Cultural Heritage Conference

30 Settembre 2016
Palazzo Chiericati, Piazza Matteotti 37/39 Vicenza
ore 15:00
Link al sito della conferenza

palazzo-chiericati
Vicenza è stata inserita dal Consiglio d’Europa tra le Passeggiate patrimoniali che si svolgono in tutta Europa nel mese di Settembre. Per celebrare questo importante risultato è stata organizzata una Conferenza con il Consiglio d’Europa, il Comune di Vicenza, Assessorato alla Crescita, i Musei Civici di Vicenza, l’Università di Venezia Centro Studi Diritti Umani e la Federazione Italiana dei Centri e Club Unesco per il giorno 30 Settembre 2016, a Palazzo Chiericati dalle ore 15.00 alle 19.30.

L’obiettivo è diffondere il collegamento tra patrimonio culturale di Vicenza, materiale e immateriale, ricordare la ricchezza dell’eredità culturale vicentina e il diritto a partecipare alla vita culturale della città.

programma

La Conferenza sarà introdotta dal Vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci. Le relazioni scientifiche saranno a cura del Prof. Giovanni Villa, della Direttrice del Consiglio d’Europa di Venezia, Luisella Pavan Wolfe, del Prof Lauso Zagato e dalla Professoressa Maura Laura Picchio Forlati, dell’Istituto Veneto Science Lettere e Arti.

La Tavola Rotonda sul Patrimonio Culturale sarà moderata dal Dott. Tezza, Direttore del Club Unesco di Vicenza e vedrà il coinvolgimento del Dott. Bordin, della Dott.ssa Pinton, della Dott.ssa Tasso e del Direttore dell’Archivio di Stato di Venezia, Raffaele Santoro.

Concluderà la Professoressa Maria Paola Azzario Chiesa, Presidente della Federazione Italiana Centri e Club UNESCO e Vicepresidente dell’European Federation of UNESCO Clubs, Centres and Associations.

ore 19:30 Buffet

La cittadinanza è invitata a celebrare insieme questa importante occasione

Giornate Europee del Patrimonio 2016

Una sintesi delle attività organizzate direttamente da noi o con le quali collaboriamo

Segreti e Armonie

sala-della-musica-finaleOrganizzata da Faro Venezia
Musica nella Venezia del Settecento. Accordi, luoghi, storie.
Sabato 24 settembre 2016

Segreti e armonie

Tocco Legno

foto per locandinaOrganizzata da Faro Venezia
24 settembre 2016
Visita agli artigiani che trasformano un pezzo di legno in un pezzo unico

Tocco Legno

l’Arsenale di Venezia

covar-ffa-arsenaleOrganizzata dal Forum Futuro Arsenale
25 sett. 2016 – per tutto il giorno
Giardino delle Vergini, Giardino Thetis, Bacini, Torre Porta Nuova

Passeggiata: l’Arsenale di Venezia – 25 sett. 2016

Batteria ca’ Bianca – Forte EMO

Organizzata da In-Diversity Onlus
25 settembre (mattina)
Viste libere, viste guidate, incontro con testimoni
Un luogo centrale (e sconosciuto anche per i lidensi) al Lido di Venezia. Ci sarà una vista al forte e un incontro con testimoni. Dalle 10.00 alle 13.00. Le visite saranno attivate ogni volta che si formerà un piccolo gruppo di visitatori. Non serve prenotare, ma per informazioni si può contattare Alessandra, Progetto FORTINFEST: alesmanzini@gmail.com cell: 3470986606

su FaceBoook (evento)

MAPPA e descrizione del luogo – Locandina: clicca per ingrandire:

alla-scoperta-della-batteria_8-_visione_piccola

Passeggiata: l’Arsenale di Venezia – 25 sett. 2016

covar-ffa-arsenale

LE GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2016:
L’ARSENALE DI VENEZIA

FFA – CoE, 25 settembre 2016

Passeggiata a numero chiuso, max 20 persone.
L’iniziativa è gratuita Prenotazioni:
cell: 3287260866 – mail: segreteria@futuroarsenale.org

Percorso

10.00 Punto di ritrovo in via Garibaldi, davanti al monumento.

10.30 Visita guidata al Giardino delle Vergini con illustrazione degli interventi nel giardino (testimone: La Biennale di Venezia).

12.00 Traghetto dall’Arsenale sud all’Arsenale nord, con il servizio navetta o con le imbarcazioni delle remiere o con il servizio navetta. Per chi lo desidera, giro della Darsena Grande in barca a remi.

12.30 Pranzo autogestito sulla banchina nord

14.00 Visita guidata ai tre Bacini di Carenaggio, testimoni: Forun Futura Arsenale e Consorzio Venezia Nuova.

15.00 Visita guidata al Giardino Thetis, testimone Thetis

16.00 Visita alla mostra ‘GangCity’ presso lo Spazio Thetis.

Prenota:

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

Attenzione
Attenzione
Attenzione
Attenzione

Attenzione!

24/25 settembre 2016: 23 eventi per passeggiare in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.

locandina-passeggiate-patrimonialiIn occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2016 sul tema #Culturaèparticipazione, 23 eventi – mostre, passeggiate patrimoniale, visite – sono aperte alla cittadinenza su una proposta originale di Faro Venezia all’Ufficio del Consiglio d’Europa di Venezia.

In previsione di queste giornate, fine 2015, Faro Venezia ha proposto all’Ufficio del Consiglio d’Europa di Venezia di avviare un Corso di formazione alla creazione di passeggiate patrimoniali (ideazione, progettazione, realizzazione) aperti alla cittadinenza, ispirandosi dall’esperienza delle “Scuole degli Ospiti” di Marsiglia e Pilsen.

L’edizione #GEP2016, per iniziativa del Consiglio d’Europa, è dedicata al tema della partecipazione al patrimonio nella direzione tracciata sin dal 2005 dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, nota come Convenzione di Faro, di cui si auspica una prossima ratifica da parte del nostro Parlamento.

