenziale per poter imporra politiche di supporto adeguate che impediscano l’estinzione di quelle attività che altrimenti sono fuori mercato me che hanno comunque un grande valore extraeconomico.

Progetto ATENA, workshop iniziale:
“Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua” .

Gruppo di lavoro sul tema: la comunità.
Come le comunità locali percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale.

Link al progetto ATENA

Passeggiata Patrimoniale a Ca’ Da Noal (TV)

Dai nostri amici di Tarvisium Gioiosa segnaliamo:

Il prossimo sabato 23 Settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, il Movimento Tarvisium Gioiosa grazie alla sua Associazione Gioiosa et Amorosa, organizza una passeggiata patrimoniale sul tema “Ca’ Da Noal ed i modelli della conservazione storico artistica trevigiana. Passeggiata tra ricordi ed immagini”. Questa passeggiata assume, per noi del Movimento, un significato molto importante ; sia per la nostra partecipazione alle attività del Consiglio d’europa, sia per l’avvio di azioni che riguardano Palazzo Da Noal e la sua conservazione.

Alle pagine web del Consiglio d’Europa http://www.coe.int/it/web/venice/coming-events

e del Mibact
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1066523296.html

troverete l’elenco completo delle iniziative che tra Sabato 23 e Domenica 24 Settembre si estendono in tutta Italia.

Progetto ATENA: workshop di avvio

Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua

Venerdì 15 settembre si è svolto il workshop di avvio del progetto ATENA, che prevede un insieme articolato di attività formative per 5 botteghe artigiane e 5 tirocinanti in Venezia. C’è stata un’ottima partecipazione e da parte di artigiani esperti, di giovani aspiranti tali e altre persone interessate a vario titolo all’artigianato d’arte e tradizionale che hanno portato un notevole contributo di idee ed esperienze.

Una sintesi del progetto ATENA e il programma del workshop si trovano qui

Nel ringraziare tutti per l’interesse dimostrato colgo l’occasione per alcune osservazioni. La prima è che non è mai semplice avviare progetti di questo tipo a Venezia. In terraferma è molto più facile coinvolgere le aziende, ma qui è più complicato e infatti se ne realizzano pochi. I motivi di questo surplus di difficoltà non sono del tutto chiari visto che la città d’acqua, per la sua attrattiva e conformazione fisica che rende fisicamente vicini tra loro gli artigiani, si presterebbe benissimo ad essere un centro mondiale dell’artigianato di qualità. Quello che è certo è che negli ultimi anni si è parlato molto dell’artigianato tradizionale, ma si è fatto poco o nulla del tutto per sostenerlo. Questo tipo di artigianato è di moda ma resta un grande incompreso: gli artigiani hanno le loro idee e le dicono, ma sembra che nessuno li ascolti e se ascolta non capisca.

Per questo motivo le relazioni iniziali del workshop sono state pensate per dare voce direttamente agli artigiani, senza alcuna mediazione da parte esperti, studiosi e politici. Spesso infatti succede che gli artigiani siano inviati a convegni o altre occasione pubbliche che parlano “su” di loro e finiscano così per assumere la scomoda posizione dei Panda in via di estinzione, ai quali in fondo non bada nessuno.

Nel nostro caso la relazione di Saverio Pastor, presidente di El Felze, ha chiarito con grande chiarezza la natura dell’universo professionale sofisticato che ruota attorno alla gondola evitando ogni pseudo romanticismo e indicando con precisione la natura degli interventi necessari par per contemporaneamente il valore storico-culturale di queste competenze professionale unitamente al loro valore economico.

Nella seconda relazione Alessandro Ervas (nella foto) ha approfondito in modo appassionato e competente la natura del lavoro del fabbro che opera con passione nel recupero delle tecniche tradizionali e in delicati lavori di restauro. Questo approccio richiede competenze molto diversificate, che spaziano dall’archeologia, alla storia, all’architettura, all’estetica. Oltre naturalmente al saper fare proprio del fabbro, che non è semplice ed è cultura sofisticata in sé stesso.

Entrambe queste relazioni saranno disponibili a breve come video.

