L’archivio di stato di Venezia

La dottoressa Claudia Salamini ci guida all’interno dell’archivio, in luoghi che non sono normalmente aperti al pubblico.

L’Archivio di Stato di Venezia venne istituito nel 1815 con il nome di Archivio generale veneto. Contiene circa 70 km di scaffalature ed è costituito da oltre 800 fondi documentali. All’interno di questi fondi si trovano talvolta centinaia di altri archivi, come avviene nel caso delle corporazioni di mestiere, delle confraternite e dei notai.

L’Archivio non documenta solo la storia della Repubblica Serenissima e dei territori italiani, dell’Istria, della Dalmazia e del Levante che ne facevano parte, ma di tutto il mondo che intratteneva con Venezia fitte relazioni diplomatiche e commerciali. Alle carte più antiche si sono aggiunte in seguito quelle del periodo napoleonico e dei governi austriaci.

Spesso i fascicoli dei documenti non sono mai stati consultati negli ultimi 100 anni. Vi sono quindi molte cose da scoprire per storici e ricercatori di ogni genere. Non è facile trovare le cose: si tratta di un lavoro da detective che comporta una approfondita conoscenza del modo in cui i documenti sono organizzati e catalogati.

Tra le altre cose – e a titolo di esempio – l’archivio conserva molti documenti originali di Aldo Manuzio (1449-1515) il tipografo ed editore veneziano che fondò l’editoria moderna introducendo l’uso della punteggiatura, i formati tascabili e molte altre innovazioni destinate a favorire enormemente la leggibilità dei testi e la portabilità dei libri.

I suoi documenti testimoniano anche l’attenzione che poneva (da vero imprenditore ante litteram) nel garantirsi una protezione legale per le sue innovazioni relative alle tecniche tipografiche e il diritto esclusivo di stampa sui testi: si tratta degli atti di nascita dei brevetti e del copyrigth.

Realizzato nel corso delle passeggiata patrimoniale:
La stampa, passato e futuro

La ceramica artistica – passeggiata patrimoniale

SABATO 19 DICEMBRE 2015 NOVE (VI)

Il patrimonio immateriale (quasi) cristallizzato, la ceramica artistica tra archeologia industriale e museo. Comune di Nove (VI)

Ritrovo ore 10:00 presso Liceo Artistico De Fabris, Via Giove, 1, 36055 Nove (VI)
museo ceramica

1 – LICEO ARTISTICO “DE FABRIS” (via Giove 1, Nove)
Museo di ceramica artistica locale ed internazionale. In occasione sarà presentata da parte del gruppo di lavoro Le Vie dei Fiumi la proposta di Atelier Artistici per una narrazione dei Patrimoni Culturali connessi all’acqua.

2 – MULINO EX ANTONIBON BARETTONI (via Molini 7, Nove)
Fabbrica di ceramiche artistiche tuttora funzionante con una lunga e suggestiva storia. Il primo documento conosciuto che parli di un Antonibon in veste di ceramista data 3 Settembre 1685. In esso il Senato Veneziano conferma a lui e ad altri due soci il possesso di molini “per pestar sassi e macinar colori per le pignatte”.
Una quarantina d’anni dopo il figlio di costui, Giovan Battista, presso il palazzo paterno di Nove, diede inizio ad una vera e propria dinastia di ceramisti che seppe sviluppare e mantenere una produzione di elevatissimo pregio, tanto che nel 1732 la Repubblica Veneta concesse importanti privilegi. Successivamente la fabbrica fu premiata con numerosi riconoscimenti internazionali. Nel 1907 la fabbrica diventa di proprietà di Lodovico Barettoni, avvocato di Schio, a cui successe il figlio Guglielmo, ingegnere chimico, e successivamente il figlio di costui Lodovico che con la sua famiglia ne detiene oggi la proprietà.

In occasione sarà presentata la proposta dell’Ing. Chiuppani per “parchi lineari lungo il Brenta”

3 – MUSEO CIVICO DELLA CERAMICA DI NOVE
La volontà di creare un Museo Civico a Nove fu resa esplicita fin dalla metà del secolo XX. Da quell’epoca, infatti, i novesi iniziarono a formare una collezione di ceramiche di pregio per costituire una prima raccolta museale all’interno dell’edificio ottocentesco, sede della Scuola di Disegno poi Regia Scuola d’Arte e quindi Scuola d’Arte di secondo grado, fatto erigere secondo la volontà testamentaria di un generoso mecenate, lo scultore Giuseppe De Fabris.
Nel 1983 fu varato il primo atto istituzionale di fondazione del Museo Civico della Ceramica, che fu inaugurato nell’aprile del 1995.
La ricca collezione del Museo Civico fornisce ampia documentazione sulla varietà di stili, decori e materiali adottati nella produzione delle manifatture novesi, bassanesi e del territorio vicentino a partire dal Seicento fino ai nostri giorni . L’equilibrata suddivisione per epoche delle donazioni offre una visione piuttosto ampia della produzione fino ai maggiori artisti viventi. Sono inoltre esposte ceramiche di Venezia, Treviso, Este, o esemplari di altre regioni (Toscana, Lombardia, Trentino, Liguria) e dall’estero (Germania, Francia e Olanda).
Sono così rappresentati tutti i più importanti tipi ceramici utilizzati nel Veneto: terrecotte, cristalline, maioliche, porcellane, terraglie, semirefrattari e grès.
Nella sezione di opere contemporanee spicca per importanza il prezioso nucleo di ceramiche, circa trecento pezzi premiati ai vari Concorsi del Salone Internazionale della Ceramica dal 1949 al 1975, concesso in deposito permanente dalla Fiera di Vicenza. Sono opere di artisti italiani e stranieri, taluni divenuti nel frattempo celebri, o di docenti e studenti di Scuole e Istituti d’Arte.