A Venezia numerosi cittadini  sono impegnati a fare vivere dei beni comuni che raccontano e mantengono una qualità e un quadro di vita unici: un edificio, una pratica sportiva o culturale, uno spazio pubblico, un sapere, ecc. Lo fanno perché questi beni comuni e le comunità che li mantengono vivi sono minacciati dallo spopolamento della città, da progetti immobiliari, dalla privatizzazione o dalla latitanza di strategie pubbliche o private indirizzate al bene per la comunità.

Faro Venezia ha proposto di organizzare, insieme ai cittadini veneziani,  una serie di Passeggiate patrimoniali per illustrare la vivacità, le problematiche e le speranze  delle Comunità patrimoniali veneziane impegnate nella difesa dei beni comuni basilari che rischiano l’oblio.

workshop Faro Giugno 2016

L’ufficio del Consiglio d’Europa a Venezia ha organizzato una seria di incontri invitando diverse realtà locale attive sulla Convenzione di Faro e due giornate di formazione sulle Passeggiate patrimoniale alle quale ha partecipato una ventinna di personne di Venezia e altre città d’Italia.

In fine, 23 eventi sono programmati a Venezia e in altre città d’Italia attive sulla Convenzione di Faro. Venezia accogliera due giorni prima un workshop internazionale sulla Convenzione di Faro con 12 paesi rappresentati.


Programma

Continua a leggere

Segreti e armonie

Musica nella Venezia del Settecento. Accordi, luoghi, storie.
Sabato 24 settembre 2016

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio

sala-della-musica-finale

La musica velata delle Figlie di Choro, orfane accolte negli Ospedali della Serenissima e avviate allo studio di canto e musica sotto la direzione di celebri artisti. Invisibili al pubblico, protette da grate durante le esibizioni, incantavano con i loro virtuosismi.
I Ridotti, luoghi nascosti accoglienti e discreti, dove ritrovarsi tra amici ad ascoltare musica, dopo la serata a teatro .
La Sala della Musica dell’antico Ospedaletto ai SS Giovanni e Paolo e il Casino Venier , attuale sede di Alliance Française de Venise, custodiscono preziose testimonianze e ricordi di quella Venezia segreta.
Oggi, suoni e strumenti dell’epoca rivivono, grazie al talento e alla passione di giovani artigiani e artisti che restituiscono sonorità e atmosfere del Settecento veneziano.
Riccardo Guaraldi liutaio restaura e crea strumenti ad arco, antichi e moderni, apprezzati da numerosi artisti.
La Scuola di Musica Antica di Venezia promuove il repertorio della musica antica, la sede dei corsi è presso il prestigioso Palazzo Grimani.

Percorso

mappa-2

Luogo di ritrovo (partenza):
Campo San Salvador alle ore 9.15
(durata dalla 9.15 alle 13.00 circa)

  1. Casino Venier a San Marco,
  2. Liuteria Guaraldi a Castello,
  3. Sala della Musica – Ospedaletto a Castello,
  4. Palazzo Grimani a Castello.

Alcuni spazi non sono accessibili per persone con disabilità motoria
Scarpe comode.

Organizzazione:

Patrizia Vachino, vice presidente

Prenotazione (obbligatoria) contattando Patrizia Vachino
Cell: 349 5217601
mail: mozuela18@gmail.com

Oppure compilando questo modulo:

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

Attenzione
Attenzione
Attenzione
Attenzione

Attenzione!

Tocco Legno

Passeggiata patrimoniale – 24 settembre 2016
in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (GEP)

Visita agli artigiani che trasformano un pezzo di legno in un pezzo unico

foto per locandina

 

Tocco legno porta fortuna come toccare ferro? O è solo scaramanzia?
La risposta è soggettiva, mentre è personale, quasi intima, la passione che gli artigiani del legno di Venezia investono in ogni loro creazione. La passeggiata patrimoniale di Faro Venezia testimonia questo amore che può nascere per un caso fortuito o che si trascina lungo una tradizione da una generazione all’altra: il senso del tatto, la malleabilità del legno, lo saper livellare, scolpire, scavare nel punto giusto e con la giusta misura per creare un oggetto che non ha nulla da invidiare al concetto di arte.

Per esempio…

Saverio Pastor con il pezzo di legno ci naviga: da ogni lavorazione ne esce una forcola, l’oggetto di design per eccellenza, in cui ogni millimetro di ogni curvatura non è a caso, bensì segue un’antica tradizione che arriva dalle origini delle acque.

Toni Dalla Venezia che quasi nascosto dopo un tipico sotoportego si diverte a fare cornici, rivivere legni che sembrano adatti solo al fuoco, rinascere mobili da un passato lontano. Il suo presente è fatto dal tocco di una mano sensibile, e preciso, dove il minimo dettaglio rende il tutto una materia che lascia ammaliati.

Francesco Maniero ha trovato nel legno il suo tempo: di lavoro, passione e inventiva. Crea orologi da muro, ogni pezzo un’opera d’arte, ogni orologio unico nel suo genere. E le lancette segnano, ad ogni tocco, il passaggio tra artigianato e arte.

Percorso:

mappa 2

1)  Pastor, Fondamenta Soranzo della Fornace, 341, 30123 Venezia
2) Maniero, Campo San Raffaele
3) Dalla venezia, Calle Giovannelli (accanto a Ca’ Pesaro)

Partenza: Di fronte al Museo dell’Accademia ore 14.15
max 22 partecipanti.
Scarpe comode.

Prenotazione (obbligatoria):

Organizzazione: Manuela Cattaneo della Volta
prenotazione richiesta a:
Manuela: +39 335 353265
mail: manuelacattaneodellavolta@gmail.com

Oppure utilizzate questo modulo di prenotazione

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

Attenzione
Attenzione
Attenzione
Attenzione

Attenzione!

FORT-IN-FEST – Festival dell’inclusione – Venezia

FORT in FEST è un festival che coinvolge un’ampia rete di associazioni per per promuovere l’incontro tra le diversità culturali, sociali ed artistiche e l’accesso alla cultura nelle aree più periferiche della città metropolitana di Venezia.