Ma c’è un’altra cosa da dire su questo incontro: è stata una occasione più unica che rara di incontro e scambio di esperienze tra anziani e giovani. Nei quattro gruppi di discussione attivati con la formula del World Café c’è stata l’occasione di affrontare temi complessi attraverso uno scambio di idee ed esperienze molto libero. La situazione infatti era conviviale e non viziata dalle tensioni e secondi fini che sono sempre presenti in altri contesti, come ad esempio nei colloqui di selezione.

Credo di poter dire che questo dialogo abbia avuto un notevole effetto orientante nei confronti dei più giovani. Questo non era una cosa esplicitamente prevista dal nostro progetto, ma sicuramente non ha fatto male a nessuno. Per altri versi gli artigiani più anziani hanno avuto modo di capire meglio gli atteggiamenti dei più giovani che non sono affatto gli stessi di quando erano giovani loro.

Gli argomenti trattati sono stati impegnativi:

  • Il lavoro: che cosa significa essere artigiani? Visioni della cultura, delle prospettive e delle problematiche di un mestiere tradizionale.
  • L’aggiornamento: progettazione tra tradizione e nuove tecnologie.
  • La comunità: come le comunità percepiscono il patrimonio culturale intangibile e materiale
  • L’apprendistato: il ricambio generazionale e la formazione, dal rubare con l’occhio allo stagismo esperienziale.

I risultati delle discussioni hanno dimostrato come il dialogo in piccoli gruppi tra persone con background diversi può produrre idee e proposte di assoluto valore. Non è un caso che la ‘cittadinanza attiva’ si stia imponendo sempre di più come una necessaria evoluzione del sistema democratico tradizionale non più in grado di rappresentare adeguatamente la nostra società sempre più complessa e articolata.

 

Anche in questo caso saranno gradualmente disponibili i video con le sintesi delle idee emerse nei quattro gruppi di discussione.

Comunicheremo direttamente a chi si è registrato al workshop la disponibilità dei video.

Tutti gli altri saranno informati attraverso le pagine web e Facebook di Ecipa Veneto, El Felze, Forum Futuro Arsenale e Faro Venezia.

——————————-
workshop:
Sostenibilità e sviluppo dell’artigianato tradizionale in una città d’acqua
sintesi del progetto ATENA
Tesa 105 Arsenale di Venezia
15 settembre 2017, ore 14–18.30

Artigianato, cultura e patrimonio intangibile

Parte prima…

Volevo scrivere una cosa sull’artigianato come cultura prima che attività produttiva, ma… mi sono accorto che non si capirebbe nulla senza chiarire che cosa sono ‘cultura’ e patrimonio intangibile’. Niente paura, non è un saggio accademico: qui qualcosa si capisce.

Insomma che cos’è questo patrimonio intangibile che la convenzione di Faro e altre richiamano in continuazione da alcuni anni? Verrebbe da pensare a qualche astruso tipo di denaro ‘bancario’ (circa il 90% del denaro circolante), che i clienti truffati dalle banche venete hanno imparato a conoscere bene.

Invece si tratta di cultura in senso stretto. La cultura è infatti tutta intangibile e anche in gran parte inconsapevole. Sto parlando della cultura in senso antropologico ovviamente, non di quella che consiste nel sapere tante cose per essere colti, e nemmeno della cultura come intrattenimento-spettacolo buona per riempire qualche noiosa domenica pomeriggio, magari per sfuggire ad un clima familiare non proprio entusiasmante.

La più bella e chiara definizione di questa cosa ci arriva dal fulminante inizio di un famoso discorso di David Foster Wallace (quello di “La scopa del sistema”):

«Ci sono questi due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?” e i due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: “Che diavolo è l’acqua?”»

Il problema della cultura – e quindi del patrimonio intangibile – è appunto questo: si tratta di divenire consapevoli della nostra ‘acqua’. Cosa non facilissima. Si tratta di scegliere che cosa pensare, essere consapevoli è questo, essere ‘svegli’ direbbero i saggi orientali.