4 – MULINO PESTASASSI “BACCIN CECCHETTO STRINGA”
Reperto di archeologia industriale, il più antico e funzionante mulino ad acqua d’Europa. Costruito nel 1638, nel camino esterno compare la data di fine costruzione, fu acquisito nel 1965 dalla famiglia Stringa, attuale proprietaria, che ne ha curato il restauro e la valorizzazione, nel 2004 il Mulino Pestasassi è stato votato tra “I Luoghi del Cuore” del FAI.

mappa

A seguire pranzo conviviale presso l’Antica Osteria al Viale con il seguente menù (16 euro a persona):

Primo: Pasticcio al Radicchio
Secondo: Lonza alla Birra Rossa, Contorni
Acqua, Vino, Caffè

Contatti e prenotazioni:
vie.dei.fiumi@gmail.com
Mob. 340 8301839

Progetto e organizzazioe per “Le Vie dei Fiumi”:
Giorgio Bordin e Marta Tasso

In collaborazione con:
CESTUDIR, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali Università Ca’ Foscari, Venezia; Dipartimento di Management, Università Ca’ Foscari, Venezia; Scuola Grande Arciconfraternita di San Rocco, Venezia; Comune di Nove; Arti della Rappresentazione
Associazione Nove Terra di Ceramica; Associazione Faro Venezia; Associazione Bochaleri (VE)

Diritto di parola e di esistenza delle comunità patrimoniali

Intervento di Faro Venezia (Adriano De Vita) per il convegno internazionale “ Il patrimonio culturale. Scenari 2015” Venezia, 26-28 Novembre 2015

Una delle difficoltà principali che una comunità patrimoniale deve affrontare consiste nel fatto che ha scarsi diritti di parola. Nulla vieta loro di organizzare incontri pubblici, scrivere sui social media, pubblicare manifesti e libretti. Ma sono attività poco efficaci.
Spesso idee e proposte vengono ignorate, ottengono un ascolto solo apparente da parte dei decisori politici, oppure non ottengono alcuna riposta.

La parola pubblica invece è avere piena legittimità istituzionale nel dialogo con il potere politico e la democrazia partecipativa consiste in una reale cessione di quote di potere decisionale alla cittadinanza attiva.

Siamo molto lontani da questo, ma senza di questo si resta impigliati nella pura protesta o coinvolti in pratiche di consultazione manipolativa e inefficace.

La stampa: passato e futuro

ex librisFaro Venezia propone una nuova passeggiata patrimoniale Martedì 24 novembre 2015 per scoprire i tesori veneziani in tema di stampa: dai primi incunaboli conservati a Venezia, all’archivio dei fogli a stampa più antichi, fino ad arrivare a quella che sembra “fantascienza” della stampa 3D e raggiungere la stampa innovativa che con la grafica accattivante rivitalizza l’editoria.

 

1 – 14.15
INCONTRO Campo dei Frari: archivio di Stato: visita alle sale monumentali dei depositi
2 – 15.15
Biblioteca ebraica, il Signor Luzzatto Voghera ci aprirà le sue porte
3 – 16.30
Tolentini: Paolo Vernier ci mostrerà il laboratorio di stampa 3D
4 – 17.30
Libreria Bruno, Giacomo Covacich ci racconta come la nuova grafica e la qualità di stampa rendono vitale l’editoria
18.30
Termine della passeggiata.

mappa passeggiata STAMPA FINALE

Si raccomandano scarpe comode e puntualità.
La passeggiata è gratuita MA si richiede l’iscrizione di 7 euro all’Associazione Faro Venezia. I minorenni sono associati gratuitamente.
E’ richiesta la prenotazione.
Per motivi organizzativi la passeggiata è aperta a 25 persone al massimo.
Per info o prenotazioni: Manuela Cattaneo della Volta: mancdv@gmail.com
http://www.farovenezia.org

L’unicità dell’Arsenale

Che differenza c’è tra il valorizzare un bene in senso economico e valorizzarlo in senso sociale culturale? Il destino dell’Arsenale di Venezia (e dell’intera città) si gioca tutto su questa differenza. Queste poche e chiare parole di Paolo Lanapoppi di Italia Nostra e Forum Futuro Arsenale, chiariscono il problema.

L’arsenale di Venezia è un Luogo unico al mondo
A differenza di un palazzo o una chiesa l’Arsenale è prime di tutto un luogo di lavoro ed è anche un luogo di straordinaria bellezza.

Da molti anni l’Arsenale è un luogo sostanzialmente chiuso ai veneziani, ma ora la sua proprietà è pubblica ed è possibile pensare alla sua valorizzazione.

Ma che cosa significa valorizzare un bene di questa rilevanza?

Il codice dei beni culturali afferma che la valorizzazione consiste nelle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura.

Si tratta di valorizzare la capacità che l’Arsenale ha oggi di mostrare la sua storia, ma anche un uso contemporaneo legato alle stesse modalità di utilizzo del passato.

La conoscenza della nostra storia è parte della cultura degli italiani. Cancellarla per avviarvi più redditizie attività commerciali significa cancellare la nostra identità e ridurre i cittadini in consumatori. Questa operazione è giù stata fatta a Venezia con il caso del Fontego dei Tedeschi e non è il caso di ripeterla.

Recuperare l’Arsenale alle sue funzioni produttive storiche significa prima di tutto fanne un centro di educazione cultura. Il costo di questo intervento deve essere visto in questa chiave: va sostenuto per lo stesso motivo per cui si sostiene le scuola pubblica e per tutti.

Intervista con Paolo Lanapoppi – Italia Nostra

Il progetto di valorizzazione di cui si parla nell’intervista di trova qui:
farovenezia.org/progetto-arsenale/progetto-arsenale/

Video di: Adriano De Vita – Faro Venezia
farovenezia.org/ – Per il Forum Futuro Arsenale

Materiale iconografico storico: IVESER
iveser.it/

La libreria Marco Polo in Venezia

Claudio Moretti ci racconta la storia della sua libreria e delle scelte che sono state fatte per riuscire a vivere e ingrandirsi. Le piccole librerie indipendenti sono un punto prezioso di cultura aggregazione sociale, ma moltissime sono state chiuse, schiacciate dalla concorrenza delle grandi strutture di editoria-distribuzione-vendita che controllano il mercato in Italia in modo quasi monopolistico.

Ma si può fare e questa è la storia:

  • Le origini e i primi anni come libreria di viaggi
  • Le trasformazioni del mercato e le scelte attuali
  • La scelta di privilegiare i piccoli editori
  • La presenza dei cataloghi completi e il conto vendita
  • Organizzare la distribuzione in proprio
  • …. con barche a remi

Realizzato da Faro Venezia
nell’ambito della Passeggiata Patrimoniale “Visto di stampi”
realizzata il 10 ottobre 2015, Venezia

In collaborazione con:

Video di:
Adriano De Vita

I traghetti da parada a Venezia

I traghetti da parada a Venezia sono stati per secoli il principale mezzo per attraversare il Canal Grande, che taglia in due la città.

Il video registra una degli incontri organizzati dall’associazione El Felze, che raccoglie gli artigiani impegnati nel sistema-gondola:, per la costruzione manutenzione delle barche, gli arredi, i remi e le forcole, le decorazioni, gli abiti.