In questa intervista, Alessandra Manzini, ideatrice del festival espone il senso del progetto culturale che sta alla base dell’iniziativa.

Non si tratta infatti di recuperare un luogo nel senso di restaurare gli edifici e curare le aree verdi. Si tratta di rendere questi luoghi utili per il miglioramento della qualità della vita delle persone che che vivono nella zona e che vi attribuiscono un valore è formato da un insieme di significati condivisi. Solo in questo modo le gestione economica viene riportata alla sua natura di mezzo e non di scopo ultimo qualunque cosa.

C’è poi l’idea di utilizzare le attività artistiche e artigianali come occasione di dialogo interculturale. Chi condivide quest tipo di capacità e attitudini infatti supera facilmente ogni barriera di tipo linguistico e culturale perché tra simili ci si riconosce con facilità.
In un’ epoca di violenza e incapacità di relazione crescenti questo tipo di iniziative è di vitale importanza se vogliamo restare umani.

Sul Festival

FORT in FEST è un festival che coinvolge una piattaforma di associazioni per per promuovere l’incontro tra le diversità culturali, sociali ed artistiche e l’accesso alla cultura nelle aree più periferiche della città metropolitana di Venezia.

FORT in FEST nasce dalla volontà di rivitalizzare le fortificazioni veneziane e le relazioni nei quartieri circostanti attraverso l’arte e le cultura. I Forti sono da sempre spazi pubblici chiusi, avamposti militari simbolo della paura del nemico e delle straniero, che da vent’anni vivono processi di dismissione. In alcuni sono stati oggetto casi di rivitalizzazione grazie al lavoro volontario di associazioni sul territorio ma i forti in laguna sono ancora in stato di abbandono.

FORT in FEST vuole avviare una riflessione attorno al potere dell’arte performativa di decostruire la percezione dell’alterità come nemica, immaginando assieme alle comunità presenti sul territorio di trasformarli in luoghi di espressione delle diversità che contraddistinguono i rapidi cambiamenti della società contemporanea. La rassegna si è svolta in quattro fortificazioni veneziane:

– Forte Poerio a Mira (VE),
– Forte Marghera (VE)
– Batteria Ca’ Bianca al Lido di Venezia (riperta dopo vent’anni di abbandono)
– Caserma Pepe/Chiostro EIUC S.Nicolò, sempre al Lido di Venezia

Le aperture della Batteria Ca’ Bianca e della Caserma Pepe sono state possibili grazie al coinvolgimento di una rete di soggetti locali per acciare un modello di gestione che sappia valorizzare le valenze paesaggistiche e culturali di questi luoghi, non trascurando i processi di rinaturalizzazione in atto e di diversificazione della società contemporanea.

Per realizzare il festival tutte le consulenze sono state freelance per l’autofinanziamento dell’Edizione zero. Grazie a tutte le persone che hanno contribuito a far partire questa avventura. Se volete sostenerci scriveteci:

CONTATTI:
Alessandra Manzini
fortinfestival@gmail.com
www.fortinfest.org

Video-making:
Adriano Devita e Alessandra Manzini

Batteria Casabianca, Lido (VE) – cenno storico

Danilela Milani Vianello, storica e giornalista, chi racconta brevemente la storia della Batteria Ca’ Bianca – Forte Emo sulla base della scarsa documentazione disponibile. Abbiamo realizzato l’intervista nel corso della prima apertura della Batteria a cura di In-Diversity Onluls e altri, il 9 luglio 2016. Su Vimeo troverete anche una sintesi scritta della storia del luogo.

La batteria è il tipico oggetto problematico come ce ne sono molti in Italia e nel mondo. Un luogo molto bello e ricco di storia ma abbandonato da anni e “scomparso” dalla percezione anche delle persone che abitano nelle vicinanze.

Mappa EMO grande 4

Negli ultimi anni è aumentata la sensibilità di tutti nei confronti di questi luoghi e il desiderio di valorizzarli. Ma come fare? Non è affatto semplice e non solo per il costo dei necessari interventi di restauro. Il problema vero è il “come” valorizzarli, a vantaggio di chì? Con quali mezzi e con quale modello di sostenibilità nel tempo?

DSC02291

E’ l’idea stessa di “valorizzazione” ad essere ancora ambigua e poco condivisa.

Vista l’occasione vi propongo anche una lettura impegnativa. Si tratta della bella tesi di laurea di Rosangela Saputo, (tesi di laurea, 2014, Ca’ Foscari) intitolata:

Disarmo culturale: l’arte-cultura come “riempimento” delle aree dismesse ex militari.

Il suo lavoro ruota attorno ad alcune domande chiave:

  • L’arte/cultura può rappresentare una soluzione per i vuoti territoriali?
  • Si tratta di una formula “pacchetto arte-cultura” dentro un “contenitore” dismesso?
  • Si può applicare in maniera meccanica a tutti i contesti?
  • La totalità degli artisti desiderano questi spazi? E soprattutto li abitano dietro volontà di una qualche politica? O si tratta piuttosto di una “vocazione” della comunità locale?

Il testo può essere letto in modo trasversale ricercando gli stessi nuclei tematici che si ripongono nei vari capitoli da punti di vista diversi. Questo è lo schema di sintesi:

Tesi caputo schema di lettura

La tesi completa può scaricare da qui

In-Diversity Onluls ha curato la prima apertura della batteria nell’ambito di un progetto più articolato che si è svolto in quattro forti veneziani:

Fort-In-Fest: http://www.fortinfest.org/.

Per realizzare il festival tutte le consulenze sono state freelance per l’autofinanziamento dell’Edizione zero. Grazie a tutte le persone che hanno contribuito a far partire questa avventura. Se volete sostenerci, scriveteci: a fortinfestival@gmail.com

Come scompare e ricompare il territorio: Batteria Ca’ Bianca e Forte EMO

Sembra impossibile che un pezzo di territorio, spesso pregiato e centralissimo, possa scomparire completamente dalla coscienza degli abitanti. Spesso anche da quella di chi abita a pochi passi dal luogo scomparso. Guardate queste due foto. Si vede una verde collinetta proprio di fronte ad una delle spiagge libere del Lido di Venezia.