Prendiamo per esempio la Basilica di San Marco. Con tutte quelle pietre pesa molto, al punto che ha fatto sprofondare il terreno e ora finisce sott’acqua ad ogni minima alta marea. Più patrimonio materiale di così si muore, sembrerebbe. Invece no. Se prendete sul serio quanto detto poco fa è chiaro che si tratta di patrimonio immateriale. Sono i significati che le attribuiamo che formano il suo valore culturale. Per apprezzarla dobbiamo sapere che cosa significa ‘Basilica’, chi era San Marco, che cosa ha fatto di bello. Poi anche che cosa vuol dire ‘San? Che esiste una cosa chiamata ‘Religione cristiana’ e anche che cos’è ‘Religione’.

Insomma senza l’insieme dei significati che formano la nostra acqua-cultura la Basilica di San Marco al massimo ci apparirebbe come un curioso insieme di pietre colorate, buone magari per decorare il giardino di casa.

Una cosa del genere è già successa in Sardegna con i Nuraghi sparsi dappertutto. Prima che arrivassero gli archeologi a stabilire che erano cose di valore culturale, a sopratutto prima che arrivassero i turisti a stabilire che si trattava di cose con un valore economico, i Nuraghi erano ‘pietre’ e basta. E i pastori locali, gente pratica, occupata a sopravvivere in un ambiente difficile, le usavano per costruire i muretti a secco utili per delimitare i loro pascoli. Il bello è che ora anche quei muretti a secco sono diventati patrimonio intangibile in quanto testimonianza di civiltà passate.

I Nuraghi e la Basilica di san Marco hanno un’altra cosa in comune: sono il frutto di lavoro artigiano, non di dell’opera di architetti e ingegneri. Questa capacità artigianale non parte da un sapere di tipo scientifico-astratto che poi si trasforma in tecnica esecutiva. Il sapere artigiano è un sapere che incorpora la teoria nella pratica. Inoltre è tradizionalmente animato da un forte estetico, è un sapere con anima.

Sono precisamente queste sue caratteristiche che lo identificano come patrimonio culturale intangibile: fusione tra teoria e pratica, senso estetico, non-distruttività. É chiaro che questo sapere artigianale ha i suoi limiti: non sarà mai possibile costruire un’astronave in questo modo. Ma neppure una bomba atomica. Questi limiti non sono così stretti; si possono fare cose egregie con il sapere artigianale; cose come la Basilica di San Marco o gli acquedotti romani (che avevano meno perdite di quelli moderni). Questi limiti definiscono la sfere dell’umano-non-distruttivo. Con il sapere artigianale non è possibile distruggere l’intero pianeta e annientare la specie umana. Con il sapere tecnico-scientifico invece si, e ci stiamo provando.

Fine delle premesse. Continua..

Ne parleremo venerdi 15 pomeriggio all’Arsenale,
siete inviati tutti , ma dovere registrarvi.

Programma dettagliato e registrazione qui:

https://atena.eventbrite.it

AdV

 

Dopo le fabbriche – Passeggiata Patrimoniale

DESCRIZIONE

L’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, in collaborazione con il Consiglio d’Europa – Ufficio di Venezia, propone per le Giornate Europee del Patrimonio la passeggiata patrimoniale Dopo le fabbriche. Passeggiata nei luoghi della riconversione industriale alla Giudecca.

giudecca birra

Nel 19° secolo un programma di adeguamento alle nuove necessità sociali e industriali comune a molte città europee viene attuato sia per mezzo della demolizione di strutture ormai svuotate delle loro funzioni, come le cinta murarie di difesa o i grandi conventi, che della loro trasformazione o riconversione.

Anche Venezia rilancia il suo ruolo industriale potendo contare su vaste aree di terreni incolti e sulla disponibilità di grandi edifici abbandonati che si prestano ad essere riconvertiti in opifici. In particolare sull’isola della Giudecca, tradizionalmente luogo di orti, giardini e complessi monastici, sorgono tra l’Otto e Novecento birrerie, mulini, concerie, corderie, tessiture, cantieri navali, stabilimenti chimici, fonderie industriali e artistiche. Mentre le trasformazioni del territorio segnano nelle altre città il passaggio tra il mondo moderno e quello contemporaneo, a Venezia si procede su un doppio binario che tende a conservare intatta “la città del turismo”, come veniva pensata in quegli anni, e a sviluppare con discrezione quella industriale. Con le parole di Mario Isnenghi, le fabbriche di Venezia “godevano di uno statuto di extraterritorialità visiva.”