Quello che risulta chiaramente è che non si tratta di una sopravvivenza fokloristica, come molti credono. I traghetti a remi infatti:

– sono più efficienti ed economici del trasporto pubblico;
– costano 2 euro per traversata (70 centesimi per i residenti);
– creano un notevole indotto per la loro costruzione e manutenzione;
– mantengono vive le tecniche e i saperi tradizionali;
– combattono il moto ondoso con rischi e i danni che ne derivano (funzionano come i dissuasori   di velocità nel traffico urbano;
– creano lavoro per più di 400 gondolieri e 160 sostituti;

Sostenerli o abbandonarli è quindi una precisa scelta politica che a sua volta rivela un modello culturale e la concezione della città sostenuta dalle amministrazioni che la guidano

Interventi di:
Saverio Pastor, remér e presidente dell’ associazione El Felze
Aldo Reato – presidente Bancali e Associazione Gondolieri
Cesare Peris – gastaldo Società Mutuo Soccorso Carpentieri e Calafati

Video realizzato da Adriano De Vita per Faro Venezia

“Visto si stampi” – Passeggiata Patrimoniale Faro Venezia

VISTO SI STAMPI - PASSEGGIATA PATRIMONIALE

PASSEGGIATA PATRIMONIALE FARO VENEZIA
SABATO 10 OTTOBRE
VISTO SI STAMPI

da Manuzio ad oggi: la carta a Venezia

Faro Venezia propone una passeggiata patrimoniale Sabato 10 ottobre 2015 per scoprire i tesori veneziani “nero su bianco” : la carta ritrovata, conservata, rinnovata, restaurata, fabbricata e stampata. I caratteri mobili, resi preziosi dall’editore Manuzio, fino ad oggi quando la stampa è inghiottita nei meandri della rete.

Cosa e quanto rimane a Venezia? Dalle pubblicazioni più antiche fino al prestigio di una casa editrice in laguna, attraverso l’impalpabile carta. Testimone d’eccezione, Mario Infelise, Storico del libro, nonché appassionato collezionista, che ci accompagnerà con racconti e aneddoti in tema.

9.15 INCONTRO in Campo San Francesco della Vigna.
9.30 San Francesco della Vigna: Padre Rino ci introduce nella biblioteca e nell’archivio tra tomi restaurati e da restaurare.
10.40 Marco Polo Libreria cosa vuol dire rimanere librai a Venezia (sosta da confermare)
11.30 Atelier Tintoretto: come si fa materialmente un foglio di carta e da dove arriva
12.40 Marsilio Editore: Stefano Bonetti ci fa entrare nel labirinto della pubblicazione dove i caratteri mobili sembrano immobili dentro il computer, ma continuano a volare.
13.30 Termine della passeggiata.

Si raccomandano scarpe comode, puntualità, e un biglietto per il vaporetto.
Per motivi organizzativi la passeggiata è aperta a 25 persone al massimo.
E’ richiesta la prenotazione.

Per info o prenotazioni:
Manuela Cattaneo della Volta: mancdv@gmail.com
o Flavia Antonini: anto_flav@libero.it

Evento su Facebook

Poveglia – progetto Memo Atlante

L’associazione Poveglia per Tutti è la più nota e organizzata comunità patrimoniale veneziana.
Ora ha presentato in progetto di ri-generazione collettiva dell’isola nell’ambito del bando Chefare per ottenere un finanziamento che ne permetta la realizzazione.

POVEGLIA

I progetto è uno dei pochi che si propone di produrre una “storia”, cioè di diffondere un modo di percepire i problemi legati alla cura del patrimonio che sia di cura collettiva, invece che di sfruttamento individuale. Questa è una delle sfide principali proposte dall’Action Plan per la convenzione di Faro 2014-2015. E’ su queste percezioni collettive infatti che poi si basano le decisioni di tipo politico.

Per sostenere in progetto per necessario votarlo
Fino ad oggi ha ottenuto 443 voti, ancora pochi per vincerlo. Se volete sostenerlo votatelo qui:
Chefare – Memo Atlante
https://bando.che-fare.com/progetti-approvati/memoatlante/

L’idea di un MemoAtlante di Poveglia si inserisce in questo fertile percorso di riappropriazione e rigenerazione collettiva di un bene comune e nasce dall’esigenza di creare una dimensione narrativa e culturale attorno a questo frammento di territorio lagunare.
Sarà un progetto, redatto a più voci, di riappropriazione concettuale ed emotiva di un luogo basato su due idee fondamentali:

  • MEMO – creazione di un dispositivo agile ed aggiornabile, come un promemoria, per ricostruire la storia, l’evoluzione naturale del paesaggio e che permetta di accrescere conoscenze a consapevolezze per orientare progetti futuri
  • ATLANTE – lavoro di mappatura per contestualizzare le informazioni riscoprendo, e re-immaginando, gli spazi abbandonati dell’isola.

Una indagine sui saperi e le memorie legati alla storia recente dell’isola che facciano emergere l’importanza di quelle attività che implicavano la cura del paesaggio: pratiche agricole, pesca etc.

Links utili

La petizione a Demanio per avere in gestione l’isola
L’Associazione Poveglia per tutti, la storia

Video:
Perché mi compero Poveglia
Poveglia. memorie attorno all’isola

L’Arsenale di Venezia e il ferro forgiato

Nell’Arsenale di Venezia esistono tre grandi Tese (capannoni) che nell’800 erano utilizzate per per la lavorazione del ferro per le costruzioni navali. In una di queste tese ci sono le forge originali che sono state volutamente distrutte in anni recenti per motivi tutti da chiarire. Ora una delle più grandi e attive comunità patrimoniali veneziane, il Forum Futuro Arsenale, ha elaborato un progetto di recupero funzionale delle forge in modo da farne un centro di metallurgia storica in grado operare nei campi del restauro, della produzione, della formazione e delle produzioni artistiche.

Il 26 aprile 2015 abbiamo approfittato di due giorni di apertura straordinaria delle tese per intervistare Alessandro Ervas, uno dei più noti e attenti fabbri veneziani. Nel video Alessandro ci illustra il motivi che stanno alla base del progetto e il significato di questo luogo unico al mondo.

Su progetto di recupero delle forge e dell’intero Arsenale si veda qui:

 

 

Tarvisium Gioiosa

A Treviso ha iniziato ad operare una associazione, Tarvisium Gioiosa, che si propone di documentare e recuperane la bellezza nascosta sui muri della città, l’urbis picta, la città dipinta.

tarvisium gioiosa 2

Strana cosa questa invisibilità. Affreschi e decorazioni murali sono presenti da sempre e sono sotto gli occhi di tutti, anche speso molto deteriorati e in stato di abbandono. Ma tra il vedere e il guardare c’è differenza. Vedere è un atto meccanico dovuto al fatto di avere gli occhi aperti. Guardare è un atto intenzionale, che esprime interesse, motivazione, cultura. Per guardare bisogna essere “svegli”.