Batteria ca bianca

batteria ca bianca spiaggia

Non è una collinetta. Si tratta della Batteria Ca’ Bianca e del Forte Emo, un complesso fortificato ottocentesco utilizzato a scopi militari fino a circa vent’anni fa.É un luogo di pregio perché dal lato laguna ci sono anche una piccola darsena con una gru per le barche, un ampio giardino (quasi un parco), un gazebo in mattoni alcune costruzioni restaurabili con relativa facilità, un giardino pensile. Inoltre è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, in bicicletta e in auto.

Mappa EMO grande 4

E allora come mai questo luogo è scomparso?Perché è rimasto impigliato per molti anni nelle maglie della proprietà pubblica, in questo caso il demanio militare, che ha cessato di utilizzarlo e lo semplicemente “chiuso”. Infatti il forte non è tuttora accessibile alla cittadinanza se non in occasioni temporanee e particolari.

DSC02284

Così si vede con la massima chiarezza le differenza che esiste tra un bene pubblico (di proprietà pubblica) e un bene comune. Nel primo caso spesso “pubblico “ si trasforma in “di nessuno” e così scompare, anche fisicamente.

Alcuni di questi beni potrebbero essere venduti a imprenditori privati con pro e contro a seconda dei casi, ma non tutti si prestano.

Nel caso della Batteria si apre ora la possibilità di trasformarla in qualcosa di “comune”. Che vuol dire di “tutti” e non di nessuno. Ma questi tutti che cosa se ne fanno? Già, perché assumersi responsabilità e oneri di gestione è una cosa che richiede idee, organizzazione, competenze, tempo di lavoro, risorse economiche.

DSC02291

Così l’improvvisa scoperta di un luogo sconosciuto e pieno di fascino accende l’interesse di comitati, associazioni, comunità patrimoniali presenti. Ma agire come gruppi di pressione nei confronti di sindaci e assessori è una cosa, assumersi una responsabilità diretta di co-gestione è un’altra. Ci sono idee diverse, sono necessarie lunghe discussioni, non esiste un quadro legale e normativo che favorisca una pratica di gestione partecipata di un bene comune; anzi ci sono moltissimi ostacoli, a partire proprio dall’assenza del concetto di ‘bene comune’ nel nostro codice civile.

Però il semplice fatto di “aprire” un luogo al pubblico, anche per una sola giornata, ha messo in moto un processo di evoluzione sociale nel quale l’idea della co-gestione dei luoghi rilevanti per la qualità della vita ha piantato un seme tra la cittadinanza e ora seguirà la propria strada.

Tra plebe e cittadinanza c’è una notevole differenza.

Links:

La Barchetta: Venezia a remi

Vi segnaliamo questa bella iniziativa dell‘Associazione Il Caicio.
Si tratta di occasioni per girare per la laguna su barche a remi tipiche (e storiche anche). Per chi non ha mai provato è una cosa da non perdere. Potrebbe farvi capire di colpo perché i veneziani si sentono incompresi da chi vive sulla terra. Niente paura: non dovete remare voi, remano  gli accompagntaori de Il Caico.

frescolibresco

Ma c’è un altro motivo di interesse:
Far “vivere” barche barche storiche invvece di rottamerle o musealizzarle ha i suoi costi, persso non bassi. Per queste gite allora si sperimentarà il crowfunding e una logica di condivisione dei costi basato sull’antico sistema dei carati che si fonda sulla divisione di una proprietà in 24 quote.

Video:

Questa è una sintesi del programma, ma potete vederlo più in dettaglio qui.

GITE BREVI
1) Poveglia – 23 luglio 9h00-13h00
2) Morte a Venezia – 24 luglio 17h00-20h00
3) Barche da Mestre – 30 luglio 9h00-12h00
4) Da Marco Polo a Marco Polo – 19 agosto 19h00-22h00
5) Marghera sensa fabriche sarìa più sana – 26 agosto 17h00-20h00
6) Campalto a remi – 2 settembre 15h00-18h00
7) Itinerario Zen – 9 settembre 17h00-20h00

GITE LUNGHE
1) In Barchetta in Bacàn – 20 agosto 9h00-16h00
2) Itinerario Francescano – 27 agosto 9h00-17h00
3) Certosa, Sant’Andrea e Le Vignole – 18 settembre 9h00-17h00

ESPERIENZE “IO C’ERO”
1) Cena esclusiva Dapes – 27 agosto 20h00-23h00
2) “Tumulto e Ordine” – 10 settembre 8h00-15h00

LA barchetta.jpgPer iscrivervi e contribuire andate su questo link o cliccate sull’immagine a fianco.

 

Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia

Abbiamo avuto recentemente il piacere di avviare una collaborazione con L’ecomuseo di Cervia. Ecco un articolo che ci hanno inviato e che volentieri pubblichiamo.

ecomuseocerviaLa ricchezza di paesaggi che Cervia offre, le sue tradizioni, gli intrecci culturali che qui trovano comunione sono alla base dell’ Ecomuseo del Sale e del Mare. E’ in questa terra che l’acqua di mare si mescola a quella salmastra della salina ed è sempre qui che la tradizione millenaria del lavoro del salinaro si affianca al difficile mondo dei pescatori. Le culture di entrambe queste realtà si intrecciano e si rinnovano di anno in anno lasciando aperta una porta sul futuro ancora da scrivere. Su queste premesse l’Ecomuseo di Cervia intende divenire il mezzo principale di conservazione e valorizzazione delle culture e tradizioni locali, oltre alla salvaguardia dei propri variegati paesaggi. La scelta ricade sulla figura dei facilitatori ecomuseali, ossia persone di età diverse, provenienti da esperienze diverse ma pronte a mettersi in gioco per il bene della comunità.

ecomuse Cervia

Cervia conta su oltre trenta facilitatori formati pronti ad interagire con la comunità, ad assorbirne il patrimonio culturale e a rielaborarlo per farne argomenti sempre più attuali. Si è appena concluso il secondo corso di formazione volto a individuare gli strumenti più idonei a rappresentare il territorio. Tra questi le mappe di paesaggio, il mezzo più immediato per censire ogni paesaggio che andrà poi ad integrarsi in una immagine unica di mappa di comunità.
Proprio ai facilitatori la scelta di otto realtà da rappresentare che possano riassumere in otto argomenti centrali, l’identità della comunità e la rielaborazione modulata delle esperienze di vita del gruppo.