Negli ultimi due secoli le antiche mura subiscono, con i molti cambi d’uso, una stratificazione delle funzioni ma mantengono coerenza edilizia ed urbanistica con la città dall’altra parte del canale. Solo in alcuni casi, architetture innovative divengono parte del paesaggio urbano. Il patrimonio socioeconomico che le attività della Giudecca oggi rappresentano, pur costituendo un elemento di necessaria evoluzione nella vita della città, si innesta nella sua identità storica e culturale sia per le scelte di tipo urbanistico-architettonico che per la tipologia dei servizi offerti (ospitalità, residenza, cantieri navali, cultura).

La passeggiata patrimoniale intende attraversare e visitare alcuni di questi luoghi, precedentemente occupati da importanti attività produttive, che hanno subito nel tempo una incisiva riconversione post-industriale.

L’itinerario si snoda lungo tutta l’isola visitando i siti che hanno caratterizzato non solo la Giudecca ma l’intera economia veneziana nel corso del ‘900. Nel corso della passeggiata – alcuni testimoni che in passato hanno vissuto o lavorato nei luoghi visitati, o in alcuni casi presenti ancora oggi – ricorderanno episodi e vicende di allora, le trasformazioni dei luoghi e le attività che ora vi si svolgono.

Informazione

Tappe del percorso

  1. Molino Stucky
  2. Fabbrica della birra
  3. Cosma e Damiano
  4. Herion
  5. Junghans
  6. Cnomv
  7. Ville Hériot

Organizzatori: Marco Borghi e Prosper Wanner

Si ringrazia: Hilton Stucky, ESU di Venezia, Consorzio cantieristica minore veneziana, l’associazione Faro Venezia e tutti i testimoni.

Iscrizione libera e gratuita con prenotazione obbligatoria.

Si prenota qui

Apertura iscrizione: 11 settembre, ore 7.00.

Ritrovo: sabato 23 settembre 2017 alle 9.00 davanti al Mulino Stucky – Hilton, Giudecca 810

Durata prevista: 3 ore, è consigliabile dotarsi di calzature comode.

Perchè l’Arsenale

Per Domenica 9 settembre: Visita ai luoghi nascosti dell’Arsenale:
incontri e dialogo con testimoni significativi.  Per l’occasione riproponiamo un breve video in cui Paolo Lanapoppi chiarisce il significato e l’importanza di questo luogo magico.

Qui si vede chiaramente l’ambiguità del concetto di valorizzazione, oggi talmente abusato da significare tutto e il contrario di tutto.

Per chi vuole partecipare, il programma e i dettagli si trovano qui

Due giardini da scoprire

Giardino delle vergini

Non molti si sanno dell’esistenza di questi due magnifici giardini. Meno ancora sono saliti sulla terrazza della Torre di Porta Nuova da cui si gode una vista impagabile su tutta la città.

Domenica prossima avremo modo di scoprire molte cose, compresi i regimi di accessibilità di questi spazi che sono molto più aperti di quanto si creda.

Le vista – organizzata dal Forum Futuro Arsenale – è lunga, ma si può partecipare anche solo al mattino oppure solo al pomeriggio. Benvenuti i bambini, che potranno fare anche un giro in barca a remi nella Darsena Grande dell’Arsenale, normalmente chiusa l pubblico in quanto zona militare.

Programma

10.00 – Incontro in Campo Ruga
10.30 – Visita guidata al Giardino delle Vergini con illustrazione delle opere esposte e degli interventi nel giardino, a cura della Biennale di Architettura.
12.00 – Traghetto dall’Arsenale sud all’Arsenale nord, con il servizio navetta o con le imbarcazioni delle remiere. Per chi lo desidera, giro della Darsena Grande in barca a remi.

12.30 – Pranzo autogestito sulla banchina nord.