In questa breve intervista Nicoletta Biondo e Giampiero Presazzi, ci danno l’idea concreta delle motivazioni di Tarvisium Gioiosa e ci fanno guardare con altri occhi i muri della loro bellissima città.

Negli anni sessanta, l’epoca del boom edilizio, nessuno guardava perché si trattava di costruire e basta e gli edifici storici venivano percepiti come un ostacolo al progresso e al nuovo benessere. Questo modello culturale è ancora presente e forte, ma oggi è nata e si sta diffondano una sensibilità nuova, che valorizza la storia dei luoghi e la volontà dei cittadini di prendersene cura.

Questo sta avvenendo con modalità diverse a seconda si contesti locali. Nella presentazione delle attività di Tarvisium Gioiosa ho visto un evidente entusiasmo da parte dei dei cittadini, degli artisti e restauratori e dell’assessore alla cultura. Non è così a Venezia, dove spesso la volontà di “prendersi cura” e di partecipazione della cittadinanza si scontra con la consolidata abitudine delle istituzioni di prendere le decisioni rilevanti nelle segrete stanze, con rarissime eccezioni.

Dal sito di Tarvisium Goiosa:

Concept
“Tarvisium Gioiosa è un progetto a lungo termine che mira in primis alla conservazione e messa in sicurezza degli intonaci dipinti, grazie al contributo della comunità , delle istituzioni pubbliche e private. Il punto focale di questa campagna è lo sviluppo di una mentalità sensibile e coscienziosa riguardo alla tutela dei propri beni artistici , in uno spirito di “mutuo soccorso” collettivo , sentito dalla piccola città di provincia fin ad organismi internazionali. Di pari passo si attueranno campagne corrette e regolari sulle opere in degrado, permettendo di operare in tempi adeguati e con costi contenuti su un maggior numero di palazzi.” (leggi tutto qui)

Manifesto in PDF

Progetti

Stiamo lavorando a tanti progetti, grazie alla collaborazione di associazioni, appassionati, amministrazione pubblica, professionisti ed aziende che hanno aderito a Tarvisium Gioiosa.

I progetti che si stanno studiando riguardano:

  • restauro e conservazione corrette e naturali; metodologie e materiali rispettosi delle opere d’arte e dell’ambiente.
  • Sicurezza in ambito di processi artisti moderni con particolare attenzione alla street art ed alle decorazioni murali.
  • Il gioco come fonte di accrescimento dei bambini e degli adulti. Imparare l’arte, la storia, le tradizioni, le tecniche artistiche , la sensibilità alla conservazione diventano facili se insegnate giocando.
  • Nuove opere pittoriche in un connubio di antichi saperi e nuove pratiche artistiche , si uniscono per far tornare i colori e l’arte sulle nostre città.
  • Prodotti ed oggetti naturali , che eticamente nascono per distinguersi con il logo Tarvisium Gioiosa.
  • Giornate dedicate a Tarvisium Gioiosa ed il patrimonio culturale.
    Questi sono i principali temi ed argomenti a cui ci stiamo dedicando , selezionando le imprese ed associazioni con cui collaborare per portare a buon fine i progetti.

Leggi tutto qui

Carta di Venezia

Domenica prossima 22 marzo 2015 si apre la raccolta delle firme di istituzioni, associazioni e singoli cittadini per favorire la diffusione e l’applicazione delle Carta di Venezia, promossa dal Consiglio d’Europa La Carta è promossa dalla comunità veneziana come insieme di linee guida operative che riconosce la validità e la forza innovativa dei principi espressi dalla Convenzione di Faro e considera il patrimonio culturale, materiale e immateriale, una risorsa utile alla società e alle generazioni future che va oltre il mero fine delle azioni di conservazione, promozione e valorizzazione.