  1. I cortili del centro storico di Cervia. Il gruppo intende realizzare una mappa sonora.
  2. I villini di primo Novecento di Cervia e Milano Marittima. Si sta lavorando su una mappa digitale storica ed emotiva.
  3. Le pinete di Cervia e Milano Marittima. Non più una semplice mappatura della pineta ma una rilettura basata su storia, tradizioni e prodotti di pineta.
  4. Controllo delle acque e dei caselli del sale. Ormai è pronta una mappa cartacea di facile divulgazione.
  5. Antichi strumenti dei salinari. Dalle formelle in ceramica di romagna a semplici giochi da presentare ai più piccini.
  6. Itinerari religiosi e dello spirito. Realizzazione di una mappa digitale e cartacea da esprimersi tramite immagini e foto inedite.
  7. Il borgo marina e il difficile lavoro dei pescatori. Sono i pescatori, tramite le passeggiate Patrimoniali a presentare il loro mondo, dagli antichi metodi di pesca ai prodotti ittici che quotidianamente si trovano sui banchi.
  8. Piadina, sale ed enogastronomia di Cervia. La mappa diventa prodotto tangibile tramite una shopper a marchio ecomuseo con le infinite versioni della piadina romagnola.

Come ultimo strumento le Passeggiate Patrimoniali che a Cervia sono già diventate realtà e individuate tra le metodologie migliori per coinvolgere cittadini e ospiti temporanei in città, e naturalmente, mezzo straordinario e unico per far conoscere l’Ecomuseo del Sale e del Mare. I primi a concretizzarle sono i stati i nostri pescatori supportati ed aiutati dai facilitatori ecomuseali.

ri_4

E’ così che il 20 marzo scorso hanno accompagnato un gruppo di operatori turistici lungo la Via del Mare. Hanno mostrato loro un mondo umile, di fatica e di solitudine proprio di chi per giorni era costretto a vivere in mare lontano da tutto ed hanno anche mostrato le varie specie ittiche dell’Adriatico, illustrato antichi strumenti, hanno raccontato aneddoti e colorite storie di mare, aperto le porte delle loro case e dei luoghi di ritrovo.

La giornata ha funzionato come una sorta di “prova generale” della passeggiata già in calendario il 22 maggio 2016 in occasione della prima edizione di “Meine Romagna in Cervia”, giornata dedicata all’accoglienza degli ospiti tedeschi. Per un giorno l’intera costa romagnola ha aperto le porte a tutti gli amici provenienti da Germania ed Austria e l’Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia lo ha fatto alla grande grazie ad una serie di passeggiate che si sono susseguite per tutta la giornata per rivelare le eccellenze della città.

Oltre un centinaio di persone a piedi, in bicicletta ed in barca elettrica hanno potuto visitare gratuitamente l’oasi naturalistica della salina di Cervia, stazione sud del Parco del Delta del Po; la salina “Camillone” in compagnia di ex salinari che hanno rivelato i segreti del loro faticoso mestiere; il portocanale, dove insieme ai pescatori, hanno potuto vedere antichi sistemi di pesca e il pesce appena giunto al mercato; il centro storico, dove oltre ai monumenti, hanno potuto incontrare le realtà economiche locali che da tempo operano nel centro cittadino come i piadinari ed i piccoli esercenti che vendono tele stampate, miele, sale e altri prodotti tipici locali.

Non sono state trascurate le pinete secolari e la realtà della spiaggia attrezzata ad accogliere migliaia di turisti. Proprio il turismo balneare infatti, negli ultimi cento anni, ha cambiato i destini di Cervia: da città fabbrica chiusa e relegata alla produzione del sale a città balneare con lo guardo rivolto ad un turismo sempre più internazionale.

Links:

 

Passeggiata patrimoniale Faro Venezia: Tocco legno

Orologio Francesco Maniero_lowTocco legno, porta fortuna come toccare ferro?

O è solo scaramanzia?
In cerca della risposta, andiamo a scoprire a Venezia gli artigiani che il legno lo toccano, lo lavorano, lo trasformano in oggetti d’arte, con alterne fortune.

Riccardo Guaraldi fa il liutaio. A un pezzo di legno dà la forma di un oggetto bello che emette un suono armonico. E quella particolare lavorazione, la ricerca e la passione sono in ogni nota dello strumento, e della sua vita.

Saverio Pastor con il pezzo di legno ci naviga: da ogni lavorazione ne esce una forcola, l’oggetto di design per eccellenza, in cui ogni millimetro di ogni curvatura non è a caso bensì segue un’antica tradizione che arriva dalle origini delle acque.

Francesco Maniero ha trovato nel legno il suo tempo: di lavoro, passione e inventiva. Crea orologi da muro, ogni pezzo un’opera d’arte, ogni orologio unico nel suo genere. E le lancette segnano ogni volta il passaggio tra artigianato e arte.

Il percorso

PP Legno Mappa
Quando: SABATO 4 GIUGNO, dalle 14 alle 18.30
Dove:
Venezia, tra Castello, San Marco e Dorsoduro.
Appuntamento: ai piedi del monumento al Colleoni (di fronte alla Chiesa di San Giovanni e Paolo)

Prenotazione (obbligatoria):
Manuela 39.335.353265, oppure mail: mancdv@gmail.com, walter.fano@gmail.com
Organizzazione: Manuela Cattaneo della Volta, Walter Fano
Partecipazione: 22 persone max.

Appuntamento: ore 14.00 Ai piedi del monumento al Colleoni (di fronte alla Chiesa di San Giovanni e Paolo)

Costo: gratuito per gli Associati, 10 Euro per iscrizione all’Associazione (valida un anno).