14.00 – Visita guidata al Giardino Thetis, a cura di Thetis
15.00 – Visita guidata ai tre Bacini di Carenaggio, a cura del CVN.
17.00 – Aspettando il tramonto, sulla terrazza della Torre di Porta Nuova

Ecco la torre di Porta Nuova com’era quando serviva ad armare gli alberi per le navi costruite in Arsenale. Oggi non è molto diversa, ma è perfettamente restaurata.

torre porta nuova

 Modalità di partecipazione

Non è necessaria la prenotazione. Lʼiniziativa è aperta a tutti ed è gratuita, ma sarebbe opportuno sapere quante persone saranno presenti, per cui ci fate una cortesia se comunicate la vostra presenza a: segreteria@futuroarsenale.org

o anche utilizzando il form in fondo a questa pagina.

Pranzo autogestito vuol dire portarsi il proprio cibo, ma c’è sempre il bar aperto sul lato nord per bevande, panini, toast gelati ecc. e i servizi igienici.

Come arrivare

La cosa più semplice è scendere alla fermata Arsenale con il battello e percorrere tutta la Via Garibaldi. Poi Calli & Callette, ma non vi perdete, il percorso è breve (10 minuti) e basta seguire questa mappa:

percorso Campo RUGA

OK ci sarò:

 

Cultural Heritage Conference

30 Settembre 2016
Palazzo Chiericati, Piazza Matteotti 37/39 Vicenza
ore 15:00
Link al sito della conferenza

palazzo-chiericati
Vicenza è stata inserita dal Consiglio d’Europa tra le Passeggiate patrimoniali che si svolgono in tutta Europa nel mese di Settembre. Per celebrare questo importante risultato è stata organizzata una Conferenza con il Consiglio d’Europa, il Comune di Vicenza, Assessorato alla Crescita, i Musei Civici di Vicenza, l’Università di Venezia Centro Studi Diritti Umani e la Federazione Italiana dei Centri e Club Unesco per il giorno 30 Settembre 2016, a Palazzo Chiericati dalle ore 15.00 alle 19.30.

L’obiettivo è diffondere il collegamento tra patrimonio culturale di Vicenza, materiale e immateriale, ricordare la ricchezza dell’eredità culturale vicentina e il diritto a partecipare alla vita culturale della città.

programma

La Conferenza sarà introdotta dal Vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci. Le relazioni scientifiche saranno a cura del Prof. Giovanni Villa, della Direttrice del Consiglio d’Europa di Venezia, Luisella Pavan Wolfe, del Prof Lauso Zagato e dalla Professoressa Maura Laura Picchio Forlati, dell’Istituto Veneto Science Lettere e Arti.

La Tavola Rotonda sul Patrimonio Culturale sarà moderata dal Dott. Tezza, Direttore del Club Unesco di Vicenza e vedrà il coinvolgimento del Dott. Bordin, della Dott.ssa Pinton, della Dott.ssa Tasso e del Direttore dell’Archivio di Stato di Venezia, Raffaele Santoro.

Concluderà la Professoressa Maria Paola Azzario Chiesa, Presidente della Federazione Italiana Centri e Club UNESCO e Vicepresidente dell’European Federation of UNESCO Clubs, Centres and Associations.

ore 19:30 Buffet

La cittadinanza è invitata a celebrare insieme questa importante occasione

Giornate Europee del Patrimonio 2016

Una sintesi delle attività organizzate direttamente da noi o con le quali collaboriamo

Segreti e Armonie

sala-della-musica-finaleOrganizzata da Faro Venezia
Musica nella Venezia del Settecento. Accordi, luoghi, storie.
Sabato 24 settembre 2016
https://farovenezia.org/2016/09/07/segreti-e-armonie/

Tocco Legno

foto per locandinaOrganizzata da Faro Venezia
24 settembre 2016
Visita agli artigiani che trasformano un pezzo di legno in un pezzo unico
https://farovenezia.org/2016/09/06/tocco-legno/

l’Arsenale di Venezia

covar-ffa-arsenaleOrganizzata dal Forum Futuro Arsenale
25 sett. 2016 – per tutto il giorno
Giardino delle Vergini, Giardino Thetis, Bacini, Torre Porta Nuova
https://farovenezia.org/2016/09/18/passeggiata-larsenale-di-venezia-25-sett-2016/