invito Carta di Venezia Testo completo della carta di Venezia

Programma dell’incontro

Che cos’è una Passeggiata Patrimoniale

Uno scambio di mail che chiarisce la specificità delle passeggiate, in riferimento alla passeggiata “Artigiani” del 24 gennaio a Venezia  altre informazioni qui Di Marta Tasso – 31 gennaio 2015 Buongiorno a tutti amici e frequentatori di questo gruppo. Dopo un po’ di esitazione avrei piacere di condividere con voi alcune considerazioni, non alte disquisizioni accademiche in questo caso bensì uno stream of consciousness sincero. Sono Marta, una quasi-donna che si sta avventurando in un mondo adulto che richiede di essere osservato con occhi critici e curiosi. Ho partecipato alle iniziative dello scorso weekend “Followgondola.eu” sia per dovere che per interesse e…… che dire? Sabato abbiamo passeggiato e conosciuto luoghi di Venezia stupendi come la Fonderia Valese e le botteghe di forcolai e di artigianato artistico. Lunedì uno dei relatori al seminario all’incubatore ex-herion alla Giudecca durante una chiacchiera mi ha chiesto “ma secondo lei è possibile individuare una metodologia per le passeggiate patrimoniali?” Si? Sicuramente si possono individuare e fissare degli obiettivi a cui bisogna tendere e fornire delle indicazioni di massima ma chissà quanto sia opportuno “impacchettare” tali promenade? Riguardo la passeggiata patrimoniale di sabato aleggiava la perplessità di un filo conduttore poco marcato, tuttavia –per quanto mi riguarda – a conclusione della mattinata ho tirato le fila, sbrogliato le matasse di pensieri e le perplessità raccolti qua e là. Tale processo lo ritengo particolarmente gratificante e profondo, un’elaborazione personale sicuramente più fruttuosa che ricevere delle informazioni molto strutturate. La Convenzione di Faro, strumento “democratico” che vuole lasciare spazio all’iniziativa personale e valorizzare le diverse interpretazioni della storia, potrebbe quindi includere anche una condivisione emotiva della storia? Quale risulta essere il metodo migliore per stimolare una presa di coscienza della società? Parlare e confrontarsi riguardo condizioni e prospettive di chi abita, vive e lavora in un territorio favorisce scambi fruttuosi di idee e ragionamenti, se poi ci si aggiunge anche l’empatia.. percepire l’emozione con cui Pietro Russo racconta la genesi della sua opera “vaso che si vede ma non c’è” mi ha permesso di cogliere quanta tenacia sia necessaria per sviluppare dei progetti culturali validi. Ascoltare ed essere toccata dalle problematiche che affliggono la serigrafia artistica Fallani e dallo sfogo sincero (avvenuto lunedì alla Giudecca) di Saverio Pastor mi ha riportata ad un piano reale ed oggettivo su cui innestare un lavoro di valorizzazione autentica. Pietro Forcolaio Matto è un ragazzo attaccato ai suoi valori ed ai riti che scandiscono la sua vita ed è come se mi avesse sussurrato all’orecchio “non alienarti mai e non venderti nemmeno per tutto l’oro del mondo!” Interessante ed istruttivo è stato vedere le tecniche tradizionali con cui lavora la Fonderia Valese, io con voi sarò sincera: ciò che in particolare ha catalizzato la mia attenzione è stata l’espressione del volto del signore che era lì ad aiutare nelle operazioni di fusione. Ci guardava, serio, con la mano sul fianco, il sabato la Fonderia è chiusa, il forno spento e non si lavora. Qual è la sottile linea rossa che separa il folklore dal folklorismo? Valese - Semenzato   Di Adriano De Vita – 31 gennaio 2015 Cara Marta, Bella lettera (perché è una vera lettera, non un “post”)! Anche a noi di Faro Venezia spesso chiedono di stabilire “regole” per fare queste passeggiate ed è sempre una bella fatica spiegare che si tratta di un formato aperto e flessibile che può e deve essere interpretato da chi le progetta. In buona sostanza quello che distingue dalle più abituali visite guidate sono due cose: la prima è che sono imperniate sull’incontro con testimoni e non esiste quindi una “guida”. Senza guida ci sentiamo tutti persi vero? E’ a questo che servono la guide, a non farci perdere. Questi testimoni dicono quello che vogliono, non c’è alcuna preparazione o accordo preliminare con loro. E dicono cose diverse se li incontriamo più volte. In questa situazione aperta agli imprevisti succedo varie cose. Una è che entra in crisi una forma di apprendimento che tutti abbiamo interiorizzato nel corso della nostra vita scolastica. E’ un modello gerarchico: c’è una persona che sa le cose e altre persone che non le sanno. La prima cerca di “trasmettere” agli altri quello che sa. E’ una pedagogia antica, risale alle lettere di Paolo di Tarso che parlava di vasi pieni (i maestri) e vasi vuoti (gli allievi). Ha avuto effetti nefasti per secoli perché tende produrre una abitudine passiva negli allievi che si abituano ad accettare quello che passa il convento senza discutere, senza ragionare, e soprattutto senza prendesi alcuna responsabilità rispetto a quello che pensano. Infatti non sviluppano pensieri propri, ma contengono pensieri altrui, come corpi estranei. Nulla di strano che poi non riescano a collegare le cose imparate in questo modo con la vita reale. Nonostante quasi un secolo di innovazioni pedagogiche – e non di poco conto – si parla sempre abitualmente di “erogare” formazione. Come se gli insegnanti fossero pompe di benzina e gli allievi serbatoi da riempire. Molte Madrase (http://it.wikipedia.org/wiki/Madrasa) funzionano tuttora così e sappiamo che tipo di persone producono. Quello che risulta sempre spiazzante in una passeggiata è che questo modello non esiste e gli accompagnatori si trovano fronteggiare insistenti richieste di spiegazioni. Queste infatti ripristinano una situazione più familiare e riportano tutti nella confort zone emotiva che hanno provvisoriamente abbandonato. Ma… Ma se se riusciamo a sostare nell’incertezza si crea una situazione di apertura e di ascolto. Apertura a cosa? Al mondo, alla capacità di fare esperienza. E di ascolto “interno”: perché la situazione stimola emozioni e pensieri che sembrano svilupparsi per conto proprio, agganciandosi alle nostre predenti esperienze e superandole. In sostanza si crea la possibilità di apprendere senza che ci sia nessuno che insegni. Praticamente tutta l’arte contemporanea crea situazioni di questo tipo ed è per questo che molti la rifiutano ed ecco anche che cosa c’entrava la bottega di Pietro Russo, che è un artista. La seconda cosa che contraddistingue le passeggiate ha sempre a che fare con i testimoni, ma da un altro punto di vista. Si innescano in modo automatico e spesso inconsapevole, processi di identificazione (reciproca). Qui non c’entra molto quello che i testimoni dicono, ma quello che sono., il tipo di persona che abbiamo davanti, la vita che fa e il suo atteggiamento verso il mondo. Spesso si tratta di persone che fanno una vita molto diversa dalla nostra e di nuovo si crea una situazione di apertura e sorpresa. Anche io sono rimasto colpito dal collaboratore di Semenzato, dalla sua aria enigmatica innanzitutto. Per chi non c’era allego una foto dove questo si coglie bene. Sarebbe un ottimo psicoanalista, pensavo. E poi, con atteggiamento vagamente paranoide, : vuoi vedere che pensa: “questi non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro”? Ma anche con un preciso senso di ammirazione per il suo modo di muoversi. Questo si vede benissimo nel breve video che ho girato al volo, sempre per chi non c’era: https://vimeo.com/117947961  . Io mi occupo di formazione professionale e nel gergo degli addetti ai lavoro questa si chiama competenza esperta. Nella lingua di tutti giorni in vece è il saper fare una cosa ad occhi chiusi. Stiamo parlando di eleganza. E’ un sapere “fisico” che non richiede alcun tipo di studio, ma è difficile da raggiungere e più sofisticato di quello che sembra se lo guardiano attraverso le lenti colorate della nostra educazione idealistica che privilegia la teoria sulla pratica (si studia storia ma non si fa storia, si studia filosofia, ma non si fa filosofia, si studia letteratura, ma non si scrive nulla…). Il patrimonio intangibile è questo. Quando un regolamento comunale, come quello attivo a Venezia, protegge i muri delle botteghe, ma ignora questa competenza esperta prende fischi per fiaschi e si rivela del tutto inefficace. L’ultima vittima di questa cecità è stata la magnifica bottega dei fratelli Comelato a Santa Fosca, nella quale volevo portarvi ma che purtroppo ha chiuso da poco per sfratto: https://vimeo.com/22334419 Una bella sfida per i giuristi: che ne dite di formulare un concetto di qualità artigiana che sia abbastanza operativo (cioè anche non formalmente perfetto) da poter essere utilizzato in un regolamento comunale? Non mi dilungo oltre, anche se lo farei con piacere. Solo tre note: le passeggiate a volte vengono intese come strumenti di marketing istituzionale, possono servire insomma per fare bella figura. A volte ci siamo trovati intrappolati in situazioni di questo genere. Non succederà più. Anche noi impariamo dall’esperienza. Le passeggiate non si prestano come attività commerciali. Non è un rifiuto ideologico, solo una considerazione pratica. Funzionano meglio con pochi partecipanti e con tempi rilassati (non sono corse campestri). Generalmente si entra in luoghi di solito chiusi al pubblico e questo si può fare solo raramente per non essere molesti. Inoltre se ci guadagnano gli organizzatori allora dovrebbero guadagnarci anche i testimoni rendendo il tutto molto costoso e quindi molto elitario. Come situazione di apprendimento funzionano al massimo grado con gli organizzatori. Scegliere un tema significativo, progettare un percorso, trovare i testimoni “attivano” entusiasmo e competenze complesse. Gli studenti (o i cittadini) non dovrebbero esser portati a fare una passeggiata, dovrebbero esserne gli ideatori e organizzatori. Quando abbiamo potuto fare così i risultati in termini di consapevolezza civica e sviluppo di abilità complesse sono stati sorprendenti. Sono un ambiente di formazione della cittadinanza attiva.