ZOGA! Le mani sulla città

Come fare per informare e stimolare quella grande parte della cittadinanza che si dimostra passiva i insofferente verso le sorti del luogo dove vive? Seminari e conferenze servono a poco perché vi partecipano sempre le stesse persone, quelle già attive. Qui c’è una giovane compagnia teatrale che ci prova con mezzi che sono loro propri.

“Zoga! Mani sulla città” vuole coinvolgere studenti universitari e coloro che s’impegnano attivamente tramite l’associazionismo contro il declino di Venezia facendoli partecipare a un vero e proprio gioco di ruolo. Una partita che rimette le decisioni fondamentali per il futuro della città alle performance di quattro squadre: Turisti, Anziani, Studenti e Commercianti. Chi conquisterà Venezia? Solo chi proporrà la performance più convincente. Con “Zoga! Mani sulla città” fare teatro diventa davvero un atto politico.

prova_small

Perché è interessante per noi?
la lista è lunga:

Interpretando un ruolo ci si deve mettere al posto di un altro e “impadronirsi” delle sue ragioni e punti di vista. Di solito non lo facciamo e questo è un grande ostacolo per ogni forma di partecipazione e collaborazione.

Si trattano questioni molto serie senza essere noiosi. Confondere la serietà con la noia è un errore comune che ci deriva da spesso da certe disastrose esperienze scolastiche. Ma fare teatro ci si diverte e si è molto seri contemporaneamente.

I partecipanti a volte scoprono di avere talenti che non sapevano di avere.

Di solito chi vuole partecipare attivamente al governo della sua città è piuttosto anziano. Qui invece sono quasi tutti molto giovani.

C’è il tentativo di una piccola compagnia teatrale di radicarsi in città. Venezia è una città che fa scappare i residenti a causa specialmente dell’altissimo costo della residenza dovuto ad una pressione turistica incontrollata. Qui però c’è un gruppo di giovani che studia o ha studiato a Venezia e che vorrebbero poterci vivere lavorando come professionisti del teatro.

Dopo varie giornate di preparazione la prima dell spettacolo si terrà al Teatro Goldoni il 14 maggio 2016 alle 20,30

Interviste a:
Flavia Antonini
Alessia Cacco
Jacopo Giacomoni

Video a cura di:
Adriano De Vita – Faro Venezia

Links:

Passeggiate patrimoniale a Cervia: RACCONTARE IL MARE: STORIE DI IERI E DI OGGI

Sabato 7 maggio, ore 16.30, partirà dalla Torre San Michele una passeggiata patrimoniale nel mondo dei marinai e dei pescatori di Cervia a cura dell’Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia. Una via, per scoprire la storia di queste famiglie mentre si respirano l’aria del mare, gli odori del pesce appena pescato, delle cozze da pulire e delle reti che asciugano al sole. Questa passeggiata patrimoniale è organizzata nell’ambito della 572^ edizione del Sposalizio del Mare che si ripropone a Cervia dal 1445.
Un mese fà, l’Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia ha invitato Faro Venezia a presentare  l’esperienza delle Passeggiate patrimoniali in Europa e particolarmente a Venezia (a cura di Prosper Wanner, membro del’associazione Faro Venezia).

logo

Il Marinaretto, barca borderline

Che cos’è un bene culturale? E un Bene comune?
Chi e come se ne può occupare? E che cosa mai vorrà dire “valorizzarlo”?

Si fanno molti convegni, studi ricerche, pubbliche discussioni su questi temi ma poi, di fronte ad un caso concreto, molto di quello che crediamo di avere capito se ne va in fumo.

Marinaretto con testo

Il Marinaretto ha la fortuna-sfortuna di essere “borderline” come dicono gli psichiatri per indicare quei casi che non sanno come classificare e che mettono in crisi tutto il sapere che sembrava consolidato.

E’ una “cosa” dallo statuto nebbioso, di confine, ne carne ne pesce. Vecchia barcaccia semisfasciata o prezioso bene culturale? Bene privato, pubblico o comune? Serve un restauro ma chi tira fuori i (molti) sodi necessari e perché?

Attiva l’audio  e vedilo su Vimeo in grande formato

Il Marinaretto è stata la nave scuola dell’ IPSAM Giorgio Cini, isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. E’ stata costruita con il lavoro degli allievi stessi dell’istituto e varata nel 1954.
Dopo anni di inutilizzo la nave è stata messa all’asta nel 2015 (50 euro come prezzo base) dall’Istituto Nautico Venier che non era più in grado di curarne la manutenzione. La nave è stata portata in cantiere a Fusina per un restauro all’opera viva e ora (aprile 2016) è ormeggiata presso l’isola di Poveglia e abitata dal nuovo proprietario.
Come si vede bene dal filmato è necessario un restauro importante, molto costoso. Se il nuovo proprietario non riuscirà a farlo la neve riuscirà a sopravvivere ancora per molto. Anche l’ormeggio attuale è molto precario.
Può sembrare “solo” una vecchia nave, ma esiste una Associazione Marinaretti e Allievi del Centro Marinaro “Giorgio Cini” che la considerano un bene di grande valore storico, affettivo, identitario e rappresenta sicuramente un parte importante della storia di tutta la città.
La nave è quindi al centro di interessi diversi: è proprietà privata; è di interesse comune per un gruppo consistente di cittadini; sembra del tutto indifferente alle autorità pubbliche.
Lo statuto “ibrido” di beni di questo tipo rischia di paralizzare qualsiasi azione efficace di conservazione e valorizzazione.

Per saperne di più:

Grazie a Bepi Fongher (84 anni, quasi tutti di regate) e Flavia Antonini per il passaggio in sandolo.
Video di: Adriano De Vita, Associazione Faro Venezia
Venezia, Isola di Poveglia, 9 aprile 2016

Una caserma come cosa buona da pensare

PEPE 8

Pubblico qualche foto della caserma Pepe, al Lido di Venezia, inattiva da alcuni anni.
Lo stato di vergognoso abbandono in cui si trova la caserma Pepe è ben documentato dalle foto scattate pochi giorni fa e qui non intendo discutere difficili piani di recupero o lamentarmi dell’indifferenza delle istituzioni. Questa visita è stata piuttosto una buona occasione per chiarire che cosa si intende per “patrimonio” e “valorizzazione” riprendendo alcune idee di base che animano la Convenzione di Faro.