Batteria ca’ Bianca – Forte EMO

Organizzata da In-Diversity Onlus
25 settembre (mattina)
Viste libere, viste guidate, incontro con testimoni
Un luogo centrale (e sconosciuto anche per i lidensi) al Lido di Venezia. Ci sarà una vista al forte e un incontro con testimoni. Dalle 10.00 alle 13.00. Le visite saranno attivate ogni volta che si formerà un piccolo gruppo di visitatori. Non serve prenotare, ma per informazioni si può contattare Alessandra, Progetto FORTINFEST: alesmanzini@gmail.com cell: 3470986606

su FaceBoook (evento)

MAPPA e descrizione del luogo – Locandina: clicca per ingrandire:

alla-scoperta-della-batteria_8-_visione_piccola

Passeggiata: l’Arsenale di Venezia – 25 sett. 2016

covar-ffa-arsenale

LE GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2016:
L’ARSENALE DI VENEZIA

FFA – CoE, 25 settembre 2016

Passeggiata a numero chiuso, max 20 persone.
L’iniziativa è gratuita Prenotazioni:
cell: 3287260866 – mail: segreteria@futuroarsenale.org

Percorso

10.00 Punto di ritrovo in via Garibaldi, davanti al monumento.

10.30 Visita guidata al Giardino delle Vergini con illustrazione degli interventi nel giardino (testimone: La Biennale di Venezia).

12.00 Traghetto dall’Arsenale sud all’Arsenale nord, con il servizio navetta o con le imbarcazioni delle remiere o con il servizio navetta. Per chi lo desidera, giro della Darsena Grande in barca a remi.

12.30 Pranzo autogestito sulla banchina nord

14.00 Visita guidata ai tre Bacini di Carenaggio, testimoni: Forun Futura Arsenale e Consorzio Venezia Nuova.

15.00 Visita guidata al Giardino Thetis, testimone Thetis

16.00 Visita alla mostra ‘GangCity’ presso lo Spazio Thetis.

Prenota:

Segreti e armonie

Musica nella Venezia del Settecento. Accordi, luoghi, storie.
Sabato 24 settembre 2016

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio

sala-della-musica-finale

La musica velata delle Figlie di Choro, orfane accolte negli Ospedali della Serenissima e avviate allo studio di canto e musica sotto la direzione di celebri artisti. Invisibili al pubblico, protette da grate durante le esibizioni, incantavano con i loro virtuosismi.
I Ridotti, luoghi nascosti accoglienti e discreti, dove ritrovarsi tra amici ad ascoltare musica, dopo la serata a teatro .
La Sala della Musica dell’antico Ospedaletto ai SS Giovanni e Paolo e il Casino Venier , attuale sede di Alliance Française de Venise, custodiscono preziose testimonianze e ricordi di quella Venezia segreta.
Oggi, suoni e strumenti dell’epoca rivivono, grazie al talento e alla passione di giovani artigiani e artisti che restituiscono sonorità e atmosfere del Settecento veneziano.
Riccardo Guaraldi liutaio restaura e crea strumenti ad arco, antichi e moderni, apprezzati da numerosi artisti.
La Scuola di Musica Antica di Venezia promuove il repertorio della musica antica, la sede dei corsi è presso il prestigioso Palazzo Grimani.

Percorso

mappa-2

Luogo di ritrovo (partenza):
Campo San Salvador alle ore 9.15
(durata dalla 9.15 alle 13.00 circa)

  1. Casino Venier a San Marco,
  2. Liuteria Guaraldi a Castello,
  3. Sala della Musica – Ospedaletto a Castello,
  4. Palazzo Grimani a Castello.

Alcuni spazi non sono accessibili per persone con disabilità motoria
Scarpe comode.