Reti locali di supporto per l’artigianato storico e artistico: una proposta

Regione del Veneto e Università Ca’ Foscari Venezia hanno realizzato, con risorse comunitarie del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e del Fondo Sociale Europea, due progetti: AdriaMuse, per la valorizzazione della cultura immateriale dei saperi e dei mestieri legati alla navigazione fluviale e lagunare, che si è concretizzata nel sito web www.followgondola.eu; Il 26 gennaio 2015 si è tenuto un workshop nel quale si sono confrontati i dirigenti regionali degli assessorati Cultura, Formazione e lavoro, docenti e ricercatori universitari di diverse discipline e rappresentati delle associazioni e degli artigiani.

Faro venezia ha conto l’occasione per invitare tutti i presenti a fare ogni sforzo possible per passare dalla fase della informazione-sensibilizzazione sul tema del valore delle produzioni che si basano sul valore estetico e/o sull’heritage a quella delle azioni concrete di stimolo e sostegno. A Venezia, come in altre città storiche, questo tipo di attività sta scomparendo molto velocemente e non è affatto semplice invertire questa tendenza. Questa è una sintesi della nostra proposta:

Terza passeggiata all’Arsenale

Il Video realizzato nel corso della terza passeggiata.

Programma:

Lunedì 27 ottobre 2014, dalle ore 14:00 alle 18:30, si svolgerà la terza passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia.

terza passeggiata Arsenale venezia

La partenza è prevista da campo di San Pietro in Castello, dove sarà possibile ascoltare una testimonianza sulla vita degli arsenalotti, e in seguito accedere all’Arsenale attraverso il nuovo ponte che conduce al giardino delle Vergini, che ospita le mostre della Biennale di Venezia. Si proseguirà con la visita alle Gaggiandre ed alla vicina gru idraulica Armstrong Mitchell & Co, dove rappresentanti di The Venice in Peril Found e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, illustreranno il processo di recupero della gru. Quindi si procederà con la visita alla mostra sulla storia della Biennale presso il padiglione delle Artiglierie.

L’itinerario proseguirà nell’area della Marina Militare all’interno del padiglione del Ferro, dove sarà possibile ascoltare una testimonianza sulle attività artigianali un tempo insediate, per poi incontrare il Forum Futuro Arsenale, un’estesa comunità patrimoniale veneziana che riunisce circa 40 associazioni cittadine, impegnata a contribuire all’apertura dell’Arsenale alla città. Infine la visita si concluderà presso il padiglione delle Navi, con un confronto aperto tra partecipanti e tecnici del Comune di Venezia sul processo di recupero del compendio dell’Arsenale.

ATTENZIONE: alla passeggiata possono partecipare al massimo 40 persone. Chi è interessato può iscriversi a partire da venerdì 17 ottobre, dalle 10:00, attraverso la pagina web dedicata all’iniziativa, dove è inoltre possibile prendere visione del programma dettagliato della passeggiata.

Programma di dettaglio

Ritrovo in San Pietro di Castello al Padiglione delle Navi del Museo Navale, in occasione del nono anniversario della firma della Convenzione di Faro.

14.00: ritrovo: Campo di san Pietro in Castello

14.15: luogo: chiostro della chiesa di san Pietro in Castello, tema: attività artigiane, testimoni: Lia Quintavalle, moglie e figlia di arsenalotti, e Roberto de Pellegrini, cantiere in San Pietro;

15.00: luogo: giardino delle Vergini, tema: l’Arsenale e la città, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimone: Marina Dragotto, responsabile dell’Uffico Arsenale del Comune di Venezia;

15.30: luogo: gru Armstrong, tema: recupero dei manufatti, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimoni: Lady Frances Clarke, Venice in Peril, e Claudio Menichelli, curatore del restauro;

16.00: luogo: Artiglierie, tema: la Biennale di Venezia all’Arsenale, istituzione ospite: Biennale di Venezia, testimone: Andrea Del Mercato, direttore della Biennale di Venezia;

16.30: luogo: padiglione del Ferro, tema: attività artigiane, istituzione ospite: Marina Militare e Comune di Venezia; testimone: Renzo Inio, antico corder;

16.45: tema: una comunità patrimoniale per l’Arsenale, istituzione ospite: Marina Militare e Comune di Venezia; testimoni: Barbara Pastor e Roberto Falcone, portavoce del Forum per l’Arsenale Futuro;

17.15: luogo: padiglione delle navi, tema: museo navale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela; testimoni: Fabrizio D’Oria, dirigente Vela e Cap. di Vascello Marco Sansoni, Pres. Museo Navale;

17.45: luogo: Museo Navale, tema: discussione finale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela.
Lunedì 27 ottobre 2014, dalle ore 14:00 alle 18:30, si svolgerà la terza passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con l’associazione Faro Venezia.

17.45: luogo: Museo Navale, tema: discussione finale, istituzione ospite: Marina Militare, Vela.

Pecepire l’Arsenale

Video-testimonianze raccolte in Arsenale in occasione della festa/apertura del 25-26-27 aprile 2014

Questo video realizza una sorta di Focus Group informale, cioè una raccolta sensazioni e pensieri, più spontanei che ragionati, finalizzati ad esplorare un tema o problema. Ne risulta una immagine collettiva “sottopelle” delle percezioni dei veneziani sull’arsenale. Di questa immagine è necessario partire quando ci si pone il problema di fare scelte di governo sul futuro di questa parte della città se si vuole che queste scelte siano saldamente agganciate al sentire della popolazione. Non farlo significa cadere nella deriva tecnocratica che consiste nell’affidare un problema ad un gruppo di specialisti che tendono inevitabilmente ad espropriare la popolazione del diritto di parola e di scelta.