Tutte le foto su FLICKR in grande formato
L’architettura della caserma è, con ogni evidenza, quella di una istituzione totale come un carcere, un manicomio, molti collegi e luoghi simili. Un mondo chiuso in cui la vita delle persone regolata da norme interne dalle quali non si può sgarrare.

A chi sa che cos’è viene subito in mente il Panopticon. Questa era è una struttura carceraria “ideale” progettata nel 1791 dal filosofo, giurista e industriale Jeremy Bentham. Lo scopo era di rendere completamente controllabili a vista i detenuti attraverso una postazione centrale. Le celle dovevano essere disposte in cerchio attorno a questa postazione permettendo ai guardiani (coloro che guardano) di osservare senza impedimenti i detenuti in ogni momento della loro giornata.

Ma questa caserma è diversa da un Panopticon. Al centro si trova un bellissimo pozzo e non una postazione di controllo. Qui si respira aria di controllo diffuso, di una assoluta mancanza di vita privata e individuale. Tutti vedono e controllano tutti. In un carcere ci si va per forza, ci si è rinchiusi con la forza. In corpo militare di élite invece chi si va volontariamente e ci si sta con orgoglio. Non si è imprigionati, si appartiene e si appartiene per sempre, anche dopo il ritorno alla vita civile, perché quell’esperienza è intensa e provoca un cambiamento della personalità permanente.

Per sviluppare il senso di appartenenza la normale organizzazione gerarchica degli eserciti e le regole disciplinari esplicite non bastano. Bisogna intervenire sull’intera personalità delle reclute modificandola profondamente. Le comunità forti infatti si basano su una parziale rinuncia delle personalità individuali a favore di una personalità collettiva. Quanto più una comunità è “forte” tanto più radicale deve essere questa rinuncia alla propria personalità individuale. É per questo che quando si entra in un convento – tipica comunità forte – al novizio viene chiesto per prima cosa di rinunciare ai propri abiti civili e anche al suo stesso nome.

Poi serve un periodo di addestramento. Non uso la parola “educazione” che in una società democratica significa tutt’altro e sostanzialmente il contrario. Basta camminare pochi minuti per i corridoi vuoti della caserma per capire di essere immersi in un formidabile dispositivo simbolico. Le grandi scritte sui muri sono ossessivamente presenti e ribadiscono ad ogni ora del giorno i concetti chiave che formano l’identità collettiva del gruppo.

La vita chiusa rispetto al mondo di fuori ma completamente pubblica rispetto al mondo di dentro. Il dispositivo linguistico fatto di pensieri già pensati e l’intensa e organizzata attività fisica, istituiscono un mondo psichico ed emotivo che plasma le personalità in modo profondo. Si parla infatti di “corpi” militari che spesso sono “speciali” se sono dotati di “spirito di corpo”. Con questo si intende. A differenza degli sport professionali, nei quali lo sviluppo di capacità fisiche speciali è inserito in contesto di competizione individuale, l’identità di questi corpi è anche fisicamente collettiva.

L’unica scritta non istituzionale che ho trovato su muri di una stanza testimonia chiaramente la consapevolezza e l’apprezzamento per questa identità collettiva forte: “Una volta dei nostri, sempre dei nostri”.

Valorizzare, fare cultura

Allora in che senso il patrimonio “fisico” ha un valore culturale? Spesso ci si limita a riepilogarne la storia, l’anno di costruzione, la trasformazioni, gli utilizzi e poco altro. Un vuoto nozionismo tipico della scuola di due secoli fa. Ma spostare l’attenzione dalle cose alle persone significa invece evidenziare i mutamenti dei significati e delle forme di vita sociale che hanno accompagnato una particolare strutturazione del territorio. Solo così le pietre cessano di essere cose buone da usare per diventare cose buone da pensare.

Se un eventuale recupero della caserma abbandonata dovesse cancellare le scritte sui muri con una buona mano di bianco, la possibilità di cogliere i molteplici significato che quel luogo testimonia scomparirebbe.

Farne un luogo di piacevole vita civile, alloggi per studenti, laboratori per artigiani è certo un buon modo per evitarne la rovina e trasformare un luogo di guerra in uno di pace ci attira. Però qualche foto ricordo bene incorniciata non basta a preservarne il valore. L’esperienza fisica del luogo è inestricabile da quella simbolica. É per questo che portare gli studenti ad Auschwitz è profondamente diverso dal raccontarne la storia in una comoda aula scolastica e che incontrate un testimone diretto è diverso da leggerne la storia in un libro. Separare la mente dalle emozioni e le emozioni dal corpo, come ci ha abituati a fare la nostra cultura idealistica – è distruttivo e rende la “cultura” inutile.

Storia della caserma in sintesi
La caserma Guglielmo Pepe fu costruita tra il 1591 al 1595, come sede delle delle Truppe Anfibie, meglio note come “Lagunari” e rimase in attività fino al 18 maggio 1999 quando il Comando del Reggimento e due Compagnie furono trasferite a Mestre.
Il Reggimento Lagunari “Serenissima” è l’unico reparto di fanteria da assalto anfibio dell’Esercito Italiano. Sono gli eredi diretti dei “Fanti da Mar” della Serenissima il cui primo nucleo fu istituito dal Doge Enrico Dandolo nel 1202. dal 2007 fanno parte della unità interforze Forza di proiezione dal mare con la Brigata marina “San Marco” comunemente nota come “Marò”.

Links:

Petizione per la ratifica della Convenzione di Faro

turistiAlcune cose fanno arrabbiare anche se in fondo ci siamo tutti abituati. Per esempio questa idea di firmare in pompa magna una convezione internazionale tra stati, intelligente e molto innovativa, per poi non ratificarla rendendo così impossibile passare ad una fase operativa vera e propria.