Organizzazione:

Patrizia Vachino, vice presidente

Prenotazione (obbligatoria) contattando Patrizia Vachino
Cell: 349 5217601
mail: mozuela18@gmail.com

Oppure compilando questo modulo:

Tocco Legno

Passeggiata patrimoniale – 24 settembre 2016
in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (GEP)

Visita agli artigiani che trasformano un pezzo di legno in un pezzo unico

foto per locandina

 

Tocco legno porta fortuna come toccare ferro? O è solo scaramanzia?
La risposta è soggettiva, mentre è personale, quasi intima, la passione che gli artigiani del legno di Venezia investono in ogni loro creazione. La passeggiata patrimoniale di Faro Venezia testimonia questo amore che può nascere per un caso fortuito o che si trascina lungo una tradizione da una generazione all’altra: il senso del tatto, la malleabilità del legno, lo saper livellare, scolpire, scavare nel punto giusto e con la giusta misura per creare un oggetto che non ha nulla da invidiare al concetto di arte.

Per esempio…

Saverio Pastor con il pezzo di legno ci naviga: da ogni lavorazione ne esce una forcola, l’oggetto di design per eccellenza, in cui ogni millimetro di ogni curvatura non è a caso, bensì segue un’antica tradizione che arriva dalle origini delle acque.

Toni Dalla Venezia che quasi nascosto dopo un tipico sotoportego si diverte a fare cornici, rivivere legni che sembrano adatti solo al fuoco, rinascere mobili da un passato lontano. Il suo presente è fatto dal tocco di una mano sensibile, e preciso, dove il minimo dettaglio rende il tutto una materia che lascia ammaliati.

Francesco Maniero ha trovato nel legno il suo tempo: di lavoro, passione e inventiva. Crea orologi da muro, ogni pezzo un’opera d’arte, ogni orologio unico nel suo genere. E le lancette segnano, ad ogni tocco, il passaggio tra artigianato e arte.

Percorso:

mappa 2

1)  Pastor, Fondamenta Soranzo della Fornace, 341, 30123 Venezia
2) Maniero, Campo San Raffaele
3) Dalla venezia, Calle Giovannelli (accanto a Ca’ Pesaro)

Partenza: Di fronte al Museo dell’Accademia ore 14.15
max 22 partecipanti.
Scarpe comode.

Prenotazione (obbligatoria):

Organizzazione: Manuela Cattaneo della Volta
prenotazione richiesta a:
Manuela: +39 335 353265
mail: manuelacattaneodellavolta@gmail.com

Oppure utilizzate questo modulo di prenotazione

FORT-IN-FEST – Festival dell’inclusione – Venezia

FORT in FEST è un festival che coinvolge un’ampia rete di associazioni per per promuovere l’incontro tra le diversità culturali, sociali ed artistiche e l’accesso alla cultura nelle aree più periferiche della città metropolitana di Venezia.

In questa intervista, Alessandra Manzini, ideatrice del festival espone il senso del progetto culturale che sta alla base dell’iniziativa.

Non si tratta infatti di recuperare un luogo nel senso di restaurare gli edifici e curare le aree verdi. Si tratta di rendere questi luoghi utili per il miglioramento della qualità della vita delle persone che che vivono nella zona e che vi attribuiscono un valore è formato da un insieme di significati condivisi. Solo in questo modo le gestione economica viene riportata alla sua natura di mezzo e non di scopo ultimo qualunque cosa.

C’è poi l’idea di utilizzare le attività artistiche e artigianali come occasione di dialogo interculturale. Chi condivide quest tipo di capacità e attitudini infatti supera facilmente ogni barriera di tipo linguistico e culturale perché tra simili ci si riconosce con facilità.
In un’ epoca di violenza e incapacità di relazione crescenti questo tipo di iniziative è di vitale importanza se vogliamo restare umani.

Sul Festival

FORT in FEST è un festival che coinvolge una piattaforma di associazioni per per promuovere l’incontro tra le diversità culturali, sociali ed artistiche e l’accesso alla cultura nelle aree più periferiche della città metropolitana di Venezia.

FORT in FEST nasce dalla volontà di rivitalizzare le fortificazioni veneziane e le relazioni nei quartieri circostanti attraverso l’arte e le cultura. I Forti sono da sempre spazi pubblici chiusi, avamposti militari simbolo della paura del nemico e delle straniero, che da vent’anni vivono processi di dismissione. In alcuni sono stati oggetto casi di rivitalizzazione grazie al lavoro volontario di associazioni sul territorio ma i forti in laguna sono ancora in stato di abbandono.