Ma l’ascolto di una testimonianza non è mai una cosa semplice perché ogni cosa detta viene capita ed elaborata in modo diverso da chi la ascolta. Inoltre l’esperienza che le persone intervistata esprimono è – in quanto esperienza – non discutibile: un buon ascolto deve sempre essere non-giudicante. Il suo scopo è la comprensione di quello che i testimoni tentano di esprimere, non di stabilire se hanno regione o torto e meno che mai se siamo in accordo o disaccordo con loro. Il buon ascolto richiede rispetto incondizionato e questa una cosa difficile da praticare.

Le interviste si basano su due domande uguali per tutti: “C’è un ricordo che ti lega all’Arsenale?” e “Come vorresti che diventasse l’Arsenale?”.

Dalla prima domanda ricaviamo sostanzialmente ricordi d’infanzia per le persone più anziane o vaghe impressioni del periodo in cui un battello del trasporto pubblico lo attraversava senza fermarsi. Le immagini più frequenti sono quelle di un luogo chiuso e proibito circondato da alte e incomprensibili mura, un luogo magico visto con occhi di bambino e un luogo proibito visto da un adulto. La lunga chiusura del luogo ai cittadini ne ha provocato la scomparsa dalla mappe psichiche sulle quali si fonda il senso di appartenenza ad una città. Un luogo che ci è familiare quando possiamo percorrerlo anche ad occhi chiusi, ma oggi i veneziani stessi dentro l’Arsenale perdono l’orientamento, non sanno dare un nome ai luoghi e non trovano l’uscita. Quando avviene questo il processo di espropriazione si è compiuto.

Come vorresti l’Arsenale?

Come logica conseguenza della chiusura di un luogo pieno di fascino la quasi totalità delle testimonianze insiste sulla sua apertura alla cittadinanza. Nessuno intuisce il rischio che una apertura incondizionata possa semplicemente portare all’invasione del turismo di massa, ma le risposte seguenti chiariscono bene che questa non è una disattenzione, ma semplicemente una cosa “impensabile” perché l’apertura deve servire di “farlo rivivere” con attività che “ne ne riproducano la tradizione” ovviamente in chiave moderna.

Su che cosa fare dentro l’Arsenale, una volta aperto, le idee si possono raggruppare su pchi temi, declinati in modo simile da tutti:

Spazio per giovani.

Uno spazio che attiri i giovani e dia spazio alle loro idee, capacità e creatività, li faccia vivere bene. Le proposte comprendono, spazi e attività per bambini, luoghi per artisti a basso costo, laboratori artigiani di ogni genere, attività sportive di ogni genere ma specialmente legate al mare: nuoto, voga e vela). Parco pubblico con aree verdi. Attività educative. Il grandissimo successo del laboratorio di ceramica dei Bochaleri (si veda la parte centrale del filmato) attivato negli stessi giorni nei quali sono state realizzate le interviste non fa che rafforzare l’idea che siamo difronte ad un grande bisogno, molto sentito da tutti, al quale la città oggi non sa dare una risposta adeguata. Per chi non vuole rassegnarsi al progressivo invecchiamento dei residenti e alla fuga delle giovani famiglie questo è un obiettivo primario.

Cultura e centro civico.

Un secondo blocco di risposte si concentra sulle attività culturali: musica, arti di ogni genere, convegni, manifestazioni. Queste attività a Venezia non mancano affatto e inoltre l’Arsenale è già sede delle Biennale e del Museo Navale che è recentemente passato sotto la direzione dei Musei Civici. Forse queste richieste si possono interpretare nel senso di produzioni culturali più vicine alla popolazione; che funzionino come polo di attrazione e animazione per i veneziani. Le grandi istituzioni culturali spesso sono sentite come lontane e orientate al mondo intero. La natura concentrata del luogo poi suggerisce l’idea del campus o del distretto della cultura che favorisca gli incontri, le frequentazioni la fertilizzazione reciproca tra gli artisti e tra loro e la cittadinanza in modo da favorire la produzione artistica e non solo la semplice fruizione. Inoltre manca un vero centro civico cittadino e le numerosissime associazioni attive in città spesso non hanno una sede adeguata. Il grande successo dello spazio nella ex libreria Mondadori a San Marco, ora scomparso, testimonia ampiamente la presenza di questo bisogno.

Infine il lavoro.

Chi ne parla suggerisce attività artigianali di vario tipo, ma soprattutto legate all’heritage, agli antichi mestieri, alle professioni legate alla nautica e al mare, ma anche attività di ricerca e sviluppo tecnologico. Se l’esigenza di base è quella della ri-appropriazione dell’Arsenale da parte della città il lavoro dovrebbe essere al primo posto perché il complesso è sempre stato essenzialmente un luogo di lavoro e per questo era al centro anche della via sociale del quartiere. Invece questo tema è meno citato rispetto ai primi due. Come mai? Potrebbe essere che a Venezia il lavoro è legato ormai da tempo al turismo e che non lavora in questo settore lo fa nella sanità, nel pubblico impiego, nella scuola, nelle professioni di servizio. Vuol dire che attività imprenditoriali non turistiche, stat-up di giovani, professioni legate alla tecnologie sono ormai considerate così “lontane” dall’ambiante veneziano da essere divenute impensabili?

Non deve sorprendere infine che i desideri espressi siano piuttosto generici: i problemi da affrontare anche solo per cominciare a concretizzarli sono molto complessi. Non sembra esistere una vera consapevolezza del fatto che il futuro dell’arsenale è legato alle scelte politiche di fondo di chi governa la città. Gli unici due intervistati che si sono spinti più avanti si questa strada sono infatti persone che “pensano” l’Arsenale da diverso tempo: la proposta della Fondazione in Partecipazione come strumento di governance condivisa (Pizzo) e l’Arsenale come centro della città metropolitana (Wanner). Sviluppare frequenti occasioni di dialogo e confronto con la cittadinanza sui modi di attuazione delle idee espresse è un lavoro faticoso, ma anche l’unico modo per favorire in formarsi di una progettualità cittadina realmente sentita, diffusa e condivisa.

Adriano De Vita

Come to Venice

I tre mestieri impossibili indicati da Freud sono il genitore, l’insegnante e lo psicoanalista. Possiamo facilmente aggiungere: “fare un video su Venezia”. Il flusso continuo e inarrestabile delle immagini che i 30.000.000 e passa di turisti annui producono e si sommano alle immagini promozionali prodotte dagli operatori turistici e dalle agenzie pubbliche che fanno marketing territoriale.

Il risultato è quella massiccia colonizzazione del nostro immaginario che ci costringe a pensare a Venezia come sogno e come affare, senza via di scampo.