Una scelta politica chiara che si riassume in poche parole: fare bella figura ma non fare nulla di concreto.

I motivi sono facilmente intuibili: la Convenzione di Faro assegna un ruolo chiave alla cittadinanza. Le persone che intendono prendersi cura dei luoghi che amano diventano protagonisti e reclamano un ruolo istituzionale nella gestione del patrimonio. Passano così da cittadinanza passiva e cittadinanza attiva. Per fare questo sul serio necessitano di poteri reali e questa comporta una cessione di quote di potere dai politici alla cittadinanza organizzata

Questa non è cosa da poco perché prospetta un modello di democrazia partecipativa in grado di superare gli evidenti limiti del sistema rappresentativo. Questi limiti anche maggiori se il sistema assegna premi di maggioranza spropositati a formazioni elette con percentuali molto basse e oltre il 50% di astenuti, cosa ormai abituale.

Ben venga allora la petizione promossa dall’ Associazione Nazionale Archeologi (ANA)

Potete firmarla qui:
https://www.change.org/p/petizione-per-la-ratifica-della-convenzione-di-faro

Ecco il testo completo della petizione:

Il 27 febbraio 2013 l’Italia ha firmato a Strasburgo la Convenzione quadro sul valore del patrimonio culturale per la società, aperta alla firma a Faro (Portogallo) nel 2005.

Il Trattato mette i cittadini e le comunità al centro di ogni politica in materia di patrimonio culturale e rappresenta oggi la risposta più forte, chiara ed efficace ai processi di inclusione sociale in atto in Europa e nel mondo. È uno strumento fondamentale per una effettiva integrazione culturale.

L’Italia, pur avendo sottoscritto la convenzione nel 2013, non l’ha ancora ratificata.
I territori, i cittadini, il patrimonio culturale, i professionisti, le istituzioni preposte alla tutela non possono aspettare altro tempo.

Per questo chiediamo a Lei, signor Ministro, di farsi promotore presso il Governo e presso il Parlamento affinché si giunga al più presto alla ratifica della Convenzione.

Il nemico interno

Mi è arrivata da poco questa promozione da Booking.com.

venezia vegas

L’invito è diretto ad un ipotetico viaggiatore che non sa bene dove andare ed è incerto tra Venezia e Las Vegas. Evidentemente nell’immaginario del turismo di massa le due città sono più o meno la stessa cosa. Se ne facciano una ragione tutti coloro che pensano che si possa combattere il turismo di massa – e i danni che provoca – incentivando quello di qualità. Forse vent’anni fa si sarebbe potuto, ma non oggi.

Venezia è un fatto di esperienza diretta. Chi non ci vive non ha questa esperienza e non si rende conto neppure delle cose più ovvie; per esempio del fatto che si vive sull’acqua.

Così capita che l’autista del furgone del corriere telefoni chiedendo come si fa ad arrivare alla Giudecca e dove parcheggiare. Capita che gli ispettori delle poste vogliano negare l’autorizzazione ad operare per un nuovo ufficio perché non ha il garage per i motorini. Capita che i visitatori pensino che l’acqua alta sia una cosa divertente o che chiedano come si fa ad attraversare il “fiume” Canal Grande o che ammirino la vista sul “mare” che si gode a Piazza San Marco.

Non si tratta di banali ingenuità. Sono invece in azione potenti modelli culturali, cioè idee e atteggiamenti inconsapevoli, ma molto radicati,. Non modificabili facilmente; quasi quanto un codice genetico.

Così quando si parla di “valorizzare” Venezia (o un altro bene culturale qualsiasi) il significato di questa parole può essere opposto a seconda ci chi lo usa e senza che nessuno se ne accorga.

Capita anche che la stessa persona, animata dalla migliori intenzioni di valorizzazione della città nel rispetto della sua storia e modalità specifiche di qualità della vita, poi si lanci a proporre progetti che la trasformerebbero appunto in Las Vegas. Senza accorgersene.

Proposte per una politica pubblica patrimoniale in favore del diritto al patrimonio culturale.

Il 27 febbraio 2016 sarà il terzo compleanno della firma della Convenzione di Faro da parte dell’Italia. E la prima convenzione internazionale sul patrimonio culturale che pone la domanda: per quale ragione e a favore di chi occorre valorizzare il patrimonio culturale?

Se la convenzione suscita sempre più interesse da parte dei cittadini così come dalla pubblica amministrazione, il passaggio dall’adesione ai principi enunciati alla loro applicazione è più raro. Faro Venezia, membro della Comunità di Faro, promossa da Consiglio d’Europa, suggerisce alcune proposte. Esse tracciano quella che potrebbe essere una politica pubblica patrimoniale in favore del diritto al patrimonio culturale (versione completa delle proposte: FaroVe – Proposte Feb16).

Come passare della logica di una politica culturale centrata su “l’offerta culturale” e “i pubblici” a quella di un ascolto della domanda sociale? Quale ripartizione delle competenze, delle responsabilità e delle azioni in materia di patrimonio culturale tra lo Stato, le collettività territoriali e i cittadini? Di che quadro di riferimento pubblico potrebbe dotarsi una “fabbrica patrimoniale cittadina”?

Continua a leggere

Salviamo La Maryvonne! Il trabaccolo veneziano dall’altra parte del mondo

Questo articolo “Salviamo La Maryvonne! Il trabaccolo veneziano dall’altra parte del mondo” è stato pubblicato nella rivista Lagunamare di febbraio 2016.

Maryvonne-2

Una barca tradizionale veneziana era mezza abbandonata sui fondali della «fondamenta dei pescatori» a Nouméa, dall’altra parte del mondo nella Nuova Caledonia. Dopo esser stata affondata il 20 settembre 2015, La Maryvonne è tornata finalmente in superficie dopo un’operazione delicata. Il suo proprietario e i membri dell’associazione “Gli amici della Maryvonne” hanno intenzione di ridargli la sua bellezza d’origine tramite una scuola cantieristica per giovani. Chiedono aiuto per salvare questa barca, riconosciuta da poco in Francia come patrimonio culturale, e ridargli una nuova vita. Continua a leggere