FORT in FEST vuole avviare una riflessione attorno al potere dell’arte performativa di decostruire la percezione dell’alterità come nemica, immaginando assieme alle comunità presenti sul territorio di trasformarli in luoghi di espressione delle diversità che contraddistinguono i rapidi cambiamenti della società contemporanea. La rassegna si è svolta in quattro fortificazioni veneziane:

– Forte Poerio a Mira (VE),
– Forte Marghera (VE)
– Batteria Ca’ Bianca al Lido di Venezia (riperta dopo vent’anni di abbandono)
– Caserma Pepe/Chiostro EIUC S.Nicolò, sempre al Lido di Venezia

Le aperture della Batteria Ca’ Bianca e della Caserma Pepe sono state possibili grazie al coinvolgimento di una rete di soggetti locali per acciare un modello di gestione che sappia valorizzare le valenze paesaggistiche e culturali di questi luoghi, non trascurando i processi di rinaturalizzazione in atto e di diversificazione della società contemporanea.

Per realizzare il festival tutte le consulenze sono state freelance per l’autofinanziamento dell’Edizione zero. Grazie a tutte le persone che hanno contribuito a far partire questa avventura. Se volete sostenerci scriveteci:

CONTATTI:
Alessandra Manzini
fortinfestival@gmail.com
www.fortinfest.org

Video-making:
Adriano Devita e Alessandra Manzini

Batteria Casabianca, Lido (VE) – cenno storico

Danilela Milani Vianello, storica e giornalista, chi racconta brevemente la storia della Batteria Ca’ Bianca – Forte Emo sulla base della scarsa documentazione disponibile. Abbiamo realizzato l’intervista nel corso della prima apertura della Batteria a cura di In-Diversity Onluls e altri, il 9 luglio 2016. Su Vimeo troverete anche una sintesi scritta della storia del luogo.

La batteria è il tipico oggetto problematico come ce ne sono molti in Italia e nel mondo. Un luogo molto bello e ricco di storia ma abbandonato da anni e “scomparso” dalla percezione anche delle persone che abitano nelle vicinanze.

Mappa EMO grande 4

Negli ultimi anni è aumentata la sensibilità di tutti nei confronti di questi luoghi e il desiderio di valorizzarli. Ma come fare? Non è affatto semplice e non solo per il costo dei necessari interventi di restauro. Il problema vero è il “come” valorizzarli, a vantaggio di chì? Con quali mezzi e con quale modello di sostenibilità nel tempo?

DSC02291

E’ l’idea stessa di “valorizzazione” ad essere ancora ambigua e poco condivisa.

Vista l’occasione vi propongo anche una lettura impegnativa. Si tratta della bella tesi di laurea di Rosangela Saputo, (tesi di laurea, 2014, Ca’ Foscari) intitolata:

Disarmo culturale: l’arte-cultura come “riempimento” delle aree dismesse ex militari.

Il suo lavoro ruota attorno ad alcune domande chiave:

  • L’arte/cultura può rappresentare una soluzione per i vuoti territoriali?
  • Si tratta di una formula “pacchetto arte-cultura” dentro un “contenitore” dismesso?
  • Si può applicare in maniera meccanica a tutti i contesti?
  • La totalità degli artisti desiderano questi spazi? E soprattutto li abitano dietro volontà di una qualche politica? O si tratta piuttosto di una “vocazione” della comunità locale?

Il testo può essere letto in modo trasversale ricercando gli stessi nuclei tematici che si ripongono nei vari capitoli da punti di vista diversi. Questo è lo schema di sintesi:

Tesi caputo schema di lettura

La tesi completa può scaricare da qui

In-Diversity Onluls ha curato la prima apertura della batteria nell’ambito di un progetto più articolato che si è svolto in quattro forti veneziani:

Fort-In-Fest: http://www.fortinfest.org/.

Per realizzare il festival tutte le consulenze sono state freelance per l’autofinanziamento dell’Edizione zero. Grazie a tutte le persone che hanno contribuito a far partire questa avventura. Se volete sostenerci, scriveteci: a fortinfestival@gmail.com