Ma Benedetta Panisson  è riuscita a sfuggire a questa trappola perché ha accecato i veneziani e ha filmato loro – le loro anime – al posto della città. L’accecamento fisico è infatti la condizione del veggente; ciò che gli permette di percepire il flusso degli eventi – entrando in sintonia con esso – oltre l’abbagliante luccichio del mondo.

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Come to Venice

documetario d’arte di Benedetta Panisson
Prima visione veneziana Domenica 28 settembre alle ore 11.00, Palazzo Franchetti Venezia.

Seconda Passeggiata in Arsenale

Da oggi sono aperta le iscrizioni alla seconda passeggiata patrimoniale all’Arsenale di Venezia realizzata dall’Ufficio Arsenale con la nostra collaborazione. La passegghiata si svolgerà il 16 settembre; ritrovo alle ore 14.00 al Campo della Celestia (vicino alla fermata ACTV omonima)

Si segnala che alla passeggiata patrimoniale potranno partecipare al massimo 40 persone. Si raccomandano buone scarpe e bottiglietta d’acqua perché servono circa 4 ore per completarla e i luoghi visitati non offrono punti di ristoro facilmente accessibili.

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La seconda passeggiata percorre il bordo nord dell’arsenale seguendo un itinerario che ricongiunge i tratti già accessibili, e che in un prossimo futuro potrebbe divenire interamente aperto al pubblico.

Si parte dal campo della Celestia all’esterno dell’arsenale, per raccontare le possibili sinergie tra città e contesto, portando l’attenzione su aree di immediata o potenziale trasformazione , come il Convento della Celestia. Poi si entra in arsenale dalla porta delle Galeazze, dove prende le mosse un cluster di attività legate alla marineria tradizionale e agli antichi mestieri.

Si prosegue alle tese della Novissima con una riflessione sugli spazi recuperati per attività di ricerca, e più in generale per la storia delle trsaformazioni dell’arsenale. Poi si attraversa la tesa 105 per arrivare alle Casermette visitando brevemente il cantiere di recupero delle barche storiche, e si giunge all’area dei bacini di carenaggio, dove oggi ci sono solo attività industriali, ma l’intero compendio potrebbe essere prossimo a trasformazioni strategiche per l’intero arsenale.

La passeggiata si conclude con una visione unica d’insieme, dalla terrazza della torre delle Vele, specie verso il parco della laguna nord. Nella torre avrà luogo la discussione tra i partecipanti, e la presentazione delle prossime passeggiate in preparazione.
Le passeggiate patrimoniali in arsenale sono una sequenza di incontri con testimoni lungo un percorso tematico, organizzate per l’occasione ed aperte ai cittadini su prenotazione; si effettuano in gruppi di circa 40 persone, accompagnati da alcuni facilitatori di Faro Venezia.

Le passeggiate avranno come obiettivi prioritari la percezione della continuità dell’arsenale nel superamento dei vari confini attuali, il coinvolgimento di testimoni capaci di raccontare le loro esperienze di uso dei manufatti e delle tecnologie antiche, la comprensione delle antiche ed attuali interazioni con il contesto urbano. Per interpretare l’enorme patrimonio culturale e la ricchezza di testimoni le passeggiate di quattro ore sono orientate a riconnettere i lembi di città separati dal recinto dell’arsenale. Esse sono trasversali alle tematiche dei mestieri della tradizione e delle attività in corso. I temi comuni alle passeggiate sono:

  • comprensione delle trasformazioni in atto o potenziali,
  • connessione dell’arsenale con il contesto circostante,
  • descrizione delle attività artigianali che si svolgevano nell’Arsenale,
  • informazione sulle attuali attività di ricerca, museali e produttive,
  • coinvolgimento dei diversi concessionari,
  • valorizzazione del recupero degli edifici e degli specchi acquei.

 Links:

 

Reti sociali e valorizzazione del patrimonio

sapere lìeuroaPubblichiamo un articolo di Massimo Carcione, neo socio di Faro Venezia, ed esperto di diritto e organizzazione internazionale del patrimonio culturale: “Dalle reti di solidarietà e conoscenze, al sistema integrato di valorizzazione del patrimonio culturale”

Il concetto di rete per la valorizzazione delle conoscenze sociale è familiare da molti anni a chi si occupa di informatica sia dal punto di vista tecnico e che da quello economico al punto che quasi non è più possibile capire qualcosa di quello che succede in questi ambiti senza utilizzarlo. Anche le reti sociali sono ben note a chi si occupa di questioni sociali e agli economisti che ne conoscono bene il valore.

Le amministrazioni pubbliche invece sono gerarchie e le gerarchie non sono solamente una forma di organizzazione, sono anche e soprattutto un modello di pensiero e di percezione del mondo radicalmente incompatibile con il concetto di rete.

Così quando si parla di reti di valorizzazione dei beni culturali nell’ambito delle amministrazioni pubbliche non è strano che ci si riferisca ad attività, anche utili, ma di contorno, come ad esempio gli interventi nei social network per promuovere qualche evento oppure per forme di divulgazione che spesso sono un sorta di marketing “mascherato”.

Inoltre le amministrazioni sono organizzate su base territoriale di competenza, per cui i dirigenti cercano di non invadere i campo dei loro colleghi di altre aree e in questo modo vanificano proprio le caratteristiche “connettive” delle reti che ne costituiscono uno dei pregi principali.

Scrive Carcione: “Le vere reti di valorizzazione, invece, attengono piuttosto all’ambito della condivisione di competenze e buone pratiche, dell’attitudine alla collaborazione e alla condivisione di saperi e valori, della costruzione di relazioni solidali per certi versi analoghe a quelle della mutua assistenza”.

E si potrebbe andare oltre: le reti sociali sono soggetti collettivi in grado di produrre cultura in modo autonomo e con modalità spesso imprevedibili, non solo di fruire passivamente di quella prodotta da altri. E questo le rende davvero incomprensibili alla burocrazia pubblica e in qualche modo inquietanti.

Adriano De Vita

Link diretto all’articolo
Link al n.1 della rivista “Sapere l’Europa, sapere d’Europa” che lo contiene

Video della prima Passeggiata patrimoniale all’Arsenale

Video della prima passeggiata patrimoniale all’Arsenale realizzata il 27 giugno 2014 con circa 40 partecipanti e 6 testimoni diretti. Il video è stato realizzato dall’Ufficio Arsenale a cura di Alessandro Zanchini del Servizio Videocomunicazione del Comune di Venezia con la collaborazione di Prosper Wanner.

Visibile anche nel sito dell’Urban Center Virtuale dell’Arsenale:
http://arsenale.comune.venezia.it/?p=1469

Da Youtube si può condividere liberamente su altri siti o FaceBook